Recensione: "Il lungo sguardo" di Elizabeth Jane Howard

martedì 15 luglio 2014





---oOo---
Il lungo 
sguardo
di Elizabeth Jane Howard
pagine 512 circa
prezzo 17.50€
Fazi editore
già disponibile
voto:
 5/5
--o--














1950, Londra. Antonia e Conrad Fleming stanno aspettando gli ospiti per la cena di fidanzamento del figlio Julian. Ogni cosa è pronta nella bella villa sulla collina di Hampstead, da cui si gode una magnifica vista sulla città; la casa sta per accogliere, impeccabile, l’élite londinese che celebrerà l’occasione. 
cover originale
Eppure la voce e lo sguardo di Antonia sono velati dal disincanto e dalla sensazione, quasi una certezza, che le cose, in fondo, sarebbero potute andare in modo diverso. Così si schiude il racconto del matrimonio ventennale dei Fleming, una vicenda che solca l’esistenza di marito e moglie dal presente fino al loro primo incontro, in un percorso a ritroso che ci porta a conoscere i due in giovane età, quando Antonia era la splendida adolescente che si faceva chiamare Toni. 
Il lungo sguardo non è una semplice storia d’amore, né il sogno romantico di una donna matura che si sente d’un tratto sola, ma è, più onestamente, la storia di una coppia. 
Dura e vera come solo una vita intera sa essere. 
E soprattutto è la storia di una donna, bellissima e inquieta, coraggiosa e perduta, e della sua forza nel mettere a nudo ogni controversia privata senza pudori.

 

Considerazioni.
Questa settimana, cari lettori, è la settimana delle scrittrici di "rottura" se infatti ieri vi ho presentato un'opera interessante e anticonformista (per l'epoca in cui fu scritta, certamente) oggi vi propongo la lettura di una delle scrittrici, questa volta del novecento, che era nota tanto per la sua bellezza quanto per la sua sfortunata e complicata vicenda personale, che ha avuto un risvolto "oscuro" e drammatico anche nella sua vita personale.


«Esiste al mondo qualcosa che possa farti crescere?», le aveva detto lui. A lei sembrava di essere cresciuta talmente in fretta da poter guardare a ciò che era stata in passato come da una grande altezza; o di essere andata così lontano da non vedere ormai più nulla di ciò che aveva alle spalle».

E' questa Elizabeth Jane Howard: fragilità, sensibilità, dolore, sofferenza, ma in fin dei conti, se si raschia ben bene il barile, si ritoverà anche un elemento che la Howard non riesce a scardinare da se stessa: la speranza. Quella misteriosa forza per cui anche se le cose volgono al peggio e tutto sembra andare di male in peggio, pensi che le cose possano andare meglio, ci sia una risalita, perchè il male è già arrivato e ti ha colpito.

In questo romanzo (pubblicato proprio in occasione e ad in omaggio, visto la scomparsa dell'autrice nel 2014) si ripericorre la vita di una coppia - evidentemente molto autobiografica, se si conoscono le vicende della Howard - composta da Antonia e Conrad Fleming, della quale si analizzano tanto i meccanismi che la regolano che i sentimenti che la governano. 

Questa coppia è infelice, insoddisfatta e discretamente e vicendevolmente incollerita ed esprime al meglio la storia della madre della Howard, la quale crebbe con una madre cattiva nelle intenzioni e reticente (se non del tutto assente) nei sentimenti. La Howard sopportò per una vita i soprusi della madre, la quale la obbligava al silenzio per ore, la ignorava, le descriveva il matrimonio come l'inferno in terra, consigliandole di non indisporre e rifiutare mai il marito, o di partorire senza gemere (cosa che portò l'autrice quasi a morire). Tutto questo perchè la madre non aveva potuto realizzare i suoi sogni, vivere i suoi desideri (diventare ballerina) e aveva invece dovuto badare a lei e ai suoi fratelli (tutti migliori, più belli e più bravi della Howard, schiacciata dal rifiuto materno).

L'infelicità, la tortura interiore ed esteriore dei protagonisti di questo romanzo non è null'altro che quella che la scrittrice vedeva riflessa nei suoi genitori, nelle meccanica della sua famiglia, dalla quale scappò non appena potè con il primo uomo che le capitò e la sposò.
Indifferenza, solitudine, ripicca, risentimento, odio, desiderio, amore, insofferenza. Il matrimomio della madre della Howard era un'insieme di contraddizione, di occasioni mancate, di incomprensioni, di silenzi che non solo, in ultima istanza, hanno avuto delle conseguenze nella coppia, ma che ha avuto strascichi negli anni anche per i figli e nei rapporti con questi ultimi con i loro partner.

