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mercoledì 20 luglio 2016

Recensione: "L'eredità" di Louisa May Alcott











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L'Eredità
di Louisa May Alcott
pagine 144
prezzo 12€
Jo March 
agenzia letteraria 
già disponibile
voto:
★★★★☆
--o--










Università̀ di Harvard.
È una luminosa giornata di luglio di qualche anno fa. Tra le pareti della Houghton Library, qualcuno consulta febbrilmente lo schedario, e d’un tratto rimane col fiato sospeso. I ricercatori Joel Myerson e Daniel Shealy hanno fatto richiesta, soltanto qualche giorno prima, di visionare un carteggio familiare di una delle più̀ importanti scrittrici americane del xix secolo, del quale però scoprono non sia rimasta alcuna traccia. Una scheda di pochi pollici pare spalancare, invece, una possibilità̀ del tutto inaspettata: «Alcott, Louisa May. L’eredità. Manoscritto autografo; 1849».
In preda allo sconcerto e all’entusiasmo, scarabocchiano in fretta il numero di collocazione e consegnano la richiesta di prestito ai bibliotecari. Tra le carte del loro tavolo di lavoro fa capolino, come un magico scrigno venuto dal passato, un taccuino rosso, delle dimensioni di un diario, che reca una scrittura inconfondibile.
Sulla parte interna della copertina trovano attaccato un cartoncino con su scritto: «Il mio primo romanzo | scritto a diciassette anni | High St. Boston».
Quasi increduli, i due studiosi iniziano a leggere le pagine di un’affascinante storia trascurata fino a quell’istante: protagonista è Edith Adelon, una povera orfana di origini italiane, accolta e allevata dalla nobile famiglia inglese degli Hamilton, presso i quali diviene istitutrice e poi compagna della giovane Lady Amy. Una lunga lettera svelerà̀ alla ragazza l’inverosimile mistero della sua nascita.
Scritto sotto l’influenza dei romanzi gotici in voga al tempo, ancora acerbo nello stile eppure originale nella stesura, L’eredità è, dunque, l’incantevole primo esperimento letterario di colei che diventerà̀ la celebre Autrice di Piccole Donne. 
 

 Considerazioni.
I volumi che spesso consideriamo come perduti o che non sospettiamo neppure esistano in lingua italiana sono pubblicati molto spesso, da case editrici molto piccole, in cui si inciampa per caso, come la Jo March Agenzia Letterari. Questa casa editrice, che pubblica pochi romanzi, ma divinamente, sia per quanto riguarda la cura della traduzione che l'impaginazione, nonchè la scelta della copertina, mi ha questa volta aiutato a riscoprire un volume di cui non conoscevo assolutamente l'esistenza, ovvero "L'eredità" di una certa Louisa May Alcott. Quest'ultima, conosciuta principalmente per i romanzi legari alla famiglia March e alle sue piccole donne, sebbene abbia incentrato i suoi volumi sulle donne March, ha sperimentato sia prima che dopo cimentandosi in opere diverse, con argomentazioni anche lontane rispetto a quelle che l'hanno fatta divenire famosa.

E' il caso di questo piccolo romanzo - che non fu pubblicato in America fino al 1997, in quanto scoperto per caso - che ci propone un esperimento letterario della Alcott la quale ci racconta la storia di Edith, una giovane molto dolce, umile, riservata, onesta e a tratti decisamente malinconica. "L'eredità" solca la moda dell'epoca imponendosi con tratti gotici e raccontandoci come Edith, povera orfana tanto bellla quanto povera e senza alcun legame su questa terra, che viene accolta dalla facoltosa famiglia Hamilton, in veste di istitutrice, con cui si trova bene e in cui riesce ad intregrarsi grazie alla sua indole buona e discreta. Nasce anche un rapporto speciale con Lord Percy, ostacolato, come il periodo voleva, dalla cugina di Lord Percy, Lady Ida Clare, invidiosa della bontà e della bellezza di Edith.

Quest'ultima proverà in ogni modo a tiranneggiare e tendere trappole alla povera istitutrice, che sopporterà i suoi modi scortesi e i suoi gesti stizziti per amore degli Hamilton e di Lord Percy in paricolare. Quest'ultimo, giovane silenzioso molto bello, con uno spiccato senso dell'onore e del rispetto che cerca di mettere da parte e sopire i sentimenti che prova per Edith, ma che ad un certo punto non riesce più a nascondere, nè mascherare per il tormento a cui lo conducono. Non solo, ma dovrà scontrarsi con un rivale davvero poco nobile d'intenti e d'animo, un certo Lord Arlington...

