Recensione: "Berlin. I fuochi di Tegel" di Fabio Geda e Marco Magnone

martedì 20 ottobre 2015

 
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Berlin.
I fuochi di Tegel
di Fabio Geda 
e Marco Magnone 
pagine 200 circa
prezzo 14€
Mondadori
già disponibile
voto:
3/5
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Aprile 1978.
In una gelida notte berlinese, qualcuno strappa il piccolo Theo dai suoi sogni e lo porta via dall'isola dove vive con Christa e le ragazze dell'Havel.
Il loro gruppo è nato come tanti altri dopo che un misterioso virus ha ucciso gli adulti di Berlino Ovest.
E non è facile sopravvivere senza energia elettrica né riscaldamento, col cibo sempre più scarso e la consapevolezza che, alla fine dell'adolescenza, il virus colpirà ognuno di loro.
Per salvare Theo ora Christa ha bisogno dell'aiuto di Jakob e dei suoi compagni di Gropiusstadt: insieme dovranno attraversare una Berlino fantasma fino all'aeroporto di Tegel, covo del più violento gruppo della città.
Là, i fuochi che salgono nella notte confondono le luci con le ombre, il bene con il male, la vita con la morte. E quando sorgerà l'alba del nuovo giorno, nemmeno Jakob e Christa saranno più gli stessi.
   


Considerazioni.
Deve ancora uscire [ringrazio la Mondadori che mi ha fornito la copia in anteprima insieme ad un kit molto carino composto da borraccia, zainetto, coperta termica, mappa e libro!] ma già posso dirvi che questo romanzo potrebbe piacere a molti di voi lettori!

Per prima cosa ha una trama suggestiva e un'ambientazione atipica che muta dai soli fantasy/distopici/ecc....
"Berlin. I fuochi di Tegel", come indicato dal titolo, è infatti ambietato nella capitale tedesca ed è una serie apocalittica che prevede, da quanto ho capito, diversi volumi (si parla di oltre 8) e che introduce i personaggi e la storia proprio in questo primo volume, non molto corposo, che si legge in pochissimo tempo.

Con un linguaggio semplice e fluente Geda e Magnone ci parlano di un mondo, probabilmente parallelo al nostro (visto che la data è 1978 ed è giunta l'apocalissi), che ha visto la popolazione ridursi drasticamente a causa di un virus letale che ha risparmiato solamente i più giovani, almeno al momento, che sono anche gli unici che lo governano.

E' una sorta di lunga e dolorosa attesa quella che si compie in questa Berlino decadente e abbandonata, da parte dei giovani in questione, i quali senza punti di riferimento (dato dagli adulti) vivono organizzati in gruppi (denominati come Havel,  Gropius, ecc...) cercando di non soccombere gli uni agli altri prima che il virus prenda in  ultimo anche loro.

In questo contesto opprimente, pericoloso e oscuro, sopravvivere è duro, occorre rubare cibo, lottare per un posto tranquillo per dormire, eventualmente alloggiare anche per un breve periodo nello stesso posto e tra i vari gruppi c'è una sorta di pacifico patto di non disturbarsi vicendevolmente. Ma esistono anche i cd. giovani dell'areoporto di Tegel, e per loro vare un discorso a parte.
Per i giovani di Tegel non esistono regole, non è una questione di sopravvivenza, ma è un godersi la vita per quanto rimane loro, fregandosi delle regole, delle persone, delle fazioni in gruppi che si sono create e cavalcando la loro filosofia seminano terrore con la loro savalderia, il loro atteggiamenteo violento e il menefreghismo con cui trattano tutto e tutti.

Ma i gruppi e i giovani di Tegel saranno costretti a confrontarsi nel momento in cui un piccolo di uno dei gruppi verrà rapito e occorrerà scontrarsi con il gruppo dei Tegel.

