Recensione: "La notte che ho dipinto il cielo" di Estelle Laure

martedì 16 febbraio 2016






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La notte
 che ho dipinto
il cielo

di Estelle Laure
Prezzo 14,90 €
Pagine 315
De Agostini
dal 16 Febbraio
voto:
★★
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«Stasera non riesco a stare ferma, devo muovermi. Allora corro a prendere le tempere, i pennelli, e mi butto a capofitto sulla tela. Arancione, rosso, giallo, e poi azzurro, viola, verde. Quando ho finito mi ritrovo davanti a un tornado di colori. Sono sicura che artisticamente sia una schifezza. Ma so il significato di quel rosso, dell’arancione, del giallo. Sono io che brucio. E l’azzurro, il verde, il viola? Quello è Digby. Siamo dipinti insieme, sospesi sopra tutto e tutti.»

cover originale
Quanti volti ha l'amore? Per Lucille, diciassette anni e una passione per l’arte, l’amore ha il volto della sorellina Wrenny. Wrenny che non si lamenta mai di niente, Wrenny che sogna un soffitto del colore del cielo.
E poi ha il volto di Eden. Eden che è la migliore amica del mondo, Eden che sa la verità. Quella verità che Lucille non vuole confessare nemmeno a se stessa: sua madre se n’è andata di casa e non tornerà.
Ora lei e Wrenny sono sole, sole con una montagna di bollette da pagare e una fila di impiccioni da tenere alla larga. Prima che qualcuno chiami i servizi sociali e le allontani l’una dall’altra. Ma è proprio quando la vita di Lucille sta cadendo in pezzi che l’amore assume un nuovo volto: quello di Digby.
Digby che è il fratello di Eden, Digby che è fidanzato con un’altra e non potrà mai ricambiare i suoi sentimenti.
O forse sì? L’unica cosa di cui Lucille è sicura è che non potrebbe esserci un momento peggiore per innamorarsi…


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Considerazioni.
"La notte che ho dipinto il cielo" è un romanzo particolare. Da un pò di tempo, vi sarete accorti, vengono pubblicati sempre più romanzi che non solo sono caratterizzati da una storia romantica (o comunque che evoca sentimenti forti e potenti), ma che introducono un elemento diverso, solitamente drammatico, e tanto tanto da caratterizzare le trame e portarle ad identificare un vero e proprio genere letterario.
Queste storie domandano al lettore uno sforzo maggiore, in termini di tematiche trattate e coinvolgimento emotivo, e solitamente presentano un/una protagonista (o parenti loro affini) gravati da situazioni passate/presenti molto difficili, tali da determinare vicende picologiche drammatiche, nonchè commoventi, un pò per i personaggi - un pò per i lettori - che vengono coinvolti nelle vicende in questione.

Prima di questo romanzo non avevo ancora letto un romanzo con tematiche di questo tipo,che si collocasse, come genere, negli YA o NA. Ho letto "Io prima di te" e simili, ma mai romanzi come questo della Laure, la quale mi ha di fatto iniziato ad un nuovo genere e una nuova avventura letteraria.

La Laure pone come punto cardine del romanzo la perdita.
Quest'ultima è osservata, vissuta e affrontata analizzandone vari stadi e vari livelli grazie ad un'introspezione psicologica che viene costruita con mestiere e capacità dalla sua autrice. Tutta la vicenda è vissuta con tanto coinvolgimento, creato con le parole, con la costruzione dei personaggi, con il loro vissuto, il loro punto di vista, senza dimenticare di avvolgerli in atmosfere che ricreano i sentimenti dei protagonisti, i quali diventano anche parte del lettore, che in questo modo viene condotto lontano ... dove abita Lucille Bennett.

