Recensione: "Le ore lunghe" di G.S. Colette

martedì 31 marzo 2015




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Le 
Ore lunghe
di G.S. Colette 
pagine 240 circa
prezzo 14€
DelVecchio Editore
già disponibile
voto:
4/5
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Nel 1914 il marito di Colette, il barone Henry de Jouvenel des Ursins, parte per il fronte. 
Lei, al tempo redattrice per “Le Matin”, lo segue. Saint–Malo, Verdun, Parigi, l’Argonne, Roma. 
Nella corposa sezione Impressioni d’Italia, il genio di Colette offre un delizioso quadro di Venezia e pagine suggestive dal lago di Como. Composto tra il 1914 e il 1917, mai tradotto finora in italiano, Le ore lunghe è un reportage obliquo sulla Prima Guerra Mondiale. 
Mentre i quotidiani nazionali d’Europa si coprono di cronache di guerra, la scrittrice più stravagante di Francia si concentra sui giardini, sulle donne, sui colori, sul mare, sulle gonne, sulla vita. Il risultato è un resoconto delle lunghe, lente ore della guerra raccontato da chi sa filtrare il senso dell’attesa e della fantasia. 
Le ore che un ferito impiega a guarire, in cui una donna partorisce il figlio del nemico, ma anche ore in cui la sua Bel–Gazou assale i polli in un’aia, o le signore provano vestiti. 
Ore coraggiose nella bellezza, perché “la gioia è dappertutto, inevitabile”, e in tempi così bui, coglierla è un atto rivoluzionario.
  




Considerazioni.
Il volume che vi presento oggi non è tanto un romanzo, quanto piuttosto il racconto di un'attesa.

Colette, famosissima autrice de "Chéri" , in questa specie di diario, proprio in attesa del marito Henry de Jouvenel des Ursins partito per il fronte, parla della lunga attesa e delle eterne ore che la separano dalla sua metà che si trova in pericolo, in mezzo a una guerra e una battaglia tra le più dure e saguinose della Prima Guerra Mondiale: quella di Verdun sur Meuse.

Colette è in uno stato d'animo di turbazione, di paura e di angoscia, da un lato perchè ha lasciato una figlia piccola a Parigi per correre al fronte e documentare al giornale per cui scrive il momento storico che sta vivendo il suo paese e dall'altro perchè suo marito corre un rischio enorme al fronte, esposto alla morte. Ma Colette è una donna forte, determinata e cerca di trovare la forza di un equilibrio mentale tenendosi occupata con il lavoro e la scrittura, e mette per iscritto le sue lacrime, i suoi affanni, le sue preoccupazioni e la descrizione di un paese, delle persone che incontra, degli umori che vive, rileva e incontra, dei sentienti che prova, di quanto la circonda (sia la moda, le donne, gli uomini, i bambini, ecc...).

Colette in questo periodo, in questo suo "giornale" personale annota tanto, anche in modo molto puntuale, tutto quanto le salta all'occhio, ne descrive i suoi pensieri, le sue considerazioni e spiega la situazione politica, morale e sociale dell'epoca ed effettua paragoni con la situazione precedente, con quella che vorrebbe ci fosse, con quella che invece, purtroppo, non è.

Mi è piaciuto leggere questo libro perchè Colette oltre ad argomentare in modo fluido e intelligente, descrive una sorta di sua visione del periodo e questo fa si che non vi sia la classiva visione "sul campo di battaglia", in mezzo alle trincee, ma quello che generalmente non viene trattato nei romanzi storici: il cambiamento di usi e consumi, la descrizione precisa e vividissima di come la dilatazione del tempo, almano quando si è in guerra, sia possibile. 

E' come se finalmente una donna, anche se non strettmente legata al focolare domestico come voleva il tempo e il momento, bensì si muoveva, guardava, studiava e lavorava attivamente per comprendere, desse un suo punto di vista personale e soggettivo su uno spaccato di storia di vita di un periodo particolarmente duro e complicato.

Questo libro, scritto sotto forma di articoli tra il 1914 e il 1917, è davvero uno sguardo privilegiato sul periodo della guerra, sugli influssi di ques'ultima sulla gente, senza però parlare direttamente di essa, tralasciando le trincee, la bruttura fisica della lotta e del massacro, ma non per questo non parlarne sotto altri punti di vista più quotidiani, semplici e raccolti.

Bello anche il ritratto che Colette lascia nelle sue pagine, del periodo Italiano, trattato lungamente in questo scritto (occupa più di metà dell'opera) scrivendo di Roma, della sua misera condizione, della condizione dei suoi abitanti, prostrati e stanchi dal conflitto, ma nonostante ciò parla anche della sua immortale bellezza, della profondità dei suoi cittadini, della forza che gli viene dall'aver affrontato tutto, in ogni tempo.

Mi sento di consigliarvi la lettura di questo libro perchè getta uno sguardo fugace, ma preciso, di una realtà ostica ma decisamente interessante per i risvolti della quotidianità che ho letto poco e che sempre mi intriga approfondire. Non vi dico di più in quanto questo libro va goduto momento per momento ed è meglio che "lo tocchiate con mano" da voi. Sicuramente troverete realtà, storia, una bella narrazione e soprattutto l'occasione di ripercorrere i passi di un periodo storico molto tragico, ma dal punto di vista differente di una donna con qualcosa da raccontare. Da provare.

 

G.S. Colette Ricordata soprattutto per i suoi romanzi, fu una vera e completa artista e intellettuale: mimo, attrice, giornalista, imprenditrice, sceneggiatrice, drammaturga, modella. Visse le sue relazioni con le persone e con il mondo con l’intensità, la libertà, la tenerezza e la sincerità di chi sa che il suo sguardo è più acuto, e per questo non può accettare imposizioni. A partire dalle storie sentimentali con protagonista Claudine, scritte a quattro mani con il non geniale e poi abbandonato marito, fino ad arrivare alle sue opere più mature come La fine di Chéri, Il kepì, Il puro e l’impuro, tutti i suoi libri sono stati letti e tradotti in ogni parte del mondo. Alla sua morte la Chiesa cattolica rifiutò i funerali religiosi, e Colette fu la prima donna, in Francia, a ricevere le esequie di Stato.

4 commenti:

Ludo ha detto...

A parte che questo libro mi ispira, il tuo post ha comunque rianimato in me un'annosa domanda: perché la Newton Compton non ripubblica tutta la serie di Claudine? In italiano, ormai, si può trovare solo Claudine va a scuola. A me, invece, piacerebbe leggere il ciclo completo.

Endimione Birches ha detto...

E' una domanda che anche io mi sono posta, in quanto mi piacerebbe moltissimo leggere tutta la serie! Speriamo davvero che N&co si metta una mano sul cuoricino e ripubblicando i classici con i minimammut pubblichi anche lei... altrimenti me molto triste....

Pila ha detto...

Questo libro era già in wl e dopo aver letto la tua recensione devo procurarmelo presto! Tra l altro l edizione della Delvecchio mi sembra favolosa! *_* concordo con voi x il ciclo di Claudine, io ho recuperato un edizione vecchia proprio della newton ma potrebbero davvero ristamparla nelle collane nuove.. *_*

Endimione Birches ha detto...

Ciao Pila!! Hai ragione questa edizione e' proprio carina!! E dal vivo e' ancora meglio: carta ruvida, lettere e disegni in rilievo, retro costellato di parole tratte dal libro e scritto con caratteri che variano tanto da far sembrare tutto sulla lavagna. Insomma proprio un buon lavoro!!
Grazie per essere passata Pila!! E buona giornata!!!
Xoxo
Endi