Recensione "I mille nomi" di Django Wexler

martedì 26 agosto 2014

 
 
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I mille nomi
di Django Wexler
pagine 652
prezzo 20€
Fanucci
già disponibile
voto:
3/5
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La serie "The Shadow Campaigns" è composta da:

0.5 The Penitent Damned - ebook inedito in Italia
1. The Thousand Names - I mille nomi
2. The Shadow Throne - ancora inedito in Italia
3. eventuali prosegui

  
l'ebook che presenta la serie e il secondo capitolo della serie, entrambe nelle versioni originali
La sonnolenta quotidianità in cui il capitano maggiore Marcus d’Ivoire e il suo piccolo esercito sono risucchiati, rassegnati a finire i propri giorni in un remoto avamposto, è stravolta dallo scoppio di una ribellione ai confini del Regno di Vordan, che li costringerà alla dura prova della difesa di una fortezza nel deserto.
cover originale
Winter Ihernglass si è arruolata nell’esercito fingendosi un uomo, con il solo scopo di sfuggire al suo passato.
Coraggio e determinazione non le mancano, e insieme alla sua umanità le faranno ottenere in breve una promozione a luogotenente. I destini di questi due soldati e dei loro uomini dipendono dal colonnello Janus bet Vhalnich, il prescelto dal re per riprendere in mano le redini di una guerra che sembra perduta e ristabilire l’ordine. Il suo genio militare sembra non conoscere limiti, sotto il suo comando si assiste a un rovesciamento delle sorti.
Marcus e Winter credono nel loro superiore e sono pronti a seguirlo fino alla fine, ma la loro fedeltà sarà messa a dura prova quando cominceranno a sospettare che le ambizioni dell’enigmatico colonnello vadano ben al di là del campo di battaglia, avvicinandosi pericolosamente al sovrannaturale...

 
Considerazioni.
Una volta finito questo romanzo ho dovuto posarlo sul comodino e pensarci un pò su. Ho pesato e ripensato al modo in cui è stato scritto, allo snodo della vicenda, ai personaggi e i loro scopi e alla loto crescita. Non è stato così immediato o così facile, sarò onesta. 

Una cosa certa, allo stato attuale delle miei riflessioni, è che Wexler è un autore che sebbene non mi sia affatto dispiaciuto, non ho ancora pienamento compreso: sia nelle intenzioni che nella narrazione.

Innanzitutto - qualora vogliate aprire per la prima volta questo romanzo - vi è da dire che la prima cosa che vi colpirà sarà l'ambientazione. Quest'ultima colpisce subito per essere molto differente dalle classiche ambientazioni fantasy, solitamente caratterizzate da atmosfere medievaleggianti. Qui, infatti, l'autore - pur strizzando l'occhio al Medioevo per alcuni elementi - ha voluto svolgere gli avvenimenti della sua opera in un tempo più vicino, quasi moderno, ma abbastanza per definirlo desueto.  Questo, in un certo senso, ne ha segnato un punto a favore, trovandomi quanto meno in defezioni di paragoni e con una più benigna predispossizione d'animo ad abbandonarmi alle mani di Wexler.

Si può dire, in secondo luogo, che l'autore abbia voluto costruire un fantasy plasmando la storia sulle sue viscerali e personali passioni: la storia, le battaglie e l'arte della politica. Si vede sin da subito che prende spunti odierni (ma non troppo) nel Medio Oriente, con i suoi contrasti, le sue lotte e trova un senso quasi metafisico nel corpo a corpo delle guerre, nelle faide tra fazioni delle società, che lottano, come per natura umana, per prevalere l'una sulle altre. 

Ma Wexler è anche un abile "manovratore" delle meccaniche politiche; egli gioca con i suoi protagonisti sul tavolo delle possibilità, gettandoli come Dio malefico, nelle paludi inestricabili della politca, ove più ci si indugia, più si sporcano e vi ci si affondano. Wexler ama le battaglie, i meccanismi che le animano, le tattiche di cui si compongono e piano a piano, senza fretta, le immette nella storia, ci fa ingarbugliare in esse, gioire e patire nell'attesa del risultato. Wexler ne ha studiato i particolari dai maestri dell'arte della guerra - primo tra tutti da un genio nato tale e morto leggenda in quanto a guerre e strategie: Napoleone -  e si vede.

