Recensione: "La coscienza di Andrew" di Edgar L. Doctorow

venerdì 22 maggio 2015

 

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 La coscienza 
di Andrew
di Edgar L. Doctorow
pagine 168 cirica
prezzo 19€
Mondadori
già disponibile
voto:
3/5
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Da un luogo sconosciuto e rivolgendosi a un interlocutore sconosciuto, Andrew parla, Andrew pensa, Andrew racconta la storia della sua vita. 
cover originale
Dei suoi amori, delle tragedie che l'hanno portato nel posto dove si trova adesso, un punto decisivo della vita. 
E mentre Andrew si confessa, sollevando a uno a uno i veli della sua strana storia, dell'adorata Briony, dell'ex moglie Martha e di una bambina da crescere, anche il lettore comincia a dubitare delle proprie certezze. 
Sappiamo davvero cosa significa dire la verità? 
Quanto è ingannevole la nostra memoria? 
Cosa sappiamo del funzionamento del cervello e della nostra mente? 
A chiedercelo troppo a lungo potremmo iniziare a essere incerti su tutto quello che riguarda gli altri e noi stessi. 



Considerazioni.
La Mondadori ha pubblicato un romanzo decisamente interessante in queste settimane, che sono di un autore molto apprezzato dall'altra parte dell'Oceano quanto incompreso da questa parte.

E' un romanzo particolare, chiariamolo subito, in quanto si propone sin da subito quale mezzo per giungere ad un fine maggiore, anceh se quest'ultimo risiede nella mente di chi legge, dato cioè dalla riflessione sulla sostanza dell'uomo, i suoi scopi ultimi, fondamentali, essenziali, e proprio per questo imbastisce una storia ai limiti del surreale, atta a confondere e fondere i limiti esterni ed interni, fisici e metafisici di Andrew, il protagonista.
Il romanzo è Andrew stesso, o meglio il suo cervello (come da titolo originale). Andrew è come se si spogliasse davanti a noi (metaforicamente) e parlandoci della sua vita, del suo passato, riflette su quanto è, quanto è stato, cosa lo compone tanto in senso scientifico quanto a livello mentale, di morale, credo, fede, sapere, ecc...

Ma in cosa consiste il viaggio per cui ci conduce Doctorow tramite il confuso Andrew?“Posso parlare del mio amico Andrew, lo scienziato cognitivo. Ma non è una bella storia”è quello che ci risponde lo stesso autore, ma è anche vero che è un viaggio che conduce a considerazioni interessanti, a riflessioni a cui altri romanzi sicuramente non coducono nemmeno a volerlo, e questo è bene, è nobile, è fruttuoso.

Andrew, indirizzando il suo pensiero a un fantomatico psicanalista, è un uomo che ne ha passate tante, ma che per sua stessa ammissione si considera fondamentalmente un impostore, sia nei confronti delle persone che lo hanno accompagnato nella sua vita lavorativa che nella sua vita personale. Perchè diverse ragioni, ma la più lampante è che non si conosce a fonde, non sa ciò quello che muove a certe azioni, a certe reazioni.

Da quello che evinciamo dalla lettura del romanzo, tra le sinapsi del cervello del protagonista, tra un passaggio all'altro, tra un'intuizione, una conversazione, una riflessione è che Andrew ha stu­diato e inse­gnato neu­ro­bio­lo­gia - ed infatti si autodefinisce come "scien­ziato cogni­tivo" - per lavorare poi tra le "alte sfere", ottenendo un prestigiosissimo compito a Washington come collaboratore per il suo ex compagno di stanza di Yale, ovvero il Presidente degli Stati Uniti d'America, per poi lasciarlo per via di uno scontro con uno stretto collaboratore di quest'ultimo e farsi cacciare con tanto di vergognosa ignominia. 
Sentimentalmente non è andata meglio, visto che si è innamorato di Martha, dal quale ha avuto una figlia, morta troppo presto, per poi separarsi e sposare in seconde nozza Briony, morta nell'attentato dell'11 settembre, dal quale ha avuto una figlia (affidata alle cure di Martha e del suo nuovo marito).

Sarebbe però riduttivo, limitato e limitante vestire gli stretti abiti di una definizione per questo romanzo, che non può essere "contenuto" in una trama efficacie per farvi comprendere la complessità, le sfaccettature e i rifermenti accurati, colti (dal "corpo elettrico" di Walt Whitman a Darwin, fino a toccare Powers e il sio "dilemma del prigioniero") e non sempre velati/filtrati tanto delle menti geniali del passato, quanto della politica, della narrativa e della cultura moderna, di cui Doctorow si è sempre fatto critico.

Doctorow, spaziando dalla poetica, alla narrativa, alla scienza, alla medicina, alla chimica, e quant'altro imbastisce un romanzo decisamente sfuggente, che pur entrando nella mente di un personaggio indecifrabile, il quale al posto di concedere risposte aiua a elaborare ulteriore mole di domande, e pur utilizzando la sua mente quale mezzo per la una sorta di consapevolezza, non vuole raggiungere quest'ultima quanto piuttosto una riflessione che l'autore ottuagenario si - e ci - vuole concedere per comprendere meglio il composto labile di un uomo, come "un’integrità svuo­tata dall’interno" la quale si presenta come "un cinema buio dove sta per ini­ziare un altro film muto dell’orrore", un complesso sitema che la scienza non può comprendere e che la mente umana, anche altrui, non può completamente afferrare o comquenque avere sotto completa osservazione, lasciado le azioni senza una precisa definizione e una morale senza metro preciso. 

"La coscienza di Andrew" è un viaggio nella mente stanca e senza tanti giri di parole di Andrew, che vaga, affronta viaggi inspiegabili, come schegge impazzite, framemnti, immagini, senza una direzioni precisa, senza un'intenzione particolare se non quella di cercare qualcosa che faccia riflettere sulla nostra sostanza e quello che ci abita.


E.L. Doctorow, nato a New York nel 1931, è considerato uno dei più importanti scrittori della letteratura contemporanea. Ha pubblicato numerosi romanzi, fra cui Il libro di Daniel (da cui è stato tratto il film "Daniel" di Sidney Lumet), Ragtime (da cui Milos Forman ha tratto il film omonimo), La fiera mondiale, Billy Bathgate, L'acquedotto di New York, La città di Dio, La marcia, Tutto il tempo del mondo, tutti pubblicati da Mondadori. I suoi libri sono stati tradotti in trentadue lingue.

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