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Recensione: "Il bizzarro incidente del tempo rubato" di Rachel Joyce.

domenica 3 novembre 2013






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Il bizzarro incidente
 del tempo rubato
di Rachel Joyce
Pagine 371
Prezzo 17,90 Euro
Sperling & Kupfer
già disponibile
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Nel 1972 Byron Hemmings ha undici anni e una vita perfetta: vive in una grande casa elegante, ha una mamma impeccabile che fa impallidire tutte le altre, frequenta una scuola privata che è l'anticamera di una carriera dorata e il suo migliore amico, James, è il ragazzino più sveglio che conosca. 
cover originale
Tanto sveglio da leggere il Times e da scovare la notizia del secolo: quell'anno verranno aggiunti due secondi al tempo, per allineare gli orologi al movimento naturale della Terra. Mentre James considera l'evento l'ennesima conquista del Ventesimo secolo - l'uomo è persino andato sulla Luna - per Byron quei due secondi diventano un'inquietante ossessione: come si può alterare il tempo senza provocare conseguenze irreparabili? 
La conferma ai suoi dubbi arriva la mattina in cui, come sempre, la mamma lo sta portando a scuola con la sua Jaguar fiammante: è in ritardo e, per fare più in fretta, rompe lo schema ordinato di ogni giorno imboccando una strada nuova. Dalla fitta nebbia sbucano case fatiscenti, alberi giganteschi e, all'improvviso, una bambina su una bicicletta rossa. 
Proprio mentre Byron vede le lancette del suo orologio andare indietro di due secondi. Poi tutto sembra tornare normale: la mamma non si è accorta di nulla, la scorciatoia li ha fatti arrivare puntuali e il tempo ha ricominciato a scorrere con il suo ticchettio regolare. 
Soltanto Byron sa che quell'attimo ha cambiato ogni cosa, che la sfera perfetta della sua esistenza si è impercettibilmente incrinata.

 

Considerazioni.
1972. James, preso e letto un giornale dell'epoca, il Times, ecco che si scapicolla a  raccontare all'amico Byron che presto verrranno aggiunti due secondi al tempo, in modo da allineare il movimento della Terra a gli orologi.
Byron, un ragazzino rimane come stordito ed anche sconvolto dalla notizia, in quanto si rende conto che possono accadere un'infinità di cose nell'arco di due secondi. Byron, infatti, verifica che gli incidenti (come quello accaduto a sua madre, che investe una bambina con la sua Jaguard) possono modificare in modo totale e celere la vita di una persona, ne è quasi spaventato. Non solo la vita della famiglia Byron viene però sconvolta e modificata, anche quella di James, il lettore del Times su citato, un cinquantenne rinchiuso per molti anni in un istituto per problemi psicologici, che risulta essere un personaggio molto particolare, la cui vita è stata, ed è, molto dura e con sconvolgimenti che porteranno James a cambiare in modo sostanziale la sua esistenza.

E' un libro molto ... strano Sia in quanto a tematiche che in quanto a scrittura, molto diverso dal primo romanzo della Joyce, che avevo molto apprezzato.

"Il bizzarro incidente del tempo rubato", non ha particolari meriti di innovatività a livello di trama, nè particolari personaggi fenomenali che si ricordano per coinvolgimento emotivo o imponenza caratteriale. Io penso che questo romanzo sia molto intenso per come ha posto l'argomento del tempo nell'ambito della vita, come questa, in pratica sia determinata dalla misurazione, dello scandire del tempo, che la limita, la rende definita. In questo romanzo ecco che si prende il principale limite della vita e lo si analizza con cognizione di causa e dalla prospettiva di un bambino, Byron, e di un uomo con problemi psicologici (che non farebbe male a una mosca), James.

Perchè proprio questi due? Io credo che la Joyce abbia preso questi due "innocenti" (uno per maturità, l'altro per problemi mentali che lo riconducono a pensieri semplici, limitati a volte, ma molto elementari) che vedono il mondo come spoglio dal velo della razionalità, delle congetture, degli orpelli dati dalla società, dal ragionamento e dal pensiero comune.

Ho molto apprezzato questo, questo pensare alla finitudine della vita, rispetto allo scorrere del tempo, nonchè la visione di questa finitudine da parte di protagonisti insospettabile, come ci ha abituato la Joyce.

Ho meno apprezzato tutto il "contorno" che ha reso in un certo senso il tutto, in alcuni punti, piuttosto tedioso, allungando situazioni, e il protrarsi di una narrazione - oltre che estremamente frammentaria e strana  - che non svela mai nulla, se non alla fine, se non in ultimo, svelandoci sicuramente un finale intenso ed anche bello, ma la cui attesa ha reso snervante l'aspettativa per esso; il romanzo sembra che non debba mai arrivare a destinazione, è questo a lungo andare, su quasi 400 pagine, è stato deleterio per i miei nervi.