Questo piccolo racconto della Alcott è un romanzo che non presenta particolare originalità, ma essendo la prima opera, il primo tentativo di scrittura dell'autrice, devo dire che complessivamente è un romanzo piacevolissimo, che per quanto manchi in tecnica, in spessore dei personaggi (cosa complessa) compensa in entusiasmo, tematiche e appassionante voglia di portare una ventata di aria fresca nell'atmosfera sin troppo bigotta dell'epoca.

La Alcott, che ho amato profondamente per "Le piccole donne" e i vari seguiti, l'ho ritrovata, anche se pià giovane ed inesperta, anche in questa storia davvero carina, dal finale prevedibile certo e con una contrapposizione tra bene e male molto spiccata sia nei personaggi che nelle situazioni (impossibile non notare la contrapposizione tra Edith e Ida, tra Lord Percy e Lord Arlington, sono per riportare alcuni esempi...) ma ho riconosciuto subito l'animo indomito della Alcott, che muove contro la società bigotta, che cerca di svegliare l'animo dormiente di coloro che credono ancora ad una sepazione tra classi sociali e non vedono la possibilità di commistione delle persone, che possano conoscersi ed amarsi in quanto tali e non solo nell'ambito della loro classe sociale di appartenenza ... ed infatti eccola osare e far si che Lord Percy veda Edith come donna e non come istitutrice.

Insomma, per questa afosa estate voglio condurvi tra le braccia di un'autrice che vuole portarvi oltre le differenze sociale, in un mondo che non è più, raccontandovi una sorta di favola con una protagonista tutt'altro che docile e indifesa.

Nature - Cosmos flowers with blue sky.:

Louisa May Alcott (1832-1888), una delle più importanti autrici americane di sempre, era figlia del trascendentalista Amos Bronson. Dedicò tutta la vita alla sua famiglia, che ricordò attraverso i personaggi della famiglia March in "Piccole Donne", primo libro della nota saga che appassionò lettori di tutto il mondo, garantendole fama e ricchezza. Sotto pseudonimo, scrisse romanzi e racconti di ambientazione gotica e genere sensazionalistico.
venerdì 5 dicembre 2014

Il Natale visto da Jo March

 
 
 
La Jo March è una Casa Editrice piccolina, ma in grado di pubblicare grandi opere tradotte splendidamente! Questa CE ha infatti pubblicato capolavori come "Nord & Sud", "Gli Innamoratiu di Sylvia" della Gaskell, o ancora Mary Constance Hill con "Jane Austen: i luoghi e gli amici", "La casa sfitta" di Wilkie Collins, Charles Dickens, Elizabeth Gaskell, Adelaide Anne Procter, nonchè "Vecchi amici e nuovi amori" di Sybil Grace Brinton, ecc...

Perchè vi parlo della Jo March? Perchè se amate i romanzi agé e sempre bellissimi da leggere, allora dovete prendere la palla al balzo fino al 15 di dicembre e accaparrarvi i titoli in promozione di questa CE!!
 


Due le promozioni in corso:

1. Fino al 15 dicembre, proprio a ridosso delle feste, per tutti gli ordini effettuati direttamente sullo store della Jo Maech, e per tutte le pubblicazioni, sono azzerate le spese di spedizione http://www.jomarch.eu/index.php

2. La seconda promozione riguarda invece la fiera "Più libri più liberi". Per tutti coloro che faranno visita alla fiera di Roma (Palazzo dei Congressi, dal 4 all'8 dicembre), ad attenderli una sorpresa allo stand L28 piano terra. Qui l'editore Aguaplano ha in serbo una copia omaggio del nostro "Nord e Sud" per coloro che acquisteranno una copia del catalogo "C'era una volta la bellezza" del fotografo Hine (al prezzo speciale di 20,00 euro). Due capolavori, per un'esperienza estetica e letteraria unica.


