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venerdì 27 febbraio 2015

Recensione: "Il trono ombra" di Django Wexler


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Il trono
 ombra 
di Django Wexler
pagine 580 circa
prezzo 17€
Fanucci Editore
già disponibile
voto:
4/5
--o--








La serie "The Shadow Campaigns" è composta da:

0. The Penitent Damned - inedito in Italia
http://bostonianlibrary.blogspot.it/2014/08/recensione-i-mille-nomi-di-django-wexler.html
1. The Thousand Names - I mille nomi
2. The Shadow Throne - Il trono dell’ombra
2.5 The Shadow of Elysium - inedito in Italia
3. The Price of Valour - inedito in Italia

 
Il re di Vordan giace sul letto di morte. Presto sua figlia Raesinia Orboan gli succederà al trono, ma il regno è minacciato da uomini ambiziosi, e povertà e speculazione stanno spingendo la popolazione allo stremo.
È questo lo scenario che si presenta agli occhi di Janus, Winter e Marcus quando giungono nella capitale dopo essersi separati dal reggimento dei Coloniali.
cover originale
In un ultimo atto volto a proteggere il regno, il re nomina Janus ministro della Giustizia, nella speranza di contrastare l’influenza del duca Orlanko, un uomo pericoloso in grado di tenere sotto scacco la futura regina. Marcus viene nominato capo del corpo di pubblica sicurezza, mentre il compito di Winter sarà di infiltrarsi in un quartiere popolare in fermento, per disporre le proprie pedine nella partita contro Orlanko.
La situazione in città è tesa, e dopo la morte del padre, il primo atto regio di Raesinia è l’istituzione di un comitato di rappresentanza popolare al quale cedere temporaneamente le prerogative politiche.
Anche Janus, Marcus e Winter lottano insieme al popolo per quella terra che avevano creduto di non vedere più.
Ad attenderli c’è la battaglia più difficile: il duca Orlanko sta marciando verso la capitale, alla guida di un reggimento incaricato di sedare la rivolta. Ma non sarà l’unica minaccia che dovranno affrontare, perché le grandi potenze del continente sono allarmate dal nuovo assetto politico-sociale di Vordan..



Considerazioni.
Il primo romanzo di questa serie mi era molto piaciuto, quindi ho preso con assoluto entusiasmo la notizia della pubblicazione, a pochi mesi dall'uscita del primo, da parte della Fanucci di questo secondo volume (il terzo è atteso per l'estate del 2015 in America).

A distanza di poco tempo dal termine de "I mille nomi" (sono passate pochissime settimane) il generale Janus Bet Vhalnich, il capitano Marcus d'Ivoire e il luogotenente Winter Ihernglass - a seguito della scoperta delle tavolette dei Mille nomi - sono tornati nella capitale (Vordan City) a causa della morte del Re. La nuova erede al trono, che è la giovane fanciulla Raesinia Orboan, a seguito di un legame instaurato con i Sacerdoti nel Nero - che le avevano salvato la vita lasciandola "abitata" da un demone - è tenuta sotto scacco da parte del duca Orlanko, il quale conosce il suo segreto e lo sfrutta a suo vantaggio (= ricatto).

Raesinia ha però una forte personalità e una grande forza di volontà e, nonostante la sua situazione molto precaria, cerca di opporsi al ricatto di cui è vittima cercando di evitare che Orlanko possa realizzare il desiderio di divenire il nuovo Re.

Raesinia, infatti, scappa e da quel momento in poi il suo scopo sarà quello di creare una vera opposizione al potere di Orlanko, essendo disposta anche ad arrivare a compiere una vera e propria rivolizione, se necessaria.

In tutto questo Janus, Marcus e Winter, quando giungono in quel della capitale dopo aver lasciato le fila dei Coloniali, trovano una città che vive nell'estrema povertà, che è lacerata dalle lotte intestine dei potenti che la governano e che si strappano il potere senza pensare a chi è governato, ma si trucida per possedere qualcosa che abita solo nelle loro menti.

