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Doppia recensione tra panneggi di lilla e blu.

venerdì 24 ottobre 2014

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Il genio
 e il golem  
di Helene Wecker
Pagine 592
Euro 18,00
Neri Pozza 
già disponibile
voto:
 
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È un giorno del 1899 quando Otto Rotfield si inoltra nel folto del bosco di Konin, un paesino a sud di Danzica, e varca la soglia della catapecchia di Yehudah Schaalman. Rabbino dall’oscura fama – a Konin si sussurra che sia stato posseduto da un dybbuq, uno spirito maligno che gli avrebbe conferito poteri soprannaturali –, Schaalman è solito ricevere nel cuore della notte la visita di ragazze di campagna alla ricerca di filtri d’amore o di donne sterili che, grazie alle sue arti cabalistiche, restano incinte poco tempo dopo.  
Figlio di un fabbricante di mobili, trentenne così inetto e arrogante che in meno di cinque anni ha mandato in rovina l’azienda di famiglia, Rotfield non è a caccia di incantesimi o magiche pozioni. Vuole da Schaalman molto di più: un golem che passi per umano, un golem- femmina che gli faccia da moglie docile e ubbidiente e lo accompagni verso la nuova terra promessa: l’America.
Disposto, in cambio di denaro, a offrire ogni sorta di servigi, Schaalman si cimenta nel compito e crea dall’argilla una splendida golem, pronta a seguire e proteggere il suo padrone e, insieme, a scatenare la sua potente forza distruttiva.
cover originale
Rotfield si imbarca con la sua creatura sul Baltika, il piroscafo addetto alla rotta Danzica- New York, ma, subito dopo averle dato vita con la formula trascrittagli dal rabbino, per un malore a lungo trascurato muore. Sola, la golem sbarca a New York e si aggira, stordita e totalmente alla deriva, per le strade rumorose della metropoli della fine del XIX secolo. 
Non lontano da lei, nella zona di Lower Manhattan chiamata Little Syria, Butros Arbeely, uno stagnino cattolico maronita, è alacremente al lavoro nella sua officina in cui fabbrica o rappezza tazze e piatti, pentole e padelle, ditali e candelabri. 
È alle prese con un vecchio fiasco di rame malconcio appartenuto da tempo immemorabile a una famiglia siriana, quando viene attraversato da una scossa potentissima e spinto via lontano dal suo tavolo di lavoro. Il tempo di riprendersi e riaprire gli occhi che scorge davanti a sé un uomo nudo, dai tratti del volto di una perfezione inquietante, i capelli scurissimi e un bracciale di metallo al polso destro: un genio, da lui accidentalmente liberato, uno di quei genii potenti e intelligenti, la cui forma reale, inconsistente come un soffio d’aria e invisibile all’occhio umano, può radunare i venti del deserto e cavalcarli, e assumere le sembianze di qualsiasi essere vivente… 
Romanzo che, attraverso lo sguardo di due affascinanti figure della mitologia araba ed ebraica, illumina la New York di inizio Novecento, città di immigrati e di grandi trasformazioni sociali, di culture che si mescolano e grandi solitudini, di millenarie conoscenze e avveniristiche innovazioni, Il genio è il golem è uno dei romanzi più attesi dell’ultima stagione letteraria americana.

 

Considerazioni.
Libro corposissimo lettori, ma non trovere un romanzo così magnfico per diverso tempo, quindi vi dico subito di prepararvi la giusta quantità di cappuccino, coperte calde, un buon cuscino, posate l'orologio sul comodino per il week end e comprate questo romanzo bellissimo,  fatto apposta per animi che tendono alla lettura di qualcosa di pefetto, affine ai mix di culture e incline a conquistare l'anima lentamente e irreparabilmente.

Opera prima della Wecker - e subito candidata al famosissimo e prestigiosissimo Premio Locus, nonchè al World Fantasy Awards - il romanzo raccoglie in modo sottile, ma profondamente intelligente, tutto quanto è nelle radici sociali, storiche, nonchè negli ambienti che circondano la sua fautrice di questa storia (come il fatto che sia di origini ebraiche, contrapposte a quelle di suo marito, arabe) dando vita ad una storia ricca di intrecci che passano dalla realtà, alla finzione, alla mitologia.

Il Genio e il Golem è infatti un mix di tradizioni e mitologia mediorientali che si muovono nel primo Novencento in America e che tratteggiano bene quest'ultima, rendendola vivida, tangibile, afferabile nella sua espansione e bellezza. Se pensate però ad un romanzo possibilmente vero, sareste in errore, in quanto il tono della sua narrazione è più simile ad una fiaba, un racconto verosimile pescanto nelle leggende, nei racconti dei tempo antichi, pieni di fascino e credenza e quella superstizione che da essi nasce per forza di cose.
Troverete la lotto tra bene e male, tra angeli e demoni, tra creature folcloristiche ebraiche, come vi ho accennato prima, ma anche quella prettamente e tipicamente arabo-islamicche, che interagiranno per scopi che attengono alle tematiche che l'autrice vuole e necessita di trattare per giungere al suo scopo ultimo.

