Poetry ... oh my love 2.

domenica 20 maggio 2012


Birches





When I see birches bend to left and right
Across the lines of straighter darker trees,
I like to think some boy's been swinging them.
But swinging doesn't bend them down to stay.
Ice-storms do that. Often you must have seen them
Loaded with ice a sunny winter morning
After a rain. They click upon themselves
As the breeze rises, and turn many-colored
As the stir cracks and crazes their enamel.
Soon the sun's warmth makes them shed crystal shells
Shattering and avalanching on the snow-crust--
Such heaps of broken glass to sweep away
You'd think the inner dome of heaven had fallen.
They are dragged to the withered bracken by the load,
And they seem not to break; though once they are bowed
So low for long, they never right themselves:
You may see their trunks arching in the woods
Years afterwards, trailing their leaves on the ground
Like girls on hands and knees that throw their hair
Before them over their heads to dry in the sun.
But I was going to say when Truth broke in
With all her matter-of-fact about the ice-storm
I should prefer to have some boy bend them
As he went out and in to fetch the cows--
Some boy too far from town to learn baseball,
Whose only play was what he found himself,
Summer or winter, and could play alone.
One by one he subdued his father's trees
By riding them down over and over again
Until he took the stiffness out of them,
And not one but hung limp, not one was left
For him to conquer. He learned all there was
To learn about not launching out too soon
And so not carrying the tree away
Clear to the ground. He always kept his poise
To the top branches, climbing carefully
With the same pains you use to fill a cup
Up to the brim, and even above the brim.
Then he flung outward, feet first, with a swish,
Kicking his way down through the air to the ground.
So was I once myself a swinger of birches.
And so I dream of going back to be.
It's when I'm weary of considerations,
And life is too much like a pathless wood
Where your face burns and tickles with the cobwebs
Broken across it, and one eye is weeping
From a twig's having lashed across it open.
I'd like to get away from earth awhile
And then come back to it and begin over.
May no fate willfully misunderstand me
And half grant what I wish and snatch me away
Not to return. Earth's the right place for love:
I don't know where it's likely to go better.
I'd like to go by climbing a birch tree,
And climb black branches up a snow-white trunk
Toward heaven, till the tree could bear no more,
But dipped its top and set me down again.
That would be good both going and coming back.
One could do worse than be a swinger of birches. 

Betulle

Quando vedo le betulle curvarsi a destra e a manca
Fra le linee degli alberi più scuri, ritti,
Amo pensare che un ragazzo vi stia dondolando.
Ma dondolarsi non li farebbe curvare così tanto
Quanto la tormenta di neve. Li avrete visti spesso
Carichi di neve un soleggiato dì d’inverno
Dopo la pioggia. Scricchiolano già da soli
Appena s’alza il vento, e si fanno variopinti
Quando un minimo movimento sconquassa il loro smalto.
Presto il calore fa cadere i cristalli
Rovinando a valanga sulla coltre di neve
Dinanzi a quei mucchietti di vetro rotto spazzati via
Penseresti che l’intima colonna del Cielo fosse caduta.
Sono trascinati dal peso sul suolo prosciugato,
ma sembrano non rompersi; e benchè siano stati curvi
così mollemente per tanto tempo, non si raddrizzeranno:
potreste vedere i tronchi per anni ancora fare arco
nei boschi, lasciando penzolare le foglie a terra
come ragazze carponi a pettinarsi i capelli
prima di farli asciugare al sole.
Ma vorrei dire che quando la Verità irrompe
A dire la sua sulla tempesta di neve, io preferirei
Avere un ragazzo dondolante fra di loro
Dopo aver fatto va e vieni per riprendere le bestie
Un ragazzo lontano abbastanza dalla città per non
Aver imparato il baseball, il cui unico gioco
Fosse sempre con sé stesso, estate e inverno,
un ragazzo capace di giocare da solo.
Avrebbe domato ad uno ad uno gli alberi del padre
Come cavalcandoli più e più volte,
Per toglierne via la scontrosità,
nessuno lasciato a zoppicare,
nessuno abbandonato prima della conquista.
Imparerebbe che tutto quel che c’è da sapere è di
Non lasciarsi cadere giù troppo presto e di
Non spezzare il ramo torcendolo troppo verso terra.
Avrebbe poi preso padronanza coi rami alti, usando
La medesima accortezza che usereste per riempire
Una tazza fino all’orlo, e poi fin sopra l’orlo.
Sarebbe scivolato sotto prima coi piedi, sibilando,
Creandosi a calci una via fra l’aria e il suolo.
Anch’io un tempo amavo dondolarmi fra le betulle.
E così vorrei ancora tornare indietro a farlo.
Quando son stanco di considerare, e la vita
Mi pare troppo simile ad un bosco non segnato da
Sentieri, e la faccia t’arde e si solletica con le ragnatele
Strappate passandovi contro, e gli occhi
Ti lacrimano, per i ramoscelli che ti feriscono.
Vorrei andar via dal Mondo, e poi
Tornare indietro, e ricominciare.
Che il Destino non mi disconosca e almeno un poco
Mi conceda quel che voglio e non mi strappi di mano
La possibilità di ritornare. La terra è il giusto posto per amare:
non so affatto come potrebbe migliorare.
Vorrei andarmene scalando una betulla, e
Salire rami scuri lungo un tronco innevato, verso il cielo,
fin dove l’albero non potrebbe condurmi,
ma fosse pronto a piegare la cima e riportarmi giù.
Sarebbe bello andare ed al contempo ritornare.
Si potrebbe far di peggio che dondolarsi fra le betulle.

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