Recensione: "All'inferno non c'è glamour" di Lucy Sykes e Jo Piazza

venerdì 28 agosto 2015


 
 
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All'inferno 
non c'è glamour
di Lucy Sykes e Jo Piazza 
pagine 18.50€
prezzo 9.99€
Piemme editore
già disponibile
voto:
3/5

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Imogen Tate, stiletto vertiginoso e un alone di fascino che la avvolge come un tailleur di Chanel, può dire di avercela fatta: pupilla di Anna Wintour, è riuscita a posare la sua borsa Hermès sull’ambita scrivania di direttrice di Glossy, scintillante magazine che le mani laccate di tutta New York sfogliano avidamente ogni settimana.
cover originale
Insomma, il mondo della moda la adora e non può fare a meno di lei. Almeno finché Im non va via per un anno sabbatico. Al ritorno, infatti, sulla sua scrivania trova un altro paio di tacchi a spillo: quelli di Eve Morton, la sua ex assistente.
Che adesso, dopo un master nella Silicon Valley, è tornata nella redazione di Glossy a prendere il posto di comandante in capo, con in mano un’arma letale. La tecnologia. Eve è multicanale, “multisociale”, twitta, whatsappa, posta su Instagram e Facebook…
Come se non bastasse, ha licenziato metà dello staff e assunto ragazzine magrissime che vanno avanti a tofu e quinoa e lavorano 24/7. 
Ma può un tweet sostituire la carta patinata? La classe non passa per Internet o, perlomeno, non solo: e quando una serie di catastrofi minaccia di mandare all’aria Glossy per sempre, Imogen e Eve dovranno unire le forze…
Se cercate un romanzo diabolicamente ironico, ferocemente chic come Il diavolo veste Prada, l’avete trovato.




Considerazioni.
Ok, ok, ok  ... forse avrete già sentito un romanzo essere paragonato al famosissimo romanzo "Il Diavolo veste Prada", e quindi proverete come me anche una certa forma di scetticismo verso questi paragoni azzardati (davvero tanto in alcuni casi). Ma a mio parere questo romanzo è quanto più si avvicina al fortunatissimo romanzo di Lauren Weisberger, come spirito, specchio dei tempi ed anche critica all'odierno sistema lavorativo delle grandi città, le multinazionali e anche una struttura sociale che deve essere sempre un passo avanti per aggredire e sopraffare la concorrenza.

Ma di cosa parla di questo romanzo? La protagonista è Imogen Tate, una donna in carriera di circa 40 anni, che a causa del suo intenso e totalizzante lavoro di direttrice di un mensile di moda - di nome Glossy -  molto in voga e molto apprezzato, decide di prendersi un periodo di pausa dal lavoro di circa un anno.

Allo scadere dell'anno sabbatico Imogen torna al lavoro pensando di trovare tutto come l'aveva lasciato, ma trova invece un ufficio profondamente diverso da come lo ricordava ... tutto merito della sua ex assistente: Eve Morton, laureata in Economia ad Harvard e nuova direttrice editoriale di Glossy.com!

Eve ha infatti rivoluzionato un pò (tanto) la metodologia di lavoro che Imogen ricordava come ricalcato sulle sue compentenze e la sua personalità rendendo la redazione di Glossy (e Glossy.com in particolar modo) molto più tecnologica, più vicino ai lettori  e decisamente multimediale ...  Imogen non usava Facebook, non aveva un account Twitter e non conosceva assolutamente Instagram o Whatsapp!

Non solo, ma Eve ha anche pensato di applicare dei piccoli miglioramenti alle dipendenti della redazioni, che ora devono mangiare sano, sottoporsi a diete ferree per essere sempre in forma (ovvero, per le giovani dipendeti di sesso femminile, portare rigorosamente la taglia 38), fare esercizio fisico regolarmente, lavorare senza orari (ovvero con giornate di 48 ore) e con la paura onnipresente di essere licenziati al minimo sbaglio.

Va dunque tutto bene nella direzione di Glossy? Purtroppo no, perchè le sorti della rivista sono precarie ...