La pagina dove è possibile sfogliare il catalogo:

www.jomarch.eu/catalogo
 



Chi è la Jo March:
"Non avremmo potuto scegliere, tra eroine ed eroi letterari che ci appassionano, una figura più appropriata per rappresentare la nostra attività. La seconda, la più ribelle, talentuosa e volitiva delle sorelle March è sempre stata il nostro alter ego immaginario, con la sua smodata passione per la lettura e la sua convinta determinazione per affermarsi come scrittrice.
In lei ci siamo immedesimate quando, nei primi mesi del 2009, abbiamo dato vita a un duplice sogno chiuso nel cassetto: andare in cerca di narrativa originale, in grado di dare espressione linguistica e poetica alla nostra contemporaneità, e riportare alla luce narrativa lontana, nel tempo o nello spazio, a torto dimenticata o mai tradotta in lingua italiana.

Immaginateci, dunque, come novelle Jo, chine sul tavolo della nostra soffitta, a spulciare fogli nuovi e carte ingiallite, all’avvincente e scrupolosa ricerca di quei rari scrittori capaci di smascherare e interpretare aspetti della natura umana, della vita e del mondo sui quali, senza stimolo, non rifletteremmo mai.
"
lunedì 29 settembre 2014

Recensione: "Gli innamorati di Sylvia" di Elizabeth Gaskell


 
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Gli   Innamorati 

di Sylvia
di Elizabeth Cleghorn Gaskell
Pagine 576
Prezzo 15
Jo March 
già disponibile
voto:
IMPERDIBILE!!!
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Nel novembre del 1859, senza rivelarne le ragioni, Elizabeth Gaskell trascorse una vacanza di quindici giorni nella nebbiosa Whitby, una cittadina sulle coste dello Yorkshire.
Qui fece lunghe ricerche sulla caccia alla balene, sull’arruolamento forzoso dei marinai nelle flotte britanniche durante le guerre contro la Francia e sulle ribellioni popolari che si opposero alla coscrizione. 
cover originale
Al suo ritorno a casa iniziò a scrivere un nuovo romanzo. 
Così Whitby diventò Monkshaven, conservandone tutto: l’abbazia, il porto, le fattorie, il respiro del mare e l’abbraccio delle brughiere. 
La sua penna si mise ancora una volta a narrare appassionatamente la storia degli umili; la storia più triste che avesse mai scritto, come la stessa Autrice definì il racconto di Sylvia Robson e dei suoi due innamorati, Charley Kinraid, l’impavido e virile ramponiere, e Philip Hepburn, il commesso che vive dietro il bancone di una bottega e passa le ore a misurare stoffe e a calcolarne il costo. 
Ma la realtà non è mai interpretabile in modo univoco, gli eventi si susseguono imprevedibili e mutano le persone. 
Solo il mare, che Sylvia contempla immobile sulla spiaggia, rimane sempre identico a se stesso, con il fragore dei suoi flutti impetuosi, con il suo linguaggio che parla di eternità.
 
Considerazioni.
Dopo "Nord e Sud" ecco che la Jo March pubblica un nuovo (per così' dire) romanzo della grande autrice inglese, non troppo conosciuta nel Bel Paese.
Questa volta la Gaskell non si occupa della Rivoluzione Industriale e della condizione della società di quel tempo, con relativo (e interessantissimo) divario tra ricchezza e povertà, ma ci porta ai tempi degli scontri tra Inghilterra e Francia al disgregarsi del 1700.

Siamo infatti nel 1796, ed è in corso una delle tante guerre che coinvolge due potenze europee che hanno da sempre mal celato la loro reciproca sopportazione, ed in quadro politico in un certo qual modo incerto e precario, a Monkshaven, un piccolo paesino inglese noto per la caccia alle balene (la Gaskell lo aveva appositamente scelto, nulla è per caso), dotata di paesani testardi, coraggiosi e combattenti, c'è parecchia tensione per via delle bande che all'epoca presero il nome di coscrizione, atte cioè a rapire o costruingere gli uomini a unirsi all'esercito, senza alcuna possibilità di addio ai propri cari. Monkshaven cerca di tenere lontano queste bande, che temono un'incursione nel paesino, ma la tensione si fa sempre più alta...
In questo contesto, ed in questo paesino, vive insieme ai suoi genitori Sylvia, una giovane allegra, felice per quanto possibile, e molto ingenua ragazza. Sylvia è una specie di splendida e brillante luce dalla quale non è difficile non rimanere invaghiti, ed infatti se ne innamorano perdutamente sia il mite e solingo cugino Philip, che soffre per lei di un amore quasi assoluto e morboso, che l'oscuro e affascinante ramponiere Charley.
Non sopportando quasi le attenzioni oppressive di Philip, Sylvia gli preferisce Charley, il quale la ricambia, lasciando il cugino con la sola possibilità della realizzazione lavorativa (Philip lavora in una bottega). Ma il romanzo è lungo e il destino mutevole, per cui gli accadimenti non porteranno a quanto potrebbe risultare apparente e la stessa volontà dei protagonisti muterà più volte, a seconda dei momenti, delle necessità e dei tempi, inclementi.