"Berlin. I fuochi di Tegel" è un mix tra "Il Signo delle Mosche", "Peter Pan" e la "Berlino prima della caduta del muro" con una particolare ambientazione berlinese che rende tutto molto più europeo (incominciavo a credere che gli avvenimenti apocalittici fossero esclusiva americana...) e devo dire che anche se non mi fa impazzire proprio come genere, quello apocalittico, i due autori sono stati in grado di farmi leggere con un cento interesse tutte le 200 pagine sperando di approdare presto anche al secondo.

Bravi gli autori a creare le astmosfere ma anche le sfaccettature dei vari personaggi: Christa, Nora, Jakob, Theo, Bernd, Britta, Sven, ecc... che sono tanti, ma in cui tutti trovano un proprio spazio.

Mi è piaciuto molto l'intento di Geda e Magnone di scrivere una storia che avesse l'intento di proporre ad un pubblico giovane degli interrogativi importanti una volta scardinati tutti i loro appigli, i riferimenti e aver distrutto ogni orpello sociale.
E' bello leggere del coraggio, della forza e della speraza che nasce dai cuori di questi "bimbi sperduti" che non sanno come muoversi in acque pericolose e scure.

Tanti sono i romanzi degli ultimi anni che "Berlin" richiama nel suo incede, da "Hunger Games" nella lotta alla sopravvivenza, a "Divergent" nella divisione in fazioni, senza contare i romanzi che ho già citato prima (questo per dire che non è un soggetto propriamente originale), ma devo dire che in un certo qual modo riesce a trovare una semi identià, ancora non del tutto formata (occorre leggere di più) che è apprezzabile e molto interessante da leggere, seguire e su cui riflettere.

Onestamente sono molto curiosa si vedere come Geda e Magnone affonteranno il seguito di questa storia, dove condurranno i personaggi e cosa ne faranno della trama.


Fabio Geda si è occupato per anni di disagio minorile, esperienza che ha spesso riversato nei suoi libri. Nel mare ci sono i coccodrilli, il suo terzo romanzo, ha venduto quattrocentomila copie, è stato tradotto in ventotto paesi, è letto nelle scuole un po' ovunque e ne sono stati tratti diversi spettacoli teatrali. Ha sempre desiderato scrivere una saga per ragazzi. Ora l'ha fatto.

Marco Magnone è nato nel 1981 ad Asti, dov'è vissuto fino a quando si è trasferito a Torino per l'università. Berlino l'ha scoperta grazie all'Erasmus ed è stato amore a prima vista. Tornato in Italia ha iniziato a lavorare nell'editoria e a scrivere occupandosi soprattutto di narrazioni urbane. Un pezzo del suo cuore però è rimasto sotto la torre di Alexanderplatz. 

3 commenti:

Silvia Bragalini ha detto...

Ciao!
Non ho mai sentito parlare di questa serie, ma devo ammettere che mi hai incuriosito! Personalmente, per quel che riguarda le saghe ambientate in un futuro distopico, ho preferito "Divergent" a "Hunger Games", ma forse non ho ancora trovato la mia serie preferita di questo genere. Berlino è una città affascinante e piena di storia, quindi il contesto promette bene...
Spero di riuscire a trovare il tempo di dare un'occhiata al primo volume! Grazie comunque per questa recensione! :-)

M. ha detto...

Il genere mi piace molto e la tua recensione mi ha invogliato a leggerlo. Bello. :)

Endimione Birches ha detto...

@Silvia
Le serie distopiche, o quantomeno molte di esse, almeno a mio gusto, tendono a concentrarsi su alcuni elementi e non su altri, per cui è facile che piacciano tutte per un motivo o per l'altro o che non soddisfino per le stesse ragioni.
Credo che Berlin non sfugga a questo andamento, e credo che se da un lato manchi qualcosa (che al momento è da ravvisarsi principalmente nella brevità del racconto) ha però diverse buone idee che è bello seguire.
Spero davvero che ti possa piacere :)
Grazie per essere passata!
Endi


@M.
Grazie davvero, spero ti piaccia!!
xo
Endi