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mercoledì 19 febbraio 2014

Recensione: "Tutto bene, signora" di Francesco Bricolo.


 




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Tutto bene, signora
di Francesco Bricolo
pagine 460
ebook 4.99€
prezzo 18€
Edizioni Pragmata
già disponibile
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Tiberio Brambilla é un ingegnere edile specializzato nella costruzione di grandi ponti e abituato pertanto, nel lavoro come nella vita, a non lasciare nulla al caso ed a pianificare ogni minimo dettaglio...Ha una moglie, Sabrina, insegnante di liceo con la passione per il the ed i secolari cedri del Libano, e due figli Chiara e Tommaso.

La sua routine milanese si interrompe di colpo quando un responso medico nefasto, taciuto alla sua famiglia ed agli amici, lo mette di fronte a scelte dolorosissime e a decisioni definitive.
 
Sembra la fine ma é solo l'inizio, un nuovo inizio che innescherà, insieme alla storia parallela che ruota intorno a Tommaso, un turbillon di emozioni liberate da vicende rocambolesche che riguardano non solo le vite concrete dei protagonisti ma soprattutto i loro cuori, le loro anime. 
E mentre Tiberio sceglie di congedarsi da questa vita e fa una scelta estrema che ci riporta a vicende drammatiche che hanno recentemente occupato la cronaca nazionale, con il dibattito sulla liceità dell'eutanasia con tutte le implicazioni etiche che ciò comporta, inizia la ricerca del perdono. 
Tiberio combatte su fronti diversi e cerca con la stessa passione e lo stesso coraggio il perdono di Dio come quello di sua moglie. E finirà per trovare, attraverso questa ricerca, l'Amore, in tutte le sue declinazioni.
 

Considerazioni.
Il romanzo che vi propongo oggi è profondamente diverso dalle letture che faccio di solito, non perchè non voglia affontare argomenti profondi o difficili, ma semplicemente perchè già la vita talvolta concede brutte sorprese e almeno nella mia "via di fuga" preferita (= la lettura) generalmemte voglio affrontare storie e avventure che prescindano preferibilemnte dalla sofferenza.
Ho fatto uno strappo a questa mia tendenza e ho letto questo libro che mi è stato sottoposto dal suo autore, Francesco Bricolo, il quale ha deciso di narrare una storia profondamente tragica, difficile, articolata e molto discussa.
Come avete potuto comprendere dagli accenni appena fatti, è un romanzo profondamente toccante, sicuramente molto sofferto, che costituisce, per stessa ammissione di Bricolo, un punto di partenza per discutere argomenti che toccano molto da vicino i malati che vogliono, per via della loro enorme sofferenza, porre fine volontariamente - e con cognizione di causa - alla loro esistenza.

A prescindere da quello che penso (o non penso) dell'argomento principice della storia, e quindi dell'eutanasia, che può avere argormenti a sostegno o meno a seconda della propria coscienza (cosa che non mi sento di affrontare in questa sede nè per me, nè per voi) posso invece parlarvi di quanto mi è pervenuto dalla storia e dalla scrittura di Bricolo.

Innanzitutto posso dirvi che sebbene abbia apprezzato il modo toccante scelto da Bricolo per narrare questa vicenda, che coinvolge un padre malato di tumore all'esofago, con al massimo un anno di vita, nonchè, in parallelo, la malattia del figlio Tommaso e le ripercussioni di questi due tragici eventi sulla famiglia (composta anche dalla moglie di Tiberio, il protagonista, Sabrina e la figlia Chiara).
Tutto parte dal fatto che Tiberio scopre di avere un tumore e per via della scoperta, pressochè in concomitanza con quella della malattia del figlio Tommaso, decide di tacere sulla sua e di cercare di stare accanto alla moglie e al figlio nel migliore dei modi. Presto però si pone il problema, vista la gravità della situzione, se "aiutare" o meno Tommaso nel trapasso, visto la sua sofferenza e qui, la famiglia si spacca, con un Tiberio favorevole all'eutanasia (visto anche la sua prossima intenzione in questo senso)  e una Sabrina profondamente contraria.
Non vi svelo di più circa le loro decisioni, poichè costiuiscono il fulcro del romanzo, ma posso dirvi che Bricolo fa ruotare le 500 circa pagine del romanzo intorno alla presa di coscienza di Tiberio della sua persona e cosa vuole per se, anche in relazione alla malattia, e cosa invece è meglio per il figlio Tommaso e soprattutto cosa potrebbe essere meglio per tutta la sua famiglia, visto anche che a "pagare" il suo silenzio e la sua testardaggine sono anche Sabrina e Chiara.

Onestamente, pur avendo apprezzato globalmente la prova di Bricolo, soprattutto per l'intermezzo del racconto di una tenera storia d'amore, nonchè per la contrapposizione (per una maggior consapevolezza delle proprie decisioni e volontà) tra le volontà e le decisioni tra padre e figlio, ho trovato comunque eccessivo portare un peso così gravoso (intendo con ben due persone malate, con Tommaso e Tiberio) in un famiglia che con un malato e le sue profonde riflessioni, avrebbero reso ben esplicativo il messaggio che Bricolo si proponeva; inoltre, e questo è qualcosa di personale, mi rendo conto, ma dovendone dare un parere è quello che mi sento di dire, avrei preferito che il tutto fosse reso più oggettivamente, rimanendo il riflesso di quello che ciascuno si sente a prescindere dall'elemento religioso, molto presente in "Tutto bene, signora", e sebbene capisca anche che questa componente sia molto radicata nel personaggio (e probabilmente anche nell'autore), e questa non possa prescindere da essa, lo scrittore scrive una storia imponendone una sorta di impossibilità al giudizio, ma posso dirvi che avrei preferito che Bricolo gruidasse meno la storia verso una tacita e dogmatica visione cristiana del trapasso, in alcuni passi, quanto più umana e personale dei protagonisti della vicenda, cosa che risulta, ma più verso la fine. 

 

Complessivamente posso dirvi che questa storia dovete sentirvi di volerva affrontare, in quanto conduce per sentieri e riflessioni molto personali, profonde e importanti che è bene discuterne ed è bene farlo in tutta coscienza e pienamente consapevoli dell'importanza di cui si sta parlando, visto che implica decisioni assolute e definitive per l'esistenza.
Francesco Bricolo è nato e vive a Verona. Classe 1964, medico psichiatra, si divide tra conferenze e lezioni; da oltre vent'anni si occupa del complesso tema delle tossicodipendenze ed é autore di decine di pubblicazioni di carattere scientifico. La scrittura é una passione relativamente recente: debutta con la saggistica nel 2009 con "L'infinito nel finito, San Matteo e l'angelo di Caravaggio: esercizio di lettura". Nel 2013 pubblica il suo primo romanzo, "Tutto bene, signora", di cui a breve, visto il successo di critica e pubblico, uscirà la prima ristampa.

2 commenti :

  1. francamente, e con tutto il rispetto possibile, un romanzo del genere avrebbe avuto una speranza se di malato ce ne fosse stato uno solo... il doppio proprio no.
    non lo leggerei neanche se mi legassero alla sedia, perlomeno in questo momento.
    anche io sono dell'idea che quando "evado" dalla vita reale voglio il dramma solo fino ad un certo punto, mi spiace.
    manu

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  2. Ciao Manuela!!

    Si, se non è periodo è meglio affrontare altre letture, magari ritornarci con una mente più orientata alla storia.

    ;) Endi

    RispondiElimina

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