E' un romanzo che scava ti dentro, nel vero senso del termine, e che è riuscito a farlo come lo fanno bene solo i rivoli d'acqua, con constanza e imperturbabilmente: ogni situazione, personaggio, accadimneto mi ha scavato dentro, facendosi man mano largo nelle mie convinzioni, nel mio animo, e mettendomi di fronte alle scelte, al destino, alle decisioni umane del libero arbitrio, alle conseguenze a seguito di queste ultime, alla bontà e alla cattiveria delle persone. Ma è soprattutto un romanzo che parla del tempo e dell'indefesso mutamento che questi si porta appresso, in pariticole modo se si ha a che fare con un'amore insoddisfatto.
Tutto in "Gli Innamorati di Sylvia" è collegabile all'amore che non giunge del tutto a compimento o se si avvicina, è ormai insoddisfatto o irrealizzabile. Per un motivo o per l'altro, infatti, tutto diviene inesorabilmente fonte di insoddisfazione, disfatta e penuria per i personaggi che sono coinvolti nella storia. 

C'è dello struggimento doloroso nel vedere come gli eventi di questo romanzo si intavolano perfettamente per divenire un bellissimo castello, la cui grandezza è costruita sul suo sfascio e la sua distruzione.  
Ed è l'amore ciò conduce all'esplosione, alla distruzione delle possibilità che si palesavano all'inizio, quale preludio di felice esistenza. Come un castello di carte è Philip da inizio alle danze e che porta tutti i personaggi a compiere azioni e fare scelte che altrimenti non avrebbero fatto. E proprio Philip sarà vittima della sua stessa infelicità per certi versi, come un fendente che gli torna indietro come un boomerang per poi esplondergli fra le braccia. 
Fulcro del romanzo in questione non è però solamente l'amore, reso dalla Gaskell in tutte le sue sfumature (quello materno e soffocante da parte della madre di Sylvia, quello possessivo e quasi malato del codardo Philip, quello lontano e introverso del fascinoso Charley, quello non ricambiato da parte di più di una persona, senza dimenticare quello donato per non rimanere soli, e così via...)
Non è solamente un romanzo sull'amore, ma è anche un romanzo, come vi avevo anticipato prima, sulle azioni (o le omissioni) e le conseguenze di queste ultime nel futuro.

La Gaskell, interpellata sul questo romanzo, disse: "the saddest story I ever wrote" (la storia più triste che abbia scritto). Vero. E' una storia che prende il cuore e lo getta a terra per vederlo frantumarsi in mille pezzi. Ma non è un romanzo che leggi per vedere quanto male uno scrittore, o come in questo caso, una scrittrice possa fare ai suoi personaggi. 
Personalmente ho preso questa lettura come una chiave di lettura diversa e sfaccettata per comprendere la complessità dell'amore nelle sue così diverse declinazioni, delle sfaccettature dei caratteri di cui si compone l'umana natura, la difficoltà che implicano le scelte, il destino, l'amore materno, quello (complicato) paterno.
E vi dirò, certo ne sono uscita provata, perchè la Gaskell non perdona, scava, sonda, porta a far emerge certi pensieri, certi ricordi, ti porta a confrontare la tua persona con certi accadimenti, paragonarli, renderli possibili, vedere i personaggi in una certa qual luce (certamente non positiva) e pensare, pensare e pensare.
Non ho amato particolarmente i personaggi, a livello caratteriale, perchè alcuni sono troppo fragili, alcuni effimeri, altri fuggevoli, altri ancora affettati, ma non era comunque questo il punto, in quanto non mi dovevano piacere, in quanto è come se veicolassero un messaggio per il lettore, da leggere tra le righe o fossero un esempio che il lettore debba tenere presente per la propria esistenza, quale esperienza o monito o insegnamento.

