Recensione: "I Melrose" di Edward St Aubyn

venerdì 7 giugno 2013

I Melrose






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I Melrose
di Edward St. Aubyn
Pagine 456
Prezzo 18 euro
Neri Pozza
già disponibile
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La serie dei Melrose è composta da:

1. Never Mind - Non importa.
2. Bad News - Cattive notizie.
3. Some Hope - Speranza.
4. Mother's Milk - Latte Materno.
5. At Last - inedito.



Scevro, come ogni membro di una famiglia che può fregiarsi del titolo di baronetto sin dal 1671, dall’infatuazione per le forme di vita dell’aristocrazia inglese che caratterizza, invece, la prosa di Wilde e Waugh, St Aubyn ritrae il personaggio di Patrick Melrose, impegnato tenacemente a porre fine alla sua esistenza abusando di alcol e droga, e l’irresistibile galleria di titolati snob, ubriaconi, dementi, tiranni e tossicomani che lo circondano, come nuovi demoni della contemporaneità, in una maniera che è a un tempo così disperatamente moderna e così armoniosamente classica da spingere una scrittrice come Alice Sebold a dichiarare che I Melrose «sono un capolavoro del XXI secolo, e St. Aubyn è uno dei più grandi prosatori di lingua inglese».
Nel primo romanzo, Non importa, David Melrose, padre sadico e autoritario, uccide i sogni e le fantasie del piccolo Patrick, mentre la madre, persa in una nebbia di alcol e rimpianti, non si avvede di nulla.
In Cattive notizie, ventiduenne e tossicodipendente, Patrick si reca a New York per raccogliere le ceneri del padre, e vaga per le strade della metropoli a caccia di eroina e in fuga dai ricordi.
Nel terzo, Speranza, libero dalla dipendenza, durante un estenuante party in una residenza della campagna inglese, Patrick si ritrova combattuto tra il disgusto per il mondo e il desiderio di lasciarsi alle spalle la crudeltà sregolata dell'adolescenza e aprirsi alla vita e al perdono.
Nel quarto, Latte materno, Patrick è alle prese con le promesse infrante e gli inaspettati slanci filantropici della madre.Quattro romanzi, sorretti da uno stile infallibile e da una rara penetrazione psicologica. Quattro capitoli di un ciclo narrativo e di un unico formidabile, blasfemo romanzo di formazione che ha lasciato un segno profondo nella letteratura contemporanea.



Considerazioni.
Ed ecco la grande pantomima della vita messa in pubblico tanto bene quanto Tostoij aveva fatto, tanto realistica, tanto vivide, tanto potenti, reali e impressionanti per quanto picchiano ed entrano nel profondo dell'animo del lettore.

Ma di cosa parla questo libro, questo romanzo? Bhè, difficile dirlo in brevi e semplici parole ... perchè? Perchè, possiamo dire che il senso, la comprensione totale del romanzo si abbia solamente con la lettura di tutti i romanzi della serie di cui si compone e a cui si arriva però leggendo TUTTI i tasselli che compongono l'opera complessiva, che sono in totale cinque (pubblicati tra il 1992 ed il 2005 ed il quinto romanzo verrà pubblicato a breve dalla Neri Pozza, così concludendo il ciclo inziato con questa lettura) e che prende inizio dalla lettura della vita di un certo, sconosciuto al primo volume, Patrick Melrose.

«Che cos’era mai il sesso, paragonato a quella violenza colma di compassione? Solo quel genere di violenza poteva spalancare le porte di un mondo imprigionato nelle secche della coscienza e della vanità».

Il lettore si troverà immerso nella lettura della sua vita, in particolare della sua esistenza, della sua crescita, dalla gioventù, all'età adulta, fino alla triste vecchiaia.
Tutti i primi quattro capitoli di questo romanzo sono incentrati principalmente sulla sua figura, coinvolgendo le persone che gli sono vicini e che entrano nella circoscrizione della sua esistenza, e ci portano alla piena consapevolezza dell'uomo che Patrick vuole essere, mira ad ambire e che invece si trova incoerentemente (e in spregio persino di se stesso) ad essere, per come lui è, per come conduce la sua esistenza.


Non posso descrivervi con pienezza e completezza quello che questo romanzo mi ha trasmesso, vorreri - sa il cielo quanto vorrei - perchè a volte le parole sminuiscono e perdono quel sentimento prorompente che nasce da dentro in tumultuose e gigantesche onde di passione e travolgente desiderio di essere comunicate all'esterno, scontrandosi poi con i limiti delle definizioni, della finitudine delle parole, della comprensione, che a volte avviene non durante la lettura, ma dopo, a pagine a riposo, a dorso di libro chiuso.

"I Melrose" contiene una tale comprensione dell'umana natura, dall'esistenza in cui siamo immersi e quasi ciechi lasciati a comprendere, che ho letto poche volte nella mia vita. Credo davvero che Aubyn sia stato geniale, perseverante nel cogliere i dettagli, le sfumature infinitesimali a cui quotidianamente non riserviamo attenzione, non diamo peso e sostanza e che invece rendono reale, credibile e perfetta una storia narrata su carta. 

«Le belle donne erano sempre in compagnia di qualcuno, a meno che non si riuscisse a coglierle nel brevissimo lasso di tempo tra il dolore inconsolabile dell’abbandono e la consolazione che ne conseguiva».