Mi spiace e mi pesa dire ciò, in quanto la Joyce è davvero una scrittrice molto capace, che riesce a inserire tematiche importanti, che riesce a far riflettere intrattenendo, che riesce a creare romanzi peculiari, con personaggi particolari, con pochi elementi, e generalmente con un certo appassionante garbo. Lo so, perchè l'ho letto ne "L’imprevedibile viaggio di Harold Fry".

In definitiva, questo romanzo non mi appassionato, mi è piaciuta l'idea di fondo, dei due secondi che possono cambiare la vita, cosa a cui mai pensiamo veramente, cosa su cui sprechiamo poco tempo generalmente, presi come siamo da tutto il resto. Inoltre la Joyce descrive molto bene la storia di James, il quale ha una storia molto sincera, romantica, gentile, garbata e dolcissima con Eileen, che ho adorato come personaggio; ma non posso dirmi altrettanto soddisfatta di Byron, che non mi ha appassionato abbastanza, non mi è "arrivato" narrativamente parlando, mi ha commosso in un certo senso, mi ha mosso a compassione per la madre, per al sistuzione penosa a cui si trova a convivere, ma non mi ha proprio preso. Peccato.

 

Rachel Joyce è nata nel Gloucestershire, dove vive tuttora con il marito, le figlie e tantissimi animali. Ha lavorato diversi anni per i canali radiofonici della BBC, scrivendo sia sceneggiati originali sia adattamenti di grandi classici della letteratura.

6 commenti:

Ilenia T.D. Lemon ha detto...

Peccato che non ti abbia preso granché! !
A me incuriosisce molto..

Endimione Birches ha detto...

Ciao Ilenia!!

Lo so, infatti ero partita con particolare entusiasmo!
Comunque nulla esclude che a te non possa piacere, a volte un libro colpisce alcune persone ed altre no, per i motivi più diversi.
Io non ho avuto un colpo di fulmine con questo, mentre con Fry, il mio cuore era volato alto... chi lo sà a che libro appartiene il nostro cuore?
Come diceva Carson McCallers "Il cuore è un cacciatore solitario" ... nessuno lo può veramente guidare!

Anonimo ha detto...

Scusami ma.... Hai davvero letto il libro? Il bambino della storia non si chiama Barney, ma Byron..... Anzi non esiste alcun personaggoo chiamato Barney... E il cinquatenne con problemi psicologici non è assolutamente lo stesso James che legge dei due secondi sul Times! Non capisco come tu possa aver sbagliato due cose così fondamentali sulla trama!

Anonimo ha detto...

Ho divorato questo romanzo in meno di due giorni come se ne fossi dipendente.... L'ho trovato struggente, poetico e vero come pochi altri. È stata una delle primissime volte in cui ho trovato un romanzo capave di cogliere in maniera così puntuale e veritiera il modo di pensare dei bambini e dei giovani ragazzi: l'innocenza, gli entusiasmi, la mancanza di esperienza, le paure irrazionali che ci spingono a fare cose che ripensandoci da adulti non hanno alcun senso ... Ma in quei momenti tutto è logico, tutto è collegato, e non si sarebbe in grado di vivere le cose in maniera diversa, di non sentire quelle emozioni. Come può non commuovere la storia di Byron? Che vediamo piano piano imparare ad affrontare la vita e il mondo degli adulti in tutte le sue complessità , perdere tutte le sue certezze dell'infanzia e divenare sempre meno bambino e più ragazzo? Nel leggere la sua storia sono tornata anche io agli 11 anni, a quello strano periodo di transizione in cui tutti sembra strano e fuori da tuo controllo, ma in cui al tempo stesso senti sulle spalle il peso di salvare le vite di chi ami.... Non mi vergogno a dire che ho iniziato a piangere a pagina 307 e non ho mai smesso fino alla fine del libro. Inoltre non si può non apprezzare il rapporto tra Byron e la madre: quanti libri si soffermano a parlare dell'amore di un figlio per la madre? Di quel rapporto così intimo, profondo, primario, che influenza tutti i rapporti e gli amori che si avranmo dopo? Questo libro a mio parere riesce ad aprire una finestrelle, a far intravedere davvero la vita come la vede un bambino di 11 anni... E penso che sia una cosa bellissima.

Endimione Birches ha detto...