Ho apprezzato davvero molto questo romanzo che mi sento di consigliarvi di tutto cuore. Leggetelo, vi colpirà in milioni di modi e ne uscirete in qualche modo più consapevoli e rafforzati, se non fisico nelle convinzioni.



Elizabeth Gaskell (1810-65) è autrice di raffinate opere letterarie come Mary Barton (1848), in cui ha rappresentato l’ambiente operaio di Manchester; Ruth (1853), che racconta la perdizione dell’eroina protagonista nella società perbenista di epoca vittoriana; North and South (1855), monumentale affresco che ritrae le trasformazioni sociali in atto in Inghilterra in seno alla rivoluzione industriale. Per commemorare l’amica Charlotte Brontë, la Gaskell scrisse la sua biografia, pubblicata nel ’57. Morì improvvisamente mentre si accingeva a comporre il penultimo capitolo dell’incompiuto Wives and Daughters.
mercoledì 17 settembre 2014

Recensione: "Una vita da libraio" di Nicola Mucci.

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 Una vita
 da libraio
di Nicola Mucci
Pagine 224
Prezzo 12,00 €
Jo March 
Agenzia Letteraria
già disponibile
voto:
 4/5
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Alfredo fa il libraio.
La sua non è stata esattamente una vocazione, difatti ha proseguito senza particolare convinzione l’attività del padre (che è scappato con l’amante, lasciando di punto in bianco famiglia e libreria).
Gli affari non sono mai andati troppo bene, ma i guai seri arrivano quando il colosso mondiale della distribuzione libraria, la Books, Books & Books Co. Ltd, decide di aprire un punto vendita in città.
Nella vita di Alfredo, che ancora vive con la mamma, fanno improvvisamente irruzione anche due donne, molto diverse l’una dall’altra: la prima farà breccia nel suo burbero cuore, la seconda gli farà capire quanto in realtà ama il lavoro che svolge in apparenza controvoglia.
Fra le citazioni dei romanzi più amati e gli espedienti più stravaganti, riuscirà il nostro goffo eroe nell’ardua impresa di conquistare la sua amata e di non far chiudere la libreria di famiglia? Una storia divertente e al contempo amara, dedicata a chi ama i libri e le librerie.

 

Considerazioni.
La Jo March, casa editrice che propone pochi titoli all'anno, ma assolutamente validi, fino ad ora aveva pubblicato autori tutti stranieri, preferibilmente anglofoni, per cui quando ha arrischiato una pubblicazione tutta italiana con  "Una vita da libraio" mi sono drizzare le orecchie.

Questo romanzo, che può essere riassunto brevemente come la lotta di un piccolo libraio, Alfredo, che si trova a gestire una libreria - che non ha proprio voluto, ma ereditato - contro un colosso editoriale che ha deciso di aprire una delle sue mega librerie proprio nella stessa città del protagonista. Ovviamente non sarà semplice per Alfredo, il quale è diviso su molteplici fronti: tra il dovere, l'eredità che si trova a gestire, la sostanziale insoddisfazione generale (non ultimo il fatto che viva ancora con la mamma).

Il romanzo coinvolge anche altre vite ed esistenze che orbitano intorno all'assennato libraio e che si intrecciano più o meno in relazione alla sua battaglia. Belle le due figure femminili che gli fanno da contro altare e che saranno proprio loro, con le loro personalità e caratteri a cambiare profondamente Alfredo.

Devo dire che mi è piaciuto molto questo piccolo romanzo che cerca di narrare una storia semplice, graziosissima, intensa e calorosa, nel suo piccolo, che riesce a essere una visione soggettiva di una vita  insoddisfatta, che trova la sua strada proprio attraverso i libri (quella di Alfredo) ed al contempo quella collettiva (di un paese) di "supporto" - ma non solo - ad un uomo che conoscono bene, che è uno di loro, e che subisce delle piccole "scosse", che  si riverberanno anche sugli tutti loro.



Estremamente piacevole è la scrittura e lo stile di Mucci, che nel narrarci della figura di Alfredo ha deciso di farlo con spirito, ironia, fluida comprensione e dolcezza, e questa sua scelta è per me, almeno, stata vicente.

