Doppia recensione: “Liberami, disse l’uomo” + "Il serpente e il mirto"

sabato 29 novembre 2014



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Liberami, 
disse l'uomo
di Davide Bonvicini
pagine70
prezzo: 1,49€
Autopubblicato 
già disponibile
voto:
3/5
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Un mondo perfetto, dove gli abitanti seguono l’unica legge del piacere, da cui solo un uomo è escluso: Cameron K.L. 
Una malattia lo rende inabile alla connessione globale, la “liberazione”, e lo costringe a vivere ai margini della società. Le sue speranze sono riposte in Jordan A.U., un medico che gli aveva promesso di aiutarlo. 
Ma quando questi scompare, Cameron si trova davanti a un bivio: accettare la sua condizione, oppure rischiare tutto per cercare Jordan.  
Questa e altre scelte saranno a carico del lettore, che alla fine di ogni paragrafo deciderà come proseguire la vicenda, sino a raggiungere uno dei possibili otto finali. E ogni rilettura svelerà nuove, inquietanti sfaccettature, diverse risposte alla domanda “cos’è la libertà?”


Considerazioni.
Il romanzo prende avvio dal protagonista, Cameron, il quale decide di cambiare il suo destino, e noi con lui e per lui. Non vi dirò moltissimo sulla trama per due ragioni:

- la prima è che il racconto è talmente breve che racconterei tutto, in pratica

- la seconda è che il romanzo è impostato in modo da raccontare eventi e risoluzioni diverse a seconda del lettore, con i suoi otto finali, le 15mila parole abbondanti, le oltre 92mila battute e i 50 paragrafi.

questa piccola (in ragione delle sue pagine) opera è un classico libro da leggere e sfogliare linearmente. E' una specie di gioco in cui l'autore ti conduce in modo interattivo, cercando di fare scegliere il lettore in che direzione andare in base alle sue scelte sulla storia. Noi lettori dobbiamo scegliere la direzione che devono prendere gli eventi (tra le 3 o 4 proposte che l'autore concede) ed in base a ciò i lettori approderanno a vicende un pochino differenti tra di loro, per cui è una sorpresa diversa a seconda del lettore che lo legge. Alcuni lettori, infatti, dovranno arrivare al termine per ricominciare dal principio; altri dovranno accettare il fatto che i percorsi alternativo sono molteplici ed altri ancora troveranno il successo e la conclusione meritata e conseguita con la lettura.

Se quindi cercate un coinvolgimento ulteriore rispetto ad una lettura normale, ove occorre semplicemente abbandona si alle mani dell'autore, qui si partecipa eccome sia con la storia che con i personaggi con un coinvolgimento maggiore rispetto ad una normale opera!

Il punto di forza del romanzo coincide anche, però, con la sua debolezza. "Liberami, disse l’uomo" non risulta, infatti, sempre linearissimo. Probabilmente, con lo scopo di permettere ai diversi lettori di giungere a percorsi differenti tra loro ha anche costituito il "punto di stress" dell'autore, che a volte rende la storia un pò sconnessa tra un segmento e l'altro, risultando, di quando in quando, un pò difficile far collimare quanto letto con quanto si sta leggendo in rapporto a "cosa è successo" e "cosa sta succedendo", non tanto temporalmente, quanto piuttosto di meccanica degli accadimenti, anche dovuto al fatto che l'ambietazione non ha certo reso facile l'avventura impostata dall'autore.

Oltre a ciò, proprio in relaziona alla sua struttura è stato difficile (se no impossibile) comprendere nel profondo la personalità e la psicologia del personaggio di Cameron, che rimane un pò schiacciato dalla scelta del lettore, ovviamente.

Non ultimo, quale difetto (forse il maggiore) è anche il fatto che la storia sia davvero brevissima. Dura il tempo di un battito di ciglia, senza che ci si renda conto la storia prende avvio e termina con una brevità quasi allarmante.

Ho apprezzato invece moltissimo le tematiche alla base del romanzo: la libertà, in particolar modo in relazione alla sua creazione; la confusione dell'uomo per il proprio passato quali individui, per il loro destino, la loro rincorsa verso in futuro ignoto, le difficoltà, i dolori, ecc...

Personalmente ho dovuto ricominciare diverse volte (!) ma tutto sommato diciamo che ho avuto una risoluzione soddisfacente...

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Recensione Libro “La serpe e il mirto (1978) ovvero il tempo secondo Aguilar Mendes” 


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Il serpente 
e il mirto
di Stefano Valente
pagine 208
prezzo 12€
Parallelo 45
già dsiponibile
voto:
 3/5
--o--




Aguilar Mendes, studioso di letteratura portoghese, giunge a Roma il 16 aprile del 1978, esattamente nel mattino cruciale del rapimento di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse. È un fuoruscito, un esule che fugge dall'Argentina che il regime militare ha trasformato nella terra dei desaparecidos.
A Roma hanno così inizio le vicende del letterato: scendendo in una strana - a volte "introvabile" - pensione del centro, Aguilar Mendes sarà proiettato in una girandola di eventi misteriosi che lo porterà avanti e indietro per l'Europa, rendendolo vittima e protagonista di arcani insondabili e intrighi politici.
Lo schivo, spaesato Aguilar Mendes si imbatterà negli "ospiti" del piccolo albergo, conoscerà le sue sedute spiritiche; verrà coinvolto in complotti, segreti e amori, in giochi di potere e avvenimenti - antichi e presenti - che lo metteranno in contatto con figure, atmosfere e "presenze" incredibili, e tuttavia reali: con un esercito di epici bravacci che diffonde il terrore e il carnevale fin dentro il cuore del Brasile, con Santi-teologi in bordelli della Terra del Fuoco, con un gatto di Oporto (?) e tre cani infernali, con le malinconie dolci di Lisbona...
E anche con Antenati-Serpenti dall'altra parte del mondo. Perché il Tempo - la Serpe-Ouroboros che morde la sua stessa coda - ha determinato di fare di Aguilar Mendes il proprio custode...