Lucille è una giovane ragazza di diciassette anni, non più bambina e non ancora adulta, costretta a crescere velocemente perchè in casa sua non c'è nessun adulto a prendersi cura di lei e della sorella. Così, da ragazza volenterosa e impaurita dall'arrivo degli assistenti sociali che potrebbero separare quello che rimane della sua famiglia, decide di costruire una facciata utile a prendere tempo, almeno fino alla maggiore età.
Eccola dunque prendersi cura di Wren, una bambina di nove anni che vede in lei uno scoglio in mezzo alla tempesta, e mandare avanti una casa (nonchè quanto essa comporta: lavatrici, cibo nel frigo, bollette da pagare, ecc...) camminando su un fino di lana fragilissimo e rappresentato da un'apparenza serena e normale, difficile da costruire e da far percepire all'esterno.

Lucille oltre alla vita familiare deve poi occuparsi della scuola, che se da un lato è una sorta di evasione dalla sua preoccupante sistuazione, dall'altro le ricorda l'adolescenza che si sta perdendo: ovvero coetanei che passeggiano nei corridoi spensierati, parlando di cose poco serie, presi da pensieri e situazioni futili. Ma la scuola le ha donato anche un'amica speciale, Eden e ... Digby, il suo grande amore.

Digby è il fratello (gemello) di Eden, e la loro storia romantica è davvero piacevole da seguire, ma il fulcro vero e proprio della storia, in quanto la Laure voleva narrarci delle difficoltà di Lu e Wren e di quanto la loro situazione precaria e difficile scaldi anche il cuore più difficile da commuovere. Certo, è un romanzo che parla d'amore, amore tra due sorelle che vogliono rimanere insieme nonostante tutto e tutti e quello che si difende a ogni costo, a qualunque sacrificio.
Due anime giovani, ma già adulte, consapevoli e razionali che devono combattere battaglie che la loro età mai imporrebbe e che devono e vogliono combattere contro una vita che le lasciate disgraziatamente senza un padre e una madre - che ha deciso di fare a meno di loro due - prefendo la libertà.

Non è un romanzo duro, ma è un romanzo che spacca il cuore per l'infelicità e la precarietà che mostra innocentemente crudele e gratuita. Sono baci di rabbia quelli che le due protagoniste ricevono dalla vita, ma la loro grande forza è quella di rimanere insieme, di essere un forza contro un destino che appare da subito ingiusto ed avverso. E' una storia che concede tutto quello che ha e arriva con un messaggio importate, con un bagaglio di consapevolezza che rende la caotica e problematiche quotidianità che conduciamo al di qua della barricata, più comprensibile e accettabile, tutto considerato.

"La notte che ho dipinto il cielo" parla di tante cose, del rapporto tra adolescenti e adulti, della perdita, dell'amore, dell'abbandono, sino a giungere alla complessità tutta dei rapporti umani e le persone, con le loro fragilità e mancanze, che hanno sempre conseguenze e sempre importanti sui più deboli.
Non solo, è un romanzo che parla di attimi, che come splendidi colori arrivano lucenti e meravigliosi nei momenti più impensati a dare una ragione per vivere.

Non posso dirvi che a seguito della lettura de "La notte che ho dipinto il cielo" ho anteposto questo genere a tutti gli altri, perchè per motivi personali ed emotivi preferisco non affrontare, almeno nelle letture, certe argomentazioni - che già mi angustiano se non quotidianamente, perlomeno alquanto spesso - ma devo dire che il romanzo in questione mi è piaciuto molto per lo stile pieno di garbo e attenzione che è stato scelto per argomentare certe tematiche trattate, piuttosto importanti, drammatiche e moralmente difficile da affrontare.

Ho apprezzato molto questa opera della Laure, che mi ha condotto a personaggi ben disegnati, appassionati, coinvolgenti e toccanti. Non c'è momento in cui non mi sia trovata immersa nella storia, avvolta nei sentimenti di Lu e dalle nuove e sorprendenti inventive di Wrex, che è il personaggio che maggiormente ha apprezzato per spontaneità e personalità.

Rain:

Estelle Laure è laureata in discipline dello spettacolo e si è specializzata in scrittura creativa per bambini e ragazzi al Vermont College of Fine Arts. Grande appassionata di Kurt Vonnegut, crede nell'amore, nella magia e nella capacità di affrontare verità scomode. Vive a Taos, nel New Mexico, con i suoi due figli. La notte che ho dipinto il cielo è il suo sorprendente romanzo d'esordio.

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