Recensione: "La garçonne" di Victor Margueritte

martedì 13 gennaio 2015



 
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La 
Garçonne
di Victor Margueritte
pagine 272 circa
prezzo 16€
Sonzogno
già disponibile
voto:
4/5
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Il romanzo scandalo del 1922, un grande bestseller del XX secolo.
Se le donne hanno cominciato a portare il taglio “à la garçonne” è grazie a questo romanzo, uno dei più grandi successi editoriali degli Anni ruggenti.
Quando uscì, nel 1922, questo romanzo suscitò un tale scandalo che il suo autore, Victor Margueritte (1866-1942), noto scrittore insignito della Legion d’onore, fu pregato di restituire l’onorificenza.
La garçonne - il cui titolo definiva una categoria umana, le giovani spregiudicate, che passerà alla storia del costume - racconta con franchezza di linguaggio la storia di Monique, ragazza della buona società parigina che, alla vigilia del matrimonio, scopre che il futuro marito ha un’amante. Umiliata, si vendica e decide di prendere in mano il suo destino e i suoi amori.
Curiosa di tutto, Monique cercherà occasioni libertine per emanciparsi, proverà esperienze diverse, sia con donne sia con uomini, che considera “strumenti di piacere”.

La garçonne vendette solo in Francia 750.000 copie, somma esorbitante per l’epoca, e ispirò ben quattro film, uno dei quali vide il debutto di Édith Piaf.




Considerazioni.
Facente parte della nuova collana della Sonzogno, Bittersweet, "La Garçonne" è un romanzo che appena uscito, nel 1922, diede un certo scandalo, visto l'approccio sensuale (e sessuale) alla vita di Monique, la protagonista del romanzo.

Monique, infatti è una giovane di bell'aspetto, dall'ingenuità spiccata, data la provenienza agiata, piena di future promesse. Monique è in procinto di sposarsi con Lucien, di cui è innamoratissima, e al quale si vuole concedere prima del matrimonio sia per l'attrazione che prova per lui, sia per le nozze in vista, andando contro le regole morali dell'epoca.

Ma l'amore è volubile e a volte mal riposto. Lucien si rivela essere infatti un uomo di poco valore, che tradisce malamente Monique e nega l'evidenza fino in fondo, deludendola e disgustandola per aver riposto tanto amore, tanto investimento di futuro e tanta fiducia in un uomo tanto piccolo. In Monique qualcosa si rompe, nonostante le "spinte" della famiglia a lasciar correre una scappatella e chiudere un occhio.

Ma Monque non è tipo da accettare compromesi di questo tipo e ritiene il tradimento impedonabile e per questo lascia il passato per approdare al nuovo e nella Parigi di inizio Novecento in nome di un'indipendenza ritrovata e rinnovata, Monique, incurante del pensiero della gente, della morale comune, delle dicerie di paese e degli apprezzamenti sociali diventa "La Garçonne".

La protagonista taglia i lunghi e sontuosi capelli, toglie il corsetto, limita quasi a nulla la biancheria intima, indossa abiti molto leggeri riacquista la sua indipendenza e vive della libertà che aveva deciso di accantonare in nome di una famiglia, di un ruolo rassicurante e protetto, rinnegando anche la famiglia, insieme alla vecchia vita. E' stata una brava e ubbidiente figlia, una fidanzata da imitare. Ma non è servito a rendere la sua vita ben spesa, perchè è stata tradita. Libera, spregiudicatissima, disinvolta ... vola da amante in amante, da uomini a donne, e si trova un mesterie (di decoratrice) che la rende felice e soprattutto riesce a renderla economicamente indipendente

La vita di Monique diventa un viaggio in treno con un'unica fermata: il "piacere". Ella nulla si nega in questo senso, sia del corpo, che professionalmente, quanto sentimentalmente. Ma a volte il piacere conduce ad orizzonti inaspettatati, ed infatti il piacere porta Monique alle fumerie d'oppio dal quale sarà difficilissimo tornare indietro e che la conduce a esperienze sempre più provocanti e provocatorie come i rapporti tra donne o come le orgie, legami sentimentali dal profondo turbamento interiore e che la portano alla distruzione di se stessa.