Interessanti sono anche i personaggi che crea, con i quali si confronta, con cui - almeno a mio parere - non sempre si ben distreggia o è in grado di tirarne fuori il massimo, ma che alla fine riesce a rendere intriganti, interessanti e intelligenti sia per quanto attiene le loro peculiarità che le loro evoluzioni personali. Sottolineo il fatto, molto bello, che Wexler abbia voluto narrare una storia dal punto di vista di una protagonista donna come Winter (anche la meglio riuscita), molto complessa e a volte dura sia per accadimenti che in quanto a psicologia e carattere, che gli rende onore per i differenti filoni narrativi che gli concede modo di affrontare.

Posto, dunque, tutto ciò, vi è da dire che nel complesso ho apprezzato molto questa storia, lo stile pacato e lineare di Wexler, che inserisce, man mano che procede nella narrazione, tanto nuovi personaggi (che arricchiscono e rendono maggiormente complessa la trama) che elementi (come la magia, sottile ma intrigante) i quali rendono la storia sempre nuova, grazie anche ai colpi di scena ben dosati ma costanti. Elemento particolare e piuttosto interessante è stato inoltre il fatto che "I mille nomi" non è, nel suo complesso, un romanzo cupo e dalle atmosfere dalle tinte soffocanti. Certo c'è una storia di guerre, complotti, difficoltà, menzogne, ecc... ma è vissuto sottoforma di ostacolo, piuttosto che di crudele punizione, di inflizione data dalla natura umana. Sotto questo aspetto Abercrombie, ad esempio, gli è lontano anni e anni luce, e la sua crudele sete di vendetta, la sua astensione dal buonismo e la sua sete di sangue, vendetta e giustizia (soggettiva) abitano sicuramente un pianeta differente da quello di Wexler, che non lo fiora nemmeno lontanamente in quanto a crudeltà.

Ci sono però delle piccole "crepe" a mio gusto ne "I mille nomi" che in parte derivano dai suoi pregi: come il fatto che Wexler non abbia mai voluto osare di più, andare oltre con i suoi personaggi, con la sua storia. 
Questo non significa che dovesse torturare fisicamente o mentalmente Winter, o tenere costantemente un ritmo serrato nella narrazione, ma avrebbe dovuto cercare di spingere i suoi protagonisti verso prove più significative, sottoporli a un maggiore livello di stress, per cui prendessero decisioni più coraggiose, più significative per loro stessi e per le vicende in sui si trovano coinvolti volenti o nolenti, che seppur intriganti e coinvolgenti, hanno un ritmo che non è sicuramente "tempestoso", quanto sempre piuttosto "contenuto". 

E' questo, devo dire, è l'elemento che ho trovato più peculiare e strano in questo romanzo. C'è sempre, nelle vicende fantasy, un certo affanno, un certo desclinarsi degli eventi che piega l'animo e affretta la sorte, che qui non emerge, quasi si avesse tutto il tempo, se non verso la fine del romanzo, quanto la storia piega ad un certa fretta (ma che un pò delude proprio per il fatto che non sembra gestita benissimo come il resto della storia).

Ho dato tre teierine al romanzo, anche se in realtà mi sarebbe piaciuto da 4, in quanto devo vedere come decide di far evolvere la vicenda, nel secondo capitolo, Wexler, che anche se conclude in modo soddisfacente questa sua prima fatica, almeno di questa serie, non mi ha convinto del tutto nel suo stile e in  merito alla piega che intede far prendere alla sua storia. Soddisfacente ed intrigante duqnue, ma, vista anche i difetti che ho menzionato, a mio gusto, vorrei ancora tastate il terreno ...



Ulteriori opinioni sul romanzo potete leggerle qui:


Django Wexler si è laureato all’università Carnegie Mellon di Pittsburgh in scrittura creativa ed informatica ed ha lavorato proprio per l’università in un progetto di ricerca sull’intelligenza artificiale. Successivamente è stato assunto dalla Microsoft ed ora vive a Seattle insieme a due gatti ed una montagna di libri. Quando non è impegnato nella stesura della sua serie, The Shadow Campaigns, litiga con i computer, dipinge soldatini e si intrattiene con qualunque genere di gioco.

2 commenti:

Pietro Striano ha detto...

Molto interessante questo blog, complimenti, i mille nomi lo sto leggendo ora e devo dire che mi ritrovo con la recensione. Un bel romanzo comunque.

Endimione Birches ha detto...

Ti ringrazio moltissimo per i complimenti Pietro!!! Vero, davvero un romanzo particolare, diverso da quanto letto sin ora...