Il romanzo infatti si, una sorta di commedia, ma anche un momento di riflessione per chi ama i romanzi - che troveranno diversi consigli circa i libri da leggere, gli autori a quali fare affidamente per una lettura interessante, notevole o semplicemente per puro intrattenimento (idea che mi è piaciuto moltissimo) ovvero ancora troveranno la storia di un uomo che trova proprio nella carta stampata non solo il suo sostentamente materiale, ma anche un modo per comprendere quello che realmente vuole essere e la strada per realizzarsi (certo non senza qualche aiutino da parte di terze persone ... donne, diciamolo pure!).

Molto spesso, infatti, si dimentica che quello che vogliamo o pensiamo deriva dalla discussione con altre persone e che un nostro pensiero può provenire anche da un'opinione, da una domanda, da una consideraizone proveniente dai giornali e dai libri e che proprio quelle parole, eccheggiando nel nostro profondo sono ragione di mutamento.

Quindi? Nella sostanza io vi consiglio questo libro perchè vi giungerà inspettato con un dolce propbabilmente un pò banale esteriormente (la cover seppur carina, infatti, non si fa proprio notare sugli scaffali) ma che scoppia in bocca e vi coinvolge il palato e i sensi dandovi un'esperienza che ricorderete con assoluto piacere.



Nicola Mucci, nato ad Assisi nel 1974, dopo la laurea in giurisprudenza ha scritto per qualche anno sulle pagine del quotidiano locale «Il Messaggero-Umbria». Mentre svolge la professione legale, continua a riempire taccuini e block notes per dare spazio alla passione della scrittura. Nel 2007, ha pubblicato il suo primo romanzo, Il ragazzo che sognava di giocare al Curi. Sposato, è padre di due bambini.
giovedì 19 giugno 2014

Recensione: "Jane Austen: i luoghi e gli amici" di di Mary Constance Hill


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Jane Austen:
 i luoghi e gli amici
di Mary Constance Hill
Illustrazioni di Ellen G. Hill
Prezzo € 14,00
Pagine 240
Jo March Agenzia Letteraria
già disponibile
voto:
4/5


--o--













Nel 1901, le sorelle Constance ed Ellen Hill infilarono in valigia taccuini e matite, noleggiarono un calesse vecchio stile e partirono alla ricerca di “Austenland”, come chiamarono, in modo bizzarro e ingegnoso, il mondo di Jane Austen – quel luogo fisico (l’Inghilterra della sua vita e dei suoi romanzi) ma anche letterario (il microcosmo delle persone della sua vita ma anche dei suoi personaggi) e soprattutto metafisico (la fonte dei sentimenti generati nei suoi lettori) sul quale regna incontrastato e sempre rigoglioso il suo genio creativo, da oltre duecento anni. 
cover originale
Il pellegrinaggio di due Janeites della primissima ora, “due di noi”, alla scoperta delle tracce terrene della vita quotidiana della grande scrittrice, dà così vita a un’originale biografia sotto forma di diario di viaggio, in cui le impressioni personali ed entusiaste della biografa-ammiratrice di fronte ai luoghi austeniani convivono con le informazioni raccolte dal vivo lungo l’itinerario e con le stesse vibranti parole di Jane Austen, tratte dai romanzi e dalle lettere, ma anche dalle testimonianze dei suoi familiari, così come le ha raccolte il nipote James Edward Austen-Leigh nel prezioso Memoir, la prima biografia mai pubblicata.
«Ora chiederemo ai nostri lettori, con l’immaginazione, di rimettere indietro le lancette del tempo a più di cento anni fa e di venire con noi alla presenza di Miss Austen».
 

Considerazioni.
Se un libro potesse portare, al pari di una macchina del tempo letteraria, nel passato (ad. l'Inghilterra del 1900, quella della Austen) ecco che quel libro ... sarebbe questo libro.

«Ora chiederemo ai nostri lettori, 
con l'immaginazione, di rimettere indietro le lancette del tempo
 a più di cento anni fa e di venire con noi 
alla presenza di Miss Austen».
 Constance Hill. 
Grove Cottage, Frognal, Hampstead. Settembre 1901.

