Doppia recensione: “Liberami, disse l’uomo” + "Il serpente e il mirto"

sabato 29 novembre 2014



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Liberami, 
disse l'uomo
di Davide Bonvicini
pagine70
prezzo: 1,49€
Autopubblicato 
già disponibile
voto:
3/5
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Un mondo perfetto, dove gli abitanti seguono l’unica legge del piacere, da cui solo un uomo è escluso: Cameron K.L. 
Una malattia lo rende inabile alla connessione globale, la “liberazione”, e lo costringe a vivere ai margini della società. Le sue speranze sono riposte in Jordan A.U., un medico che gli aveva promesso di aiutarlo. 
Ma quando questi scompare, Cameron si trova davanti a un bivio: accettare la sua condizione, oppure rischiare tutto per cercare Jordan.  
Questa e altre scelte saranno a carico del lettore, che alla fine di ogni paragrafo deciderà come proseguire la vicenda, sino a raggiungere uno dei possibili otto finali. E ogni rilettura svelerà nuove, inquietanti sfaccettature, diverse risposte alla domanda “cos’è la libertà?”


Considerazioni.
Il romanzo prende avvio dal protagonista, Cameron, il quale decide di cambiare il suo destino, e noi con lui e per lui. Non vi dirò moltissimo sulla trama per due ragioni:

- la prima è che il racconto è talmente breve che racconterei tutto, in pratica

- la seconda è che il romanzo è impostato in modo da raccontare eventi e risoluzioni diverse a seconda del lettore, con i suoi otto finali, le 15mila parole abbondanti, le oltre 92mila battute e i 50 paragrafi.

questa piccola (in ragione delle sue pagine) opera è un classico libro da leggere e sfogliare linearmente. E' una specie di gioco in cui l'autore ti conduce in modo interattivo, cercando di fare scegliere il lettore in che direzione andare in base alle sue scelte sulla storia. Noi lettori dobbiamo scegliere la direzione che devono prendere gli eventi (tra le 3 o 4 proposte che l'autore concede) ed in base a ciò i lettori approderanno a vicende un pochino differenti tra di loro, per cui è una sorpresa diversa a seconda del lettore che lo legge. Alcuni lettori, infatti, dovranno arrivare al termine per ricominciare dal principio; altri dovranno accettare il fatto che i percorsi alternativo sono molteplici ed altri ancora troveranno il successo e la conclusione meritata e conseguita con la lettura.

Se quindi cercate un coinvolgimento ulteriore rispetto ad una lettura normale, ove occorre semplicemente abbandona si alle mani dell'autore, qui si partecipa eccome sia con la storia che con i personaggi con un coinvolgimento maggiore rispetto ad una normale opera!

Il punto di forza del romanzo coincide anche, però, con la sua debolezza. "Liberami, disse l’uomo" non risulta, infatti, sempre linearissimo. Probabilmente, con lo scopo di permettere ai diversi lettori di giungere a percorsi differenti tra loro ha anche costituito il "punto di stress" dell'autore, che a volte rende la storia un pò sconnessa tra un segmento e l'altro, risultando, di quando in quando, un pò difficile far collimare quanto letto con quanto si sta leggendo in rapporto a "cosa è successo" e "cosa sta succedendo", non tanto temporalmente, quanto piuttosto di meccanica degli accadimenti, anche dovuto al fatto che l'ambietazione non ha certo reso facile l'avventura impostata dall'autore.

Oltre a ciò, proprio in relaziona alla sua struttura è stato difficile (se no impossibile) comprendere nel profondo la personalità e la psicologia del personaggio di Cameron, che rimane un pò schiacciato dalla scelta del lettore, ovviamente.

Non ultimo, quale difetto (forse il maggiore) è anche il fatto che la storia sia davvero brevissima. Dura il tempo di un battito di ciglia, senza che ci si renda conto la storia prende avvio e termina con una brevità quasi allarmante.

Ho apprezzato invece moltissimo le tematiche alla base del romanzo: la libertà, in particolar modo in relazione alla sua creazione; la confusione dell'uomo per il proprio passato quali individui, per il loro destino, la loro rincorsa verso in futuro ignoto, le difficoltà, i dolori, ecc...

Personalmente ho dovuto ricominciare diverse volte (!) ma tutto sommato diciamo che ho avuto una risoluzione soddisfacente...

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Recensione Libro “La serpe e il mirto (1978) ovvero il tempo secondo Aguilar Mendes” 


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Il serpente 
e il mirto
di Stefano Valente
pagine 208
prezzo 12€
Parallelo 45
già dsiponibile
voto:
 3/5
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Aguilar Mendes, studioso di letteratura portoghese, giunge a Roma il 16 aprile del 1978, esattamente nel mattino cruciale del rapimento di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse. È un fuoruscito, un esule che fugge dall'Argentina che il regime militare ha trasformato nella terra dei desaparecidos.
A Roma hanno così inizio le vicende del letterato: scendendo in una strana - a volte "introvabile" - pensione del centro, Aguilar Mendes sarà proiettato in una girandola di eventi misteriosi che lo porterà avanti e indietro per l'Europa, rendendolo vittima e protagonista di arcani insondabili e intrighi politici.
Lo schivo, spaesato Aguilar Mendes si imbatterà negli "ospiti" del piccolo albergo, conoscerà le sue sedute spiritiche; verrà coinvolto in complotti, segreti e amori, in giochi di potere e avvenimenti - antichi e presenti - che lo metteranno in contatto con figure, atmosfere e "presenze" incredibili, e tuttavia reali: con un esercito di epici bravacci che diffonde il terrore e il carnevale fin dentro il cuore del Brasile, con Santi-teologi in bordelli della Terra del Fuoco, con un gatto di Oporto (?) e tre cani infernali, con le malinconie dolci di Lisbona...
E anche con Antenati-Serpenti dall'altra parte del mondo. Perché il Tempo - la Serpe-Ouroboros che morde la sua stessa coda - ha determinato di fare di Aguilar Mendes il proprio custode...