Penso che Aubyn abbia conferito potenza e vigore ad una storia a cui non si sarebbe dato peso se scritta con meno cura, meno vigore, meno attenzione e passione nella comunicazione del messaggio che viene lasciato negli spazi tra le righe, nei silenzi dei dialoghi, nelle paure incise a penna: l'esistenze è dura, difficile, ma incredibilmente sorprendente e bellissima, non occorre cercare di sfuggire alla virta se non ci aggrada o non ci soddisfa per come l'abbiamo programmata o concepita o voluta, non servono le scorciatoie, non serve ingannare l'esistenza, perchè tanto inganneremmo solamente noi stessi, solamente la nostra stupidità ed ingenuità. No, occorre vivere e affrontare il palco dell'esistenza con le nostre forze, con le nostre convizioni e le nostre regole, cercando di essere quello che siamo, senza cercare di forzare le cose che ci vengono poste di fonte con scelte avventate, ma affrontarle e basta, senze vie di mezzo, senza scorciatoie. Non servono.

Patrick questo sta incominciando a comprenderlo nel quarto romanzo ma il percorso con il quale ci arriva è lungo, doloroso e molto travagliato (anche se non meno soprendente e spettacolare talvolta). 

Nel primo romanzo - intitolato Non importa - conosciamo la durezza dell'infanzia di Patrick, dove lo vediamo convivere e conoscere il padre, che potremmo definire come un uomo sadico e autoritario, imperterrito nell' uccisione dei sogni e delle fantasie del Patrick bambino e con una madre, persa nei fumi dell'alcol e dei rimpianti che legge in fondo alle bottiglie che vuota senza apparentemente accorgersi di nulla e nulla fare.

Nel secondo - intitolato Cattive notizie -invece facciamo un salto temporale a conoscere un Patrick ventiduenne che ha preso residenza della valle della tossicodipendente, con il padre ormai a concimare le margherite (leggasi: morto) e vagare per le strade della tentacolare e multicolore New York a procacciarsi l'eroina, di cui è schiavo devoto e fedele che gli permette una fuga dal passato.

Nel terzo roamnzo - intitolato Speranza - Patrick riesce finalmente a liberarsi dalla dipendenza dall'amante eroina e, libero dalla dipendenza ma anche molto stanco di vivere, Patrick può finalmente dedicarsi all'arte della consapevolezza della sua condizone sociale, che fondamentalmente lo disgusta e ne rifugge disperato con la voglia crescente di un ripudio per essa e per tutto quello che è stato per lui il passato.

Nel quarto e penultimo romanzo - intitolato Latte materno -  la famiglia dei Melrose si ritrovare a dover fare fronte a tutti gli errori, i segreti e le "magagne" che fino a questo momento ha cercato di nascondere sotto il costoso e bucherellato tappeto della falsità e dell'apparenza. La moglie di Patrick, in questo nuovo capitolo è sfinita e stanca della maternità, l'anziana madre è oggetto degli interessi poco onorevoli di una setta new age e suo figlio comprende più cose di quante dovrebbe della sua famiglia

«Puoi abbandonare certe abitudini solo quando cominciano a deluderti. Ho rinunciato alla droga quando il piacere e il dolore sono diventati simultanei, al punto che avrei potuto spararmi in vena direttamente le mie lacrime».

Quello che vorrei che vi perveniste dal romanzo in questione è che l'uomo, in questo caso Patrick, può essere sottoposte a brutture indicibili, provenienti da dentro e fuori la famiglia, che invece dovrebbe proteggerci e curarci e crescerci, ma la persona spezzata che cresce, anche a colpi di autodistruzione e sbagli e  rifiuti, ecco che tutte queste cattive e brutte esperienze non fanno di lui un uomo o anche una donna migliore o peggiore, ma un uomo diverso, cresciuto, maturo, consapevole di quello che è e quello che non è, di ciò che vuole dall'esistenza, dal mondo, da se stesso. 
  
Impressionate pensare a come con lucida intenzione e profonda ironia Auby riesca nel suo intento in un modo nuovo e peculiare che lo caretterizza e distingue e ci entra sotto pelle ... inevitanbilmente e divinamente bene.



Edward St Aubyn, nato nel 1960, è autore, oltre che di questi quattro romanzi, di At Last, ultimo capitolo della saga di Patrick Melrose, e di altri due libri: On the Edge e A Clue to an Exit.
Vita e avventure di Patrick Melrose, dall’infanzia violata all’adolescenza segnata dalle droghe, all’ingresso nell’età adulta, sempre in lotta con i propri fantasmi. Un ritratto al vetriolo di una famiglia ricca e infelice, che ha il brio satirico del miglior Evelyn Waugh e l’umanità straziata e partecipe di un’autobiografia. Latte Materno è stato finalista al Booker Prize e vincitore el Prix Fémina come miglior omanzo straniero del 2007.


Edward St Aubyn alla serata inaugurale del Festival Letterature di Roma
Martedì 11 giugno ore 21.00, alla Basilica di Massenzio, l’autore dei “Melrose" leggerà un testo inedito sul tema del Festival ideato e curato da Maria Ida Gaeta.

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