Questo romanzo è inafferabile da porgervi, in quanto potrete comprendere la sua essenza solo affondando la vostra mente nelle pagine, il vostro interesse nei suoi personaggi e la vostra curiosità nella trama. Ma posso dirvi, con certezza pura e cristallina, che è un romanzo ricco di interessanti spunti, di rapimento, di bellezza, di intelligenti metafore, di idilliache iperboli, di racconti mitologici che incuriosiscono e spingono all'approfondimento. 

E' un romanzo intriso di tematiche importanti, che sono unite dal filo conduttore principale: l'amore tra la donna fatta d'argilla (o golem) e l'uomo di fuoco (ovvero un genio).
Questo amore, questo scritto in generale, diviene scopo e momento di consapevolezza, nelle mani dell'autrice, per narrare di un paese, l'America, ed i problemi ad essa relativi, come l'integrazione, le relazioni interculturali, le dinamiche sociali e attento a parlare di ciò, anche in relazione al Sogno Americano.

Partendo da due immigrati particolari (come un golem, proveniente dalla tradizione ebraica e un genio, di origine araba), infatti, la Wecker parla di immigrazione, di multuculturalità, di difficoltà nell'approdare in un nuovo paese, alle regole legate all'ammissione in America, alla quasi ghettizzazione di questi immigrati in aree delle città (qui in particolare siamo a New York) fino alla creazioni di veri e propri quartieri appartenenti alle diverse aree di provenienza straniera.

Inoltre ho trovato bellissimo vedere come due creature così diverse, in un paese che non è quello d'appartenenza, li accomuni così tanto nell'incomprensione degli umani (americani), di cui non comprendono la natura umana, anche se come loro dotati di libero arbitrio (che è poi ciò che li distingue e li rende unici) e ben definita personalità.

E sebbene siano tematiche molto interessanti e assolutamente giuste di cui parlare, sarebbe ingiusto non dire che l'autrice lo fa in un'ottica così diversa dal solito, imbastendo una storia così poetica, elegante, forse a tratti  un tantino complessa, ma magnetica, che non posso non consigliarvi una storia così impregnata di fascino e mistica rievocazione mitologica.

Sebbene non sia un romanzo privo di pecche (ogni tanto la storia sembra un pochino macchinosa, soprattutto quando i due protagonisti si incontrano casualmente; ovvero nel finale concitato e frettoloso) ma è un romanzo profondamente coinvolgente, pieno di buoni, buonissimi spunti sia di riflessione che di approfondimento delle culture trattate, della mitologia di riferimento e dei temi davvero ben trattati.

 

Helene Wecker si è laureata in letteratura inglese al Carleton College in Minnesota. Ha vissuto a lungo a New York, dove ha conseguito un Master in Fiction alla Columbia University. Vive ora a San Francisco con marito e figlia. Il genio e il golem è il suo primo romanzo.
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La sarta di
Mary Lincoln

di Jennifer Chiaverini
pagine 400
prezzo 18€
Neri Pozza
già disponibile
voto:

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1860. Novembre. Mancano poche ore al risultato delle elezioni per il sedicesimo presidente degli Stati Uniti d'America e a Washington la tensione è altissima. Le strade brulicano di uomini che fanno la spola fra taverne e alberghi in cerca di notizie o si assiepano davanti alle porte dell’ufficio del telegrafo.
cover originale
Le sale dei circoli che costellano il quartiere della Casa Bianca sono già piene di passanti accorsi numerosi per approfittare del whisky offerto gratuitamente. Soltanto una donna di colore, Elizabeth Keckley, si affretta a tornare alla sua pensione di mattoni rossi stringendo al petto il suo cesto da cucito. È una sarta specializzata in eleganti abiti femminili alla moda. A Saint Louis, dopo anni di sacrifici e risparmi, è riuscita a comprare la libertà per sé e per il figlio George, studente in una lontana università dell’Ohio. Si è trasferita a Washington, la capitale federale dell’Unione, animata da un solo intento: continuare a garantire al figlio quell’istruzione che a lei è stata preclusa. Nonostante il clima teso a causa delle dispute legate all’abolizione della schiavitù e ai propositi secessionisti del Sud, Lizzie lavora alacremente.
Non importa se per orlare le tende di un hotel malandato riceva soltanto due dollari e mezzo o se, per ultimare il vestito della moglie del senatore Davis, rientri così tardi da avere a malapena il tempo per un pasto e un bagno. Bravissima a confezionare i corpetti complicati e aderenti per i quali le dame del tempo impazziscono, Lizzie vede la sua fama accrescersi e farsi largo a poco a poco tra i circoli più in vista della città. Finché un giorno non si trova al cospetto di una donna sulla quarantina dai capelli scuri, con una bella carnagione e limpidi occhi azzurri che denotano acume e intelligenza: Mrs Mary Lincoln, la moglie del presidente appena eletto, la first lady nota per le sue bizze e i suoi improvvisi accessi d’ira. Lizzie le sistema magnificamente un abito rosa di moiré antico che Mary sfoggia con successo al primo grande ricevimento in onore dell’insediamento del marito.
cover edizione economica
Da quel momento diviene non soltanto la sarta personale di Mrs Lincoln, colei che si occupa di vestirla e acconciarla per balli, cene e ricevimenti, ma anche la ex schiava cui l’inquieta, volubile Mary confida le sue angustie e i suoi rancori, il suo disappunto di first lady oggetto di malevolenze, invidie e gelosie. Un sodalizio che da parte della fedele Lizzie non verrà mai meno, neanche quando Mary Lincoln, sola e abbandonata da tutti, dopo aver perso il figlio Willie, a causa di una malattia, e poi il marito, vittima di un attentato, rivolgerà il suo risentimento contro di lei, scambiando un estremo gesto d’amore per un insulto alla sua dignità di ex first lady dell’Unione.
Con uno stile avvincente e una trama arricchita da splendide descrizioni che restituiscono tutto il fascino dell'epoca, La sarta di Mary Lincoln, New York Times bestseller, «porta alla luce, con stile, grazia e rispetto, gli scatti dimenticati di un’America passata» (Book Reviews), raccontandoci la storia vera di Elizabeth Keckley: ex schiava, sarta della Casa Bianca e autrice di un libro di memorie che scandalizzò l'intera nazione.

