Recensione: "Il convento di Saint-Matthieu" di Veronica Piras.

martedì 4 febbraio 2014

 

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 Il convento 
di Saint-Matthieu
di Veronica Piras
Pagine 248
Prezzo 9.10 €
  E-book: 1.49 €
Auto-pubblicazione  
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Aaron Keller è un giovane ragazzo tedesco, combattuto fra l'orgoglio di essere un valoroso soldato e il disprezzo di appartenere all’esercito nazista. 

“Sentivo che la mia vita si stava colorando di tinte vermiglie, ogni cosa diventava rossa come il sangue che vedevo scorrere ogni giorno”.  
Una notte di gennaio del 1939 Aaron decide di prendere il treno e fuggire in Francia per rifarsi una nuova vita, lontano dagli orrori che Hitler sta perpetuando in Germania. Destinazione? Casuale, ma la fatalità lo conduce in una cittadina chiamata Trouchoix. Il suo primo proposito è quello di trovare lavoro, ma il fatto di essere tedesco non lo aiuta di certo. All’imbrunire, mentre fa ritorno all’ostello, si perde nei pressi di un bosco e percorrendo una stradina bianca arriva ai piedi di un convento di suore, dove chiede ospitalità per una notte. Ma le cose si mettono peggio del previsto: una violenta bufera di neve e una frana lo bloccano in quell’ambiente claustrale, senza poter avere contatti con il mondo esterno. 
Tuttavia, contrariamente alle sue basse aspettative, la vita delle suore e dei rifugiati ebrei non è poi così male. Questo però è solo l’inizio, perché proprio quando comincia ad ambientarsi, una serie di efferati omicidi spezzerà gli equilibri in modo irreversibile. Non c’è possibilità di fuga, qualcuno (o qualcosa) si aggira indisturbato tra le mura del convento e i sospetti potrebbero ricadere su chiunque.  
Un horror con elementi fantasy, dove tutto può essere e niente è come sembra.


Considerazioni.

Aaron Keller. Horror. Paura.


Ecco le parole chiave di questa storia che sebbene non abbia presa nell'immediatezza delle prime pagine,  è riuscita poi a farsi piacevolmente leggere sino alla fine.


La vicenda prende avvio nel periodo che coincide con la seconda guerra mondiale e nel quale conosciamo il protagonista, Aaron, un ragazzo di 18 anni che, prima di scappare dai ranghi tedesci, combatte sotto il vessillo nazista.
Aaron abbandona il nazismo, infatti, ad un certo punto della sua vita, scappa in quanto disgustato dai modi e dall'odio, decide di cambiare vita, di dare una svolta a un'esistenza per cui non si sente di vivere e di morire e che lo porterà a conoscere il territorio francese, che però non ama assolutamente i tedeschi come lui.

Nel suo viaggio in treno, verso un'esistenza migliore Aaron incapperà in un paese, Trouchoix, e in particolare in un convento, quello di Saint-Matthieu, apparentemente un luogo tranquillo in cui riposare (e che accoglie anche rifugiati ebrei in fuga) e vivere un momento di quiete e serenità dalla brutalità vissuta.
Invece, da lì a poco, a seguito di una storia del terrore narrata da una bambina di 9 anni, Clementine, rifugiata nel convento, che raccapriccia Aaron insieme agli altri ospiti che l'ascoltano, il convento-della-pace si trasformerà nel convento-del-terrore, perché avverranno brutali omicidi e strani eventi ... fino all'incredibile colpo di scena reso noto solo nel finale.


Ho apprezzato molto due cose di questo romanzo: la prima è la scrittura della Piras, che narra una storia del terrore con vocabolo semplice ma efficace, che rende l'idea del pathos crescente, della paura e del terrore incalzante che in un climax ascendente trova mordente e lascia un ricordo sincero di un personaggio come Aaron, che rimane volentieri vicino al lettore che gli si concede volentieri.


La seconda cosa che mi è molto piaciuta è la parte storica della storia, più che quella horror, soprattutto verso la fine dove ci sono salti temporale (3 per essere precisi) in cui vengono descritte l'epoca delle crociate, le conquiste spagnole e il periodo della caccia alle streghe (ma vi lascio scoprire il perché). La Piras scrive facendo scivolare bene gli avvenimenti, che sebbene non amalgami sempre perfettamente riescono con efficacia a narrare una storia "della paura" che si legge piacevolmente in qualche ora e che scorre veloce, semplice e leggera.


Non mi è piaciuto moltissimo le cose un pò più raccapricciantucole e che stanno benissimo in una lettura come questa, ma che purtroppo io non amo particolarmente (ma mi rendo conto essere un problema personale che non riesco, come ho detto altre volte, a superare oggettivamente). 
Però "ci stanno", come dicevo, e va bene così.

Complessivamente mi è piaciuto, perché è un romanzo che prende, che intriga, che crea atmosfere  molto intrigante, che utilizza bene i dialoghi, che descrive bene le scene, i caratteri dei personaggi e che a volte incappa in qualche incertezza si lascia volentieri perdonare per la gestione efficacia dell'elemento mistery.


Veronica Piras, classe 84', è una giornalista pubblicista laureata in Scienze della Comunicazione. Il Convento di Saint-Matthieu è il suo romanzo d'esordio.

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