Inizia così per Imogen una nuova avventura che la porterà a scontrarsi - generazionalmente - non solo con una collega giovane, preparata e assolutamente aggiornata sulle nuove tendenze e conoscitrice delle nuove tecnologie, ma anche di una vera e propria guerra con il mondo che cambia e che deve per forza modificare le abitudini e in qualche modo anche le persone, volenti o nolenti.

Imogen è una donna che si è fatta da se, con una gavetta dura ma utile, che è avvezza a lavorare duramente per ottenere risultati e che porta a casa risultati. Anche a livello personale e privato Imogen ha dato prova di resistenza, caparbietà e forza creando una famiglia, cercando di tenerla unita e solida ed affrontando e superando una malattia pesante e potenzialmente devastante come il cancro. Insomma, Imogen non sente di non poter affrontare la nuova sistuazione lavorativa, anche se  molto diversa da come l'aveva lasciata ed anche se ha 40 anni e non è come Eve (pronta, ad esempio, a scattarsi selfie alla scrivania e poi caricarli sul profilo Instagram della rivista) la quale ha più ambizione che merito.

Se il difetto di Imogen è quello di non essere aggiornata sui moderni mezzi di comunicazione e tendenze del momento (cosa che è stata un pochino esautorata per poter essere punto di riflessione e spunto da opporre a Eve) quello della giovane Eve è quello dell'inesperieza sia della struttura e dei meccanismi che governano una rivista, che di quello attinente la relazione con i dipendenti.
Se infatti da un lato, Eve, ad un certo punto non riuscirà più a gestire la defezioni di lettori anche con i vari mezzi di comunicazione e di partecipazione del pubblico, dall'altro non riuscirà a trovare un modo per comunicare genuinamente e professionalmente con i dipendenti, che arriveranno ad odiarla spassionatamente.

Devo dire che sebbene fossi piuttosto scettica, questo romanzo ha saputo in qualche modo riscattarsi dalle mie aspettative iniziali e dimostrarsi più interessante della sua presentazione un pò frivola e troppo modaiola.
Ho apprezzato molto la scelta di raccontare la storia di due donne molto distanti in tutto e per tutto e la rappresentazione penso piuttosto veritirere (anche se non in toto, presumo) delle meccaniche di una redazione, ma sopratutto l'affrontare tematiche incidentali a quelle principali (ma molto moderne ed attuali) come la lotta tra il formato cartaceo o digitale delle letture, l'eterna contraddizione tra l'essere e l'apparire, nonchè la lotta sempre presente tra il vecchio e il nuovo e la relativa problematica circa la loro coesistenza.

Non pensiate sia però un romanzo tutta riflessione e senza frizzante ironia. "All'inferno non c'è glamour" è una commedia che sebbene affronti diverse tematiche anche importanti ha però un modo di proporle che risulta ironico con veri e propri momenti esilaranti che grazie ai dialoghi serrati diventa veloce, fluente e divertente. E' un romanzo leggero, che a volta tocca (ahimè) anche i toni della frivolezza modaiola che non amo tanto leggere, ma che non rinuncia a buttare sul tavolo (mescolato con l'ironia spiccata) alcune critiche importanti alla nostra società e sottoporre al lettore un confronto femminile decisamente interessante e piacevolissimo da leggere!! Rubando una definizione che ho letto in giro lo classificherei come "satisfying trash" che lo veste benissimo e in poche parole. Per le giornata estive, perfetto!!


E ricordate ...


Lucy Sykes ha sempre lavorato nell’ambito della moda ed è stata fashion director per Marie Claire. È anche stilista, e le sue creazioni si possono trovare in negozi come Saks Fifth Avenue e Goodman. Si è trasferita a New York da Londra nel 1997.

Jo Piazza è managing editor di Yahoo Travel e scrive per Wall Street Journal, New York Times, New York Magazine, Glamour e Slate. Vive anche lei a New York.

2 commenti:

cooksappe ha detto...

vabbè all'inferno c'è tanta altra roba!

Endimione Birches ha detto...

così dicono ... ;)