Considerazioni.
Questo secondo romanzo che vi presento oggi è invece scritto da un autore emergente che ha deciso di immergere l'autore nelle ambientazioni esoteriche e misterioso che da sempre affascina moltissimo la mente di ogni persona, in quanto spinge l'immaginazione laddove non c'è la possibilità, c'è il limite con l'ignoto e tutto può accadere.

La trama prende avvio da Aguilar Mendes, il quale è uno studioso di letteratura portoghese che appare come un pò sconfitto dalla vita, con il peso del mondo che grava sulle sue spalle, un uomo che è fondamentalmente un debole, inetto negli intenti che non riesce mai a realizzare e che risulta ostico ed odioso al lettore (almeno a me ha fatto questa impressione). Quest'uomo cerca qualcosa alle radici del "mistero" e delle "cospirazioni" di cui va a costantemente a caccia, che cerca e ricerca dal caso Moro in Italia, ai desaparesidos in Argentina, si trova ad un certo punto a confrontarsi con il mistero più grande: il tempo (ecco perchè il serpente del titolo).

Ma come? Come raccontare del tempo? Valente, mediante, un segmento infinito di anime che intrecciano e percorrono un destino, anche per breve momento, narra di personaggi che vivono di spionaggio, politica; narra di posti che inducono e conducono all' ignoto.
E non importa che il mistero abbia risoluzione semplice, forse banale, l'importante è il viaggio. Un viaggio che conduce all'infito, se non del corpo dell'anima, del sogno, delle aspirazioni, delle parole.

Più che la storia, che ammetto non è che mi abbia impressionato particolarmente, è la scrittura di Valente che mi è piaciuta. Ha saputo intrecciare bene la trama, dare colore ai tratti predominanti del mistery, del giallo, dell'esoterico, e mi è pervenuto l'amore che Valente ha impresso alla storia.

Stefano Valente, glottologo e lusitanista, è studioso delle lingue e letterature ibero-romanze. Tra i titoli pubblicati: ilromanzo storico Del Morbo – Una cronaca del 1770 (Serarcangeli, 2004), Premio Athanor; il thriller esoterico Lo Specchio di Orfeo (Liberamente, 2008), tradotto anche in Portogallo (O Espelho de Orfeu – Ésquilo Edições). Nel 2013 ha vinto il premio “Linguaggi Neokulturali” (www.kultural.eu) con l’inedito Di altre Metamorfosi, primo su 2046 romanzi. La sua è una scrittura colta, attenta ai vari livelli di linguaggio, che ama sperimentare nuove strutture narrative, spesso “giocando” – e incrociando – i più diversi generi letterari. Da sempre insegue e tenta di descrivere «quel tratto, quell’attimo comunque decisivo, in cui l’essere umano agisce – o si estrania – e nega se stesso scoprendo il suo contrario»
Stefano Valente, glottologo e lusitanista, è studioso delle lingue e letterature ibero-romanze.
Tra i titoli pubblicati: ilromanzo storico Del Morbo – Una cronaca del 1770 (Serarcangeli, 2004), Premio Athanor; il thriller esoterico Lo Specchio di Orfeo (Liberamente, 2008), tradotto anche in Portogallo (O Espelho de Orfeu – Ésquilo Edições). Nel 2013 ha vinto il premio “Linguaggi Neokulturali” (www.kultural.eu) con l’inedito Di altre Metamorfosi, primo su 2046 romanzi.
La sua è una scrittura colta, attenta ai vari livelli di linguaggio, che ama sperimentare nuove strutture narrative, spesso “giocando” – e incrociando – i più diversi generi letterari. Da sempre insegue e tenta di descrivere «quel tratto, quell’attimo comunque decisivo, in cui l’essere umano agisce – o si estrania – e nega se stesso scoprendo il suo contrario». - See more at: http://www.parallelo45edizioni.it/prodotto/la-serpe-e-il-mirto/#sthash.2teAqNjh.dpuf

Recensione: "La sindrome di Hugh Grant" di Daniele Cobianchi

venerdì 28 novembre 2014



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La sindrome 
di Hugh Grant
di Daniele Cobianchi
pagine 180
prezzo € 15,00
Mondadori
già disponibile
ebook/cartaceo
voto: 
mi avvalgo della 
facoltà di non votare
--o--





Thomas Rimini ha studiato alla Bocconi e lavora nel marketing dei sughi pronti. È bello e brillante, ma... ha quarant'anni: non l'età di mezzo, ma l'età dove sei mezzo. Mezzo adulto e mezzo ragazzo, mezzo sognatore e mezzo disilluso, mezzo innamorato e mezzo in attesa di chissà chi. 
Così, quando la vita gli chiede da che parte intende stare, Thomas non risponde e si rifugia in un eterno presente, sperando con tutto se stesso che sia il modo migliore per cogliere l'onda giusta. Lascia Marcella, che era pronta a sposarlo, si butta nel lavoro, prende una casa in centro, affina tecniche di seduzione da chef e ritrova i vecchi amici: tutti suoi coetanei, ognuno impegnato ad affrontare i propri fallimenti come può. Chi diventa professionista dell'happy hour, chi sogna l'amore e gira sempre con un anello in tasca, chi si ammazza di running fino a diventare pelle e ossa. 
Non è che Thomas scappi dalle responsabilità: anzi, le brama. È dal compromesso che fugge, dal modello sociale che impone tempi e modi preconfezionati alla sua generazione, cresciuta nel benessere ma spesso incapace di capire cosa vuole. Accade però che la strada scelta da Thomas, quella che sembrava la più facile, improvvisamente s'impenna, e il tracciato inizia ad aggrovigliarsi irrimediabilmente. Solo salendo in moto e puntando verso l'oceano, forse, i pensieri saranno coperti dal rumore del viaggio e sarà più facile ascoltare i battiti del cuore. Con ironia venata di amarezza, ma anche con profonda empatia verso i suoi personaggi, Daniele Cobianchi dà vita a un mondo affollato di volti che ci sembra di conoscere benissimo. Soprattutto, ci racconta con assoluta autenticità l'universo dei "quarantenni disperati", tra separati, depressi e insoddisfatti cronici: una fotografia fatta con Instagram colorata e accattivante, ma aggiustata con un filtro e in realtà un po' sbiadita. 
Ne emerge, a sorpresa, un Hugh Grant uscito dallo schermo, pronto a dire la sua verità. Un uomo in realtà fragile che ha solo la necessità di non tradire se stesso, per guardarsi allo specchio e, anche con la barba lunga e la fedina sentimentale non proprio immacolata, sorridere.


