Girotondo di pagine ...

giovedì 10 marzo 2016


 







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Città 
in 
 Fiamme
di Garth Risk Hallberg
pagine  1005
prezzo 25€
Mondadori
già disponibile
voto:
★★☆☆☆
--o-- 









New York, 1977.
Il Bronx è in fiamme e Central Park è il terreno di caccia di rapinatori ed eroinomani, il punk sta nascendo e gli artisti ancora affittano le soffitte a Manhattan. La notte di Capodanno corre sul filo del rasoio. È quasi mezzanotte quando si alza una tempesta di neve e, nel frastuono dei fuochi d'artificio, uno scoppio attraversa Central Park. Uno sparo. Forse due.
Il momento esatto in cui scocca la mezzanotte. Gli eventi intrecciano i destini di un insolito gruppo di newyorkesi: Regan e William Hamilton-Sweeney, i riluttanti eredi di una delle più straordinarie fortune di New York; Keith e Mercer, gli uomini che, nel bene e nel male, li amano; Charlie e Samantha, due ragazzini di Long Island attratti a Manhattan dall'incandescente scena punk.
Il momento esatto in cui la pasticca fa effetto. I nuovi arrivati incantati dalla città e quelli che della città sono così stanchi che la darebbero alle fiamme: tutto parte dell'ossessione di un reporter e di un detective che cercano di capire cosa c'entra ciascuno di loro con lo sparo in Central Park.
Il momento esatto in cui va via la luce. Che lo sappiano o meno, sono tutti legati dalla stessa storia una storia su quanto le persone più vicine a noi sono a volte le più difficili da conoscere, una storia dove amore e arte, crimine e tradimento.
Storia e rivoluzione sono racchiusi in un unico ordigno, pronto a esplodere. New York, 13 luglio 1977. Il momento esatto in cui esplode. 

City on Fire
cover originale

Considerazioni.
Ho letto questa prima opera di Hallberg, ma vi confesso subito, cari lettori, che sebbene ne abbia apprezzato la fluenza narrativa, gli abbia invidiato l'ambientazione di New York e lo abbia odiato per la bravura con cui ha costruito un'epoca densa di eventi e di possibilità, non mi ha particolarmente entusiasmato.

Annunciato come il capolavoro del secolo, "Città in fiamme" mi ha sin da subito preso per la gola con la sua trama fuori dai soliti schemi, mi ha agguantato per la facilità con cui proponeva una rivoluzionaria visione di eventi che ormai consideriamo banalmente passati, ma che hanno segnato un'epoca importante e decisiva per diversi aspetti sociali.

Non è stato sicuramente facile per Hallberg ricreare il fascino della New York degli anni '70, con il senso di squallore che aveva la meglio sullo skyline elegante ed austero, il senso di abbandono che lasciava intentere nostante le attrattive di altro genere che proponeva. Non dev' essere stato facile creare personaggi peculiari, inizialmente non troppo simpatici, nè magnetici che ci immergono nelle loro esistenze - volenti o nolenti - e ci mostrano uno spaccato di vita molto diverso da quello contemporaneo.

Tutti i personaggi del romanzo hanni una vita frenetica, con dei propositi specifici ma rimangono sempre a margine di un'epoca che li sovrasta e soffoca. Sempre.

Il vero protagonista della storia è infatti, l'epoca, gli anni '70, che usa i suoi perosnaggi per mostrarsi al meglio delle sue espressioni possibili e declinazioni conosciute e conoscibili.
Tutto in "Città in fiamme" è fagocitato dalle correnti artistiche, da quelle letterarie, da quelle politiche, da quelle misicali, e così via del tempo. Ecco quindi la mia ritrosia.

Certo è un romanzo che mostra uno spaccato differente. Certo è un libro che propone qualcosa di conosciuto in modo diverso, con uno stile ed un linguaggio che mescolano un pò di immagini, un pò di storia, un pò di cronaca, ma, almeno a mio gusto, semza prendere una decisione univoca di dove andare a parare.

E' stato definito (non ricordo dove, purtroppo) come "il romano che mancava", ma non penso di essere del tutto concorde con questa affermazione, a mio gusto un pò precipitosa. E' vero che "Città in fiamme" risulta molto accattivaemnte per come propone le vicende che narra (con immagini di repertorio, le lettere, ecc...), ma è anche vero che sul lungo periodo l'ho percepito come un romanzo che aveva un proposito davvero molto buono, nelle mani di uno scrittore tecnicamente bravo, molto preparato e molto determinato, che ha gestito molto materiale (anche molto diverso e disorganico) ma non sempre in modo convincente e appassionante. 
Non c'è passione per i personaggi, che sono una parentesi non ben determinata in un quadro molto più complesso, e non c'è nemmeno un vero e proprio stile che supporti il tutto, non c'è un affezione per i personaggi, ma quasi un rilevare le loro azioni, le loro condizioni ed i loro pensieri cercando di ricondurli ad un'epoca che è quasi indominabile da ogni punto di vista che la si osservi.

Non ho vissuto gli anni '70 e non ho lottato e vissuto come personali le ragioni per le quali allora si lottava così fermamente, però posso dirvi che Hallberg non mi ha permesso di rimanerne affascinata o disgustata da tutto questo, rimanendone solo osservatrice passiva.

Se questo romanzo fosse stato un fiume, in pratica, non mi sentire diversa da un pescatore su una sponda che vede il fiume ingrossarsi e scivolare via rabbioso, ma senza la vera voglia di prendere gli stivali e la canna da pesca per intraprendere la fatica di incominciare a pescare... 

Probabilmente era un romanzo fuori dalle mie corde, che non mi è rimasto impresso...


Garth Risk Hallberg è nato in Louisiana e cresciuto in North Carolina. I suoi scritti sono apparsi su "Prairie Schooner", "The New York Times", "Best New American Voices 2008" e "The Millions"; nel 2007 ha pubblicato la novella A Field Guide to the North American Family. Vive a New York con la moglie e i figli. Questo è il suo primo romanzo.

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