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sabato 25 maggio 2013


Volti nell'acqua






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Volti 
nell'acqua
di Janet Frame
Pagine 256
Euro 12,00
 Neri Pozza
da maggio
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«Ancor più di Virginia Woolf, Janet Frame è prigioniera della sua biografia», scrive Hilary Mantel nell’introduzione a questo volume. La grande scrittrice neozelandese trascorse otto anni della sua vita in vari ospedali psichiatrici e fu sottoposta a più di duecento elettroshock, «ognuno pari per intensità di paura a un’esecuzione capitale». La sua intera opera è attraversata da cima a fondo dal ricordo di questo doloroso capitolo della sua esistenza, come ampiamente mostra 
Faces in the Water
cover originali
Un angelo alla mia tavola, l’autobiografia che le ha dato la fama e che fu oggetto di una memorabile trasposizione cinematografica di Jane Campion. 
Il libro, tuttavia, in cui la sua esperienza ospedaliera viene restituita nella maniera più cruda e, nello stesso tempo, poetica è certamente Volti nell’acqua, benché Janet Frame abbia scritto di avervi ammorbidito la verità, temendo che altrimenti non le avrebbero creduto. 
Istina Mavet è il personaggio principale dell’opera che, come ha scritto l’autrice, non è la semplice rappresentazione di se stessa, ma qualcosa di più. Hilary Mantel ricorda come Istina significhi verità in serbocroato e Mavet morte in ebraico. Istina Mavet è la vittima e, insieme, la testimone di una reclusione in cui è in questione tutto tranne che la cura. L’ospedale dove resta più a lungo ospita pazienti di ogni età e patologia, malati di demenza senile, criminali, persone con disturbi genetici e semplici sofferenze emotive.
Faces in the Water
cover dell'edizione tascabile
I medici non si fanno vedere mai e le infermiere hanno il solo compito, non immune da un certo sadismo, di controllare i pazienti «Il libro – scrive Hilary Mantel – è una testimonianza di umiliazione e terrore, squarciata da riflessioni raggelanti. Il vissuto dei suoi personaggi viene trasferito sulla pagina con una leggerezza tale che il lettore non lo vive mai come un’esperienza punitiva. 
È un racconto di sofferenza che riesce a entusiasmare e straziare allo stesso tempo, perché la sua stessa esistenza – il fatto che Istina sopravviva e racconti la storia – dimostra che quella sofferenza non l’ha distrutta». 
Contiene certamente pagine strazianti, come quelle in cui vengono descritti i balli e le occasioni conviviali in cui le pazienti, agghindate in vestiti della festa che le fanno sembrare «prostitute da operetta», vengono trascinate fuori dai reparti per divertirsi. Tuttavia, anche le «pagine più buie sono illuminate dalla consapevolezza che la vita umana è qual cosa di prezioso, e che ogni vita è unica».
 
Altri romanzi pubblicati da Neri Pozza dell'autrice:
 
Verso un'altra estate, apri la scheda del libro Gridano i gufi, apri la scheda del libro Un angelo alla mia tavola, apri la scheda del libro
- Verso un'altra estat - Gridano i gufi - Un angelo alla mia tavola
 
Hanno detto della Frame:
 
«Janet Frame era il prodotto di ciò che aveva alle spalle, 
ma è riuscita a illuminarlo e trasfigurarlo. 
Una vita quasi appassita che è sbocciata in una fioritura di bellezza. 
Janet Frame rientra fra quegli scrittori che ti fanno pensare,
 che ti piaccia o no, alle misteriose vie della grazia».
Hilary Mantel

«Che donna straordinaria è Janet Frame, superare così tanti ostacoli, 
e poi accoglierli meravigliosamente nella tua opera».
Doris Lessing
 
Janet Frame (1924-2004) è, assieme a Katherine Mansfield, la scrittrice neozelandese più nota, e una delle maggiori autrici della seconda metà del Novecento, proposta due volte per il Premio Nobel. Tra i suoi libri apparsi in italiano figurano La leggenda del Fiore della Memoria, La laguna e altre storie, Giardini profumati per i ciechi, Un angelo alla mia tavola (Neri Pozza 2010), Gridano i gufi (Neri Pozza 2011), Verso un’altra estate (Neri Pozza 2012), Volti nell'acqua (Neri Pozza 2013).
 
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Il collezionista delle piccole cose



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Il 
collezionista 
delle 
piccole cose
di Jeremy Page
Pagine 368
Euro 17,00
 Neri Pozza
da maggio
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In una ventosa mattina d’aprile del 1845, il giovane Eliot Saxby, collezionista di piccole cose – uova di uccelli introvabili, animali estinti e altri reperti del passato –, si imbarca sull’Amethyst, un brigantino a tre alberi all’ancora nel porto di Liverpool. 
The Collector of Lost Things
cover originale
La nave è diretta all’Artico, dove Saxby conta di entrare in possesso di qualche resto – un becco, una zampa o qualsiasi altra cosa da serbare in una teca – di alca impenne, un uccello di notevole dimensione inabile al volo e probabilmente estinto da quando i cacciatori hanno preso stabile dimora nelle terre del Nord. 
La ciurma carica le scorte, molla gli ormeggi e, nell’istante in cui l’Amethyst abbandona la banchina del porto di Liverpool, Eliot Saxby avverte un brivido gelido corrergli lungo la schiena. Col senno di poi, si chiederà se quello sia stato il primo avvertimento, la premonizione di un viaggio maledetto e fatale. 
L’equipaggio e i passeggeri sono stranamente assortiti e non tardano a svelare la loro natura. Il capitano Sykes, basso e grassoccio, con una giubba pesante abbottonata fino al collo e due ciuffi di capelli biondi e ispidi ai lati della testa, ha l’aria di un furbo, enigmatico vagabondo. 
The Collector of Lost Things
altra versione del romanzo
Il signor French, il suo secondo, schiena diritta, colletto rigido e portamento perennemente impettito, è troppo cerimonioso per riuscire a fugare i dubbi sulla sua persona. Edward Bletchey, il giovane dandy che si aggira sul ponte coi suoi abiti sgargianti e i capelli lucidi di un biondo rossiccio acconciati alla moda in lunghi boccoli, ha modi impeccabili, ma un bagliore fugace e furtivo negli occhi. 
E, infine, sua cugina, la bella, eterea Clara, elegante nei suoi abiti di broccato di seta color oro, sfugge troppo gli sguardi degli altri passeggeri per non suggerire il disagio di trovarsi, lì, su quel brigantino. La ciurma è nervosa, una donna a bordo, benché delicata e attraente, è chiaro auspicio di sventura. Eliot Saxby, invece, osserva la giovane e gli sembra di riconoscere in lei una persona incontrata molti anni prima. 
I fantasmi del passato si accalcano sull’Amethyst, come clandestini silenziosi che reclamano spazio e voce. Quanto più la nave si addentra tra i ghiacciai dell’Artico, dove i confini del mondo noto sembrano svanire e le regole della civiltà non avere più senso, tanto più i destini dei singoli passeggeri si mostrano uniti da sorprendenti, inaspettati legami.

 
 
1850: un brigantino, i ghiacciai dell’Artico e 
«una storia incredibilmente avvincente». Time Out
«Page scrive con un’intensità e una profondità rare. 
La sua penna è lirica e senza incertezze. 
La descrizione della natura è potente e toccante. 
Di un’intensità visionaria».
Guardian
 
Se il romanzo vi ispira almeno un pochino DOVETE ASSOLUTAMENTE VISITARE il sito creato dalla Penguin http://www.littlebrown.co.uk/LostThings
 
Jeremy Page è nato nel North Norfolk, in Inghilterra, e ha lavorato come sceneggiatore ed editor per la BBC e per Channel4. Ha insegnato Scrittura creativa alla UEA (University East Anglia) e oggi vive a Londra con la moglie e i tre figli. Tra i suoi precedenti romanzi: The Salt, finalista al Commonwealth Writers Prize e al Jelf Award; e The Wake, miglior romanzo agli East Anglian Book Awards e finalista al New Angle Prize.
 
