Intervista esclusiva a Daniela Lojarro

lunedì 2 novembre 2015


 
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Il suono 
sacro di 
Arjiam
di Daniela Lojarro
Pagine 400 circa
Prezzo €0.99
già disponibile
editrice GDS 
la mia recensione potete leggerla 
cliccando 
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«Esisterebbe la luce senza il sole? 
O il calore senza il fuoco? 
Il Suono Sacro ha creato il Mondo e noi facciamo parte del Suo canto.» 

Nel regno di Arjiam, Fahryon, neofita dell'Ordine sapienziale dell'Uroburo, e Uszrany, cavaliere dell'Ordine militare del Grifo, si trovano coinvolti nello scontro tra gli adepti dell'
Armonia e della Malia, due forme di magia che si contendono il dominio sulla vibrazione del Suono Sacro. 
Le difficoltà con cui saranno messi a confronto durante la lotta per il possesso di un magico cristallo e del trono del regno, permetteranno ai due giovani di crescere e di diventare consapevoli del loro ruolo e delle loro responsabilità in questa guerra per il potere sul mondo e sugli uomini.
---o- L'Intervista -o---

1. Da cosa nasce "Il suono sacro di Arjiam"? Un'ispirazione, un'immagine, una parola in particolare o altro?
·        Sono diversi i fattori che hanno contribuito alla “venuta alla luce” del mondo di Arjiam. Preferisco chiamarlo così perché si tratta di un mondo parallelo: ha le radici nel nostro tardo medio evo per la struttura sociale; nella cultura mediterranea e mediorientale per il sostrato che lo nutre ma è come se a un certo punto avesse preso la sua strada scostandosi dalla storia che conosciamo, sviluppando diversamente le opportunità che anche al nostro mondo erano state offerte.

È nato in un momento di personale transizione ed ero alla ricerca di una nuova strada da esplorare. Durante questo passaggio dai ruoli del melodramma alla musico-terapia, una forte emozione/impressione avuta visitando la Gola del Furlo e un scavo archeologico in corso a Fossombrone nelle Marche mi ha folgorato resuscitando la passione per la scrittura. Ho sempre amato scrivere, fin da bambina, e inventare storie racconti, che raccontavo a me stessa se non avevo voglia di o possibilità di scrivere, anche dopo le prove o le recite per scaricare la tensione; però, non avevo mai tenuto nulla. La strada romana a picco sul torrente e l’antichissima galleria scavata nella roccia si sono così trasformate nella strada e nel portale che mi hanno condotto ad Arjiam dove ho trovato i personaggi in attesa … o in cerca d’autore! ;)




2. Tutto "Il suono sacro di Arjiam" è basato sul suono. Questo per il suo trascorso passato e il suo presente o è piuttosto un inno a quanto conosce più in profondità?
·     La mia passione per la musica prima come cantante e ora come terapista è alla base dell’interesse generale che nutro nei confronti dell’onda vibratoria che noi misuriamo in herz e a cui diamo il nome di “suono”. Intendo dire che ho approfondito, e continuo a farlo, tutti gli aspetti legati al suono: quello fisico (fondamentali gli studi del fisico tedesco del XVIII° sec. Ernst Chladni sugli effetti del suono sulla materia, branchia della scienza che si chiama cimatica, ripresi e ampliati nel XX° sec. dallo svizzero Hans Jenny); quello neurologico/biologico (l’importanza dei giusti stimoli acustici per nutrire il nostro cervello, per creare nuove sinapsi, per sostenere la mielinizzazione del sistema nervoso nei bambini: i nomi in questo campo sono innumerevoli, Oliver Sachs, oppure  il biologo-ricercatore italiano Carlo Ventura che ha scoperto il “suono” del DNA subito ribattezzato il suono della vita); quello mitologico e filosofico (Pitagora per le relazioni tra suono, matematica e geometria; le numerose tradizioni che in tutto il mondo fin dagli albori dell’umanità attribuiscono al potere del Suono la creazione dell’universo come le Upanishad, il mito egiziano del dio Thot, o la tradizione cristiana dal vangelo di S. Giovanni). Tutti questi aspetti sono confluiti in qualche modo nel racconto formandone la struttura. Infatti, questo Suono di Arjiam è il principio creatore che vibra permeando e dando vita a ogni forma vivente; è sacro perché non è mai stato emesso ma È. Essendo il Motore Primo ho deciso di sganciarmi da qualsiasi parola legata a un concetto logico e ho scelto Suono proprio per trasmettere l’idea di un “qualcosa” che è ancora più in alto della musica stessa creata dall’uomo.

