Anteprime Neri Pozza 2.O. Un'estate appassionante!!

domenica 6 luglio 2014


«Un romanzo che tiene con il fiato sospeso
e che parla d’amore e di identità,
 con un linguaggio accattivante e sensuale».
Laura Lippman




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L'amante
di Calcutta
di Sujata Massey
pagine 528 
prezzo 18 euro
Neri Pozza
dal 26 giugno
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A 7 anni, Didi - che tutti chiamavano Pom - viene separata dalla famiglia: a 10 anni, dopo essere stata raccolta malconcia dal ciglio di una strada e rimessa in sesto dal dottor Andrews a forza di dal, riso e latte bollito, per entrare a servizio nella scuola inglese di Miss Jamison, Pom è costretta a cambiare il suo nome e diviene Sarah: 
cover originale
la piccola orfana che serve il bed tea alle insegnanti ancora assonnate, passa lo straccio nella sala da pranzo, manovra i ventilatori nelle aule per tenere fresche le allieve. 
Nell’istante, tuttavia, in cui sente leggere L’isola del tesoro, Il libro della giungla, e ancora Virginia Woolf e Steinbeck, Sarah scopre che cosa vuole fare da grande: lavorare con i libri e, chissà, diventare una brava insegnante. 
E così inizia a studiare l’Oxford English Dictionary cercando di apprendere il più possibile, ma uno scandalo a scuola la costringe a fuggire a Kharagpur, una città insidiosa, violenta, in cui alle donne sole è permesso lavorare soltanto nei postriboli.
Dopo varie vicissitudini, giunge a Calcutta e lì incontra un affascinante funzionario del governo inglese che le offre di lavorare nella sua biblioteca. 
Pom dice di chiamarsi Kemala, sperando che questo nuovo impiego le porti finalmente fortuna..

Sujata Massey è nata in Inghilterra da madre tedesca e padre indiano. Cresciuta negli Stati Uniti, ha studiato scrittura alla Johns Hopkins University, ed è stata reporter per il Baltimore Evening Sun. Dopo aver soggiornato a lungo a Tokyo, ha scritto The Salaryman's Wife, il primo libro della serie mystery di Rei Shimura che le è valso, tra gli altri, l’Agatha Award, l’Edgar Award e la pubblicazione in 18 paesi. Vive a Washington con la famiglia.

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Mrs. Poe pone i riflettori su uno dei triangoli d’amore
 più noti nella storia della letteratura e, insieme, 
su un’epoca di grandi fermenti e trasformazioni.









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Mrs. Poe
di Lynn Cullen
pagine 352
prezzo 15.50 euro
Neri Pozza
dal 26 giugno
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È il 1845 quando Frances Osgood si imbatte per la prima volta in Edgar Allan Poe.  
Lei è una poetessa esile, pallida, con i capelli nerissimi e lucenti. 
Lui un misto di soavità e alterigia. 
Frances vive a casa dei coniugi Bartlett, librai e editori noti nella New York di metà Ottocento. 
cover originale
I due l’hanno generosamente accolta dopo che suo marito, Samuel Osgood, un pittore fedifrago, l’ha abbandonata in una stanza dell’Astor House, uno degli alberghi più lussuosi della metropoli americana, per lanciarsi alla ricerca di nuove conquiste e avventure. 
L’incontro con Poe avviene a casa di Anne Charlotte Lynch, durante un ricevimento con ospiti illustri. 
Poe fa il suo ingresso nel salotto di casa Lynch con l’aria marziale di un soldato, vestito in modo impeccabile, la fronte eretta, lo sguardo da cui emana un’intelligenza gelida; ha appena pubblicato Il corvo ed è accompagnato da Virginia, la cugina presa in sposa quando era poco più di una bambina.  
Giovanissima e snella, di una bellezza esangue e dai tratti – fronte larga, bocca aggraziata, occhi incastonati fra ciglia scure – straordinariamente simili a quelli del marito, Virginia, insieme al debole dello scrittore per la bottiglia, costituisce uno degli argomenti prediletti nei salotti letterari newyorchesi. 
A casa di Charlotte Lynch, lo sguardo di Poe indugia a lungo su Frances Osgood, ed ha inizio una relazione che, in un poco tempo, si muta in un amore illecito, fatto di seducenti sotterfugi e incontri pieni di malia e, come in un racconto di Poe, di oscure pulsioni e ingrati destini.