Considerazioni.
Ci sta lo sfuggire dalle responsabilità alla soglia dei quarant'anni, ci sta allontanare la ragazza che è giusta per te perchè non ti senti pronto a sposarti, a mettere su famiglia (meglio così, piuttosto che trovarti in casa un uomo pieno di dubbi che ti molla con figli a carico per rincorrere la sua giovinezza perduta) e ci sta anche costruire un romanzo su un uomo, Thomas, che non sente proprio lo spirito di sacrificio che una coppia richieste, che un matrimonio impone insieme al rispetto dell'altro e la monogamia. Passi anche associare la vita da quindicenne spensierato (anche se di anni nei un quarantina) alla Sindrome di Hugh Grant, che incarna una sorta di Peter Pan moderno, che non riesce proprio a mettere a posto la testa e concigliarsi con le responsabiltà.

Ma quello che Cobianchi ha creato (almeno dal mio punto di vista) è una macchietta sciocca, una caricatura dell'uomo comune in crisi che cerca una via d'uscita in tutto tranne che in se stesso, che risulta essere niente più che un beota, superficiale, moderno (che qui equivale a infantile) che usa un linguaggio giovanile che non gli appartiene, che festeggia dove e quando possibile pur di dimenticare i suoi errori, i suoi rimpianti (soprattutto per l'ex fidanzata) per i colpi di testa, che non rimpiange, a cui non riesce a rinunciare piuttosto che diventare un uomo diverso, a cui aspira forse, ma che è troppo faticoso da divenire.

Thomas, infatti, molla la fidanzata Marcella (che è anche l'unica con cui ha avuto una storia più seria rispetto alle precedenti) perchè non si sente pronta, poi si getta a capofitto nel lavoro, tra le braccia di donne senza nome, senza volto, per dimenticare le sue sciocchezze, gli errori per cui si sente in colpa, ma che probabilmente commetterebbe una seconda volta. E proprio quando sembra aver toccato il fondo intraprende un viaggio, quello che lo condurrà a capire qualcosa ed a indicargli ciò che gli manca e di cui sente l'esigenza.
E proprio durante questo viaggio, con un tasso alcolico molto alto e uno riflessivo inesistente, ecco che Thomas incontra Huge Grant al bar, il quale gli da una pacca sulla spalla e la benedizione per gli eccessi che gli si prospettano all'orizzonte.

Pensavo fosse un romanzo un tantino differente. Avevo voglia di leggere un romanzo contemporaneo, fresco ...  scritto da un uomo, che mi illuminasse sulle sue crisi pseudo esistenziali, mi immergesse un pò nei suoi problemi dandomi modo di leggere uno spaccato maschile a cui non sono avvezza a vedere o analizzare.
E metto le mani avanti: non immaginavo, nè mi aspettavo, un romanzo troppo riflessivo, profondo o altro, ma almeno lo pensavo meno sciocco, meno infarcito di luoghi comuni, meno ebbro di autocommiserazione e finto struggimento ...

Ci sta che Cobianchi abbia voluto rappresentare l'incertezza di un quarantenne che vede il mondo sgretolarsi davanti ai suoi occhi, che non sa bene come prendere le decisioni personali che lo riguardano, ma tutti abbiamo quel problema, nessuno viene al mondo con un manuale, ma assumersi i rischi delle proprie decisioni ad un certo punto è imperativo, anche in una commedia come questa. 

Ma quanto avviene una sorta di svolta, il romanzo termina ... Bho!
Thomas è apparso ai miei occhi come un uomo che va avanti nel mondo per inerzia, fastisiosamente superficiale, che vuole costruire qualcosa di importante solamente per se stesso, e sarebbe anche interessante seguire il personaggio, ma il modo in cui la sua vita è proposta e il romanzo narrato non mi hanno proprio preso ...

Non è stata, infatti, tanto la storia che mi ha deluso e allontanato dal romanzo, ma il modo che non mi ha preso, che non mi è piaciuto, che ha alzato le mie barriere mentali del rifiuto e mi ha indotto a pensieri come "per favore finisci presto...". Questo è ovviamente un mio pensiero, in quanto non mi trovo mai in sintonia sia con l'incertezza patologica di personaggi - ed in particolare come persone come Thomas - sia con una narrazione pseudo gioviale e giovanile che non empatizza con il lettore se non per comunicargli amarezza, insoddisfazione, ecc...
E anche se è una lettura che serve - al limite - a rilevare situazioni, nella realtà, come quella di Thomas, è a mio gusto una storia che è iniziata come insoddisfacente e amara ed finita nell'amarezza più totale sia per la trama, che per i personaggi, divertimento ed l'avventura. E' un romanzo che non mi ha mostrato nulla, non mi ha dato nè portato a nulla. Non c'è sforzo di stile, di trama, di concetto, di emozione, di empatia. Non mi è arrivato niente... Amarezza di un urlo nel vuoto che ha spezzato il silenzio per poco meno di quattro secondi e che non mi ricordo di aver udito.

 

Daniele Cobianchi (Parma, 1970), laureato in Filosofia del diritto all'università di Bologna, vive e lavora a Milano, dove si occupa di comunicazione. Ha pubblicato i romanzi Dormivo con i guanti di pelle (Mondadori, 2013), Il segreto del mio insuccesso (Mursia, 2006) e, in rivista, il racconto Gli occhi di mio padre (La luna di Traverso, Mup, 2007).

Ali di polvere e sogni d'avorio... oggi cosa passa per la mia mente!

giovedì 27 novembre 2014

---o- Il posto in cui vorrei essere proprio ora -o----
..
Perchè d'inverno è magia. Per quanto sia bella d'estate, Parigi, d'inverno, è un'illusione concreta da vivere. Un sogno calato in terra. Provare per credere.
 ..
 
