Recensione: "Gli innamorati di Sylvia" di Elizabeth Gaskell

lunedì 29 settembre 2014


 
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Gli   Innamorati 

di Sylvia
di Elizabeth Cleghorn Gaskell
Pagine 576
Prezzo 15
Jo March 
già disponibile
voto:
IMPERDIBILE!!!
--o--











Nel novembre del 1859, senza rivelarne le ragioni, Elizabeth Gaskell trascorse una vacanza di quindici giorni nella nebbiosa Whitby, una cittadina sulle coste dello Yorkshire.
Qui fece lunghe ricerche sulla caccia alla balene, sull’arruolamento forzoso dei marinai nelle flotte britanniche durante le guerre contro la Francia e sulle ribellioni popolari che si opposero alla coscrizione. 
cover originale
Al suo ritorno a casa iniziò a scrivere un nuovo romanzo. 
Così Whitby diventò Monkshaven, conservandone tutto: l’abbazia, il porto, le fattorie, il respiro del mare e l’abbraccio delle brughiere. 
La sua penna si mise ancora una volta a narrare appassionatamente la storia degli umili; la storia più triste che avesse mai scritto, come la stessa Autrice definì il racconto di Sylvia Robson e dei suoi due innamorati, Charley Kinraid, l’impavido e virile ramponiere, e Philip Hepburn, il commesso che vive dietro il bancone di una bottega e passa le ore a misurare stoffe e a calcolarne il costo. 
Ma la realtà non è mai interpretabile in modo univoco, gli eventi si susseguono imprevedibili e mutano le persone. 
Solo il mare, che Sylvia contempla immobile sulla spiaggia, rimane sempre identico a se stesso, con il fragore dei suoi flutti impetuosi, con il suo linguaggio che parla di eternità.
 
Considerazioni.
Dopo "Nord e Sud" ecco che la Jo March pubblica un nuovo (per così' dire) romanzo della grande autrice inglese, non troppo conosciuta nel Bel Paese.
Questa volta la Gaskell non si occupa della Rivoluzione Industriale e della condizione della società di quel tempo, con relativo (e interessantissimo) divario tra ricchezza e povertà, ma ci porta ai tempi degli scontri tra Inghilterra e Francia al disgregarsi del 1700.

Siamo infatti nel 1796, ed è in corso una delle tante guerre che coinvolge due potenze europee che hanno da sempre mal celato la loro reciproca sopportazione, ed in quadro politico in un certo qual modo incerto e precario, a Monkshaven, un piccolo paesino inglese noto per la caccia alle balene (la Gaskell lo aveva appositamente scelto, nulla è per caso), dotata di paesani testardi, coraggiosi e combattenti, c'è parecchia tensione per via delle bande che all'epoca presero il nome di coscrizione, atte cioè a rapire o costruingere gli uomini a unirsi all'esercito, senza alcuna possibilità di addio ai propri cari. Monkshaven cerca di tenere lontano queste bande, che temono un'incursione nel paesino, ma la tensione si fa sempre più alta...
In questo contesto, ed in questo paesino, vive insieme ai suoi genitori Sylvia, una giovane allegra, felice per quanto possibile, e molto ingenua ragazza. Sylvia è una specie di splendida e brillante luce dalla quale non è difficile non rimanere invaghiti, ed infatti se ne innamorano perdutamente sia il mite e solingo cugino Philip, che soffre per lei di un amore quasi assoluto e morboso, che l'oscuro e affascinante ramponiere Charley.
Non sopportando quasi le attenzioni oppressive di Philip, Sylvia gli preferisce Charley, il quale la ricambia, lasciando il cugino con la sola possibilità della realizzazione lavorativa (Philip lavora in una bottega). Ma il romanzo è lungo e il destino mutevole, per cui gli accadimenti non porteranno a quanto potrebbe risultare apparente e la stessa volontà dei protagonisti muterà più volte, a seconda dei momenti, delle necessità e dei tempi, inclementi.

E' un romanzo che scava ti dentro, nel vero senso del termine, e che è riuscito a farlo come lo fanno bene solo i rivoli d'acqua, con constanza e imperturbabilmente: ogni situazione, personaggio, accadimneto mi ha scavato dentro, facendosi man mano largo nelle mie convinzioni, nel mio animo, e mettendomi di fronte alle scelte, al destino, alle decisioni umane del libero arbitrio, alle conseguenze a seguito di queste ultime, alla bontà e alla cattiveria delle persone. Ma è soprattutto un romanzo che parla del tempo e dell'indefesso mutamento che questi si porta appresso, in pariticole modo se si ha a che fare con un'amore insoddisfatto.
Tutto in "Gli Innamorati di Sylvia" è collegabile all'amore che non giunge del tutto a compimento o se si avvicina, è ormai insoddisfatto o irrealizzabile. Per un motivo o per l'altro, infatti, tutto diviene inesorabilmente fonte di insoddisfazione, disfatta e penuria per i personaggi che sono coinvolti nella storia. 