Insomma, inseguendo l'indipendenza, alla fine, arriva proprio alla dipendenza ... dal sesso, dall'oppio, dai circoli viziosi nei quali si è cacciata e dai quali non riesce a staccarsi...

E' sostanzialmente un romanzo di formazione quello de "La Garçonne" nato con lo scopo di mettere la società di fronte al fatto compiuto di un cambiamento di costumi. L'autore non inventa nulla e non parla di nulla di nuovo con la voglia tutt'altro che sottile e celata di Monique di voler esplorare nuovi orizzonti. Ma diventa qualcosa di nuovo il modo con cui decide di affontare le specifiche del cambiamento: quello delle inibizioni femminile, che non hanno nulla di diverso da quelle maschili.

Monique passa dall'ingenua ragazza che ha sogni che sposano la morale sociale e avallata moralmente dalla comunità come il matrimonio, i figli e la dipendenza (normale) economica della moglie dal marito. La protagonista, oggetto di un tradimento che non vuole e non sente di accettare, subisce come uno shock tremendo che la porta a rinnegare tutto quanto era nel suo passato per costruirsi nuove regole e nuovi obiettivi, che sono totalmente diversi dai canoni e dalle regole con cui è stata cresciuta. Diventa come Lucien, in un certo senso, in quanto agisce spinta dal solo suo personale piacere.

Il bello di Monique e della sua presa di coscienza, a prenscindere dalla rivoluzione sessuale che compie (opinabile o meno, praticabile o meno) è che lei sceglie di partire da zero, con proprie regole morali, prendendo congedo dalla famiglia e dalla sue restrizioni troppo rigide e troppo lontane da lei (l'avrebbero probabilmente uccisa dentro pian pianino) e costruendosi una visione della vita personale, piacevole e in cui si sente lei.

Questo è un ottimo obiettivo per una persona, soprattutto giovane e piena di volontà, di desideri, di voglia di vivere e imparare dal mondo nel bene e nel male. Questo non vuol dire e non preclude al fatto che ella non possa trovare il modo di vivere pienamente e bene, in un modo tutto sue e speciale, un amore profondo e tranquillo che la pacifichi con il mondo ...

E' un romanzo che sebbene sia stato scritto nei primi anni del Novecento non risente quasi per nulla (non fosse per la scrittura un pò datata) del tempo in cui è stato scritto (sensualissimo, molto esplicito e per niente di parte) e che è leggibilissimo, con qualche rilettura, anche ai nostri giorni, per comprendere come il mondo femminile certamente sia molto cambiato, ma che ancora vive di certi stereotipi che non appartengono a tutti e che non tutti vogliono ripercorrere cercando piuttosto qualcosa di diverso, nuovo, eccitante e piacevole oltre quanto normalmente vissuto.

 

Victor Margueritte, nato a Blida (Algeria) il 1 ° dicembre 1866 e morto a Monestier(Allier) il 23 marzo 1942 , è stato un romanziere e drammaturgo francese. Figlio di un eroe della guerra del 1870, si arruolò nella fpahis prima di entrare nel 1891 presso l'Accademia Militare di Saumur dove divenne un tenente dei dragoni. Nel 1896 si dimise per dedicarsi alla letteratura.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Avevo visto l'uscita ed ero sicura fosse un romanzo che non mi sarebbe piaciuto, la tua recensione mi ha fatto venire voglia di leggerlo :-)
bellissima recensione

Mariateresa

Endimione Birches ha detto...

Ciao Mariateresa! Eh, come per molte cose la lettura oltre che essere soggettiva e' anche soggetta all' umore e al periodo in cui leggi... non mi aspettavo molto, non so perché invece mi e' piaciuto!!
Grazie per le belle parole!!
Xoxoxo
Endi

Phoebes ha detto...

Mi suona familiare, forse ne avevo sentito parlare da qualcuno che l'aveva letto in orignale. Mi incuriosice moltissimo! E che belle foto che hai trovato! :D

Endimione Birches ha detto...

Ciao Phoebes!!! Si, in passato era un titolo più conosciuto anche perché romanzi così espliciti erano decisamente più rari! Fammi poi sapere come l' hai trovato!! Buon week end!!
Xo
Endi