 --
---o- La poesia che non mi tolgo dalla testa -o---
 --
Perchè Thomas è un uomo che viveva d'impeti e passioni ed era tutto un amare o un'odiare, ma quando amava scriva cose eccelse davvero.
Cerca la carne sulle ossa

"Cerca la carne sulle ossa fra non molto
Spolpate e bevi alle due munte rupi
Il dolce midollo e la feccia,
Prima che le mammelle delle dame
Siano vizze e le membra brandelli.
Non profanare, figlio, i sudari, ma quando
Vedrai le dame fredda pietra, appendi
Una rosa d’ariete sugli stracci.

"Ribèllati alle leggi della luna
E al parlamento del cielo,
Al governo del mare perverso,
A tirannia del giorno e della notte,
A dittatura di sole.
Ribèllati all’osso e alla carne,
A parola di sangue, ad astuzia di pelle,
E al verme che nessuno può ammazzare.

"La sete è spenta, la fame placata,
E lungo il cuore ho uno spacco;
La faccia è smunta allo specchio,
Le labbra smorte dai baci
Ed è smagrito il mio petto.
Una ragazza allegra mi prese per uomo,
La stesi giù e le narrai il peccato,
Le misi accanto una rosa d’ariete.

"Il verme che nessuno può ammazzare
E l’uomo che nessuna corda impicca
Si ribellano al sogno di mio padre
Che da un ostello di rossi porci
Ulula il sozzo demonio alle spalle.
Non posso come un pazzo assassinare
Stagione e sole, grazia e ragazza,
Né il mio dolce risveglio soffocare."

La nera notte amministri la luna,
Il cielo detti pure le sue leggi,
Il mare parli con voce regale:
Non nemici ma un unico compagno
Sono il buio e la luce.
"Guerra al ragno e allo scricciolo!
Guerra al destino umano!
E distruzione al sole!"
Prima che morte ti prenda, ah sconfessalo!  

Dylan Thomas 
..
---o- Lo spot natalizio di cui mi sono innamorata -o---
..
Adoro questo spot, è dolcissimo, tenero, confortevole quanto un cioccolatino. Inoltre, secondo me, coglie benissimol'immaginazione tipica dell'infanzia e il bisogno di sogno e d'amore di cui si è capace da bambini, anche se poi si perde, purtroppo, a volte.


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---o- La canzone che non riesco a dimenticare-o---
..
Era lo scorso anno quanto viaggiavo sulle autostrade immense degli Stati Uniti e ascoltavo questa meraviglia (anche se il cantante è irlandese, mi sembra). E' arrivata, anche se con un certo ritardo, anche in Italia e ne sono davvero felice, sarebbe stato un peccato non ascoltare il testo di questa illusoria idolatrazione di un amore, anche se perso, lasciato e perduto. Ascoltatela almeno una volta, è poesia e incanto.

  
 ..
 ---o- Il romanzo che crea dipendenza-o---
 ..
L'ho finito ieri sera, e anche se non so bene, al momento, quanto ne farò recensione, sappiate che ne vale veramente la pena. Bellissimo!
..
 
 ..
 ---o- L'opera sul comodino, che guarda e aspetta-o---

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Mi sono lasciata tentare dalla versione della Virago, ed ecco che questa attesa prenatalizia mi ha condotto tra le braccia della Thirkell. La realizzazione di un desiderio. Al momento è li che mi osserva sul comodino sperando di essere letta. Spero presto!

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  ---o- Il colpo di testa -o---
Libro illustrato che rivela sia i retroscena della serie tv Call the Midwife - L'amore e la vita (Rete4), sia la storia delle levatrici inglesi dalla Seconda Guerra Mondiale in poi. E' una ricostruzione dettagliata degli strumenti che usavano, i luoghi in cui lavoravano, le fatiche a cui dovevano far fronte e un affresco storico impareggiabile. Prettamente costituito da immagini è un bellissimo libro per conoscere meglio il mestiere di levatrice e riassaporare la serie! L'ho visto e poi l'ho dovuto avere ... La pecca? Disponibile solo in lingua inglese!



 alcune altre immagini:




 

E voi? 
Cosa vi passa per la mente e sottomano?

Recensione: "I Cacciatori Di Libri" di Raphaël Jerusalmy

mercoledì 26 novembre 2014

 
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I Cacciatori 
di Libri
di Raphaël Jerusalmy
Pagine 270  circa
Prezzo € 16,50
E-Book € 9,99
  Edizioni E/O
già disponibile
voto:
4/5
--o--





Ambientato alla fine del Medioevo, all'epoca dell'invenzione della stampa, il romanzo racconta di una misteriosa cospirazione nata per contrastare l'oscurantismo della Chiesa e difendere la cultura e la libertà di pensiero dalla censura dell'Inquisizione.
cover originale
La singolare alleanza coinvolge nientemeno che il trono di Francia, i Medici di Firenze e un gruppo di monaci e di rabbini che operano a Gerusalemme in totale clandestinità, per conservare, ricopiare e diffondere le preziose opere del passato. Il personaggio principale del libro è il poeta François Villon, autore di celebri ballate e in un certo senso fondatore della lingua francese moderna.
Figura straordinaria e contraddittoria, letterato e insieme malfattore, all'età di trentun anni venne imprigionato per i suoi crimini e condannato all'impiccagione. Sappiamo che alla fine Luigi XI gli concesse la grazia, ma a quel punto di lui si perdono completamente le tracce. Jerusalmy si diverte a immaginare questa seconda parte della sua vita e gli affida il ruolo d'intermediario tra il sovrano e i membri della confraternita.
Villon è uno spirito libero e non si lascia manipolare né si piega agli interessi dei potenti. Affiancato dal burbero Colin e dalla bella e silenziosa Aisha, François persegue uno scopo tutto personale (a salvaguardia di ciò che lui definisce la "Parola") e conclude la missione in Terra santa in maniera imprevedibile.



Considerazioni.
Metà del Quindicesimo Secolo, un certo Francois Villon (famoso poeta/ladro/ecc... francofono è un personaggio realmente esistito), poco prima della sua esecuzione, viene (misteriosamente) graziato - da Re Luigi XI in persona - per poi sparire nelle nebbie del tempo e del momento.

Cosa è successo dopo? Nulla di certo, ed ecco dunque che Jerusalmy imbastisce una sorta di intrigante, misterioso piano/complotto che vede al centro della storia questo personaggio misterioso, dalla fine incerta e i libri.

Il fruscio della carta, lo spessore del volumi, i contenuti che lo amimano, il subbuglio che arrecano alle menti una volta sfogliati e letti costituiscono qualcosa di importantissimo, nel romanzo di Jerusalmy. 
Il potere che emerge dai libri, ci dice questo autore attento alle idee da veicolare e dalle precise pennellate storiche, è grandissimo ed è inteso come quello del pensiero, quello della libertà, dell'indipendenza dalle altre persone, dai dogmi, dalle credenze, ecc... 

E i potenti dell'epoca hanno un profondo terrore per la carta stampata, per quello che comporta avere un popolo istruito, cosciente, consapevole e proprio per questo combattono ufficialmente per la distruzione dei libri, per le idee sovversive e pericolose che ne derivano, ma ufficiosamente li tengono e li custodiscono come tesori, a cui attingere per conservare e acquisire sempre più prestigio, denaro e confermare la propria posizione di rilievo.

In questo contesto di sotterfugi, misteri, intrigi e lotte di potere, Villon si troverà coinvolto ben presto in un vero e proprio thriller d'altri tempi, in cui dovrà intraprendere un viaggio lungo, faticoso e irto di pericoli per raggiungere la Terra Santa e per incontrare una misteriosissima confraternita denominata "I cacciatori di libri", che per giungere ai suoi scopi intraprende dubbi rapporti con personaggi importanti come i Medici o trattare addirittura con il Vaticano con Papa Pio II alle redini.
Quello che Villon e il suo strambo compagno di avventure, Colin, scopriranno e compiranno e cosa che vi lascio scoprire durante la lettura, ma sappiate sin da subito che è un romanzo da tenere in considerazione. A partire dallo stile di Jerusalmy, che rievoca il tempo in cui è narrato e proponendo il racconto mediante un'espressione forbita, palesemente cosciente delle sue capacità stilistiche e all'altezza della storia complessa, è cosa da leggere e che procura una certa ammirazione e crescente interesse per le suadenti ambientazione medio orientali, quanto per quelle francesi, per la ricostruzione delle ambientazioni, molto diverse, che vengono attraversate dai due protagonisti e infine per la caratterizzazione dei personaggi, che sono interessanti e per cui l'autore si prodiga moltissimo per rendere credibili, misteriosi.

E il mistero è la vera parola chiave che aleggia per tutto il romanzo e oltre. Jerusalmy è profondamente consapevole del fatto che il mistero ghermisce il lettore spingendolo ad inseguire la storia e per questo è avaro di indizi, che snocciola con parsimonia, che ci offre, ma senza concedere completamente e lasciando un'aurea di insoddisfazione, di sapiente incompletezza che rende giusto il non sapere, giustificato e giustificabile scelta, data la bella storia che lascia alle spalle, per cui ben venga.

E' un romanzo fuori dal tempo che può essere letto in ogni momento, apprezzato da lettori di ogni età, che gradiscono i complotti, soprattutto se collocati indietro nel tempo, con tanta bravura da parte dell'autore nel renderli appassionanti e degni di nota anche per lo stile che lo caratterizzano.




Raphaël Jerusalmy, ex agente dei servizi segreti israeliani, in seguito impegnato in azioni umanitarie, ora commercia in libri antichi a Tel Aviv. Il suo primo romanzo, Salvare Mozart (Prix Roblès 2013), è uscito per le edizioni e/o nel 2013.

Recensione: "Le mie due vite" di Jo Walton

martedì 25 novembre 2014


 
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Le mie 
due vite
 di Jo Walton
pagine 300 circa
prezzo 18€
Gargoyle
già disponibile
voto:
3/5
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Da ottobre 2014 in libreria
Patricia ha dei ricordi molto confusi del suo passato. 
Le immagini dell’adolescenza sono nitide e intatte, ma dopo cosa è successo? 
Ha sposato Mark ed è stata moglie e madre come le sue coetanee, oppure ha scelto di amare liberamente la sua compagna Bee sfidando tutti i pregiudizi? 
cover originale
Davvero le sue scelte hanno influenzato il destino del mondo al punto di farlo diventare contemporaneamen­te un posto meraviglioso in cui vivere e il palcoscenico di atti terribili? Patricia non lo sa. 
Non sa come sia possibile ricordare di essere stata sia Trish sia Pat. 
Le sfugge qualcosa, è “molto confusa” come annotano i medici sulla sua cartella clinica. 
E tuttavia deve tentare di rimettere insieme i frammenti per capire chi è stata in realtà… 
Due incredibili versioni della storia del XX secolo diverse dalla nostra, due possibilità di vita vissute dalla medesima donna, in cui, come nell’effetto farfalla, le conquiste personali hanno il potere di cambiare i destini di molti altri allo stesso modo in cui il battito d’ali di una farfalla può provocare un uragano dall’altra parte del mondo.


Considerazioni.
Questo romanzo parla di una donna, Patricia (o Pat o Trish) un'insegnante dedita al suo lavoro  e alle sue aspirazioni - che seguiamo dall'infanzia fino all'età adulta - e che ad un certo punto subisce uno sdoppiamente della sua esistenza: la sua vita vera e/o quella che invece avrebbe potuto conoscere? Quella che ha vissuto e/o quella che avrebbe potuto vivere se avesse avuto il coraggio e consapevolezza delle sue scelte? O semplicemente l'esposizione della possibilità di un'altra vita? Difficile dirlo, a voi l'ardua sentenza al termine della lettura (SPOILER, evidenziare con il cursore per leggerlo. Anche perchè la risposta rimane sostanzialmente  e volutamente aperta, oscurata, da parte dell'autrice; se la cosa non vi convincesse rasserenatevi in quanto l' impresa è resa credibilissima dal fatto che sul finire della vita Particia ha grossi problemi di memoria e non riesce più a comprendere cosa sia reale da ciò che non lo è, quello che è realmente accaduto in passato oppure no.)