3. Cosa ha significato "scrivere" circa il "suono"?
·      Per un musicista l’unico vero linguaggio è quello della Musica, superiore a qualunque lingua: io ho combattuto con me stessa per decidermi a usare le “parole” nonostante i personaggi e il mondo che avevo intravisto “oltre” la galleria premessero per uscirne. In un certo senso, si è trattata di una lotta continua durante la quale ho capito che Scrittura e Musica non sono mondi distinti, separati: entrambi nascono dall'ascolto, dall'impulso e dal desiderio di comunicare/rsi. Cantare o far musica è cercare di conferire alle note quel colore che possa trasmettere il movimento dell'animo che sta alla base del pensiero creativo del compositore a chi ascolta. Scrivere è cercare la parola, fra tutte quelle che usiamo abitualmente nelle relazioni sociali, capace di suscitare nel lettore la vibrazione legata all'emozione come se la stesse vivendo o rivivendo. Per questo in entrambi i casi è un lavoro di rifinitura, di attenzione e di tensione (nel senso del divenire del tendere a qualcosa) fino a che non ho trovato la risonanza che mi pare più consona, l'accordo che fa vibrare mettendo in risonanza scrittore e lettore. Complice poi il tipo di studio che parallelamente in quel periodo ho intrapreso per diventare musico terapista, sono arrivata a comprendere che musica e parole hanno radice comune: la vibrazione, l’onda sonora che nel romanzo io definisco Suono Sacro.

4. La storia descritta nel suo romanzo è molto complessa. Com'è stato il processo per comporre quest'opera?
·         Come ho accennato prima la storia è nata da un forte impatto visivo ed emotivo in cui sono poi confluite, senza però che consapevolmente me ne accorgessi, le riflessioni sulle letture e gli interessi di un certo periodo e, soprattutto per quanto riguarda la costruzione dei personaggi e il loro sviluppo, la mia esperienza di palcoscenico. I personaggi principali si sono manifestati per primi e fin dall’inizio abbastanza chiaramente. Però prima di buttarmi nelle loro vicende o creato minuziosamente la storia, la società, il tipo di cultura, architettura del mondo in cui si sarebbero trovati ad agire: senza queste premesse sarebbe stato per me impossibile delineare lo sviluppo di un personaggio all’interno di quel determinato contesto. Non era mia intenzione usare la magia a casaccio o come deus ex machina per cavare d’impaccio i protagonisti e far progredire l’intreccio: la magia di Arjiam è vincolata a precise condizioni e i personaggi, nello scontro tra i due aspetti della magia, quello positivo l’Armonia e quello negativo la Malia, ne sono vincolati. Lo sviluppo delle idee di base mi ha preso, perciò, molto tempo. Poi, ho scritto di getto, lasciando di tanto in tanto “riposare” per riprendere in mano successivamente, completando a strati, ampliando, eliminando, spostando o inserendo nuovi personaggi. Avevo un punto d’inizio fermo e la fine: la strada che ho percorso era in continua evoluzione. Ho attraversato anche periodi di rifiuto totale della scrittura ma non li definirei dei blocchi. Semplicemente avevo bisogno di momenti di riflessione per vagliare le possibilità di sviluppo di un personaggio. Dal punto di vista della scrittura ho alternato di proposito monologhi riflessivi dei personaggi, scene di dialoghi con grande attenzione ai dettagli espressivi del tono della voce, delle reazioni fisiche a movimenti d’animo, emozioni o ai fatti che stanno accadendo. Ritengo molto importante anche differenziare, soprattutto in questo genere, il vocabolario e l’atteggiamento vocale dei personaggi in relazione alla loro posizione sociale. Essenziale, inoltre, le descrizioni dei paesaggi o degli ambienti per permettere al lettore di entrare nel mondo che ho creato con la mia fantasia e lasciarsi avvolgere dalle atmosfere in cui vivono i personaggi. I personaggi del mio libro nascono dall’osservazione di persone colte nella quotidianità in sinergia con la rielaborazione di emozioni, impressioni e ricordi personali. Abituata al lavoro in teatro, nello scrivere mi sono identificata in tutti. Per ogni frase o pensiero, ho sempre cercato di mettermi nei panni di quel personaggio e di farlo agire secondo la sua personalità, la sua condizione sociale e psicologica e per il fine che si proponeva di raggiungere, caratterizzandolo anche con espressioni mimiche o tic nervosi che possono apparire in momenti di tensione emotiva.

