Anteprima: "Eccoci qui" di Dorothy Parker

lunedì 4 novembre 2013

Benvenuti nel mondo di Dorothy Parker!
Una meravigliosa sorpresa per chi non l’ha mai letta. 
Una straordinaria rilettura per chi la conosce già. 

Non so se avete mai avuto modo di leggere di Dorothy Parker. Io, personalmente la amo: visceralmente, appassionatamente, senza fine, senza principio. La adoro per le parole che usa, per i soggetti che crea, per quanta passione ci mette nel far vivere le sue storie, il suo punto di vista ...
Insomma, leggete questo:

I rasoi fanno male;
i fiumi sono lunghi;
gli acidi lasciano le tracce;
le pillole danno i crampi.
I fucili non sono legali;
i nodi scorsoi non tengono;
il gas ha un puzza orrenda;
tanto vale vivere...

(contenuta in "Tanto vale vivere")

o

"Se sei amara e sgarbata, 
se maltratti la gente per bene,
se il mondo per te è una spazatura se non ti piace neanche un po',
se la casa ti sta stretta,
se l'idea di un uomo ti fa star male...
stai per innamorarti di nuovo"

come si può non amarla, non leggerla? Per cui ecco che comprerò questo romanzo, per voi lo recensirò, perchè non si può non leggerlo, lasciarlo da parte. E' giusto che conosciate l'esistenza di questo romanzo, di questa meravigliosa autrice, perchè  la amo troppo per non faverla conoscere!!


cover





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Eccoci qui
di Dorothy Parker
pagine 176 
prezzo euro 15,00
Astoria
già disponibile
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Le prime pagine qui:



I dieci racconti che qui presentiamo, introvabili ormai da anni – tra cui Una bella bionda, considerato il suo capolavoro, e Composizione in bianco e nero, una delle più feroci ed efficaci descrizioni del razzismo della buona società – mostrano la straordinaria abilità della scrittrice nel cogliere tutte le sfumature dell’animo americano.
Dorothy Parker non si limita a rivelare le ipocrisie, vanità, miti e fobie dei suoi personaggi, ma li trafigge, con uno stile impietoso, estremamente divertente e, spesso, triste.
Una donna creativa la cui passione per l’infelicità non aveva limiti.
Ritrae con acre ironia pregiudizi e conformismi del mondo alto borghese, scrivendo per le donne di cui capiva la rabbia dalla a alla z.

 È difficilissimo parlare di Dorothy Parker.
 Icona del ventesimo secolo, rappresentò il fascino,
 la raffinatezza, lo snobismo intellettuale della New York 
degli anni venti e trenta e i suoi racconti sono considerati dei piccoli capolavori.

Dorothy Parker Nata nel 1893 dal ramo povero dei Rothschild, perse la madre a cinque anni. Nonostante il padre fosse ebreo e la matrigna protestante, Dorothy andò a scuola in un istituto cattolico, da cui fu espulsa quando definì l’Immacolata Concezione una “combustione spontanea”.
Cominciò a scrivere per “Vogue” nel 1914 e in seguito prese il posto di P.G. Wodehouse a “Vanity Fair”. Troppo esplicita nei suoi giudizi, nel 1920 fu licenziata. In segno di solidarietà si dimisero Robert Benchley e Robert E. Sherwood, due giornalisti che crearono con Parker la famosa Tavola Rotonda all’Algonquin Hotel. Quando venne fondato il “New Yorker” nel 1925, Parker e Benchley diventarono collaboratori fissi. Ben presto Parker divenne nota per il suo spirito caustico.
Spesso preda di depressione (tentò più volte il suicidio), si è detto di lei che le uniche cose che amava fossero il gin, il Seconal e i cani, ma se ciò fosse vero, come avrebbe potuto protestare contro la condanna di Sacco e Vanzetti, andare in Spagna durante la Guerra civile, partire volontaria come corrispondente di guerra durante il secondo conflitto mondiale e dare voce al movimento per i diritti civili negli anni sessanta? Prima di morire (1967) lasciò i suoi diritti alla National Association for the Advancement of Colored People.

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