Da una parte abbiamo la vita di Patricia (quale Pat) che rinuncia, per la società, la famiglia, i doveri che si richiedono alle donne dell'epoca (stiamo parlando di un romanzo che prende avvio dopo la seconda guerra mondiale e termina nel 2015) ad avere una carriera da insegnante per mettere su famiglia con Mark (un essere che odierete da subito) e che condurrà una vita strettamente legata ai precetti cristiani (molti figli, poca scelta, cieca obbedienza al marito, rispetto dei dogmi cattolico - cristiani, la Chiesa come punto di riferimento principale per la conduzione di una vita morigerata e illuminata, ecc...).
Dall'altra abbiamo invece la Patricia che vive come Trish, e che sceglie di realizzarsi professionalmente, che viaggia, amplia i propri orizzonti, che abbandona i precetti strettamente cristiani e si abbandona all'amore saffico per Bee, la quale diventerà la sua compagna della vita e con lei formerà la sua famiglia (grazie ad un amico che si prodiga ad aiutarle a concepire).

In entrambe le esistenze Patricia avrà numerose e complesse problematiche, nulla le sarà risparmiato in quanto a dolore e privazione, ma mentre in un'esistenza la frustrazione ed il patimento avranno la meglio, nella seconda, la fatica e i problemi saranno accettati e superati con un altro spirito, motivata da tutte altre soddisfazioni sia in campo sentimentale che professionale.

E' un romanzo a cui occorre approciarsi con una certa buona volontà e pazienza, non perchè sia confusionario (alle redini abbiamo una solida e lucida performante: la Walton), ma in quanto lo sdoppiamento (che si può seguire meglio grazie ai capitoli alternati) è subitaneo e dato semplicemente di fatto. Non ci viene dato modo di sapere come esso avvenga, per quale motivo o evento: questi accade e basta.
Detto ciò, la Walton ha impostato il romanzo più come pamphlet di denuncia all'esistenza e la conduzione della vita delle donne nell'immediato dopo guerra, che vero e proprio romanzo cnarrante la vita di Patricia e le emozioni che si ricavano dal suo racconto, dalla sua vita. 

Sin dall'inizio ci viene fatto compendere come Patricia debba condurre la sua esistenza, nonostante abbia capacità e possibilità, in quanto esiste una mentalità e una scietà che sono estremamente impositive sul singolo, soprattutto le donne, che come si piegano al volere di queste ultime e nel farlo si consegnano totalmente alle mani degli uomini, i quali agiscono come ritengono più opportuno (almeno nella maggior parte dei casi). Le donne dovevano essere unicamente madri, legate al focolaio domestico a doppio filo e semplicemente badare a quanto le circondava, senza volere di più per se stesse, quello era considerato egoismo.

Ma la Walton ci mostra anche l'altro lato, quello sessantottino, quello della ribellione sociale, morale ed egoistica: quella che ci mostra Pat e che per l'appunto vede il trionfo di una relazione tra due donne e con la costiruzione di una famiglia fuori da ogni canone all'epoca concebile e imitabile.

Tanta storia, tanta politica, tanta l'elencazione degli avvenimenti sociali che avvengono sullo sfondo della storia di Patricia, tanto che si evince sin da subito che l'intento della Walton sono le tematiche che intende a portare alla luce e non tanto la storia di Pat, di per se stessa, che importa, su cui si deve focalizzare il lettore.
E se da un lato ho apprezzato moltissimo l'affresco sociale condotto abilmente e arditaemnte, nonchè le tematiche annesse e connesse al periodo, dall'altro lato mi è spiaciuto vedere messa un pò all'angolo la storia di Patricia. Infatti, in questo romanzo, per questa scelta preferenziale di temtiche e argomentazioni sociali, la storia principale di Patricia è estremamente asettica, priva di appassionante traino emotivo. Certo interessante, motivo atto a far riflettere, momento di fissazione e maturazione da un punto di vista storico. E va bene. Ma tutto è troppo sentimentalmente distante per essere realmente coinvolti nella vicenda che appare semplicemente triste per Trish e disagevole per Pat.

Peccato, perchè così facendo la Walton ha un pò "ucciso" (sottolineo a mio parere) Pat stessa, schiacciata dal più grande e potente sottotesto; un pò come se l'aurice, volendo narrate della sottomissione forzosa femminile mediante l'imamgine di un un piede che schiaccia una donna, si fosse soffermata troppo sulla raffigurazione del piede che schiaccia piuttosto che sulle ferite della vittima gettata a terra e calpestata. Conclusione? Mi sarebbe piaciuto più coinvolgente, più partecipativo, più graffiante nell'animo. Alla fine ha vinto un pò la pesantezza, invece, il trascinamento verbale, storico di una storia che, narrativamente parlando, poteva essere resa indimenticabile ed appassionante sotto tanti aspetti. 
Io comunque mi sento di consigliare questo romanzo, questa storia a chi ha voglia di indagare bene gli aspetti sociali di un passato non troppo lontano e vuole comprendere meglio la lotta femminile per divenire, e assurgere ad essere, libere non solo nella scelta di un compagno di vita, di formare una famigia, ma anche di una vita professionale indipendente e soddisfacente.


Jo Walton (Aberdare, Galles 1964) è poetessa e scrittrice. Nel 2002, ha vinto il John W. Campbell Award come Miglior Scrittore Esordiente. Tra i suoi romanzi, oltre a Le mie due vite, Un altro mondo (Nebula e Hugo Awards 2011, British Fantasy Award 2012), primo titolo pubblicato in Italia per i tipi di Gargoyle (2013), The King’s Peace (2000),The King’s Name (2001) e Tooth and Claw (World Fantasy Award 2004). Vive a Montreal (Quebec) con il marito e il figlio. www.jowaltonbooks.com

Vinci una copia omaggio!!

lunedì 24 novembre 2014

"Chiudi gli occhi ed esprimi un desiderio.
Questo Natale si avvererà
".