Lynn Cullen è nata a Fort Wayne, Indiana. Ha scritto diversi libri per ragazzi, tra cui I Am Rembrandt’s Daughter, vincitore del Barnes & Noble Discover Great New Writers del 2007 e dell’ALA Best Book 2008. Il suo The Creation of Eve (Putnam, 2010) è stato inserito nella classifica dei migliori libri del 2010 e tradotto in diverse lingue.

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«L’eleganza della prosa evocativa di Van Booy ha spinto qualcuno ad accostarlo a F. Scott Fitzgerald. Un accostamento perfettamente giustificato dalla piccola gemma rappresentata da questo libro»
Daily Mail

«Con una scrittura impeccabile e una costruzione elegante, L’illusione della separatezza mi ha trascinata in un mondo nuovo. La cosa che più mi ha impressionato di Van Booy è il modo in cui fonde, e usa a suo piacimento, tutte le forme del romanzo».  Siri Hustvedt
«La bellezza ineffabile della prosa di Van Booy e la sua abilità nell’addentrarsi nei meandri dell’anima dei suoi personaggi conquisteranno i lettori». San Francisco Chronicle

«Van Booy scrive come un Hemingway con più cuore».
New Hampshire Public Radio


«È davvero singolare come un’attività solitaria come la lettura ci possa far sentire connessi con l’universo». Time Out


 

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L'illusione 
della
spensieratezza
di Simon Van Booy
pagine 224
prezzo 16.50 euro
Neri Pozza
da luglio
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Siamo qui per risvegliarci dall’illusione della separatezza»: così suona un pensiero del monaco zen Thich Nhat Hanh. A volte basta un piccolo evento, a volte è necessario un lungo cammino per squarciare il velo dell’illusione, e capire che siamo soltanto parte di un tutto.
Quando, ad esempio, nel 1944 John Bray cade in silenzio nel cielo notturno della Francia, non immagina certo che la sua caduta segnerà il destino di tante vite negli anni a venire. Giovane pilota americano di Long Island, in quell’anno decisivo della guerra, John decolla col suo B-24 dall’aeroporto della RAF di Harrington. Entrato nello spazio aereo francese, viene abbattuto dalla contraerea tedesca.
cover originale
Paracadutatosi nel paese occupato dai nazisti, viene dapprima accolto e protetto dai maquis, i combattenti della Resistenza; poi vaga, ferito e malconcio nella campagna francese, lontano migliaia di miglia da Long Island e dalla sua amata Harriet; per ritrovarsi infine, in una piana colma di corpi inerti, vis-à-vis con un soldato tedesco, un ragazzo della gioventù hitleriana, più sfinito e malconcio di lui. Un drammatico confronto, che rappresenta soltanto un piccolo evento nel grande teatro della Seconda guerra mondiale, ma che, in seguito all’inaspettato gesto di John Bray, costituirà l’Evento in quanto tale per molti, nei giorni a venire. Per Victor Hugo, innanzi tutto, l’uomo con la faccia deformata da un colpo di pistola, che verso la fine del conflitto viene soccorso su una strada di Parigi senza documenti, vestito di stracci e senza nulla in tasca, tranne appunto un romanzo di Victor Hugo.
Per Anne-Lise, la ragazza che a diciassette anni voleva sposarsi, vivere a Montmartre, ballare e ascoltare il jazz americano, ma che col nome di Sainte Anne si è ritrovata a combattere sulle strade di Parigi per la libertà sua e dei francesi. Per Martin, soprattutto, che sessanta e più anni dopo accudisce gli ospiti alla Starlight di Los Angeles, una casa di riposo dove vecchie stelle del cinema scendono a  far colazione in vestaglia con le iniziali ricamate sul taschino, e lo prendono spesso per uno di loro, senza sapere che Martin è cresciuto a Parigi; e che, quando era abbastanza grande per andare a scuola, Anne-Lise, sua madre, l’ha fatto sedere al tavolo di cucina, gli ha messo davanti un bicchiere di latte e con le lacrime agli occhi gli ha raccontato di quando un uomo, di cui non ricordava più la faccia, ha affidato loro un bambino…
Con la sua impeccabile scrittura, L’illusione della separatezza è uno struggente, emozionante romanzo che mostra come ogni essere umano sia l’anello di una catena, la parte vitale di un tutto, di un unico, meraviglioso mondo che traspare a volte al di là del miraggio della separatezza.