 

Siamo ad inizio novecento, 1901 per la precisione, Constance Hill - scrittrice - e sua sorella Ellen - pittrice - in una bella mattina di metà settembre, arrivate a un placido villaggio della provincia inglese, che prende il nome Steventon (per i profani è il luogo in cui Jane Austen nacque) su un calesse a noleggio - e seguendo le indicazioni del Memoir di James Edward Austen-Leigh - incominciano un viaggio che le condurrà nelle famose località in cui JA si recò e visse durante la sua esistenza:

Bath
Lyme
Southampton
Stoneleigh Abbey
Chawton
Godmersham
Londra
Winchester

 

dando vita non a un semplice saggio sulla vita di Jane, ma cogliendo occasione per meditare sulle opere che la grande scrittrice romantica ci ha lasciato.

La Hill ha infatti costruito questo romanzo come una grandissimo e piacevolissimo viaggio temporale che permette di scorrere posti, immagini (bellissime le illustrazioni che inframmentano ed arricchiscono il libro in questione), di sensazioni che portano una ventata di Austeniano entusiasmo in queste giornate estive che si prospettano all'orizzonte.

La Hill rappresenta un'Inghilterra modellata su quanto vissuto, visto, descritto nei libri della Austen e preso spunto dai suoi amati paesaggi, villaggi e persone. Cercando di elaborare ipotesi e teorie qualora le informazioni non riescano a completare il quadro.
La ricostruzione serve a conoscere e approfondire quello con cui la Austen è ventuta a contatto ed ha amato, seguendo le (dis)avventure di due Janeites (ovvero coloro che amano e sono fan della famosa scrittrice romantica inglese) che affrontano un viaggio non solo sentimentale, ma anche fisico, seguendo le orme di zia Jane all'inizio del secolo passato.

Secondo me questo romanzo è una magnifica passeggiata di lusso, in prima classe. Perchè?

- Perchè la Hill non solo è meticolosa nel ricreare - soprattutto per chi non l'hai mai vista - un'Inghilterra dal sapore antico, nel dare colore e sentimento a ciò che scrive (un'elencazione asettica dei posti visistati sarebbe stata molto meno affascinante!), ma scrive anche con molto garbo ed eleganza, rendendo un piacere  vero e proprio leggere le sue parole;

- perchè è un libro fondamentale per comprendere gli scritti di Jane Austen. Zia Jane infatti, seppur appartenente ad un remoto passato, riesce come poche scrittrici a veicolare - ancora oggi - il sentimento amoroso, ma anche quella indefinibile e indescrivibile "sorellanza" tra donne, sorelle, madri, amiche e descrivere l'amicizia e l'intimità con tanto calore e fascino da rimanere toccati e coinvolti. Ed è stato interessante comprendere meglio l'ambietazione e tutto quello che girava intorno a JA.

In fin dei conti l'ambietazione, i luoghi, le persone, le città, la natura e l'aria che si respira creano un mix che può trasparire nelle abilità più disparate, una delle quali è proprio la scrittura. E la Austen è il prodotto della sua mente e delle influenze che quest'ultima ha subito da quanto la circondava e che è bello poter scoprire con due donne così intraprendenti e ostinate che tutto, ma proprio tutto, di JA, volevno scoprire.

"Austenland", così il nome dato dalle nostre pioniere al loro viaggio, risulta quindi, una volta chiusa l' ultima pagina di questo romanzo, un viaggio non solo nel passato, ma una meta per conoscere e cercare  gli ingredienti che hanno fatto della Austen la Austen, ma che non si limita a guardarsi materialmente intorno, ma - grazie alle due intrepide protagoniste un pò ossessionate dalla scrittrice - va oltre il guardare nei vari luoghi di loro interesse e diventano un'indagine alla riscoperta di un'autrice affascinante vera e propria!
Le Hill visitano luoghi di loro interesse, dialogano con coloro che vengono in contatto e si interessanto per cercare i parenti o persone molto vicine alla Austen (che possano dar loro qualche notizia in più, qualche aneddito curioso,  tale da rendere la loro indagine una vera e proprio riscoperta di zia Jane e non un semplice viaggio/vacanza) fino a mettere in relazione vita dell'autrice e romanzi.

