Recensione: "L'ignoranza delle persone colte" di William Hazlitt

lunedì 16 febbraio 2015



 


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 L'ignoranza 
delle persone colte
di William Hazlitt
pagine 110
prezzo 14.90€
Fazi editore
già disponibile

voto:
--o-- 






"Quando si vede un fannullone con un libro in mano, si può essere quasi certi che si tratta di una persona senza né forza né voglia di stare attenta a ciò che le accade intorno"

Diretto, paradossale, provocatorio: così appare Hazlitt nel suo saggio sull’ignoranza delle persone colte, un gioiello nell’arte dell’essay, di argomento filosofico, morale, letterario o legato all’esperienza quotidiana, il cui modello riconosciuto e tuttora inarrivabile è Montaigne.
cover originale
In questo libro dello scrittore e critico inglese, amico di Stendhal e dei maggiori poeti del suo tempo, sono raccolti sette dei numerosi saggi appartenenti a Table-Talk, la rubrica che l’autore tenne sul «London Magazine» dal giugno 1820 al dicembre dell’anno successivo: tutti testi di sconcertante attualità e caratterizzati da un’alta dose di humour, specie se letti oggi, alla luce del presente.
Oltre alla riflessione Sull’ignoranza delle persone colte, intervento argutamente eccentrico, che dà il titolo al volume, tanti sono gli aspetti della vita affrontati dal saggista-filosofo:
dall’analisi del genio incompreso (contrapposto all’uomo d’azione e quindi di successo) al ritratto dello scrittore elegante (e perciò “effeminato”), dalla critica ai gruppi di potere (tra cui i consigli comunali e le università) agli svantaggi della superiorità intellettuale (sulla raffinatezza d’animo che si scontra puntualmente con un mondo ignorante), fino al tema universale della paura della morte e ai suoi risvolti tragicomici con i lasciti testamentari.



Considerazioni.
Hazlitt era una persona ed un personaggio particolare per il suo tempo. Leggendo la sua storia si comprende la ragion d'essere di questo romanzo e il bisogno recondito di dare voce a un pensiero che nella sua mente non poteva essere taciuto e andava detto, nonostante questo comportasse una sorta di tacita e pacifica emarginazione e sociale, nonchè l'essere inviso da suoi contemporanei.

Hazlitt era solito dare voce alle opinioni non richieste, a dire cose scomode per società e morale comune e se infischiava beatamente del fatto che questo potesse poi renderlo una sorta di pensatore incompreso del suo tempo.

In questo saggio Hazlitt, con la sua caratteristica ironia inglese, la sua eccentrica verve, parla delle persone colte sotto un duplice aspetto: da un lato ce ne parla come gli uomini colti vedono il mondo e dall'altro analizza queste persone dal punto di vista delle loro mancanze e quindi nel modo in cui gli altri, i meno colti, li vedono e li criticano.

E' una lettura interessante e irriverente che risulta anche molto moderna e - seppur scritte nel 1800 - tutt' ora molto valida sia in ambito politico, quanto sociale che morale. 
Le critiche - supportate da citazioni di autori di tutti i tempi - sono argute e vanno oltre gli screzi della società (della politica, ecc...) del tempo, ma colgono la natura del problema, di quello che non funziona, di quello che stride, che non è come dovrebbe essere o agisce nell'ipocrisia, ed è proprio per questo motivo che è traslabile nel nostro contesto storico, anche se molto diverso da quello ottocentesco in cui è stato scritto.

Ovviamente dato il periodo in cui è stata scritta l'opera quest'ultima potrebbe risultare un pò ostica per il linguaggio adoperato, che risulta complesso, fruibile ma non sempre fluido, comprensibile ma non sempre immediato o facile. Anche il fatto che siano richiamati diversi ambiti, da quello filosofico a quello della letteratura a quello morale (che sfiora a volte considerazioni di tipo metafisico) sino alle esperienze più empiriche e quotidiane creano un mix complesso, di cui è bello indagare, ma che si comprende meglio (paradossalmente) se si ha avuto modo di leggere e studiare. Molto belle le considerazioni a cui conduce, assolutamente.

Non è un'indagine oggettiva, questo mi sembra giusto rimarcare, in quanto Hazlitt espone i suoi pensieri e li rafforza con tutte le argomentazioni che trova a favore, letterarie, filosofiche, ecc... Hazlitt espone i concetti che gli sono cari e soprattutto consiglia alle persone colte cosa fare, come comportarsi in presenza di persone non colte, o di ceti inferiori.
Hazlitt in questo romanzo se la prende inoltre un pò con tutti: lettori in generale (che secondo lui sono persone che non hanno idee) lettori accaniti (che secondo l'autore seguono la pallida ombra della creatività degli scrittori senza possederne una propria) ovvero gli scrittori stessi, ma anche le accademie inglesi, ecc...

E sorge, ad un certo punto, spontaneo domandarsi ... ma chi è veramente colto, istruito per Hazlitt? Non preoccupatevi, c'è risposta anche per questo:
"Il più istruito di tutti è colui che conosce meglio tutto ciò che vi è di più lontano dalla vita quotidiana, dall'osservazione immediata, che non è di alcuna utilità pratica, che non può essere provato dall'esperienza e che, dopo esser passato attraverso un gran numero di stadi intermedi, resta ancora pieno di incertezza, di difficoltà e di contraddizioni. E' vedere e ascoltare con occhi e orecchie altrui, è credere ciecamente al giudizio degli altri".   ---- da"L'ignoranza delle persone colte" di William Hazlitt 
Hazlitt  stima moltissimo le donne, le quali, a suo dire hanno maggiore buon senso e maggiore naturalezza nelle opinioni e nelle loro espressioni. Ma questo autore apprezzava anche un certo tipo di uomini, quelli che si sono fatti da sè, le persone che hanno forgiato il loro carattere girando per il mondo, comprendendo praticamente le regole degli uomini, della vita, traendo cultura dal vivere stesso:

Da questa opera emerge vividamente come Hazlitt  odi le persone "pompose", piene di sè, quelle che che pur avendo studiato e speso del tempo per apprendere cultura e sapere poi si dimostrano particolarmente ignoranti giudicando gli altri, come se la cultura avesse dato loro il potere di giudizio, di verità assoluta e potere di agire come dall'alto. E queste persone sono ovunque: in politica, in letteratura, ecc.... e proprio a seconda del lavoro che fanno possono fare più o meno danni.

Quello che Hazlitt  dice è assolutamente provocatorio, opinabile e soggettivo, ma a mio parere è un'opera davvero interessante, se presa per quello che è: una provocazione profondamente costruttiva. Quelle che fa l'autore sono considerazioni che si fanno quotidianamente e sono un momento per contesualizzare un attimo un discorso complesso, con argomenti importanti, facendo di una piccola critica un discorso più ad ampio respiro che permette di fare considerazioni sulla società, su chi ci governa, sugli scrittori che leggiamo e via dicendo.



William Hazlitt (1778-1830). Scrittore e saggista è considerato uno dei più grandi critici dell'opera di Shakespeare. In vita, fu amico di molti letterati e poeti fra i quali Charles Lamb, Stendhal, Samuel Taylor Coleridge, William Wordsworth e John Keats.


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