C'è dello struggimento doloroso nel vedere come gli eventi di questo romanzo si intavolano perfettamente per divenire un bellissimo castello, la cui grandezza è costruita sul suo sfascio e la sua distruzione.  
Ed è l'amore ciò conduce all'esplosione, alla distruzione delle possibilità che si palesavano all'inizio, quale preludio di felice esistenza. Come un castello di carte è Philip da inizio alle danze e che porta tutti i personaggi a compiere azioni e fare scelte che altrimenti non avrebbero fatto. E proprio Philip sarà vittima della sua stessa infelicità per certi versi, come un fendente che gli torna indietro come un boomerang per poi esplondergli fra le braccia. 
Fulcro del romanzo in questione non è però solamente l'amore, reso dalla Gaskell in tutte le sue sfumature (quello materno e soffocante da parte della madre di Sylvia, quello possessivo e quasi malato del codardo Philip, quello lontano e introverso del fascinoso Charley, quello non ricambiato da parte di più di una persona, senza dimenticare quello donato per non rimanere soli, e così via...)
Non è solamente un romanzo sull'amore, ma è anche un romanzo, come vi avevo anticipato prima, sulle azioni (o le omissioni) e le conseguenze di queste ultime nel futuro.

La Gaskell, interpellata sul questo romanzo, disse: "the saddest story I ever wrote" (la storia più triste che abbia scritto). Vero. E' una storia che prende il cuore e lo getta a terra per vederlo frantumarsi in mille pezzi. Ma non è un romanzo che leggi per vedere quanto male uno scrittore, o come in questo caso, una scrittrice possa fare ai suoi personaggi. 
Personalmente ho preso questa lettura come una chiave di lettura diversa e sfaccettata per comprendere la complessità dell'amore nelle sue così diverse declinazioni, delle sfaccettature dei caratteri di cui si compone l'umana natura, la difficoltà che implicano le scelte, il destino, l'amore materno, quello (complicato) paterno.
E vi dirò, certo ne sono uscita provata, perchè la Gaskell non perdona, scava, sonda, porta a far emerge certi pensieri, certi ricordi, ti porta a confrontare la tua persona con certi accadimenti, paragonarli, renderli possibili, vedere i personaggi in una certa qual luce (certamente non positiva) e pensare, pensare e pensare.
Non ho amato particolarmente i personaggi, a livello caratteriale, perchè alcuni sono troppo fragili, alcuni effimeri, altri fuggevoli, altri ancora affettati, ma non era comunque questo il punto, in quanto non mi dovevano piacere, in quanto è come se veicolassero un messaggio per il lettore, da leggere tra le righe o fossero un esempio che il lettore debba tenere presente per la propria esistenza, quale esperienza o monito o insegnamento.

Ho apprezzato davvero molto questo romanzo che mi sento di consigliarvi di tutto cuore. Leggetelo, vi colpirà in milioni di modi e ne uscirete in qualche modo più consapevoli e rafforzati, se non fisico nelle convinzioni.



Elizabeth Gaskell (1810-65) è autrice di raffinate opere letterarie come Mary Barton (1848), in cui ha rappresentato l’ambiente operaio di Manchester; Ruth (1853), che racconta la perdizione dell’eroina protagonista nella società perbenista di epoca vittoriana; North and South (1855), monumentale affresco che ritrae le trasformazioni sociali in atto in Inghilterra in seno alla rivoluzione industriale. Per commemorare l’amica Charlotte Brontë, la Gaskell scrisse la sua biografia, pubblicata nel ’57. Morì improvvisamente mentre si accingeva a comporre il penultimo capitolo dell’incompiuto Wives and Daughters.

7 commenti:

Pila ha detto...

DEVO leggerlo!!! *-*

Endimione Birches ha detto...

Bello bello ^ ^

Endimione Birches ha detto...

Bello bello ^ ^

annarita ha detto...

Una lettura interessante. Non affascinante come "Nord e Sud", ma notevolissima. Un abbraccio. Annarita

Endimione Birches ha detto...

Ciao Annarita!!
Si, è molto diverso da "Nord e Sud", come se qui la Gaskell avesse perso quel baluginio di speranza che invece conservava in "Nord e Sud". Purtroppo l'amarezza ha qui travolge tutto e lascia un tormento che pare non avere del tutto fine. Ma penso che questa sua amarezza schiuda il cuore in qualche modo...

Una abbraccio forte!!
Endi

Daniela ha detto...

Carissima Endimione, ti ringrazio per questa proposta, un romanzo che ancora non conosco e che spero presto di leggere, amo molto la Gaskell !
Grazie di cuore per queste tue sempre entusiasmanti ed intelligenti recensioni, ti abbraccio augurandoti un sereno prosieguo di pomeriggio.
A presto
xox
Dany

Endimione Birches ha detto...

Ciao Daniela!!!
Sono contenta che ti ispriri questo romanzo, perchè è davvero un libro straordinario, che occorrerebbe leggere almeno una volta, per quanto è in grado di "smuovere" e vericolare.
Ti auguro un buonissimo week end!!!!!!!!
un abbraccio fortissssimo!!
♥♡♥
Endi