Recensione: "Storia della pioggia" di Niall Williams

mercoledì 29 luglio 2015

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Storia
della 
Pioggia
di Niall Williams
pagine 360 circa
prezzo 17.50€
Neri Pozza Editore
già disponibile
voto:
4/5

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Ruth Swain, viso affilato, labbra sottili, pelle pallida incapace di abbronzarsi, lettrice di quasi tutti i romanzi del diciannovesimo secolo, figlia di poeta giace a letto, in una mansarda sotto la pioggia, «al margine – come lei dice – tra questo e l’altro mondo». Un giorno è svenuta al college, e da allora, malata, trascorre le sue ore in compagnia dei libri ereditati dal padre. Romanzi, racconti e versi attraverso i quali si avventura su sentieri sconosciuti, vive vite altrui piene di amori e passioni travolgenti, apprende cose che pochi sanno: che Dickens, ad esempio, soffriva d’insonnia e di notte passeggiava per i cimiteri; o, ancora, che da giovane Stevenson aveva attraversato la Francia dormendo sotto le stelle, in compagnia di un’asina che somigliava vagamente a una signora di sua conoscenza.
cover originale
Quando si è costretti tra le pareti della propria stanza, è bello scivolare dentro altre storie, diventare Jane Austen che, dopo la dichiarazione del suo spasimante, il signor Bigg-Wither, trascorre una notte insonne, oppressa dal pensiero di mettere al mondo dei piccoli Bigg-Wither; oppure Emily Dickinson che scriveva facendo largo uso delle maiuscole. È bello, soprattutto, ripercorrere il sentiero della storia della propria famiglia, scavare tra i secoli, tra reverendi bizzarri e un vasto assortimento di eccentrici irlandesi, per scoprire il fardello dell’ambizione smisurata degli Swain: l’ossessione di un mondo migliore dove Dio possa correggere i propri errori e gli uomini e le donne possano vivere la seconda stesura della Creazione, liberi dal dolore.
Mentre la pioggia batte sul tetto della mansarda, Ruth rovista cosí tra i libri e legge e raduna attorno a sé tutto quello che può: la vecchia edizione arancione di Moby Dick della Penguin, un libro che ingrassa ogni volta che lo prende, la copia di Ragione e sentimento con il ritratto di Jane con la cuffietta in testa, le memorie del Reverendo, il bisnonno che nella sua mente assomiglia al vecchio Gruffandgrim di Grandi speranze, gli appunti di Abraham, il nonno, che anziché abbracciare la chiamata del Signore abbracciò quella della pesca al salmone, i quaderni da bambino su cui Virgil, figlio di Abraham e suo amato genitore, annotava con la matita le sue poesie.
Storie che, come tutte le storie, si raccontano e si leggono per scacciare il male di vivere o, come nel caso di Ruth, per mantenersi ancora «al margine tra questo e l’altro mondo».



Considerazioni.
"Noi siamo la nostra storia, la raccontiamo per rimanere vivi o mantenere in vita quelli che raccontiamo. L'Io narrante e il narrato sono così evanescenti".
Ecco cosa dice la protagonista di questo romanzo, Ruth Swain, direttamente ai lettori. E' una frase che costituisce quasi un ammonimento al lettore e a se stessa, una frase che torna più volte e che non manca di essere evocata (anche se non esplicitamente) anche nel finale del libro, ed in  qualche modo riesce sempre a chiudere il cerchio di quanto pensato e detto da Ruth.

Niall Williams ritiene che la cultura sia quella che si apprende anche e soprattutto dai libri non prettamente scolastici - ma di diletto, di evasione, di narrativa, di letteratura, ecc.. -  ecco perchè ha scelto Ruth, la quale non ha la possibilità, per via delle sue condizioni di salute, di studiare a scuola e quindi legge tutto, e impara cose che altrimenti non avrebbe modo di sperimentare o raggiungere.
Inchiodata "al margine tra questo e l'altro mondo" Ruth usa la lettura come grande occhio che le espone il mondo. Se lei non riesce ad uscire e vederlo ecco che lui va da lei con i libri (in particolar modo quelli del diciannovesimo secolo, ma si sa che il mondo cambia vestigia ma non sostanza...).

La mente è un organo formidabile ho sentito dire una volta, e credo sinceramente in questo. La convizione, la fantasia, la percezione, la costruzione di idee forti e convicenti uniti a una grande forza di volontà possono fare cose (soprattuto se a contatto con i libri) che altrimenti sarebbe difficile da sperimentare in una vita. Come grandi mani che si estendono a portare le nozioni a casa di Ruth, i personaggi, la storia, la scienza, ma soprattutto le persone, il loro animo e le loro esperienze da tutto il mondo vengono raccolte ai suoi piedi, in Iralnda, pronte per essere conosciute. 