Ciao Anonimo (anche se non capisco perchè esporsi tanto per poi non farsi chiamare per nome ....),

si, so che ci sono state alcune imprecisioni nell'ambito della recensione di questo romanzo (ma che reputo minime nel quadro complessivo, non inficiando il quadro complessivo della storia), me sono accorta a pubblicazione della recensione avvenuta e non ho ancora avuto tempo (non faccio questo per lavoro, ma perchè mi piace ... anche se ho davvero molto poco tempo rispetto a quanto mi servirebbe) per modificare quanto erroneamente fatto.
A volte, per fallacità umana (nonostante quanto possa sembrare, capita, sia per sviste, sia per stanchezza che per velocità nello scrivere, mea culpa).
Vorrei però precisare che ho creato questo blog per diletto, per comunicare a chi legge quanto ami i libri e consigliare letture che possano essere un punto di riflessione mai pensato prima o semplicemente una lettura di svago per chi ne ha piacere. Mai, nè ora, nè mai, ho avuto la pretesa ti diffondere il verbo più giusto di altri in materia.
Detto ciò, essendo un blog personale sulla mia visione - ovviamente personale e soggettiva, come spesso ribadisco - non posso onestamente in tutto cuore dirti che ho amato senza riserve questo romanzo, perchè sarei bugiarda, perchè non è vero.
Secondo me la Joyce scrive molto bene, ha una scrittura empatica, di impatto, ma mi ha appassionanto quanto il precendente romanzo? No. Mi è rimasto dentro per giorni, nel tentativo di metabolizzare personaggi, eventi o situazioni? Purtroppo, non come è evidentemente capitato a te.
Non è uno sminuire i tuoi sentimenti in relazione a quanto hai vissuto tu, di questo romanzo. Io penso che la Joyce ti abbia personalmente coinvolta in una storia che non solo hai fatto tua, ma che ti ha posseduta nella sua completezza e ti ha riempito del suo "fuoco" e di questo ho profondo rispetto, e te ne rendo metito, ma non posso dirti che sia successo anche a me, perchè, purtroppo, non mi è accaduto.
Non puoi stigmatizzarmi, con così tanta veemenza per questo, non sarebbe giusto, parlando di opinioni e pareri, specialmente ribaltando questo su pecche che davvero non hanno modo di rendere una recensione meno vera o meno onesta, a tuo personale gusto.
Mi dispiace che la recensione presenti delle sviste, davvero, ma ho come ho spiegato prima, a volte, può accadere, che tu creda o meno che io l'abbia letto ovvero apprezzato (cosa che è, anche se molto meno rispetto alla tua visione, certamente).

Ti auguro un Buon Natale
Endi

Angelica ha detto...

Ciao Endi,

innanzitutto mi vorrei scusare se i miei commenti (specialmente il primo, credo) possano esserti risultati offensivi. Non era assolutamente questa la mia intenzione, anche se rileggendoli sono la prima a riconoscere di aver usato troppa veemenza. Forse, come dici tu, il "sacro fuoco" della lettura mi ha troppo infiammato ed il mio commento uscito di getto è stato eccessivamente aggressivo. Riguardo al riferemento sull'aver letto il libro, mi è capitato più di una volta in passato di leggere recensioni frettolose di persone che avevano a mala pena "spulciato" il libro, ed è sempre stata una cosa che mi ha fatto uscire dai gangheri. Ovviamente non conoscendoti né avendo mai letto il tuo blog non mi permetterei mai di farti un'accusa del genere, ma le tue sviste mi erano parse strane e non ho potuto trattenermi. Per carità, può capitare benissimo di distrarsi e commettere qualche errore per fretta o stanchezza! Però non mi puoi dire che lo sbagliare l'identità di Jim, coprotragonista/protagonista del romanzo- non entrerò nello specifico per non fare spoiler - non vada ad inficiare in alcun modo la trama complessiva della storia, essendo appunto il mistero sulla sua identità uno dei cardini principali della trama.
Per quello che riguarda invece il mio parere del libro, non lo prendere assolutamente come un modo di "stigmatizzarti"! Non era certo quella la mia intenzione e non mi sembra di averti in alcun modo attaccata come persona/recensore solo perché non ti ha fatto impazzire il libro. Quelli che ho espresso, mi sembra in maniera non ambigua, erano semplicemente i miei sentimenti riguardo al romanzo, ed il fatto che tu possa essere o meno in disaccordo era totalmente secondario. Avrei potuto lasciare un commento identico alla fine di una recensione positiva! Sei liberissima di avere la tua opinione e di esprimerla nel modo che preferisci, ed è tanto valida quanto la mia! Mi sono semplicemente lasciata trascinare dall'entusiasmo dei sentimenti provati nel girare l'ultima pagina, e forse il risultato finale è stato fin troppo veemente e appassionato. Non ritengo comunque di averti offeso, ma nel caso fosse successo mi scuso perché il mio intento era differente. Ti stimo perché scegliere di scrivere un blog sui libri nel proprio tempo libero denota una passione ed un amore per la lettura che non posso non condividere pienamente.
Concludo dicendo che mi sono firmata anonima non per tirare il sasso e nascondere la mano, ma perché usando poco internet e leggendo pochi blog non ho né un account google né un nickname.

Auguro buon Natale anche a te,

Angelica