Recensione: "La regina del deserto" di Georgina Howell

giovedì 26 novembre 2015


 

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La regina
del deserto
di Georgina Howell
pagine 610 circa
prezzo 18.00€
Neri Pozza
già disponibile
Voto:
 4/5
--o--






È il 22 marzo 1921. Davanti alle Piramidi d’Egitto tre turisti occidentali posano per una foto a dorso di un cammello. I primi due sono gli inglesi più famosi del Ventesimo secolo: il ministro delle Colonie, Winston Churchill, e lo scrittore paladino del nazionalismo arabo, Thomas Edward Lawrence. Il terzo – «cappello di paglia ornato di rose e pistola al polpaccio nascosta dalla sottoveste» – è l’archeologa, poetessa, linguista e maggiore dell’esercito Gertrude Bell.
cover originale
Chi è quella donna così influente e talentuosa da essere paragonata a Elisabetta I? E perché ha scelto di «competere a condizioni maschili nel mondo maschile» delle imprese eroiche mediorientali di inizio Novecento? Dopo la laurea in Storia a Oxford, Gertrude rinuncia agli agi della vita in una delle famiglie più ricche d’Inghilterra e parte a esplorare i ,territori dell’Impero Ottomano. Ci vuole poco a capire di che pasta è fatta. Per prima cosa dice sempre quello che pensa: che si trovi in compagnia di un funzionario turco corrotto, di un diplomatico inglese incapace o di un derviscio dal coltello facile. E poi ha un’inesauribile sete di conoscenza e di giustizia, e detesta sentirsi vincolata a un unico luogo. Naturale, perciò, che l’ingresso nel controspionaggio inglese e la richiesta di Churchill di far parte del gruppo di «orientalisti» che traccerà il nuovo assetto del Medio Oriente, per lei non sia ancora abbastanza. Gertrude vuole afferrare le complesse contraddizioni di quella terra assolata.
Parte alla volta della Palestina. Visita la Turchia e la Grande Siria. Conosce emiri, sceicchi e vescovi finché, nel 1917, l’esercito britannico le ordina di stabilirsi a Baghdad nelle vesti di «segretaria orientale», dove rimane dieci anni, fino alla notte in cui morirà per un’overdose di farmaci. Gli ottimi rapporti di collaborazione con re Faysal, la fondazione della Biblioteca pubblica e del Museo nazionale iracheno sono solo alcuni dei tasselli con cui Gertrude dà il via al processo di costruzione di uno stato arabo indipendente e a una fase di stabilità politica che durerà per ben trentadue anni. Un evento che ha dell’incredibile, come sottolinea l’autrice Georgina Howell, se si pensa che oggi Stati Uniti e Gran Bretagna farebbero carte false «per la promessa di un Iraq pacifico e ben governato anche solo per quattro anni».
Riportata in auge dal film di Werner Herzog (con Nicole Kidman nei panni di Gertrude Bell), La regina del deserto racconta l’incredibile storia della «Lawrence d’Arabia al femminile »: una donna coraggiosa, altruista e capace come pochi di comprendere l’animo umano. Un libro avvincente e riccamente documentato che ci consegna non soltanto la prima eroina del Novecento, ma anche il ritratto di una terra antica che rischia di scomparire sotto i colpi di mortaio di una guerra infinita.



Considerazioni.
Se qualcuno mi domandasse quale eroina del secolo passato vorrei essere, una delle tre risposte che ho in mente al momento è proprio quello della forte e leggendaria Gertrude Margaret Lowthian Bell.

Certo questo personaggio storico ha perso la vita relativamente giovane (non aveva ancora sessant'anni), ma ha saputo vivere la sua esistenza in modo non solo completo e stupendo, ma anche conoscendo nel vivo un secolo, entrando in contatto con i personaggi più importanti della sua epoca (da Winston Churchill a Thomas Edward Lawrence) e soprattutto realizzanto quasi interamenti i suoi sogni.

Era una donna, non dimenticatelo, ma dotata di una forza d'animo così determinata e determinante da quasi piegare il destino (fino ad un certo punto) a suo favore, per permetterle di brillare e realizzare quanto aveva in mente, trasformando la materia inconsistente dei sogni in qualcosa di estremamente tangibile e bellissimo per la sua interiorità.

