Recensione: "La nemica" di Irène Némirovsky

martedì 10 settembre 2013

cover





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La nemica

di   Irène Némirovsky
pagine 136
prezzo 12.50€
Astori edizioni
già disponibile
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I figli iniziano amando i loro genitori, poi li giudicano, quasi mai li perdonano.” Queste parole dell’amato Wilde dovevano essere l’epigrafe, poi espunta, della Nemica di Irène Némirovsky.
Il secondo romanzo dell’autrice, dapprima pubblicato con lo pseudonimo Pierre Nérey, è il racconto, serrato come un thriller psicologico, dell’odio viscerale che nutre Gabri, una bambina, poi adolescente, nei confronti della madre dissoluta.
Nel tragico valzer che le due protagoniste intrecciano strette l’una all’altra, tra la Parigi degli anni venti e Biarritz, il volto della nemica assume, di piroetta in piroetta, i tratti prima della figlia, poi della madre, mentre nel vortice delle danze la violenza non è solo verbale, ma giunge a sorprendenti picchi letali. La nemica vuole dimostrare scientificamente l’impossibilità del perdono.
La vendetta e il rancore graffiano le pagine del romanzo, scritto con uno stile fermo e pungente nel 1928, prima grande fucina da cui sarebbero nati i modelli di padri, madri e figli incarnati nei romanzi successivi, anche se la matrice originale era la famiglia naturale dell’autrice.
Insipidi parvenu, avventurieri senza scrupoli, ridicole cocotte imbellettate come adolescenti fronteggiano le figlie assetate di vendetta e truccate da adulte: mentre nessuno è al proprio posto, la vita, vera nemica di se stessa, scorre verso i più tragici risvolti, lasciando dietro di sé il silenzio di un destino consumato, della sterilità del tempo indifferente.
Considerazioni.
Francine: una donna presa dal suo ego, che mette al centro sempre e solo se stessa, alla ricerca dell'amore in particolare, di quello che vuole in generale al punto di abbandonare spesso e volentieri le sue due bambine Gabrielle e Michette quando il padre è fuori.

Quando Michette muore per incuria della madre, il rapporto fra Gabri e Francine, fatto di un odio puro e assoluto, si spezza. Nonostante i soldi e la bella vita Francine  cerca l'amore in Charles, con il quale intesse una relazione, ma poi Charles finirà per invaghirsi della figlia di lei.

Io amo la Némirovsky. Tanto, davvero tanto. La Némirovsky riesce a scrivere comunicando emozioni come poche altre scrittrici hanno saputo e sanno fare. La Némirovsky ha compreso l'essenza umana, e ancor più mirabilmente è riuscita a riportarlo sulla carta in modo assolutamente vivido, reale, in modo tale da possedere e sconvolgere il lettore che si immerge nelle sue pagine.


La Némirovsky nella sua bibliografia ha trattato tutta una serie di argomenti, molto diversi tra loro e tutti molto toccanti, in questa libricino che non arriva a 150 pagine (dimostrazione che non serve scrivere dei poemi per essere dotati e scrivere capolavori indiscussi e trasversali a ogni fascia di pubblico) tratta del rapporto tra madri/padri e figli/figlie. Non è che non avesse mai affrontato l'argomento prima, perché lo aveva fatto ne "Il ballo", ma mentre in quest'ultimo si occupa la tematica del rapporto madre/figlie con un tono più allegro, spensierato quasi e con un certo pizzico di ironia e lotta nei confronti della madre prevaricatrice, con una sorta di riscatto delle figlie, ne "La nemica" c'è una sorta di distacco tra madri e figlie, qui non c'è gioco o risa o divertimento, ma una sorta di logica accettazione e comprensione della natura della madre prepotente, assurda, cattiva, e  a ciò non c'è rimedio, perché non cambierà mai, non ci sarà un'aspettativa nelle figlie, di un cambiamento della madre. C'è però una sorta di riscatto, da parte della figlia, in ultimo, e sono contenta perché l'egoismo della madre è tremendo e uccide la personalità della protagonista.




Interessante è che la Némirovsky, dopo "Il ballo", tratta nuovamente del rapporto madri e figlie, forse anche per le sue vicende personali in questo senso e lo tratta in modo elegante, sempre con un stile posato ma efficace, garbato ma graffiante. La Némirovsky graffia l'animo, incide nei sentimenti, porta a galla, in  ciascuno di noi, i sentimenti che coinvolgono i rapporti che ciascuno ha, ha avuto, in bene o in male, molto o poco, con i genitori, che sono le figure con cui solitamente ci confrontiamo per la gran parte della vita, anche inevitabilmente , certo.


Senza aggiungere altro, credo che sia un piccolo capolavoro. Credo che sia imperdibile. Credo anche che sia inutile dire è consigliatissimo!!!

Irène Némirovsky nacque a Kiev nel 1903. Fuggita dalla Rivoluzione d’Ottobre nel 1917, dopo un anno di esilio in Finlandia, la famiglia Némirovsky trovò rifugio a Parigi. Dopo aver studiato alla Sorbona, Irène approdò a un matrimonio felice con Michel Epstein, esule d’origine russa ed ebreo come lei. Dall’unione nacquero due figlie, Denise Epstein ed Elisabeth Gille, morte ormai entrambe. Scrittrice di grande talento e di costante successo editoriale, Irène Némirovsky morì ad Auschwitz nel 1942. Caduta in un colpevole oblio per decenni, ha ritrovato negli ultimi anni – anche grazie all’indefessa costanza delle figlie e al successo internazionale della Suite francese – la fama meritata e i lettori che in tutto il mondo erano stati lasciati ingiustamente in attesa di poter rileggere i suoi capolavori.

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