Quello che però mi ha fatto riflettere è stato il fatto che ci sia un'eluttabile desiderio e bisogno d'amore per la Howard, l'amore è destino indefesso che sempre si accuatta nell'ombra, pronto a divorarti.

Ed infatti questa storia di amore balordo, feroce, autodistruttivo è anche lo specchio del matrimonio della Howard con uno dei suoi mariti, forse l'amore della sua vita, Kingsley Amis, con il quale ci fu una relazione a dir poco burrascosa, complicata e feroce, anche dopo il matrimonio, quando arrivarono ai ferri corti: lui rubizzo e ubriaco, distrutto dal dolore del rifiuto di lei (che lo lasciò con un biglietto con su scritto "Non ritorno"), lei distante e sempre in fuga dai suoi mariti, seguendo il motto per cui era meglio lasciare (per non essere lasciata), con i suoi tanti mariti, i suoi innumerevoli amanti l'abbandono della figlia (la piccina aveva solo 3 anni) per diventare una scrittrice ... era una vita anaffettiva, che cercava rifugio in quello che conosceva meglio, la scrittura, piuttosto che affrontare la vita di petto.

La Howard viveva nel passato, nel ricordo del suo dolore, che perpretrava e procrastinava nei suoi romanzi, rivivendo la ferita, riaprendola, analizzandola, comprendendo in essa i limiti della natura umana, in particolare nel momento dell'infelicità delle relazioni, del matrimonio, della coppia.

Ho vissuto questo romanzo come una coltellata profonda, che viene rigirata e rispinta nella ferita, una ferita che la scrittrice stessa, pur analizzando nei dettagli la storia, non riesce completamente a far guarire. Certo, la lenisce con la scrittura, ma la sua voglia d'amore è proporzionale alla sua incapacità nei rapporti affettivi e la sua insoddisfazione personale: matrimoni, figli, amanti, nulla riesce a comare quel vaso di pandora che è il suo passato, che fondamentalmente mai supera, mai riesce a sconfiggere, soprattutto se pensa a quella madre prepotente e ingombrante che alla fine, vince sempre, e la sua vita, la sua storia, lo dimostrano.

E' un romanzo, dunque, che anche se parla di due personaggi dai nomi fittizzi in realtà parla di persone vere, di sentimenti, rimpianti e meccaniche di coppia realmente vissuti, che indaga sul lato negativo che può tirar fuori il matrimonio, quello che non si vorrebbe mai vivere, ma che purtroppo, a volte, si svela. Molte sono le sfaccettature analizzate di un rapporto, in questo senso, in questo romanzo e mi rendo conto che anche se non è un romanzo positivo, allegro, è incredibilmente profondo e interessante.

Elizabeth Jane Howard (Londra 1923 - Bungay 2014) era figlia di un ricco mercante di legname e di una ballerina russa. Sebbene agiata, l’infanzia in famiglia fu infelice a causa della depressione della madre e delle molestie sessuali che Elizabeth subì da parte del padre. Studiò recitazione, fece l’indossatrice e all’età di diciannove anni si sposò per allontanarsi dai genitori. Dal matrimonio ebbe una figlia, ma dopo poco arrivò anche la separazione, poi un secondo matrimonio e infine il legame più importante, quello con lo scrittore Kingsley Amis. Un amore lungo vent’anni che si concluse drammaticamente. Jane, come si faceva chiamare, fu travolta da una vita sentimentale burrascosa, le passioni si susseguivano senza lasciare spazio alla stabilità, che riuscì però a trovare nella scrittura, cui si dedicò per tutta la vita (fino all’età di novant’anni) e che fruttò la pubblicazione di quindici romanzi. L’opera più conosciuta di Jane Howard è la saga familiare The Cazalet Chronicles, di cui sono state vendute oltre un milione di copie e che Fazi Editore presto pubblicherà.

2 commenti:

Pila ha detto...

Bellissima recensione complimenti Endi!!! ^^
Questo è il prossimo libro che leggerò, mi ha colpito da subito e dopo aver letto la tua recensione non vedo l'ora di accendere il Kobo e leggerlo, prima però visto i chiari riferimenti autobiografici mi informerò meglio sulla vita dell'autrice!Grazie!! ^^

Endimione Birches ha detto...

Ciao Pila!!!
Si la Howard e' interessantissima sia per la sua vita privata che per i suoi romanzi ( che sono poi due facce della stessa medaglia ) sono contenta ti intrighi e' una lettura veramente mollto intensa! Un abbraccio Endi