Simon Van Booy collabora con numerose testate giornalistiche, tra cui New York Times, Daily Telegraph, Times e Guardian. Ha scritto per il teatro, per la radio e per la BBC. Ha pubblicato due raccolte di racconti, Secret Lives of People in Love e Love Begins in Winter, vincitore del Frank O’Connor International Short Story Award, e il romanzo Everything Beautiful Began After, che è stato tradotto in quindici lingue. Vive a Brooklyn con la moglie.
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Le storie
degli altri
di Amy Grace Loyd
pagine 256
prezzo 16.50 euro
Neri Pozza
da luglio
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Un tempo, si sa, la condizione vedovile suscitava rispetto, era considerata una sorta di punto d’arrivo. Oggi invece alle vedove, soprattutto se giovani, viene chiesto subito di voltare pagina, di esibirsi in una trionfante ripresa oppure di togliersi di mezzo.
Celia Cassill non ha avuto esitazioni da quando suo marito è passato a miglior vita: ha scelto la seconda opzione. Si è rintanata nella casa acquistata coi soldi che le ha lasciato il consorte, un piccolo palazzo nel centro di Brooklyn, circondato da un giardino di quasi cento metri quadri, con un vecchio cespuglio di lilla che, quando fiorisce, è di un viola intenso d’altri tempi. Per trarne il giusto per vivere, ha affittato poi tre bilocali della casa. Nell’appartamento sopra al suo vive perciò George, un poeta gay che  fino a qualche tempo fa aveva un coinquilino, un amante sparito nelle notti in cui Celia sentiva George camminare sulle assi di legno, a passo cadenzato, avanti e indietro, avanti e indietro, come se si stesse addestrando a raggiungere la precisione.
cover originale
Al terzo piano abita il signor Coughlan. È stato nella marina mercantile e poi ha navigato come capitano di traghetto. Una volta ha salvato dall’annegamento un ragazzo di diciassette anni caduto in mare; un’altra ha impedito a un’ epilettica in pieno attacco di ingoiarsi la lingua. Ha ottantadue anni, e si sforza di far capire a Celia la freschezza di tutta l’aria che ha respirato e la bellezza della vita nella sala macchine. Gli inquilini dell’appartamento numero tre sono i Braustein, una coppia moderna, feconda di progetti. Angie, la moglie, è una crociata di molte guerre sante e Mitchell, il marito, cerca di non essere da meno. Partecipano alle veglie a lume di candela contro la pena di morte, manifestano contro gli esperimenti sugli animali, contro quelli che mangiano carne di vitello. Odiano i repubblicani, i SUV, l’ignoranza e i prodotti candeggianti.
La vita appartata di Celia sarebbe impeccabile se due eventi non venissero a scalfirne la perfezione. Il signor Coughlan scompare un giorno, e George parte per l’Europa lasciando il suo appartamento a Hope, una donna di una femminilità sfrontata, con le gambe lunghe, il rossetto scuro, i capelli raccolti in una crocchia e una cerchia di amici bohémienne. Una donna che turba così profondamente Celia da generare in lei una inaspettata, fatale attrazione.
Romanzo indicato dall’Associazione dei Librai Indipendenti Americani come uno dei migliori della recente stagione letteraria, Le storie degli altri «espone, nella sua impeccabile scrittura, le diverse stratificazioni del tempo, del dolore e dell’amore nell’esistenza urbana contemporanea» (The Millions).

