Recensione: "La città perduta d'avorio e d'argento" di Stella Gemmell

martedì 28 ottobre 2014

 


----oOo---
La città perduta 
d'avorio d'argento
di Stella Gemmell
Pagine  528
Prezzo 19,90€
Newton Compton
già disponibile
ebook/cartaceo
voto:
 3/5
(più più)
--o--






Quello che un tempo fu un territorio fiorente, adesso è un deserto di morte e devastazione, dove gli eserciti avversari si affrontano in battaglie interminabili. 

cover originale
Le efferate guerre tribali hanno ridotto i domini della Città a un'arida distesa governata da un tiranno, colui che la leggenda chiama l'Immortale, che risiede nel suo Palazzo Rosso, nel cuore della Città millenaria. I pochi che lo hanno visto lo descrivono come un essere perfetto, altri ipotizzano che non sia umano. Ma tutti concordano nel dire che l'unico modo per fermare la guerra sia porre fine alla vita di questo essere innaturale e si organizzano per compiere un'impresa che sembra quasi suicida. 

Le poche speranze dei ribelli sono concentrate su un unico uomo, Shuskara, un generale scomparso dopo il Grande Tradimento e creduto morto. 
Ma in realtà l'eroe è ancora vivo, e si è nascosto per anni nelle Caverne, la distesa di cunicoli che si estende sotto la superficie della Città. In questa metropoli sotterranea regnano le acque fetide, le tenebre, i ratti, e gli Abitanti, poveri esseri in fuga o colpevoli di reati contro l'Imperatore. 

Per prepararsi a sfidare il nemico immortale i congiurati devono partire da qui. Per Shuskara e per i suoi Falchi Notturni il momento di uscire allo scoperto e ingaggiare l'ardua, sanguinosa battaglia finale, è arrivato.


Considerazioni.
Ero curiosissima di leggere l'opera di debutto della vedova Gemmell, anche perchè collaborando spesso con il marito aveva dato vita a opere interessanti, ma cavarsela da sola con un romanzo corposissimo (sono ben 600 pagine più o meno) è tutta altra faccenda.

Con "La città perduta d'avorio e d'argento" la Gemmell ci parla de "La Città" (ecco perchè forse il titolo originale è in qualche modo più calzante), ovverosia un luogo - volutamente senza nome, costituendo evidentemente un archetipo - affacciato sul mare, spettacolare nella sua decadenza, essendo stata distrutta più volte nei secoli e come una Fenice, risorta più volte dalle sua macerie.
Questa Città è una città particolare, perchè è viva, ed in quanto essere vitale dimostra la sua indipendente volontà divorando tutto quanto sia intorno ad essa - come le persone (mediante guerre perpetue che chiamano gli uomini alla distruzione ed al sangue in un ciclo apparentemente infinito) e cose per terra e per mare, ecc.... (rendendo arido e secco tutto quanto viveva su e in essi) - nonchè dentro di sè - a partire dalle corti che la abitano e che dentro ad essa si sgretolano, per arrivare all'implosione lenta e costante della figura principe di riferimento ... l'Imperatore invisibile (nel senso che non l'ha mai visto nessuno, se non pochi eletti), che vive rintanato nel Palazzo Rosso Imperiale - e che alcuni credono non del tutto mortale (ecco perchè si riferiscono a lui anche a come L'immortale) -  il tutto impregnato di potere che logora qualunque cosa e divide gli animi.

Proprio all'interno della Città, meglio nelle sue profondità, ci sono le Caverne sotterranee, unico posto e modo per sfuggire alla miserevole condotta dei governanti e alla bruttura data dalla stessa natura della Città (i quartieri non sono propriamente sicuri o luoghi in cui costruire un'esistenza pacifica e serena). Qui, infatti, vivono coloro che si nascondono, trascinando la loro esistenza nelle fogne, che scorrono dirompenti nel ventre della Città.
Nelle Fogne vi troviamo tutta gente "particolare": predoni, ladri, fuggitivi, ecc...  che vivono come possono tra i flutti di un ambiente poco salubre e molto cupo. Proprio in questo posto, nasce l'idea che tutti non si sognano di portare a termine, e cioè di porre fine a quanto la gente stia vivendo, fermare e cambiare vita, non più da rintanati nel sottosuolo, a trascorrere una vita incerta e grama. Qui, nel ventre umido della città si concretizza una soluzione drastica: uccide l'Immortale/Impertatore...