Il Re, però, in un ultimo atto disperato nomina Janus Ministro della Giustizia (per contrastare marginalmente il potere di Orlanko), Marcus Capo della guardia cittadina e Winter quale infiltrato nelle file di coloro che vogliono destabilizzare il governo. Ma le cose sono peggiori di quanto il Re potesse prevedere ...

Perchè la situazione tesa non deriva solo dalla una lotta interna, ma anche da azioni invasive esterne, perchè oltre alle truppe di Orlanko che marciano verso la capitale, anche grandi potenze cercano di destabilizzare politicamente Vordan, che deve affrontare intrighi di palazzo, lotte intestine e un'erede in pericolo. Questa è la situazione nella quale Wexler muove i suoi personaggi e gioca le sue carte per intrappolare il lettore in un'avventura ancora più coinvolgente.

Questa serie mi sta piacendo perchè riesce a essere molto varia, riuscendo a cambiare molto spesso vedute, componendo un grande quadro con pezzetti molto diversi e minuscoli, riesce a essere avventuroso, molto fisico, ma poi tira fuori anche quell'animo riflessivo e intenso che si coglie perfettamente in questo secondo capitolo.

"Il trono ombra" è un romanzo in un certo senso è piuttosto diverso da "I mille nomi" dove vi era più fisicità, con battaglie, intensi conflitti, duri scontri e lotte. Qui infatti Wexler predilige la riflessione, che è preponderante nelle quasi seicento pagine del romanzo e che emerge per acclarare non solo la bravura narrativa di Wexler, ma anche e soprattutto per chiarire i punti di maggior criticità che erano stati intessuti nel precedente romanzo.

In "Il trono ombra" Wexler ci introduce in intrighi di palazzo, al pensiero interiore dei vari personaggi, che pensano al loro passato, alle loro vite presenti e passati e cercano un punto di forza per affrontare il proprio futuro, che appare quanto mai incerto. Ma è un volo pindarico che conduce alla fisicità, allo scontro, alla lotta politica, alle lotte di palazzo e che a seguito di queste riflessioni diviene però più consapevole e maturo.

Maturo ed intenso anche lo stile adottato da Wexler, che migliora e cresce ad ogni romanzo. Certo non siamo ai livelli di Sanderson  (ma diciamoci la verità, chi lo sarebbe??) ma mi è molto piaciuto, mi ha catturato. Wexler è efficie nella sua scrittura, va veloce, senza particolari approfondimenti descrittivi, senza appesantire la storia con troppi dettagli, andando semplicemente dritto al sodo del discorso, scorrendo fluido e veloce.

Complessivamente ho apprezzato davvero molto questo romanzo e lo consiglio (ovviamente previa letture del romanzo precedente) in quanto è un bell'intreccio narrativo commisto ad bel sottotesto importante di tematiche, che risulta importante ma non ridondante, profondo ma mai noioso e apprezzabile soprattutto per lo stile di un narratore capace.

 


Django Wexler si è laureato all’università Carnegie Mellon di Pittsburgh in scrittura creativa ed informatica ed ha lavorato proprio per l’università in un progetto di ricerca sull’intelligenza artificiale. Successivamente è stato assunto dalla Microsoft ed ora vive a Seattle insieme a due gatti ed una montagna di libri. Quando non è impegnato nella stesura della sua serie, The Shadow Campaigns, litiga con i computer, dipinge soldatini e si intrattiene con qualunque genere di gioco.
martedì 26 agosto 2014

Recensione "I mille nomi" di Django Wexler

 
 
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I mille nomi
di Django Wexler
pagine 652
prezzo 20€
Fanucci
già disponibile
voto:
3/5
--o--













La serie "The Shadow Campaigns" è composta da:

0.5 The Penitent Damned - ebook inedito in Italia
1. The Thousand Names - I mille nomi
2. The Shadow Throne - ancora inedito in Italia
3. eventuali prosegui

  
l'ebook che presenta la serie e il secondo capitolo della serie, entrambe nelle versioni originali
La sonnolenta quotidianità in cui il capitano maggiore Marcus d’Ivoire e il suo piccolo esercito sono risucchiati, rassegnati a finire i propri giorni in un remoto avamposto, è stravolta dallo scoppio di una ribellione ai confini del Regno di Vordan, che li costringerà alla dura prova della difesa di una fortezza nel deserto.
cover originale
Winter Ihernglass si è arruolata nell’esercito fingendosi un uomo, con il solo scopo di sfuggire al suo passato.
Coraggio e determinazione non le mancano, e insieme alla sua umanità le faranno ottenere in breve una promozione a luogotenente. I destini di questi due soldati e dei loro uomini dipendono dal colonnello Janus bet Vhalnich, il prescelto dal re per riprendere in mano le redini di una guerra che sembra perduta e ristabilire l’ordine. Il suo genio militare sembra non conoscere limiti, sotto il suo comando si assiste a un rovesciamento delle sorti.
Marcus e Winter credono nel loro superiore e sono pronti a seguirlo fino alla fine, ma la loro fedeltà sarà messa a dura prova quando cominceranno a sospettare che le ambizioni dell’enigmatico colonnello vadano ben al di là del campo di battaglia, avvicinandosi pericolosamente al sovrannaturale...

 
Considerazioni.
Una volta finito questo romanzo ho dovuto posarlo sul comodino e pensarci un pò su. Ho pesato e ripensato al modo in cui è stato scritto, allo snodo della vicenda, ai personaggi e i loro scopi e alla loto crescita. Non è stato così immediato o così facile, sarò onesta. 

Una cosa certa, allo stato attuale delle miei riflessioni, è che Wexler è un autore che sebbene non mi sia affatto dispiaciuto, non ho ancora pienamento compreso: sia nelle intenzioni che nella narrazione.

Innanzitutto - qualora vogliate aprire per la prima volta questo romanzo - vi è da dire che la prima cosa che vi colpirà sarà l'ambientazione. Quest'ultima colpisce subito per essere molto differente dalle classiche ambientazioni fantasy, solitamente caratterizzate da atmosfere medievaleggianti. Qui, infatti, l'autore - pur strizzando l'occhio al Medioevo per alcuni elementi - ha voluto svolgere gli avvenimenti della sua opera in un tempo più vicino, quasi moderno, ma abbastanza per definirlo desueto.  Questo, in un certo senso, ne ha segnato un punto a favore, trovandomi quanto meno in defezioni di paragoni e con una più benigna predispossizione d'animo ad abbandonarmi alle mani di Wexler.

Si può dire, in secondo luogo, che l'autore abbia voluto costruire un fantasy plasmando la storia sulle sue viscerali e personali passioni: la storia, le battaglie e l'arte della politica. Si vede sin da subito che prende spunti odierni (ma non troppo) nel Medio Oriente, con i suoi contrasti, le sue lotte e trova un senso quasi metafisico nel corpo a corpo delle guerre, nelle faide tra fazioni delle società, che lottano, come per natura umana, per prevalere l'una sulle altre. 

Ma Wexler è anche un abile "manovratore" delle meccaniche politiche; egli gioca con i suoi protagonisti sul tavolo delle possibilità, gettandoli come Dio malefico, nelle paludi inestricabili della politca, ove più ci si indugia, più si sporcano e vi ci si affondano. Wexler ama le battaglie, i meccanismi che le animano, le tattiche di cui si compongono e piano a piano, senza fretta, le immette nella storia, ci fa ingarbugliare in esse, gioire e patire nell'attesa del risultato. Wexler ne ha studiato i particolari dai maestri dell'arte della guerra - primo tra tutti da un genio nato tale e morto leggenda in quanto a guerre e strategie: Napoleone -  e si vede.