Ma chi era Gertrude Margaret Lowthian Bell?  Nata a Washington Hall nel lontano 1869, Gertrude fu un'archeologa, una politica, una scrittrice e un paio di altre cose, ebbe un'infanzia felice e tranquilla trascorsa in Inghilterra con padre, il quale possedeva delle miniere di ferro, delle fonderie, delle fabbriche dell’acciaio e di alluminio e che presto divenne vedovo. Alla morte dell'amata Mary presto diede però un'altra madre a Gertrude, la quale si trovò molto bene con la matrigna, la quale era una persona semplice ma tanto intelligente da assecondare, senza ostacolare, la natura indomita di Gertrude, la quale dimostrò sin da tenera età di possedere una grande fiducia in se stessa che l'avrebbe portata lontano. 

Il destino di Gertrude non è però in Inghilterra, che, dopo una laurea presa ad Oxford in Storia Moderna, lascia presto la sua patria per i Paesi Arabi, dove trova il suo posto dell'anima e anche la realizzazione dei suoi desideri.  Fu infatti una figura di spessore, dato anche il momento storico, e collaborò a formare per come li conosciamo ora, diversi stati Arabi (quali l'Iraq libera ed indipendente o la Giordania).

Amò e si adoperò moltissimo per questi paesi, tanto da essere denominata come "la figlia del deserto".

Di mentalità aperta, dall'intelligenza acuta e vivace, Gertrude seppe conquistare tante le persone con cui venne in contatto che una serie di paesi che non conosceva, da cui non proveniva ma a cui sentiva di appartenere profondamente, senza limiti e senza misura. La passione e l'amore per culture diverse e affascinanti ai suoi occhi sempre pronti a nuove conoscenze la spinsero a imparare la lingua araba, a unirsi a spedizioni archeologiche anche piuttosto pericolose e a diventare Ufficiale di Collegamento dell’Arab Bureau. Senza per questo dimenticare gli altri. Gertrude fondò infatti le prime scuole femminili a Baghdad, la Biblioteca pubblica e il Museo Nazionale Iracheno.

Pensate a quanto si sentisse di appartenere a queste regioni, a livello mentale e sentimentale, nonostante fosse lontano da tutto quanto conosceva bene, nonostante fosse miglia e miglia lontano da casa e dai suoi affetti più cari, e nonostante il contesto storico non fosse agevole come lo è oggi.

Dal romanzo della Howell si percepisce in modo lampante che la Bell abbracciava il mondo e lo esplorava come se fosse stata casa sua, si vede palesemente come l'abbia eletto a suo luogo di scoperta e conoscenza empirica, in quanto un posto più limitato come una casa o una persona non sarebbe stata sufficiente.

Era una donna sveglia si, ma anche molto di cuore e sentiva di avere - come solo le grandi anime sentono - una missione nella vita e non poteva limitare la sua esistenza a un posto solo o un'anima in particolare.

Quanto è vasto il mondo! 
Quanto è vasto e meraviglioso!
- da "La regina del deserto" di  Georgina Howell

La Bell anelava l'incertezza della vita, le sfide quotidiane, amava sospendersi sul filo del rasoio, rischiare tutto e scoprirsi sorpresa da quanto offriva l'inaspettato. E ho amato profondamente questo personaggio per queste ragioni. Questo romanzo mi ha aperto il cuore constringendomi di nuovo a vedere quello che si può fare con la passione e la volontà, spesso accantonata per la vita reale.

Dopo aver letto questa biografia intensa e bellessima, resa dalle capaci mani di Georgina Howell (che scrive decisamente molto bene) mi piace pensare che quando Gertrude abbia chiuso gli occhi a Baghdad nel 1926 lo abbia fatto con la pace nel cuore e la libertà che ha sempre rincorso per se stessa  e per gli altri.




Georgina Howell ha iniziato a lavorare come giornalista all’età di diciassette anni. Ha collaborato con l’Observer, Vogue, The Tatler, ed è stata articolista per il Sunday Times. Attualmente vive tra Londra e la Bretagna. 

1 commento:

Blog Expres ha detto...

Wow! Un personaggio davvero fuori dal comune! E considerato quanto poco valore veniva e viene dato alle donne in Oriente, immagino che Gertrude abbia avuto davvero un carattere forte e determinato! Mi segno questo libro! Complimenti per la recensione! Ciao Maria