Non manca, infatti, una profonda analisi, molto intelligente e utile a coloro che hanno amato ed amanno i capolavori della Austen, romanzi che quest'ultima ha prodotto nel corso della sua vita allietando i pomeriggi di tante ragazze e tante donne nel mondo, che ancora oggi sognano di far parte di un romanzo come "Orgoglio e pregiudizio" o "Ragione e sentimento" (due a caso).

"Austenland" è dunque più un modo di voler rivivere un modo d'essere, di pensare, di vivere un periodo e una società, ma  anche di cogliere lo spirito e i sentimenti delle persone in modo diverso, piuttosto che un banale viaggio che si pone come sopo ultimo il solo ripercorrere la vita di una scittrice. E' una lucida ed interessante analisi che vuole cogliere quel qualcosa che non si può descrivere, ma che si vuole vivere anche se per via mediata di un romanzo e di un viaggio altrui, ma che rimane sempre un bel leggere.




Mary Constance Hill (1844-1929), scozzese di nascita, ha vissuto nel sobborgo londinese di Hampstead sin da bambina. Scrittrice e biografa, nel 1917, in occasione del centenario della morte di Jane Austen, il 18 luglio 1917, insieme alla sorella Ellen (artista che ha illustrato quasi tutte le sue pubblicazioni) si recò a Chawton, nello Hampshire, dove si svolse una cerimonia di commemorazione durante la quale venne inaugurata una targa in onore della celebre scrittrice. Qualche anno prima, nel 1901, le due sorelle avevano compiuto un viaggio nei "luoghi" della "cara zia Jane", esperienza dalla quale prese vita la biografia "Jane Austen: i luoghi e gli amici".
lunedì 5 maggio 2014

Super Anteprima!!!! Gli innamorati di Sylvia di Elizabeth Gaskell

Esce in occasione del Salone di Torino 2014, per la Jo March, un altro bellissimo romanzo della straorfinaria scrittrice che ha regalato al mondo un romanzo come Nord e Sud!
Nemmeno a dirvelo, tenete d'occhio quest'uscita che ci regalerà molte soddisfazioni ...

Non perdo tempo e leggiamo la scheda!


 




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Gli innamorati 
di Sylvia
di Elizabeth Cleghorn Gaskell
Pagine 576
Prezzo 15
dall'11 maggio
--o--






Nel novembre del 1859, senza rivelarne le ragioni, Elizabeth Gaskell trascorse una vacanza di quindici giorni nella nebbiosa Whitby, una cittadina sulle coste dello Yorkshire. Qui fece lunghe ricerche sulla caccia alla balene, sull’arruolamento forzoso dei marinai nelle flotte britanniche durante le guerre contro la Francia e sulle ribellioni popolari che si opposero alla coscrizione.
 
cover originale
Al suo ritorno a casa iniziò a scrivere un nuovo romanzo. 
Così Whitby diventò Monkshaven, conservandone tutto: l’abbazia, il porto, le fattorie, il respiro del mare e l’abbraccio delle brughiere. 
La sua penna si mise ancora una volta a narrare appassionatamente la storia degli umili; la storia più triste che avesse mai scritto, come la stessa Autrice definì il racconto di Sylvia Robson e dei suoi due innamorati, Charley Kinraid, l’impavido e virile ramponiere, e Philip Hepburn, il commesso che vive dietro il bancone di una bottega e passa le ore a misurare stoffe e a calcolarne il costo. 
Ma la realtà non è mai interpretabile in modo univoco, gli eventi si susseguono imprevedibili e mutano le persone. 
Solo il mare, che Sylvia contempla immobile sulla spiaggia, rimane sempre identico a se stesso, con il fragore dei suoi flutti impetuosi, con il suo linguaggio che parla di eternità.
Elizabeth Gaskell (1810-65) è autrice di raffinate opere letterarie come Mary Barton (1848), in cui ha rappresentato l’ambiente operaio di Manchester; Ruth (1853), che racconta la perdizione dell’eroina protagonista nella società perbenista di epoca vittoriana; North and South (1855), monumentale affresco che ritrae le trasformazioni sociali in atto in Inghilterra in seno alla rivoluzione industriale. Per commemorare l’amica Charlotte Brontë, la Gaskell scrisse la sua biografia, pubblicata nel ’57. Morì improvvisamente mentre si accingeva a comporre il penultimo capitolo dell’incompiuto Wives and Daughters.