Anteprima Feltrinelli, per un Natale da brivido...

sabato 7 dicembre 2013

"Il gioco di Ripper" s'intitola così il nuovo romanzo della Allende, che approda ad una trama e una tematicha profondamente differente da quanto siamo abituati a leggere dalla sua penna. Si ambienta anche in una città insolita per lei, San Francisco, un pò lugubre, un pò spiazzante. I lettori americani si sono detti o molto spiazziati o profondamente colpiti dalla sua prova, onestamente non so proprio a cosa mi troverò a leggere, ma ne sono assolutamente incuriosita, anche solo per come è nato il romanzo:

“Questo libro è nato l’8 gennaio 2012 perché la mia agente, Carmen Balcells, suggerì a Willie Gordon, mio marito, e a me di scrivere un giallo a quattro mani. Ci provammo, ma dopo ventiquattr’ore fu evidente che il progetto si sarebbe concluso in un divorzio e pertanto lui continuò a dedicarsi alle sue cose – il suo sesto romanzo poliziesco – e io mi rinchiusi a scrivere da sola, come sempre. Tuttavia, questo libro, senza Willie non esisterebbe; mi ha aiutato per quanto riguarda la struttura e la suspense e mi ha sostenuto quando ero sul punto di cedere”.
Vedremo, ora gustiamoci trama e copertina!
 
 
 
 
 
 
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Il gioco di Ripper
di Isabel Allende
pagine 464
prezzo 19€
Feltrinelli
da dicembre
--o--







 

Le donne della famiglia Jackson, Indiana e Amanda, madre e figlia, sono molto legate pur essendo diverse come il giorno e la notte.
Indiana, che esercita come medico olistico, è una donna libera e fiera della propria vita bohémienne. Sposata e poi separatasi molto giovane dal padre di Amanda, è riluttante a lasciarsi coinvolgere sentimentalmente, che sia con Alan, ricco erede di una delle famiglie dell’élite di San Francisco, o con Ryan, enigmatico e affascinante ex navy seal dell’esercito americano, ferito durante una delle sue ultime missioni.
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cover originale
Mentre la madre vede soprattutto il buono nelle persone, Amanda, come suo padre, capo ispettore della sezione omicidi della polizia di San Francisco, è affascinata dal lato oscuro della natura umana. Brillante e introversa, appassionata lettrice, dotata di un eccezionale talento per le indagini criminali, si diletta a giocare a Ripper, un gioco online ispirato a Jack the Ripper, Jack lo squartatore, in cui bisogna risolvere casi misteriosi.
Quando la città è attraversata da una serie di strani omicidi, Amanda si butta a capofitto nelle indagini, scoprendo, prima che lo faccia la polizia, che i delitti potrebbero essere connessi fra loro.
Ma il caso diventa fin troppo personale quando sparisce Indiana. La scomparsa della madre è collegata al serial killer?
Ora, con la madre in pericolo, la giovane detective si ritrova ad affrontare il giallo più complesso che le sia mai capitato, prima che sia troppo tardi.

Non finisce qui, la Feltrinelli, per promuovere il romanzo ha anche creato un sito, che troverete a questo indirizzo:

 
 http://www.isabelallende.it/

Sito che mi ha anche svelato che esistono delle carte - che rappresentano i personaggi del romanzo - che si possono collezionare e che potete trovare nei negozi Feltrinelli. Le carte sono queste:

Il gioco di Ripper - La figliaIl gioco di Ripper - La madreIl gioco di Ripper - L'ex marito
Il gioco di Ripper - L'amanteIl gioco di Ripper - L'astrologa


 Incipit:

"Il gioco di Ripper, incipit - “Mia madre è ancora viva, ma sarà uccisa Venerdì Santo a mezzanotte” lo avvertì Amanda Martín e l’ispettore capo la prese sul serio, visto che aveva dato prova di saperne più di lui e di tutti gli agenti della Sezione Omicidi. La donna era prigioniera da qualche parte nei diciottomila chilometri quadrati della Baia di San Francisco, avevano poche ore per trovarla ancora in vita e lui non sapeva da dove cominciare. Per non umiliare la vittima con una denominazione più esplicita, il primo omicidio fu catalogato dal gruppo di giocatori come “il crimine della mazza da baseball fuori posto”. Era composto da cinque adolescenti e da un signore di una certa età che si riunivano via computer per partecipare a Ripper, un gioco di ruolo.
La mattina del 13 ottobre 2011, alle otto e un quarto, gli alunni della quarta elementare della scuola pubblica Golden Hills di San Francisco entrarono in palestra correndo al ritmo del fischietto dell’allenatore che li spronava dalla porta. La palestra, ampia, moderna e ben attrezzata, costruita grazie alla generosità di un ex alunno che aveva accumulato una fortuna prima che scoppiasse la bolla immobiliare, veniva utilizzata anche per le cerimonie di consegna dei diplomi e gli spettacoli di musica e teatro. Per il riscaldamento, la fila dei bambini doveva fare due giri completi del campo di pallacanestro, ma si fermò al centro, davanti all’inatteso rinvenimento di un corpo che giaceva piegato in due su una cavallina, con i pantaloni arrotolati alle caviglie, il posteriore all’aria e l’impugnatura di una mazza da baseball infilata nel retto. I bambini rimasero intorno al corpo, strabiliati, finché uno di nove anni, più intrepido degli altri, si chinò per passare l’indice su una macchia scura del pavimento e stabilire che, se non era cioccolato, doveva trattarsi di sangue secco, e nel frattempo un altro bambino raccoglieva la cartuccia di un proiettile, se la metteva in tasca per barattarla durante la ricreazione con un fumetto pornografico, e una bambina filmava il cadavere con il suo cellulare. L’allenatore, che continuava a suonare il fischietto a ogni espirazione, si avvicinò saltellando al gruppo compatto degli alunni e alla vista di quello spettacolo, che non aveva affatto l’aria di essere uno scherzo, fu colto da una crisi di nervi. Gli schiamazzi attirarono altri maestri che, a grida e spintoni, fecero uscire dalla palestra gli alunni, trascinarono fuori l’allenatore, estrassero la mazza da baseball dal cadavere e lo stesero a terra, verificando a quel punto che aveva un foro insanguinato in mezzo alla fronte. Lo coprirono con un paio di felpe e poi chiusero la porta in attesa della polizia, che arrivò in soli diciannove minuti; ormai la scena del delitto era stata talmente contaminata che risultava impossibile stabilire con precisione cosa diavolo fosse successo. Poco più tardi, durante la prima conferenza stampa, l’ispettore capo Bob Martín spiegò che la vittima era stata identificata. Si trattava di Ed Staton, quarantanove anni, addetto alla sicurezza della scuola. “E la mazza da baseball?” domandò a gran voce un giornalista dal fare inquisitorio e l’ispettore, infastidito dal fatto che fosse trapelato quel particolare denigrante nei confronti di Ed Staton e diffamante per il buon nome della scuola, rispose che l’autopsia avrebbe chiarito tutto. “C’è qualche sospettato? Il sorvegliante era gay?” Bob Martín non prestò attenzione al bombardamento di domande e diede per conclusa la conferenza, assicurando che la Sezione Omicidi avrebbe informato la stampa a mano a mano che nel corso dell’indagine, immediatamente avviata e di sua competenza, si fossero chiariti i fatti.
Nel pomeriggio del giorno precedente, un gruppo di studenti dell’ultimo anno era stato in palestra a fare le prove di un musical sull’oltretomba per la festa di Halloween, con zombi e rock’n’roll. Il gruppo venne a conoscenza di quanto accaduto il giorno successivo. All’ora in cui, secondo i calcoli dei poliziotti, era stato commesso il crimine, passata la mezzanotte, all’interno della scuola non c’era nessuno; solo tre membri del gruppo rock erano intenti a caricare gli strumenti su un furgoncino nel parcheggio. Erano stati gli ultimi a vedere Ed Staton in vita; testimoniarono che il guardiano li aveva salutati con la mano e si era allontanato su una piccola automobile verso le dodici e mezza. Si trovavano a una certa distanza da Staton e il parcheggio non era illuminato, ma erano certi di aver riconosciuto la divisa alla luce della luna, anche se non riuscirono a mettersi d’accordo a proposito del colore e della marca del veicolo con cui se n’era andato. Non riuscirono nemmeno a stabilire se ci fosse un’altra persona all’interno, ma la polizia dedusse che la macchina non apparteneva alla vittima, perché il suo fuoristrada grigio perla si trovava a pochi metri dal furgoncino dei musicisti. Gli inquirenti valutarono l’ipotesi che Staton se ne fosse andato con qualcuno che lo stava aspettando e che successivamente fosse tornato a scuola per riprendersi la macchina.
In un secondo incontro con la stampa, il capo della Sezione Omicidi specificò che il turno del guardiano terminava alle sei di mattina e che non era chiaro..."

Isabel Allende è nata a Lima, in Perù, nel 1942, ma è vissuta in Cile fino al 1973 lavorando come giornalista. Dopo il golpe di Pinochet si è stabilita in Venezuela e, successivamente, negli Stati Uniti. Con il suo primo romanzo, La casa degli spiriti del 1982 (Feltrinelli 1983), si è subito affermata come una delle voci più importanti della narrativa contemporanea in lingua spagnola. Con Feltrinelli ha pubblicato anche: D’amore e ombra (1985), Eva Luna (1988), Eva Luna racconta (1990), Il Piano infinito (1992), Paula (1995), Afrodita. Racconti, ricette e altri afrodisiaci (1998), La figlia della fortuna (1999), Ritratto in seppia (2001), La città delle Bestie (2002), Il mio paese inventato (2003), Il Regno del Drago d’oro (2003), La Foresta dei pigmei (2004), Zorro. L’inizio di una leggenda (2005), Inés dell’anima mia (2006), La somma dei giorni (2008), L’isola sotto il mare (2009), Il quaderno di Maya (2011), Le avventure di Aquila e Giaguaro (2012), Amore (2013), Il gioco di Ripper (2013). Negli Audiolibri Emons Feltrinelli: La casa degli spiriti (letto da Valentina Carnelutti, 2012) e L’isola sotto il mare (letto da Valentina Carnelutti, 2010). Inoltre Feltrinelli ha pubblicato Per Paula. Lettere dal mondo (1997), che raccoglie le lettere ricevute da Isabel Allende dopo la pubblicazione di Paula, e La vita secondo Isabel di Celia Correas Zapata (2001).

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