Recensione: "Half Bad" di Sally Green

venerdì 23 maggio 2014






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Half Bad
di Sally Green
pagine 400
prezzo 15€
Rizzoli
voto:
4/5


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La seire "Half Life Trilogy" è composta da:
 1. Half Bad - Half Bad
2. Half Wild - ancora inedito
3. Ancora senza titolo e inedito

In una Londra contemporanea e alternativa dove la magia esiste, Incanti Bianchi e Neri combattono una guerra millenaria e spietata.
Appartenere a un fronte definisce il proprio ruolo nel mondo, decreta i nemici, garantisce compagni e alleati.
cover originale
Nathan vive invece in una zona grigia: figlio di una maga Bianca e dell’Oscuro più crudele mai esistito, è spaccato a metà, vessato dalla sorellastra con cui è cresciuto, controllato dal Concilio che non si fida di lui, perennemente in bilico tra le due facce della sua anima. 
Nathan in realtà è soltanto molto solo, e spaventato: intrappolato in una gabbia, ferito e in catene, deve fuggire prima del suo diciassettesimo compleanno, o morirà. 
E anche se non vuoi lasciarti andare, è difficile rimanere aggrappati alla metà Bianca quando non ti puoi fidare della tua famiglia, e della ragazza di cui ti sei innamorato, e forse nemmeno di te stesso.


 
Considerazioni.
Ho letto con una lentezza (per gustarlo meglio) e una certa concetrazione (per assorbirlo con adeguata intensità) questo romanzo.
Le aspettative erano molto alte, in quanto in materia fantasy (visto anche come il romanzo è stato accolto nei paesi anglosassoni):
1. non si scherza
2. la scrittura deve essere una meraviglia, una sorpresa e una fuga verso l'ignoto e la conoscenza che porta ad espandere l'animo.
Lasciamo perdere il mio animo aulico che porta lontano questi pensieri e parliamo concretamente di questa lettura intrisa di magia, intrigo e spassoso sano avventurismo.

Sin da subito la Green conduce coloro che ha attirato per copertina e argomento in un'ambientazione - londinese piuttosto particolare e cupa - che vede una comunità magica (con al suo interno gli Incanati Bianchi e gli Incantati Neri) convivere parallelamente e pacificamente con la comunità non magica, che prende il nome di profana.
Se da un lato conosciamo una comunità magica un pò in conflitto, tra Incantati Bianchi (IB), malvagi Incantati Neri (IN) che sono malefici, ambiscono a concentrare il potere nelle loro mani, per ovvi scopi (che vengono invece assolutamente avversati dai cd. Cacciatori, che vengono istruiti e addestrati appositamente per combatterli) dall'altra troviamo profani piuttosto anonimi.

In questo magma che fluttua mescolando forze del bene e forze del male, incontriamo il protagonista della storia, Nathan è un orfano, nato da una maga bianca (ovvero IB) e da un potente mago oscuro (ovvero IN) che viene trattato come paria dalla sua comunità, in quanto essendo in una "zona grigia" non avendo puro sangue buono o puro sangue cattivo. Il giovane nostro amico, in realtà, nasconde - sotto una certa patina di sporco, unto e una frangia di capelli che è così lungo da coprire quasi tutto il volto - un personaggio importantissimo per la serie della Green: Nathan è infatto destinato - per profezia - a uccidere il più potente dei maghi oscuri (ovviamente avrà un certo collegamento di parentela con il protagonista ... vi lascio indovinare quale!). Nathan verrà presto strappato alla famiglia per essere addestrato e domanto dalla più dura delle virago a disposizione.

Ora, perchè dovreste interessarvi a questo romanzo, che potrebbe, di per sè, essere molto simili a letture già affrontate? Ve lo dico io:

1. Il modo con cui la Green propone e tratta il mondo che ha creato, dipingendolo con pennellate scure, torbide, malvage. Malvagio è infatti il sistema, che incastra tutti in classi, che categorizza le persone in bianche o nere, buone o cattive; il mondo è un mondo buio, che terrorizza, che spaventa, che vede e non trova rassicurazione nei personaggi, nelle loro amicizie e nelle scelte, ma tutto è in bilico, sul filo di un rasoio. L'autrice ne ha per tutti, nessuno si salva da un insulto, dall'essere schiaffeggiato o violato (fisicamente o moralmente), compreso Nathan, per cui non c'è salvezza se non con le scelte che è chiamato a compiere.
Ho trovato davvero molto interessante il quadro, il disegno della Green, la sua visione e la precisione della direzione in cui si muove, perchè c'è intenzione di sporcarsi le mani, di volere per i suoi personaggi e per il suo protagonista, qualcosa di profondo, che lasci in qualche modo un segno nel lettore.
2. Altro elemento che mi è piaciuto molto nella lettura di questo "Half Bad" è l'ignoto sulla tendenza alla cattiveria/bontà del protagonista. Siccome si divento IB o IN solo dopo i 17 anni, non sappiamo se Nathan sia l'uno o l'altro e la Green tira un sasso e nasconde subito dopo la mano in argomento. Non si comprende, ma solo si suppone, che Nathan sia un buono (soprattutto per via del fratello) ma propendiamo anche per la malvagità (la gente lo vede più maligno). Lasciando in bilico la sua natura, si mettono in discussione le sue intenzioni e quindi le sue possibilità e il suo futuro.

Mi è molto piaciuto Nathan, mi ha attratto la sua introspezione psicologica, la sua ambiguità, che si riflette anche nel mondo che lo circonda. Non esiste il bene nella sua forma più pura in "Half Bad" e nemmeno il male puro, ma ognuno si sporca le mani dell'altro per vedersi poi nella forma che più attrae potere sull'altro. Gli stessi IB non sono immacolati come sembrano, infatti, ma risplendono di una visione dittatoriale, oppressa e oppressore, riflesso di un popolo confuso, arrabbiato e schiacciato.

Del romanzo, però, due cose non mi hanno fatto particolarmente impazzire:

1. L'assenza di magia. Sono stata indecisa se valutarlo come elemento positivo (una genialata? Un colpo da maestro?) o negativo, ma poi ho optato per il negativo ... insomma, per tutto il romanzo parliamo di "aria fritta" e solo alla fine "vediamo", percepiami qualcosa di magico. Se non avesse mai parlato avrei visto la cosa come un elemento voluto e gestito come "mascherato a dovere", così, invece, l'ho percepito come diementicato e basta. Io opto per almeno un'invocazione concreta a tratti, poi, de gustibus ...

2. La scrittura della Green. Empaticamente è da premiare, stilisticamente invece a mio gusto è decisamente mancante, a tratti. Si oscura, obnubila e cede, all'improvviso, come le torrette fatte con le carte. Peccato anche al linguaggio, a volte "giovanile" e fuori luogo e basta. Ecco perchè 3 teierine soltanto. La  Green avrà modo di rifarsi.



Sally Green vive in Inghilterra. Dopo aver fatto molti lavori (pagati e no), finalmente ha trovato il tempo di scrivere le storie che prima riusciva solo a immaginare. Le piace leggere e fare passeggiate in campagna, ma vorrebbe bere meno caffè. Half Bad è il suo primo romanzo.

6 commenti:

Pila ha detto...

Questo romanzo mi attira parecchio, anche perchè tratta di magia. Ma come mi hai confermato anche tu, avevo letto che di magia si parlasse ben poco...vedrò de dargli una chance oppure no..!

Endimione Birches ha detto...

Non è affatto male, ma se ci si aspetta molta magia, si rischia di essere un pò delusi ;)
Un abbracico Pila!!
Endi

Ilenia T.D. Lemon ha detto...

Mi sa che sei la prima recensione che leggo e non ha dato il massimo dei voti. E' bello vedere pareri differenti dal solito 'è perfetto lo amo lo amo'.. Prenderò in considerazione la tua recensione per decidere!

Endimione Birches ha detto...

Non che non l'abbia apprezzato, ma non mi sono sentita di dire che - almeno per me - è stato entusiasmante ai massimi livelli. Mi è piaciuto molto per certi versi, ma ci sono delle piccole "crepe" che qua e là si fanno notare ...

Amaranth ha detto...

Questo romanzo si trova nella TBR list un po' perché mi aveva colpito da sé e un po' perché ho letto molto entusiasmo. La tua è, in effetti, la prima recensione che, sebbene non negativa, smorza i toni.
Mi sembra equilibrata e ponderata: sono contenta di leggere un'opinione un po' diversa.

Endimione Birches ha detto...

Grazie Amaranth!
Fa piacere sentirselo dire :) grazie davvero!
Buona giornata!!
Endi