Un regalo per te è un’edizione speciale per leggere una storia d'amore raccontata da una maestra del romance ... Nora Roberts.

"Arriva un momento in cui tutto assume un’aria speciale, in cui pare che i miracoli avvengano davvero e la speranza si accende di nuovo, tanto da spingerci a desiderare l’impossibile, o quasi. È il Natale! Saranno le luminarie, il freddo, la neve... tutto appare diverso a grandi e piccini. Che si tratti di un giornalista che vuole riavere con sé la ragazza che ha lasciato, o di una coppia di gemelli che desidera una nuova mamma - e ha già in mente la donna perfetta per papà - oppure di un tipo solitario, che chiede solo di essere lasciato in pace, il Natale ha in serbo un regalo che può cambiare la vita in meglio. Basta lasciarsi andare e seguire l’Amore. Il resto viene da sé".




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Un regalo 
per te
di Nora Roberts
Pagine 400 circa
Prezzo  €14,90
Harlequin Mondadori
dal 25 novembre 2014
ebook/cartaceo
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 Contiene i seguenti racconti:
  1. BIANCO NATALE
  2. CANZONE DI NATALE
  3. UN DONO DAL CIELO
Arriva un momento dell'anno in cui tutto assume un'aria speciale, in cui pare che i miracoli avvengano davvero e la speranza si accende di nuovo, tanto da spingerci a desiderare l'impossibile, o quasi. 
È il Natale! Saranno le luminarie, il freddo, la neve... tutto appare speciale a grandi e piccini. 
Che si tratti di un giornalista che vuole riavere con sé la ragazza che ha lasciato, o di una coppia di gemelli che desiderano una nuova mamma - e hanno già in mente chi sarebbe perfetta per papà - oppure di un tipo solitario, che chiede solo di essere lasciato in pace, il Natale ha in serbo un regalo che può cambiare la vita in meglio. Basta lasciarsi andare e seguire l'amore. 
Il resto viene da sé.


Scoprite qui le prime pagine del romanzo:



e non è finita qui...!!
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VIVI LA MAGIA DI UN REGALO!
Volete ricevere una copia omaggio di "Un regalo per te di Nora Roberts" 
ed entrare a far parte del nostro album Wish List? 



 COME FARE:
Fino al 30 novembre, scattate una foto che rappresenti il vostro desiderio, andate su Facebook alla pagina di Harlequin Mondadori, pubblicate la foto corredata da un vostro commento sul post dedicato,il vincitore/la vincitrice riceverà una copia di Un regalo per te di Nora Roberts, mentre tutte le altre saranno inserite nella nostra Wish List natalizia, una raccolta delle storie più emozionanti raccolte nel corso di questa “magica” iniziativa!
Buona Fortuna!!
Nora Roberts. Oltre 200 titoli al vertice della New York Times Bestsellers List, 660 settimane di permanenza in classifica, 400 milioni di copie vendute in tutto il mondo: numeri da capogiro, che fanno di Nora Roberts un vero fenomeno internazionale della women’s fiction. Un’autrice straordinaria, dalla vena creativa inesauribile, in grado di stupire ogni volta il suo immenso pubblico di lettrici, che da anni accolgono ogni suo nuovo romanzo come un evento da non perdere.Harlequin Mondadori ha pubblicato in libreria Donne e Diamanti e Cupcakes a colazione.Della stessa autrice, è in uscita l’antologia Un regalo per te. On line la trovate su www.noraroberts.com. 

Recensioni a fil di fiamma!!!

sabato 22 novembre 2014

 
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Innamorarsi 
ai tempi 
della crisi 
di M.B.
Pagine 154
solo ebook  0.99€
Autopubblicato
già disponibile
voto:
3/5
--o-- 





Dafne ha 28 anni, è carina, intelligente e vive in una piccola città toscana in tempo di crisi. Ha un mutuo che non sa come pagare, una casa che non può permettersi e un lavoro che odia. 
Pochi amici, anche se ottimi, e grandi difficoltà comunicative che le rendono difficili i rapporti con gli uomini e con lumanità in generale. Perché Dafne, invece di rispondere, mugugna, fissa la gente, arriccia il naso e non sempre dice ciò che pensa. E, se questo risulta un problema agli occhi della maggior parte delle persone, per qualcuno sembra intrigante, divertente e interessante. 
Quel qualcuno si chiama Alessio ed è il tassello che mancava a Dafne per essere ancora più incasinata. Perché non si è mai innamorata prima di allora, e la paura è così tanta da decidere di non baciarlo, fino a quando…

Considerazioni.
Nato come romanzo che non si prende troppo sul serio e che si propone di alleggerire con entusiasmo e piacevolezza la giornata (vedasi la premessa che dice "Storia senza pretese, se non quella di riuscire a far trascorrere del tempo con un sorriso e un po’ di curiosità"), nonchè cogliendo il tempo e le meccaniche del mondo di oggi, posso dire di essere soddisfatta di questa breve lettura.


Dico breve perchè in totale, il romanzo, stenta a raggiungere le duecento pagine, ma riesce a essere una lettura genuina, fresca, divertente e stilisticamente tanto fluida quanto basta per essere scartata e letta in un lampo. Partendo dalla situazione odierna di crisi economica (ma non solo) M.B. narra la storia di Dafne, una ragazza o meglio donna quasi trentenne, che si barcamena tra lavoro e sentimenti pur presentandosi entrambi precari e fugaci.
Il fatto che Dafne sia una insicura patologica non aiuta poi a concederle giusta grinta per arginare e i suoi difetti e tramutarli in punto di forza, dal quale partire per costruire quello che desidera veramente. Per fortuna ci sono gli amici, che la adorano e farebbero di tutto per vederla felice e l'aiutano ad affrontare la vita con un pochino in più di spirito!
 
Ovviamente a movimentare la sua vita sarà, nemmeno a dirlo, un ragazzo di nome Alessio, il quale è l'opposto di Dafne e che causerà un bel trambusto di incertezze e dubbi non solo nel suo animo ma anche soprattutto nella sua esistenza.
 