Amy Grace Loyd ha lavorato per la rivista Playboy. Attualmente vive a Brooklyn, dove è editor di Byliner. Le storie degli altri è il suo primo romanzo.
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Come 
cucinare 
il lupo
di Mary Frances Kennedy Fisher
pagine 259
prezzo 15.90 euro
Neri Pozza
da luglio
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Nel 1942 Mary Frances Kennedy Fisher dà alle stampe Come cucinare il lupo, un ricettario per sopravvivere degnamente in tempi di razionamento del gas e di sparizione di prelibatezze, quali bistecche di manzo, bourbon, zucchero a velo e altri ingredienti essenziali alla buona cucina; ricettario che nelle sue intenzioni non voleva essere altro che un «libretto bizzarro sul modo migliore di convivere con la tessera annonaria, l’oscuramento e le altre miserie della Seconda guerra mondiale».
Nel giro di un decennio, con il conflitto consegnato ai libri di storia, il «libretto» diventa uno «stravagante» libro di culto e, negli anni successivi, una delle opere fondamentali della letteratura americana del dopoguerra, al punto tale che la prestigiosa rivista «Time» lo inserirà tra i cento migliori libri di non-fiction di sempre.In questo singolare volume il cibo, naturalmente, è soltanto l’ingrediente principale con cui viene approntata un sfrontata, ironica, giocosa e, si direbbe oggi, «politicamente scorretta» apologia degli appetiti.
cover originale
M.F.K. Fisher non esita a far ricorso a massime di umoristi come A.P. Herbert («A quanto mi risulta, gli astemi muoiono come tutti gli altri. E dunque a cosa serve eliminare la birra?») per consigliare, in un’epoca in cui whisky, vodka e gin sono un pallido ricordo del passato, una ricetta – proveniente da Tbilisi, capitale della Georgia, tramite una crocerossina dell’Ohio! – buona per fabbricarsi, dopo opportuna visita dal droghiere, una bevanda «micidiale in grado persino di allettare». Non si sottrae dall’indicare i farmaci culinari giusti alla vasta schiera di incalliti bevitori del suo tempo ( il gazpacho… «uno dei rimedi migliori se la sera prima vi siete presi una sbornia solenne») né di prendersi gioco di diete equilibrate e altre «tristi filastrocche» («Se mettessimo ostriche o caviale prima della minestra, filetto alla griglia con pâté de foie gras invece delle uova, zuc­chini e spinaci al posto dei classici piselli e carote, e una com­pote de fruits in luogo delle prugne cotte, avremmo lo stesso un pasto meravigliosamente equilibrato!»). Il risultato è un’opera degna di una vera «poetessa degli appetiti» (John Updike), un libro prezioso in cui una delle più grandi scrittrici americane invita a godere della vita, senza badare più del dovuto a scarsità e mancanza.

«Mary Frances Kennedy Fisher… una delle grandi scrittrici che l’America ha prodotto in questo secolo».
Raymond Sokolov, The New Yorker Times Book Review

«M.F.K. Fisher ci offre le sue ricette come se fossero sogni o desideri resi pubblici... e ci narra storie che sono anch’esse piaceri realmente vissuti».
The New York Review of Books


«In tutti gli Stati Uniti non conosco una scrittrice che possieda una prosa migliore».
W. H. Auden

Mary Frances Kennedy Fisher Autrice di numerose opere, tra le quali Biografia sentimentale dell’ostrica (Neri Pozza 2005), Il mio io gastronomico, Alfabeto per gourmets, L’arte di mangiare, Mary Frances Kennedy Fisher (1908-1992) lavorò a Hollywood come sceneggiatrice, ma un anno dopo si licenziò. La sua vita sentimentale fu, come quella lavorativa, un tornado. Ebbe in segreto una figlia nel 1944, di cui non rivelò mai il padre. Finita la guerra si trasferì a New York e sposò il suo editore Donald Friede. Il matrimonio, «sciocco ma allegro», però durò poco. Di sé scrisse: «Come la maggior parte delle persone, io sono affamata. Mi sembra che i nostri tre bisogni primari, cibo, sicurezza e amore, siano così intrecciati e legati tra di loro che non possiamo pensare solamente a uno di essi senza gli altri due. E così accade che quando scrivo di appetiti, io stia realmente scrivendo di amore e della fame di amore».

4 commenti:

Pila ha detto...

Mrs. Poe l'ho comprato da poco e non vedo l ora di leggerlo!!! *-*
Mi ispirano molto il primo e l'illusione della spensieratezza!!!
Post magnifico!!! *-*

Endimione Birches ha detto...

Non vedo l'ora anche io!!! Grazie!
Un abbraccio forte Pila :)
Endi

Ludo ha detto...

Mrs Poe ispira parecchio anche me, anche se... meglio che mi trattenga.

Preferisco la copertina dell'edizione originale, devo ammettere. Tendo sempre ad apprezzare le copertine Neri Pozza, ma, questa volta, quella americana mi ha proprio conquistata.

Endimione Birches ha detto...

Ciao Ludo!!!
Si,è vero, concordo! Quella americana è più "calda" nei toni e nei colori!
Quella della NP è carina, ma non quanto quella originale :)
Io credo mi lascerò conquistare ... non riesco a resistere alle tentazioni libresche di questo mese :D
Un abbraccio!!!
Endi