Essendo figlia di un poeta non è quindi difficile, per Ruth, usale la mente e l'immaginazione per fare il resto e la sua storia personale di tutti i giorni - che ad una prima occhiata potrebbe apparire banale e quasi misera -  diventa motivo di intrigante scoperta e meraviglioso vissuto.
 
"Storia della pioggia" è un romanzo particolare, che si può definire con una marea di parole - profondo, personale, intimo, corale, colto, interessante - ma che in qualche modo a queste definizioni continua a sfuggire deliberatamente. Perchè una definizione definisce, ma non racchiude tutto quanto quella parola significa realmente, le sue sfumature, il contorno sfocato di quello che si porta dietro.

Ho amato molto questa lettura dal sapore irlandese, pieno di citazioni e intriso di amore puro e viscerale verso i libri.
Quest'ultimo emerge sempre e comunque a dispetto degli eventi che ci narra - e in cui è coinvolta - Ruth, a dispetto di quello che il destino e la vita hanno scelto per lei e a dispetto di quanto e quanti non credono che una lettura possa in qualche modo influenzare una vita e guidarla verso una determinata direzione.
"Ogni libro è la somma dei libri letti dallo scrittore" dice Niall Williams e prosegue dicendo "Tutti raccontiamo storie. Le raccontiamo per passare il tempo, per dimenticare il modno o capirlo meglio. Raccontiamo storie per scacciare il male di vivere". 
da "Storia della pioggia" di Niall Williams
Niall Williams, anche se propone ed impone, quale regina della storia, una donna dietro il quale celarsi non riesce a non mettere sulla carta molti dei suoi pensieri personali (in particolar modo riguardo ai libri) e quindi svelare considerazioni dolci, amare, vere, dolorosi, ecc... circa quanto più ama e lo circonda: la scrittura, i libri, la sua terra e il misticismo cdi cui è intrisa.  

E' affascinante lasciarsi immergere nella verde isola di smeraldo, nel suo rapporto conflittuale con le religioni e i suoi precetti (il Paradiso, l'Inferno, ecc...), nei suoi riti scaramantici, nei suoi miti, nelle sue credenze, nel vedere come tutto abbia un significato (il fiume Shannon come "Chiesa", il salmone come conoscenza e saggezza, ecc...) che riconduce alla natura e alla cultura celtica. 
Ma è anche curioso vedere come tutti i lavori definiscano le famiglie e questi definiscano le singole persone.

E tutto questo, Ruth lo lega a quanto legge e lo rende in un certo senso poetico “così come il Tempo, trasforma le disgrazie in fiabe”, capite cosa intendo?

Ed è ancor più interessante leggere di cosa Williams, tramite Ruth, pensi su Dickens & Co.   quanti libri ha letto, le citazioni che inserisce qua e la per stuzzicare il lettore, stimolarlo, portarlo verso un titolo piuttosto che un altro, mostrargli i passaggi e l'apertura mentale a cui conduce la lettura. E' bello leggere come Williams vede l'esistenza e come la vede in relazione alla scrittura, come assapora - quasi da poeta - l'esistenza nelle sue sfumature più diverse, come prende tempo per leggere tra le righe, per assorbire i silenzi e renderli assordanti, per usare le parole e farle rimbombare nella mente.

E' davvero un bel romanzo, suggestivo ed evocativo, che coglie la vita attraverso la mente di quanti ci hanno preceduto e di essa hanno scritto e ci dice di viverla,  possibilmente, di quando in quando, abbandonandoci alla lettura. Consigliato.


Niall Williams è uno scrittore irlandese. Si è laureato in letteratura inglese e francese presso l’University College di Dublino e dottorato in Modern American Literature. Ha lavorato come copywriter per Avon Books, a New York. Il suo primo romanzo, Four Letters of Love, è stato un bestseller internazionale, pubblicato in oltre venti paesi.

2 commenti:

Ludo ha detto...

La sinossi che hai riportato è quella che è stata inserita anche in seconda e terza di copertina? Siamo ritornati alle lunghissime sinossi della fine degli anni Ottanta?

Dal tuo post, devo ammettere che il romanzo mi incuriosisce, ma confesso che se l'avessi preso in mano in libreria avrei finito per lasciarlo sullo scaffale proprio per la sinossi così verbosa da sembrare quasi una trama o il prospetto che gli autori inviano alle case editrici per presenare il loro lavoro letterario.

Endimione Birches ha detto...

@Ludo
E' assolutamente un romanzo verboso, è innegabile. Ma mi sono davvero innamorata di alcuni passaggi, che ho trovato davvero arguti, intelligenti e profondi.
Concordo con te circa la descrizione della trama. Troppa. La "pecca" della Neri Pozzi a volte è questa, che con la troppa trama svela troppo ...

Xo
Endi