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L'età del desiderio

 
 
 
 
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L'età 
del desiderio
di Jennie Fields
Pagine 432
Euro 18,00
Neri Pozza
da maggio
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È l’inverno del 1907 quando Teddy e Edith Wharton prendono in affitto a Parigi un magnifico appartamento che sfoggia le caratteristiche più incantevoli del Faubourg: soffitti altissimi, boiserie di squisita fattura, stucchi eleganti. 
The Age of Desire
cover originale
Teddy, tuttavia, sopporta a malapena Parigi e rimpiange The Mount, la casa che la coppia ha lasciato nel Massachusetts, con i cavalli, i maiali e i polli. Ha dodici anni più della moglie e ognuno di quegli anni gli si legge in faccia. I capelli diradati sulla fronte, i baffi ispidi, gli occhi di un azzurro vacuo. A volte racconta storie interessanti. Spesso si lascia andare su una poltrona, l’amata bottiglia di brandy sul tavolino accanto, il viso ruvido e arrossato, le mani tremanti. 
Edith, discendente di un’antica e ricca famiglia newyorchese, è un’autrice nota negli Stati Uniti. Ha scritto un romanzo sull’aristocrazia finanziaria americana, La casa della gioia, che è stato osannato dalla critica. Anche se ha superato i quaranta, ha comunque una figura giovanile, snella, grandi occhi nocciola, una massa splendente di capelli biondo rame. La sua rigida e antiquata educazione la costringe in vestiti fatti di strati su strati di stecche e mussola che non le donano affatto. Ma quegli abiti ingombranti celano un animo inquieto e un cuore pronto ad accendersi. 
A Parigi, frequenta il salotto della Comtesse Rosa de Fitz-James, un’ebrea austriaca vedova di un dispotico conte, che si circonda di una vasta ed eccentrica bohème: l’Abbé Mugnier, con il suo comico ciuffo di capelli bianchi e un senso dell’umorismo a dir poco boccaccesco; il drammaturgo Paul Hervieu e il poeta Abel Bonnard, puntualmente impegnati in strenue dispute su cosa renda bello l’essere umano; il ballerino russo Alexi Toplar e il maestro Emmet de Carlo, che si guardano con eccessivo affetto, men-tre la moglie di Toplar li osserva imbronciata; l’incantevole Anna Comtesse de Noailles, la giovane poetessa che con i suoi versi audaci e sensuali inebria ogni vero lettore di Francia e che tutti i pittori sono in attesa di ritrarre. Un mondo fatto di charme, agio e costumi eccentrici che attrae la scrittrice americana. 
The Age of Desire: A Novel of Edith Wharton
immagine cover del tascabile
Un mondo, tuttavia, che le rimarrebbe estraneo se non si imbattesse un giorno in uno di quei giovanotti alla moda che frequentano Henry James, e ai quali lo scrittore elargisce la sua saggezza. Si chiama Morton Fullerton, è un americano che scrive per il londinese Times e parla e veste come un perfetto francese: cravatta color melanzana, trafitta da una candida perla, camicia inamidata con il plastron separato. 
Nei suoi occhi color zaffiro, nelle sue ciglia nerissime e lunghe come quelle di una giraffa e, soprattutto, al cospetto del suo atteggiamento sfrontato e virile, naufraga il cuore di Edith Jones, maritata Wharton. 
Basato sulla corrispondenza privata di Edith Wharton, L’età del desiderio è un elegante e appassionato romanzo biografico che narra l’«educazione sentimentale» di una donna agli inizi del Novecento. Un’opera che, con una prosa raffinata e toccante, riporta in vita un tempo dimenticato e la figura complessa e attraente di una delle più grandi scrittrici della prima metà del Novecento.
L’educazione sentimentale di Edith Wharton: passioni e amicizie di una delle più grandi scrittrici del Novecento.

«Jennie Fields riporta alla luce un lato segreto della vita di Edith Wharton, raccontando la storia di una donna che, dietro una facciata elegante e contrita, nascondeva una turbolenta sensualità».
Daisy Goodwin

«Un romanzo straordinario… che ci offre uno spaccato dell’ambiente dorato delle dinastie “old money” americane dell’inizio del secolo scorso».
Star Tribune

«Un tributo al potere dell’amicizia femminile, un potere che dura per sempre».
The Boston Globe
 
Jennie Fields è nata nel 1953 a Chicago. Dopo aver studiato pittura e scrittura creativa ha lavorato per numerose agenzie pubblicitarie di New York. Attualmente vive a Nashville, in Tennessee, con il marito e la figlia. I suoi libri sono stati pubblicati in Inghilterra, Germania, Australia e Nuova Zelanda.

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