Recensione: "Borderlife" di Dorit Rabinyan

lunedì 16 maggio 2016

 







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Borderlife
di Dorit Rabinyan
pagine 370
prezzo 16.40€
Longanesi
già disponibile
voto:
★★★★
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Liat, una quasi trentenne israeliana, fa la traduttrice e si trova a New York per una borsa di studio. 
Qui conosce Hilmi, un palestinese di Ramallah che fa il pittore e ha due anni meno di lei, gli occhi color cannella, riccioli neri e un sorriso infantile che spezza il cuore. 
La loro appassionata storia d’amore si intreccia con la consapevolezza dell’incompatibilità di una relazione dal destino già segnato. 
Infatti, la loro appartenenza a una terra tormentata e divisa non può che separarli e porre fine a ciò che è iniziato nel freddo grigiore newyorkese. 
Tutto è filtrato dagli occhi di lei, attraverso lo straniamento che prova insieme a una fortissima e per lei inedita attrazione fisica. 
Una scrittura forte e commovente come la passione che racconta, un romanzo che ha saputo resistere a divieti e proibizioni, diventando un fenomeno culturale e sociale.


 
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Considerazioni.
Buon lunedì carissimi lettori!
Per introdurvi alla nuova settimana, che mi vede inaugurarla con un bel viaggetto al Salone del Libro di Torino (non vi dico la felicità di potervi tornare dopo un paio di anni che i problemi mi perseguitavano e non riuscivo ad andarci!) ecco che vi propongo un romanzo appena portato in Italia dalla Longanesi e che in patria è stato bandito per i suoi contenuti.

"Borderlife" ci porta tra New York ed Israele, con la difficile storia d'amore tra Liat e Hilmi, che nasce in un contesto a loro favorevole, la moderna e multuculturale New York, dove tutto sembra possibile - anche l'amore proibito tra un ragazzo palestinese e una ragazza ebrea - attraversa il mondo, ma non trova possibilità e riconoscimento alla luce del sole laggiù dove vorrebbe essere vissuto e maturato, ovvero in Israele.

E' una storia dolce, malinconica e triste, quella - semi-autobiografica - che ci viene raccontata con struggimento, quasi l'autrice provasse amarezza per quanto accaduto nel suo passato, per l'amore che non ha saputo vivere appieno per Hilmi.
Perchè - più di tutto - è questo che si legge tra le righe: il rimpianto. Quest'ultimo si legge in ogni momento felice che ci viene raccontato, in ogni sorriso, in ogni litigata senza senso o per motivi che non potranno, per una ragione o per l'altra, essere mai risolti del tutto, perchè religiosi, perchè di odio profondo che perdura da troppo tempo.

Liat, tornando indietro nel tempo, ci racconta una storia d'amore davvero bellissima - forse più romantica di quanto è stata, vista a posteriori, moltiplicata dai ricordi, smorzata nei contorni dal tempo - che vuole essere un fiore nel deserto dell'odio che si sta trascinando da secoli in quella piccola striscia di terra che accoglie Israele. 
In patria è stato sconsigliato - e se non erro anche vietato nelle scuole - perchè troppo incline e favorevole alle coppie miste palistenesi/ebrei, ma in realtà è davvero una storia toccante e drammatica che si sofferma su come la società, le ideologie, le religioni e le tradizioni possano rendere difficili anche i rapporti potenzialmente più tenaci.

La Rabinyan descrive benissimo i problemi che crepano, mano a mano sempre più, la coppia formata da Liat e Hilmi, che vive alti e bassi tra accettazione delle regole, ostilità delle famiglie e sguardi (e quindi pensieri) della gente che incontrano per strada. 
Sebbene la storia si svolga in breve tempo, si è testimoni tanto del grande amore che c'è tra i due protagonisti quanto delle fragilità che emergono in rapporto alla dura realtà, all'apparire della quale, tra i due, la più debole si dimostra essere sicuramente Liat, che non riesce a trovare la forza per vivere serenamente il rapporto, e queste paure, queste incertezze, minano poi profondamente l'amore che provano l'iuno per l'altro, corrodendo il sentimento.

"Borderlife" è un romanzo che apprezzato tanto per le tematiche, le riflessioni che ha sollevato in me e per me, quanto per lo stile della sua autrice, che con bravura, onestà e cuore ci racconto la sua storia toccante e ancora troppo fresca per essere vista con distacco e per non far trasparire i sentimenti più forti, come l'amore, la rabbia, l'amarezza, la paura e il dolore della perdita.

E' una storia che mi sento di consigliare a tutti coloro che amano le storie profonde, intense, che vogliono comunicare qualcosa di profondo e onesto, un'insegnamento che ci arriva da qualcuno che  ha imparato sulla pelle, a caro prezzo.  


 Old Jaffa Street -- Israel:

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Dorit Rabinyan, scrittrice e sceneggiatrice israeliana. Dopo un periodo di ricerca artistica che spazia dal teatro alla televisione, torna dopo dieci anni alla scrittura con Borderlife che si è aggiudicato il Bernstein Prize - prestigioso riconoscimento israeliano che premia ogni anno giovani scrittori. Diventato subito un caso editoriale, Borderlife narra l'amore tra una giovane ebrea e un artista palestinese sullo sfondo della New York post 11 Settembre. Il romanzo ha suscitato un grande clamore mediatico internazionale dopo essere stato escluso dai programmi scolastici in Israele poiché considerato inneggiante a matrimoni misti, scatenando immediate reazioni indignate di importanti intellettuali di tutto il mondo.

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