Interessanti sono anche i personaggi che crea, con i quali si confronta, con cui - almeno a mio parere - non sempre si ben distreggia o è in grado di tirarne fuori il massimo, ma che alla fine riesce a rendere intriganti, interessanti e intelligenti sia per quanto attiene le loro peculiarità che le loro evoluzioni personali. Sottolineo il fatto, molto bello, che Wexler abbia voluto narrare una storia dal punto di vista di una protagonista donna come Winter (anche la meglio riuscita), molto complessa e a volte dura sia per accadimenti che in quanto a psicologia e carattere, che gli rende onore per i differenti filoni narrativi che gli concede modo di affrontare.

Posto, dunque, tutto ciò, vi è da dire che nel complesso ho apprezzato molto questa storia, lo stile pacato e lineare di Wexler, che inserisce, man mano che procede nella narrazione, tanto nuovi personaggi (che arricchiscono e rendono maggiormente complessa la trama) che elementi (come la magia, sottile ma intrigante) i quali rendono la storia sempre nuova, grazie anche ai colpi di scena ben dosati ma costanti. Elemento particolare e piuttosto interessante è stato inoltre il fatto che "I mille nomi" non è, nel suo complesso, un romanzo cupo e dalle atmosfere dalle tinte soffocanti. Certo c'è una storia di guerre, complotti, difficoltà, menzogne, ecc... ma è vissuto sottoforma di ostacolo, piuttosto che di crudele punizione, di inflizione data dalla natura umana. Sotto questo aspetto Abercrombie, ad esempio, gli è lontano anni e anni luce, e la sua crudele sete di vendetta, la sua astensione dal buonismo e la sua sete di sangue, vendetta e giustizia (soggettiva) abitano sicuramente un pianeta differente da quello di Wexler, che non lo fiora nemmeno lontanamente in quanto a crudeltà.

Ci sono però delle piccole "crepe" a mio gusto ne "I mille nomi" che in parte derivano dai suoi pregi: come il fatto che Wexler non abbia mai voluto osare di più, andare oltre con i suoi personaggi, con la sua storia. 
Questo non significa che dovesse torturare fisicamente o mentalmente Winter, o tenere costantemente un ritmo serrato nella narrazione, ma avrebbe dovuto cercare di spingere i suoi protagonisti verso prove più significative, sottoporli a un maggiore livello di stress, per cui prendessero decisioni più coraggiose, più significative per loro stessi e per le vicende in sui si trovano coinvolti volenti o nolenti, che seppur intriganti e coinvolgenti, hanno un ritmo che non è sicuramente "tempestoso", quanto sempre piuttosto "contenuto". 

E' questo, devo dire, è l'elemento che ho trovato più peculiare e strano in questo romanzo. C'è sempre, nelle vicende fantasy, un certo affanno, un certo desclinarsi degli eventi che piega l'animo e affretta la sorte, che qui non emerge, quasi si avesse tutto il tempo, se non verso la fine del romanzo, quanto la storia piega ad un certa fretta (ma che un pò delude proprio per il fatto che non sembra gestita benissimo come il resto della storia).

Ho dato tre teierine al romanzo, anche se in realtà mi sarebbe piaciuto da 4, in quanto devo vedere come decide di far evolvere la vicenda, nel secondo capitolo, Wexler, che anche se conclude in modo soddisfacente questa sua prima fatica, almeno di questa serie, non mi ha convinto del tutto nel suo stile e in  merito alla piega che intede far prendere alla sua storia. Soddisfacente ed intrigante duqnue, ma, vista anche i difetti che ho menzionato, a mio gusto, vorrei ancora tastate il terreno ...



Ulteriori opinioni sul romanzo potete leggerle qui:


Django Wexler si è laureato all’università Carnegie Mellon di Pittsburgh in scrittura creativa ed informatica ed ha lavorato proprio per l’università in un progetto di ricerca sull’intelligenza artificiale. Successivamente è stato assunto dalla Microsoft ed ora vive a Seattle insieme a due gatti ed una montagna di libri. Quando non è impegnato nella stesura della sua serie, The Shadow Campaigns, litiga con i computer, dipinge soldatini e si intrattiene con qualunque genere di gioco.