5. Qual è il personaggio di cui più ha amato scrivere?
·         Mazdraan l’antagonista della protagonista. Il fascino che emana la sua persona lo rende temibile: chiunque lo avvicini, non può sottrarsi alla seduzione della sua voce calda e sensuale, perdendo perfino di vista il valore delle sue parole per lasciarsi avvolgere, o cullare da essa. Riassume in sé la forza dell’eloquenza, la determinazione, la capacità di piegare la volontà altrui alla propria senza minacce dirette: gode nel vedere gli altri soccombere davanti alla sua placida calma, si bea nel far perdere le staffe al prossimo. Lui, al contrario, non perde quasi mai la pazienza, trova il modo di sorridere anche quando vorrebbe lasciarsi prendere dall’ira e s’infuria con se stesso quando perde il controllo. È un uomo assetato di potere e disposto a tutto pur di ottenerlo senza lasciarsi mai distrarre da nulla né da giuramenti, né da affetti, né da legami familiari. Non esercita il potere per un motivo preciso: lo ama. Ogni sua frase, ogni mossa, ogni pausa o ogni parola sono soppesate, calcolate e mirate per raggiungere uno scopo preciso: il Potere. A parte questo, nulla lo interessa veramente. Mazdraan lo confessa senza alcuna incertezza: «Ho tutto ciò che desidero e che il mio rango può offrirmi. Perciò perché non impegnarmi nella ricerca proibita per raggiungere ciò che ogni uomo in fondo al suo cuore desidera? Il Potere sugli altri, sul Mondo, sul Tempo ma non quello apparente e volubile della sovranità, ma quello assoluto che si può ottenere solo andando oltre alla Legge del Suono Sacro». Al contrario, Fahryon, la giovane neofita dell’Ordine dell’Uroburo che aspira a diventare Magh, cioè un saggio maestro, è un personaggio in fieri che deve compiere il suo cammina di crescita personale oltre a quello d’iniziazione che vanno di pari passo. Da qui le sue incertezze, il suo continuo mettere in dubbio le conoscenze acquisite e la necessità di mettersi sempre alla prova fino all’ultima che sarà quella decisiva. Se dovessi usare un’immagine per descrivere i due personaggi, identificherei Mazdraan con una solida roccia e Fahryon con l’acqua che, in costante movimento, alla fine riesce a modificare e a distruggere anche la pietra. È un aspetto del personaggio che può suscitare anche fastidio in alcuni lettori che preferiscono la netta caratterizzazione del personaggio fin dall’inizio; ma a me ha permesso di tessere attorno al suo cammino la storia.