E' una lettura sfacciata, allegra e molto piacevole. Certo presenta dei limiti, che a mio parere sono la troppo brevità delle frasi, che interrompono troppo e troppo spesso la lettura, le spiegazioni sempre  troppo presenti che costituiscono giustificazone a tutti e tutto in ogni momento; inoltre l'autrice non ha un linguaggio estremamente variegato, per cui sono presenti spesso ripetizioni di termini e frasi, ed ciò, in quanto romanzo breve, si fa notare maggiormente. Ma, pregi e difetti inclusi, mi sento di consigliarvi la lettura di questa storia se amate il romanzo gioviale, con una storia breve ma con il nobile intento di farvi divertire ironizzando sul periodaccio che stiamo passando e la prospettive non troppo prolifiche che si prospettano all'orizzonte, perchè ne nasce una bella e simpatica novella.

M.B. è un nome che l'autrice ha scelto di utilizzare per questioni lavorative. Ha deciso di autopubblicare il suo romanzo, mettendosi completamente in gioco.

--o--

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Fiammifero
un piccolo
grande drago

di Diletta Tinti
Pagine 62
solo ebook  0.99€
Autopubblicato
già disponibile
voto:
3/5
--o--





Fiammifero, a differenza degli altri componenti della sua famiglia, è un drago minuscolo e imbranato, senza amici, disperato perché non riesce ad imparare a sputare fuoco.       

Preso continuamente in giro dai suoi fratelli, passa la maggior parte del tempo chiuso nella sua camera, nella torre più alta di un grande castello.       

La sua vita cambia con l’arrivo di un cavaliere fantasma.


Considerazioni.
Una favola che parla di un drago, Fiammifero, con sette fratelli maggiori, tutti immensamente più bravi, grossi almeno il triplo del piccolo drago, ma tutti con un cuore meno grande del suo. La storia di questo piccolo ma grande (di cuore) draghetto prenderà una rotta decisamente diversa nel momento in cui incontrerà un personaggio particolare, che lo cambierà ed in un certo senso lo farà crescere in modo inaspettatamente coraggioso e forte. 

Non vi concedo molto sulla trama, in quanto non credo sia cosa buona e giusta rovinarvi la lettura di questa dolcissima avventura, ma sappiace che quella creata dalla penna di Diletta Tinti è una storia che tocca il cuore e che viene narrata in modo spiritoso, piacevole, e coinvolgente, soprattutto se pensate di coinvolgere anche dei bambini nella lettura. 

E' una favola che non potrà non piacere in quanto ci sono difficoltà, problemi, avventure che presentano una risoluzione a volte goffa e un pò impacciata ma decisamente divertente e sempre e comunque al fine di rilevare tematiche importanti, come l'amicizia, il sacrificio, l'amore per il prossimo, lo spirito indomito con cui approdare alla risoluzione delle difficoltà. 

La storia non è corredata da immagini che narrano visivamente il racconto, cosa che mi è dispiaciuta un pochettino, in quanto in questa tipologia di storie amo particolarmente le immagini, ma non è una favola che risente della qual cosa, solo sarebbe stato un elemento in più, ecco. Ora, invece di tediarvi oltremodo con altre parole, vorrei farvi saggiare la storia con un piccolo pezzettino iniziale ... 

 Fiammifero non era un drago come gli altri...     
Ultimo di sette fratelli, tutti molto più grandi e grossi, che non gli rivolgevano quasi mai la parola se non per prenderlo in giro, Fiammifero si sentiva diverso... Forse perché era alto appena nove Krunt e mezzo (e qualunque cosa significhi per voi la parola “Krunt” sappiate che era un’altezza veramente ridicola), o forse perché il suo corpo non era verde scuro e ruvido come quello dei suoi fratelli ma liscio e di un pallido verde acqua... e poi c’era il fatto che portava gli occhiali, e come se non bastasse non sapeva sputare fuoco! Questa probabilmente era la cosa che lo faceva stare più male: che razza di drago sono se non so nemmeno accendere una candela, si chiedeva triste!       
La famiglia di Fiammifero viveva ormai da generazioni in un grande castello, da quando il suo bis bis-bisnonno paterno aveva fatto fuggire a gambe levate l’ultimo principe azzurro che aveva osato sfidarlo per liberare la bella principessa, rinchiusa nella torre più alta (sì, avete ragione, sempre la solita storia... la povera principessa imprigionata, il principe azzurro che deve salvarla, un castello... Eh, che ci volete fare, nel mondo delle favole usa così). Della povera ragazza non si ebbero più notizie certe, e nel villaggio cominciarono a circolare diverse voci: alcuni sostenevano che il drago l’avesse sgranocchiata a colazione, altri addirittura erano pronti a giurare di aver visto la principessa trasformarsi in un grosso pipistrello e volare via durante la notte, ma alcuni beninformati raccontarono che il drago le aveva risparmiato la vita, e lei in cambio aveva dovuto abbandonare in tutta fretta il suo castello e rifugiarsi in una capanna vicino al fiume: lì pare che in preda alla follia, avrebbe cominciato ad acchiappare i ranocchi che saltellavano da una foglia all’altra lungo la riva, per baciarli e sperare che uno di loro si trasformasse in principe.      
Non ci è dato sapere se sia riuscita nel suo intento, ma ci piace pensare che un bel giorno, sollevando le labbra dal corpo rugoso dell’ennesimo ranocchio di turno che stringeva tra le mani, si sia ritrovata davanti un bellissimo giovane dal sorriso smagliante... Certo, quel sorriso non sarà durato molto... giusto il tempo di rendersi conto di essere finito per terra a contare le ossa rotte, ma la povera principessa che colpa ne aveva? Un attimo prima stringeva tra le mani una bestiolina di qualche etto, e un istante dopo aveva in braccio un baldo giovane di ottanta chili! Non se lo aspettava, poverina!      
da "Fiammifero un piccolo grande drago" di Diletta Tinti 

Diletta Tinti nasce in un freddissimo giorno (cominciamo bene!) di gennaio del 1979. Essendo appassionata di giochi di costruzioni decide di intraprendere la carriera di geometra fino a quando, intorno al 24° anno, il suo cervello le fa credere di essere una brava scrittrice.