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Considerazioni.
C'era una volta, tanto tempo fa, una donna di nome Elizabeth Keckley, di professione sarta, che nel 1861, a Washington, a seguito della sua fama, venne accolta presso la residenza presidenziale al seguito della moglie del Presidente degli Stati Uniti, Mary Lincoln.

Sebbene quest'ultima non godesse di buonissima fama, a quel tempo, per via di alcuni ingenti sperperi di denaro (chi diceva per vestiti, chi per la ristrutturazione della White House) nonchè per la mutevolezza del suo umore (leggendario) che la vedeva essere talvolta piuttosto violenta, al contrario, Elizabeth Keckley era una donna mite, pacata, salda e paziente che divenne piano a piano la confidente più vicina e più cara a Mary, scossa sempre più dai propri nervi poco saldi.

Storia interessante, vero? Personalmente l'ho trovaro una buona lettura. Ho infatti potuto approfondire meglio la figura sia all'ombra di Lincoln, la moglie, che di una figura che non conoscevo per nulla: Elizabeth Keckley. E devo dirvi che anche se in modo differente ho apprezzato entrambe e soprattutto ho apprezzato il loro rapporto stretto, quasi di dipendenza, in particolar modo da parte di Mary, sicuramente la più fragile delle due.

"La sarta di Mary Lincoln" ha infatti come proposito quello di descrivere il legame tra Mary ed Elizabeth, incentrando il racconto degli anni che vanno da quando si incontrarono a quando le loro vite si divisero (con qualche accenno a quanto ne è stato poi delle loro esistenze). Ed in questo devo dire che la Chiaverini non delude, narrando della vita quotidiana, della persona che era Mary, del rapporto con i figli, con il marito, con la politica abolizionista di Lincoln. 

 
 Non solo, la scrittrice si sofferma nel racconto delle vicende politiche che segnarono quell'epoca, con la descrizione delle votazioni, i nomi e le vite degli uomini coinvolti nella svolta che portò all'abolizione della schiavitù. Interessante anche gli accenni alla Guerra di Secessione (con l'opposizione tra l'esercito dell'Unione e i Conderatti d'America), che affliggeva e segnava un paese nato nel sangue.

Anche questo romanzo, a mio parere, non è perfetto, in quanto a forza di calcare la mano sui dettagli storici e politici, risulta fortemente rallentato sia nella narrazione del perno centrale della storia (costitutito dal rapporto tra Elizabeth e Mary) la quale risulta un pò sacrificata fino ad un certo punto, che proprio della narrazione, che procede lentamente.

Questa scelta fa si che questo sia meno un romanzo, quanto più un affresco (anche se stupendo) storico di un'epoca ricca di eventi, scelte importanti e personaggi che non solo segnarono un'epoca, ma resero immortali i principi di una nazione che ancora oggi dsi trova a seguirli e da cui trae ispirazione.

Detto ciò non si può non apprezzare il lavoro della Chiaverini nella ricostruzione storica, oserei dire che rasenta la perfezione, ma anche nella ricostruzione della storia di Elizabeth, la quale si base sull'autobriografia della Keckley, che un tempo fu quasi denigrata e ad oggi è considerata invece un documento storico particolarmente significativo del passato.

Io mi sento di consigliarlo a tutti coloro che vorrebbero avere una visione privilegiata di quanto è stato presso la Casa Bianca durante la presidenza di Lincoln e/o che vorrebbero saperne di più circa il processo di approvazione della legge abolizionista della schiavitù. E' davvero un'opera molto interessante sotto questi due punti di vista.

 

Jennifer Chiaverini insegna scrittura alla Pennsylvania State University e all’Edgewood College. È autrice di numerosi bestseller e della fortunata serie Elm Creek Quilts. Attualmente vive a Madison, in Wisconsin, con il marito e due figli.

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