6. Cosa vuole comunicare ai lettori con questo romanzo?
·      Il fantasy classico, come del resto l’espressione artistica in generale, non è solo una lettura d’evasione. L’arte ha da sempre un effetto catartico: il lettore o lo spettatore, identificandosi con il protagonista, partecipa delle sue emozioni, dei suoi dolori, delle sue gioie, vivendo le sue avventure, le sue scoperte, i momenti tristi e lieti traendone spunti di riflessione su se stesso e sulla società, maturando. Come un’importante tradizione ormai ci ha dimostrato, da G. Jung alla M. von Franz, ogni storia, ogni mito, ogni favola, anche la più assurda e lontana dalla realtà, tratta dell’umanità e dei suoi problemi universali, offre esempi di soluzione delle difficoltà in un linguaggio che arriva direttamente oltre ogni barriera logica. Nelle vicende dei personaggi e nelle scelte che compiono confrontandosi con il mondo, ho nascosto i temi che più mi stanno a cuore: amore in tutte le sue declinazioni dall’amicizia all’amore passionale, erotico; impegno nel sociale, responsabilità nei confronti del prossimo, lealtà e chiarezza nei legami di qualunque genere, impegno civile, rispetto e tolleranza. Non oso parlare di altruismo e bene comune come beni supremi per l’uomo, non sono così idealista o sognatrice; ma restano per me alla base della possibilità per l’uomo, anche della nostra epoca, di svilupparsi … E per sviluppo non intendo quello tecnologico che dovrebbe essere solo un mezzo non un fine da perseguire. Non si tratta di vincere o perdere ma di comprendere che la vita è un cammino in continuo divenire, soggetto a grandi rivolgimenti. L’importante, come diceva Samuel Beckett è «Fallire – Provare di nuovo – Fallire ancora – Fallire meglio».

7. Nella seconda parte (ed eventuali seguiti) cosa dovremmo aspettarci, da lettori?

·     In origine la storia non era pensata per essere suddivisa in più parti ma per motivi editoriali e pratici l’ho suddivisa in due parti. La seconda parte, Il Risveglio di Fahryon, dovrebbe uscire a fine novembre inizi dicembre: sto controllando le bozze e lavorando sull’immagine di copertina. In questa ultima fase l’eroina completerà la sua iniziazione prendendo consapevolezza della sua forza – o debolezza? - e si troverà ad affrontare lo scontro finale tra Armonia e Malia, tra Bene e Male: cosa scoprirà e come … Lo lascio alla curiosità dei lettori. Ho già iniziato un’altra storia legata al ciclo del Suono Sacro con nuovi personaggi, nuove terre, un altro popolo … Cosa nascerà dall’incontro? O sarà uno scontro? Chissà! 

Ringrazio immensamente Daniela 
per la disponibilità!
Endimione

Daniela Lojarro Nata a Torino in una famiglia di tradizioni musicali, ha avviato parallelamente agli studi classici quelli di musica (pianoforte e canto con il M° E. Cassardo e il M° M. Braggio) diventando poi allieva di Carlo Bergonzi. Appena ventiduenne ha partecipato a diversi concorsi internazionali, fra i quali il concorso di Busseto per voci verdiane „A. Ziliani“ (premio speciale della giuria all’artista più promettente) e il „Giuseppe Verdi“ di Parma (I° premio). Proprio il concorso di Busseto le ha offerto l’occasione del debutto nel ruolo di Gilda in Rigoletto. Inseguito, ha cominciato a esibirsi sui maggiori palcoscenici italiani e stranieri, come il San Carlo di Napoli, il Regio di Parma, il Verdi di Trieste, l’Ente Lirico di Bari, il Covent Garden di Londra, l’Opernhaus di Zurigo, l’Opéra di Montecarlo, il Regio di Torino, lo State Theatre Pretoria, il Palm Beach Opera, l’Opéra Royal de Wallonie (Liegi) e l’Opera Ireland (Dublino) come pure al Rossini Opera Festival di Pesaro e al Festival di Martina Franca.
Nel 2009 ha completato la formazione in Audio-Psico-Fonologia, secondo il metodo di Alfred Tomatis, una terapia di rieducazione della voce e dell'ascolto.
Nel maggio del 2009 ha presentato alla Fiera Internazionale del Libro di Torino il suo romanzo d'esordio «Il Suono Sacro di Arjiam», Edigiò collana Le Giraffe.

2 commenti:

Daniela Lojarro ha detto...

Grazie a te, carissima Endimione, per le domande interessanti e per l'amore che rende vivo il tuo salotto letterario!

A presto per la seconda parte :)

Endimione Birches ha detto...

@Daniela Lojarro
Grazie davvero per le belle parole!!
Complimenti ancora per il tuo romanzo e in bocca al lupo!
Ti ringrazio :)
Endi