Nel contesto che vi ho appena dipinto si muovono, tra intrighi, omicidi, assassini, vendette, ecc... i protagonisti della storia, impersonati da Elija, un ragazzo che vive con la sorella nelle Carverne sotterranee (ovvero le fogne), unitamente agli altri "reietti" della Città.
Il romanzo prende avvio, infatti, proprio dalla figura di questo ragazzino e sua sorella, che vengono separati a causa di un'improvvisa inondazione per poi sfumare nella presenza di altri personaggi, più adulti, che si muovono sullo sfondo della guerra che coinvolge la Città e che si chiamano Bartellius, Indaro, Stalker e Fell Aron Lee.

E' un romanzo altamente complesso, sia come trama, che si vede composta da molteplici linee narrativa che partono, terminano, per poi rimprendere solo verso il finale, ovvero ancora, sia per i molteplici flashback che s'innestano sovente nella narrazione (e portano spesso, devo confessare, a non poche confusioni se non si ha limpido il trascorso della storia); che per il notevolissimo numero di informazioni che vengono consegnate al lettore, che a volte, anche qui vi apro il cuore in merito, non tiene a mente tutto tutto, ecco.

"La città perduta d'avorio e d'argento" è un romanzo  che mi ha colpito sotto diversi aspetti, che si è saputo intascare parte del mio giudizio favorevole per diverse ragioni, ma non lo definirei propriamente per "novellini" del fantasy. E' un romanzo che porta all'insoddisfazione, se lo si prende come un fantasy di facile lettura, immediato, intuibile e di semplice costruzione.
E' infatti un libro che potrebbe causare insoddisfazione per coloro che si attendono una lettura scanzonata e leggera, in quanto sebbene la prosa sia notevole e i personaggi ben studiati, approfonditi e curati, non concedete tutto quello di cui il lettore abbisogna.

Qui vale, a mio parere, la regola per cui la Gemmell non concede ciò che il lettore vuole, ma quello di cui ha bisogno. Che non sono la stessa cosa.

Ciò significa che dovrete pegarvi al volere degli eventi che la Gemmell vuole narrarvi e attenervi allo stile che lei vi impone, e al quale occorre abituarsi almeno un pochino.
Ad esempio? Le linee narrative, qui, sono "sfalsate", non sempre lineari, come solitamente siamo avvezzi, per cui ci troviamo a seguire un personaggio per poi ritrovare la sua storia alla fine del romanzo (come Elija) ovvero ancora non sappiamo quale personaggio risolverà o meno il suo destino, o non siamo a conoscenza di alcune informazioni che "rodono" la curiosità ultima del lettore (ad es: perchè c'è una guerra?).
Anche l'azione è gestita in modo particolare: ci sono dei momenti in cui tutto si svolge in modo molto veloce, rapido, ed altri in cui vi sono bolle statiche in cui tutto si muove come a rallantatore, cullando il lettore nei momenti, indugiando negli attimi.

Secondo me, essendo il primo romanzo di una serie più ampia (ma non ne ho proprio la certezza), costituisce un buon inizio, ma non privo di elementi complessi, che potranno scoraggiare il lettore che non ricerca quel qualcosa con cui misurarsi davvero.

"La città perduta d'avorio e d'argento" bilancia bene, anche se con uno stile particolarissimo, le atmosfere e i personaggi e ne arricchisce il valore e il contenuto con una peculiare narrazione, che sa quanfo imporsi con incedere deciso negli avvenimenti ovvero sa quando indugiare nella creazione dei personaggi, delle famiglie, delle loro caste, degli ordini politici, militari e quant'altro riconoscibili, intressanti, memorabili (come l'Imperatore, Elija, ecc...). Inoltre la Gemmell ha ben saputo scegliere come introdurre l'emento magico, ma senza mai dargli definizione, creando mistura di ciò che è bene e ciò che è male, ma senza mai definirli con contorni netti, riconoscibili se non nelle intenzioni.

Vero è che se questa scelta di riamanere di ampio respiro, sfuggente, indefinibile è un gran pregio, indubbio è anche che questa costituisca il difetto maggiore, in quanto il lettore non riesce a darsi pace, a crearsi dei punti di riferimento certi, sicuri, ma è sempre attanagliando da una costante incertezza. Inoltre a volte risulta davvero tutto troppo sfuggente, intricato, difficile da concettualizzare, da cui estrarre pensiero preciso, ma è anche, in un certo senso, molto affascinante.
Lo consiglio a chi ama il fantasy ed in particolare a chi ha voglia di cimentarsi in una tipologia di questo genere un pò desueta e peculiare. Una diversa faccia del fantasy che non potrete non tenere in considerazione. 

 
Stella Gemmell è giornalista e autrice di una serie di romanzi di grande successo insieme a suo marito, l’acclamato autore fantasy David Gemmell, scomparso nel 2006. La città perduta d’avorio e d’argento è il primo romanzo scritto interamente di suo pugno. 

Nessun commento: