Recensione: "La Falsaria" di Barbara A. Shapiro.

venerdì 24 gennaio 2014

 

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La falsaria 
di Barbara A. Shapiro
pagine 384
prezzo 17.00€
ebook 8.99€
Neri Pozza
già disponibile
voto:
4/5 

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Sono circa tre anni che per il mondo dell’arte Claire Roth è un paria, una grande millantatrice. Il suo destino ingrato è iniziato quando ha avuto la malaugurata idea di svelare che uno dei quadri più noti dell’arte contemporanea, 4D, un’icona al pari dei barattoli di zuppa di Wahrol, non si deve a Isaac Cullion, artista osannato da critici e mercanti con il quale Claire ha convissuto per qualche tempo, ma a lei, giovane, eterna promessa della scena newyorchese. In un mondo in cui gli interessi hanno più valore della verità e del talento, nessuno le ha creduto, e il risultato è che, emarginata dal giro che conta, Claire si è ridotta a lavorare per la Reproductions.com, un’azienda che vende online «repliche perfette» di capolavori della storia dell’arte: opere di Degas, Pissarro e altri illustri maestri, la cui «provenienza soltanto uno storico dell’arte potrebbe distinguere». 
cover originale
Un giorno, però, la giovane artista riceve l’inaspettata visita di Aiden Markel, il proprietario della famosa Markel G, una delle gallerie più in vista di Boston e New York. Pantaloni di lino su misura, camicia da cinquecento dollari addosso, Markel irrompe nel suo loft con una singolare proposta: una mostra, nella sua galleria, delle opere originali di Claire in cambio della realizzazione di un falso da parte sua. Non una replica à la Roth, ma un vero e proprio falso da dipingere su una tela d’epoca.
Claire Roth, una falsaria? Una van Meegeren del XXI secolo, il frustrato pittore olandese che negli anni Trenta creò perfetti «Vermeer»?
 
Una prospettiva non proprio allettante per la giovane artista. Tuttavia, l’occasione di recuperare tutto ciò che ha perduto, e che ha sempre voluto, con una mostra tutta sua, è qualcosa di irrinunciabile per lei. 
Quando, però, Markel si ripresenta al loft con l’opera originale da falsificare, il cuore di Claire Roth sobbalza. L’opera non soltanto è uno dei grandi capolavori di Degas, Dopo il bagno, ma non dovrebbe affatto essere tra le mani di Aiden Markel e tra le pareti del loft di Claire Roth. In una notte di pioggia, infatti, il quadro fu staccato dalle pareti dell’Isabella Stewart Gardner Museum e strappato alla sua cornice da una coppia di ladri maldestri, impegnati nel più grande furto d’arte ancora irrisolto della storia. 
Basato sul celebre furto, avvenuto nel 1990 a Boston, di capolavori di Vermeer, Rembrandt, Degas e Manet, La falsaria conduce il lettore nel mondo dell’arte della nostra epoca, un mondo popolato da ladri, falsari e avidi collezionisti, un universo soggiogato dal mito della bellezza e dallo sfrenato desiderio che soltanto l’arte è in grado di suscitare.
 

Considerazioni.
L'ho amato. Davvero, molto. Difficilmente leggerete un romanzo che viva in modo così preponderante e appassionato l'arte, la vita di un'artista, del come e del perchè non si abbisogni di altro se non della natura stessa dell'arte e della sua essenzialità e profondità, se si è un'artista nell'animo e per scelta, quanto più per vocazione.

Io vi sto dipingendo questo romanzo in questo modo un pò romantico e un pò astratto, in realtà la storia di Claire Roth ha ben poco a che fare con l'astrattezza, bhè forse non del tutto (almeno per la vocazione all'arte di Clare e sua pittura) ma la sua avventura, da quando prende avvio la storia di "La Falsaria" non dire proprio che ci sia modo di definirla propriamente romantica.

Il tutto inizia con la presentazione della protagonista del romanzo: una Clare delusa, amareggiata e piuttosto infelice, sia in campo lavorativo che affettivo, soprattutto perchè è considerata una "reietta" del mondo dell'arte bostoniana (ha un passato scandaloso - che vi lascio scoprire meglio leggendo il romanzo - per via di un suo ex, Isaac Cullion, e un'opera grandiosa, 4D) la quale lavora per un'azienda, la Reproductions.com, che "duplica" e vende le opere più importanti per il grande pubblico.

Clare, che vuole tornare nel giro delle esposizioni, dell'espressione della sua arte, ormai ridotta alla mera replica, accetta, pur di tornare ad immergersi nel mondo che ama tanto, ma anche per tanto denaro - è vergognosamente in bolletta - e soprattutto perchè la richiesta arriva da parte di un amico (Aiden Markel, il proprietario della famosa galleria d'arte Markel G) che le assicura illegalità dell'operazione, ma anche sicurezza dell'anonimato. Scopo? Falsificare un quadro di Degas, forse il suo più importante, proprio avendo come opera da copiare l'originale. Insomma, un sogno per Clare.

Clare è emozionata, eccitata, almeno inizialmente, ma poi si inserisce nella sua mente il sospetto che il quadro dal quale sta copiando l'opera voluta dal committente non sia l'originale, ma una copia (meravigliosa, ma pur sempre copia) ed incomincia ad indagare sulla sua originalità andando a domandare direttamente alla nipote della proprietaria originale, che nasconde non pochi segreti, anche di famiglia, che non dovrebbero saltare fuori da dentro l'armadio.

Insomma alla passione dell'arte viene aggiunta, dalla Shapiro, una componente gialla, che indaga nei menadri della falsificazione delle opere d'arte che mi ha davvero affascinato.

Operazione letteraria riuscita? A mio modesto gusto, assolutamente si. Dovete sapere che da sempre ho contatti con l'arte, direttamente e non, e conoscendo le modalità, le tempistiche e la gioia nella creazione e composizione di un quadro (quanto della sua restaurazione, per via familiari) ecco che posso dirvi che questo romanzo è un sogno.

Un sogno perchè si sofferma laddove molto spesso chi scrive romanzi sull'arte (ovvero pochi) non si sofferma sulle tecniche, sui materiali, sulle tempistiche, sulla capacità (più tecnica che d'ispirazione) dell'artista.
Ho letto qualche parere in giro nell'etere del romanzo della Shapiro ed alcune opinioni opinavano il fatto che fosse un buon romanzo, con del ritmo, perchè la narrazione comprendeva molta descrizione proprio delle "operazioni" che l'arte implica. Onestamente vedo in questo un pregio, in quanto proprio la descrione della nascita dell'opera d'arte conferisce quel quid pluris che rende l'opera una storia che non dimenticherete, in cui vi immergerete con voglia di scoprire tanto l'arte nel suo senso più pratico, pragmatico ed empirico che nel sua componenente "criminale" con i limiti delle falsificazioni buone e cattive. 

Inoltre ho apprezzato moltissimo "La falsaria" in quanto varia moltissimo nell'ambito della narrazione; in esso si innestano infatti moltissime sottotrame pur senza sbilanciare l'attenzione da Clare: c'è la storia della propietaria de "Dopo il bagno" con Degas; c'è la storia personale di Clare con l'ex amante e Aidan; c'è la storia lavorativa di Clare e delle sue opere, della sua evoluzione professionale, a mio gusto interessantissima; inoltre c'è il mistero legato al quadro di Degas, nel passato, e della storia del 4D, nel presente.

Tanta roba, si, certamente, ma ben dosata, come un puzzle ben congeniato e sapientemente raccontato, senza alcun dubbio, splendido. Non posso dire di non aver amato tanto la passione di Clare per i quadri, per l'arte stessa (e forse in questo sono di parte), mi sono trovata inoltre coinvolta nel giallo, che devo dire di non aver del tutto previsto e compreso nella sua totalità fino alla fine e sono rimasta ancor più presa dalla voglia della parte "tecnica".

Io lo consiglio. Mi ha entusiasmato, preso e convinto in ultimo, per cui mi sento di dirvi che se vi piace l'arte, il suo mondo, avete voglia e modo di immergervi in questo paradisiaco incontro di colori, tecniche, passioni e estranianzioni visive, tra passato e presente, ecco che la Shapiro ci sa fare e vi potete mettere tranquillamente nelle sue mani per un'avventura diversa e appassionata che sarà difficile non ricordare, se non piacevolmente.


Consigliatissimo.


Barbara A. Shapiro è stata docente presso la Tufts University. Vive a Boston con il marito e insegna ora scrittura creativa alla Northeastern University. Tra i suoi romanzi si segnalano The Safe Room (2002) e Blind Spot (1998). È autrice anche di sceneggiature e del libro di nonfiction The Big Squeeze.

4 commenti:

Angela ha detto...

è un tipo di storia che mi intriga non poco!! bella recensione!!

Endimione Birches ha detto...

Ciao Angela!!
Sono molto felice perchè è un romanzo davvero molto intrigante e diverso!!
Grazie mille :)
Endi

Francy NeverSayBook ha detto...

Intrigante...e la cover...wow *.*

Endimione Birches ha detto...

@Francy NeverSayBook
vero? Da leggere, da leggere :)