Considerazioni.
Questo secondo romanzo che vi presento oggi è invece scritto da un autore emergente che ha deciso di immergere l'autore nelle ambientazioni esoteriche e misterioso che da sempre affascina moltissimo la mente di ogni persona, in quanto spinge l'immaginazione laddove non c'è la possibilità, c'è il limite con l'ignoto e tutto può accadere.

La trama prende avvio da Aguilar Mendes, il quale è uno studioso di letteratura portoghese che appare come un pò sconfitto dalla vita, con il peso del mondo che grava sulle sue spalle, un uomo che è fondamentalmente un debole, inetto negli intenti che non riesce mai a realizzare e che risulta ostico ed odioso al lettore (almeno a me ha fatto questa impressione). Quest'uomo cerca qualcosa alle radici del "mistero" e delle "cospirazioni" di cui va a costantemente a caccia, che cerca e ricerca dal caso Moro in Italia, ai desaparesidos in Argentina, si trova ad un certo punto a confrontarsi con il mistero più grande: il tempo (ecco perchè il serpente del titolo).

Ma come? Come raccontare del tempo? Valente, mediante, un segmento infinito di anime che intrecciano e percorrono un destino, anche per breve momento, narra di personaggi che vivono di spionaggio, politica; narra di posti che inducono e conducono all' ignoto.
E non importa che il mistero abbia risoluzione semplice, forse banale, l'importante è il viaggio. Un viaggio che conduce all'infito, se non del corpo dell'anima, del sogno, delle aspirazioni, delle parole.

Più che la storia, che ammetto non è che mi abbia impressionato particolarmente, è la scrittura di Valente che mi è piaciuta. Ha saputo intrecciare bene la trama, dare colore ai tratti predominanti del mistery, del giallo, dell'esoterico, e mi è pervenuto l'amore che Valente ha impresso alla storia.

Stefano Valente, glottologo e lusitanista, è studioso delle lingue e letterature ibero-romanze. Tra i titoli pubblicati: ilromanzo storico Del Morbo – Una cronaca del 1770 (Serarcangeli, 2004), Premio Athanor; il thriller esoterico Lo Specchio di Orfeo (Liberamente, 2008), tradotto anche in Portogallo (O Espelho de Orfeu – Ésquilo Edições). Nel 2013 ha vinto il premio “Linguaggi Neokulturali” (www.kultural.eu) con l’inedito Di altre Metamorfosi, primo su 2046 romanzi. La sua è una scrittura colta, attenta ai vari livelli di linguaggio, che ama sperimentare nuove strutture narrative, spesso “giocando” – e incrociando – i più diversi generi letterari. Da sempre insegue e tenta di descrivere «quel tratto, quell’attimo comunque decisivo, in cui l’essere umano agisce – o si estrania – e nega se stesso scoprendo il suo contrario»
Stefano Valente, glottologo e lusitanista, è studioso delle lingue e letterature ibero-romanze.
Tra i titoli pubblicati: ilromanzo storico Del Morbo – Una cronaca del 1770 (Serarcangeli, 2004), Premio Athanor; il thriller esoterico Lo Specchio di Orfeo (Liberamente, 2008), tradotto anche in Portogallo (O Espelho de Orfeu – Ésquilo Edições). Nel 2013 ha vinto il premio “Linguaggi Neokulturali” (www.kultural.eu) con l’inedito Di altre Metamorfosi, primo su 2046 romanzi.
La sua è una scrittura colta, attenta ai vari livelli di linguaggio, che ama sperimentare nuove strutture narrative, spesso “giocando” – e incrociando – i più diversi generi letterari. Da sempre insegue e tenta di descrivere «quel tratto, quell’attimo comunque decisivo, in cui l’essere umano agisce – o si estrania – e nega se stesso scoprendo il suo contrario». - See more at: http://www.parallelo45edizioni.it/prodotto/la-serpe-e-il-mirto/#sthash.2teAqNjh.dpuf

1 commento:

ostrakalogia ha detto...

Grazie della recensione!

Avevo già riscontrato un po' di sconcerto in altri lettori, quando si approcciano a un testo interattivo, quindi capisco le perplessità che segnali.

Per quanto riguarda i passaggi bruschi di scena, mi accorgo che hanno lasciato un po' di disappunto: su questo potrò lavorare quando - un domani - rimetterò mano al testo.

Diverso è il discorso sulla brevità: ci sono strade più lunghe, altre più corte... La vera longevità di un racconto a bivi sta nelle riletture, nel "vivere" diversamente la storia.

Lieto che tu abbia apprezzato le tematiche (forti) che stanno dietro alla storia!

Grazie davvero delle tue osservazioni. Ne farò tesoro per i miei prossimi lavori! ;)