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Recensione: "La via del tabacco" di Erskine Caldwell.

venerdì 17 gennaio 2014

erskine caldwell
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La via del tabacco
di Erskine Caldwell
pagine 217
prezzo € 18,50 
 Fazi 
già disponibile
voto:
 4/5
--o--













Il "Ciclo del Sud" è composto da:

1. Tobacco Road La via del tabacco.
2. God's Little Acre - Il piccolo campo 
(di prossima recensione).
3. Trouble in July - Fermento di luglio 
(di prossima recensione).

Erskine Caldwell è il cantore della povertà, dell'imbarbarimento, della disperata lotta per la sopravvivenza dei contadini del Sud, una terra desolata che la Grande Depressione del '29 aveva privato di ogni speranza di rinascita. 
cover originale
Un mondo aspro e crudele che sostanzia pagine di indimenticabile bellezza, i cui confini coincidono con un avaro lembo di terra dove abita una famiglia, i Lester, le cui necessità sono altrettante declinazioni della violenza, di una brutalità abbagliante e feroce che non ammette possibilità di riscatto. 
Censurato, criticato, da "La via del tabacco" (1932), il suo capolavoro, John Ford trasse nel 1941 un film entrato nel mito; nel 1945 Luchino Visconti ne diresse una memorabile trasposizione teatrale, avvalendosi della traduzione di Suso Cecchi d'Amico e dell'interpretazione di Vittorio Gassman. 
Il romanzo è stato dichiarato dalla Modern Library uno dei cento libri più importanti del Novecento; Fernanda Pivano lo collocò, in una sua biblioteca ideale, tra le cinquanta migliori opere americane di tutti i tempi.
 

Considerazioni.
Oggi vorrei consigliarvi la lettura di una delle pietre miliari della letteratura americana, almeno dalla prima metà del novecento. 
Erskine Caldwell non è molto conosciuto, infatti, in Italia, ma costituisce un tassello fondamentale per la comprensione della visione americana passata che a volte viene oscurata dall'attuale progresso, dalla sua innata propensione alle possibilità, così sospinta verso il futuro, poco avvezza alla miseria nei suoi termini più minimi e brutali.

La storia che Caldwell narra nel suo romanzo "La via del tabacco" ha al centro le vicende della famiglia di poveri contadini Lester, che a seguito alla Grande Depressione, si trova in una situazione di profonda miseria. 
Non solo, è però anche a causa del padre famiglia dei Lester che le cose non riescono mai a virare per il verso giusto, infatti Jeeter, invece di cercare fortuna altrove, si ostina a coltivare la terra (che non rende e li impoverisce ogni anno di più), in particolare il suo prezioso tabacco che da anni la sua famiglia coltiva (e non sarà certo lui a far naufragare l'attività di suo padre e di suo nonno).
Jeeter è un uomo brutale, imbruttito dal lavoro e dalle disfatte che trascina, senza mai importargli davvero, nella povertà e nella miseria la sua stessa famiglia: Ada, la moglie, Dude e Ellie May, i due figli rimasti (oltre Pearl di cui si sente solo parlare ed altri numerosi figli che sono fuggiti dalla povertà) e la madre anziana.
Man mano che il romanzo procede, intervallandosi con episodi in cui vediamo come la famiglia coli sempre più a picco tra scelte sbagliate, stupidità e sfortuna alla ricerca di modi facili di guadagno: come quando Dude sposa un'insopportabile predicatrice (molto più vecchia) molto disponibile e dal naso mangiato che lo convince a sposarla; o come Ellie May che non riesce a trovare marito a causa del labbro leporino che le segna sgradevolmente la faccia e gradisce la compagnia di chiunque.
Caldwell, nel caldo del profondo sud degli Stati Uniti, in Georgia, vicino al fiume Savannah ci conduce in una realtà del tutto diversa da quella a cui siamo abituati leggendo della narrativa americana più nota, ma porta anche alla luce la brutalità, la condizione misera e povera (dal quale sembra impossibile venir fuori) dei contadini del sud fino a seguirne gli epiloghi più svariati e tragici.
 

E' un romanzo che come il tabacco deve essere masticato e rimasticato, vissuto, letto e riletto per compredere appieno la vita di questi emarginanti, perdenti - nel senso che non riescono a strappare una vittoria alla vita, alla fortuna - sempre schiacciati dalla loro povertà e stupidità che non permette loro di procedere, di andare avanti, di migliorarsi, di evolvere in qualcosa non di meglio, ma anche solamente di umano. 
Di umano, infatti, per i Lester non rimane nulla, vivono come bestie che cercano di sopravvivere, il cibo è un'occupazione giornaliera e costante, una questione per cui vince il più forte, chi arriva prima, chi sovrasta l'altro. Inoltre, come per le bestie, vince il più forte, il più giovane, quello che riesce a imporsi, e si prende a tenerezza la madre anziana, che vive per tutto il romanzo come un fantasma che si trascina e trasla da un posto all'altro come se non esistesse nemmeno più, il cui personaggio è il più commovente, quasi straziante anche per il suo trattamento, la sua brutale fine, a causa di un capriccio, a causa, nemmeno a dirlo, ancora una volta, della stupidità della sua stessa famiglia.

Caldwell spoglia di umanità i personaggi, li smaschera degli orpelli umani, dei sentimenti, delle passioni e dei significati che rendono umano un uomo e ci fa vedere la bestialità, la crudeltà, l'inettitudine e stoltezza (unita ad una buona dose di testardaggine e sfortuna) a cosa possono condurre e cosa possano provocare.
La miseria qui è il fulcro del romanzo, la miseria fisica, certo, ma anche morale, che conduce a una vita grama e povera di cibo e scopo. Non c'è via d'uscita, non c'è uscita d'emergenza per i Lester, che non sono eroi, ma solo pupazzi armati di bestialità, così potente da mascherarne l'umanità.
Da sottolineare il linguaggio e la narrazione di Caldwell, duro, crudo, tagliato con l'accetta, che rispecchia profondamente i protagonisti e che li definisce nei dialoghi, li segue nelle azioni, li espone nella povertà e li delimita nei sentimenti.
Si, è un romanzo che si caratterizza per la sua drammaticità e crudezza, ma è una storia che non ci si può impedire di leggere, una volta iniziata, una volta che si incomincia a leggere dei Lester, ma non per leggere della loro indigenza e farne compassione, in quanto si prova odio, rancore e rabbia per loro, per la loro inettitudine, per la loro cecità; no, è un romanzo tremendamente intenso, che non scorderete e non potrete non apprezzare per lungo tempo.
 
Erskine Caldwell è nato nel 1903 a White Oak, in Georgia, ed è morto nel 1987. Figlio di un pastore presbiteriano, trascorse l’infanzia trasferendosi da uno stato all’altro seguendo il padre nelle diverse parrocchie che gli venivano affidate. Quando nel 1929 il suo romanzo d’esordio Il bastardo fu dato alle stampe, le copie furono sequestrate dalle autorità. Nel ’33, dopo l’uscita de Il piccolo campo, fu addirittura arrestato. Scrisse i romanzi appartenenti al cosiddetto “Ciclo del Sud” (La via del tabacco, il Piccolo campo, Fermento di Luglio) povero in canna e in solitudine, in una fattoria semiabbandonata: solo più tardi ottenne i riconoscimenti che meritava, divenendo uno degli scrittori più noti, discussi e ammirati d’America. Proposto per il Nobel alla fine degli Sessanta, nel 1984 Caldwell fu eletto membro dell’American Academy of Arts and Letters.

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