Recensione: "La locanda dell'ultima solitudine" di Alessandro Barbaglia

lunedì 13 febbraio 2017




«Ci sono tre motivi per cui vale la pena andare alla Locanda dell’Ultima Solitudine.
Il primo è perché si mangia bene.
Il secondo è perché ci si può andare solo in due.
Il terzo è perché laggiù ci impari a vivere. E quindi, anche, a morire.»

..o..

«Se era arrivato all'Ultima Solitudine, 
una locanda dispersa nel punto più lontano della costa,
 dove anche il maltempo arriva di rado perché non è così semplice raggiungerlo un posto così isolato, una ragione c'era per forza»

...oOo...
La 
Locanda 
dell'ultima
Solitudine
di Alessandro Barbaglia
pagine 163 circa
prezzo 17€
eBook 8.99€
Mondadori
già disponibile
voto:
★★★★☆
..o..


Libero e Viola si stanno cercando. 
Ancora non si conoscono, ma questo è solo un dettaglio. 
Nel 2007 Libero ha prenotato un tavolo alla Locanda dell'Ultima Solitudine, per dieci anni dopo. Ed è certo che lì e solo lì, in quella locanda arroccata sul mare costruita col legno di una nave mancata, la sua vita cambierà. 
L'importante è saper aspettare, ed essere certi che "se qualcosa nella vita non arriva è perché non l'hai aspettato abbastanza, non perché sia sbagliato aspettarlo". 
Anche Viola aspetta: la forza di andarsene. 
Da anni scrive lettere al padre, che lui non legge perché tempo prima, senza che nessuno ne conosca la ragione, è scomparso, lasciandola sola con la madre a Bisogno, il loro paese. 
Ed è a Bisogno, dove i fiori si scordano e da generazioni le donne della famiglia di Viola, che portano tutte un nome floreale, si tramandano il compito di accordarli, che lei comincia a sentire il peso di quell'assenza e la voglia di un nuovo orizzonte. 
Con ironia leggera, tra giochi linguistici, pennellate surreali e grande tenerezza, Alessandro Barbaglia ci racconta una splendida storia d'amore.

Carvoeiro beach , Portugal with <3 from JDzigner www.jdzigner.com:


Considerazioni.
Questo romanzo inizia con immensa fiducia e uno scommessa con se stessi. Libero, infatti, il protagonista di questa storia, prenota presso la Locanda dell'Ultima Solitudine, un tavolo (l'unico tavolo che la Locanda in realtà abbia), per un appuntamento a due. Quando? Dieci anni dopo la telefonata di prenotazione. Avete capito bene.

In questo romanzo, a metà tra la favola e il racconto verosimile (ma non fantastico/fantasioso), Barbaglia racconta la storia di un uomo, Libero (nome datogli dalla madre perché alla nascita era stato liberato dal cordone ombelicale che solo aveva quasi ucciso), che vive nella Grande Città, con la compagnia di un cane di nome Vieniqui (perché gli piace da morire perdersi) e che occorre trattare con garbo altrimenti non risponde, in una casa che ha scelto dipingere al suo interno di blu e che tiene quasi vuota, se non per un baule. 

Il giorno del suo trasloco, infatti, la vicina di casa di Libero, gli ha lasciato un baule tutto bianco con dentro solo un biglietto, quello della Locanda dell'Ultima Solitudine. La Locanda, che sorge su un promontorio affacciato sul mare, è un posto eccentrico - come tutto nel romanzo a dire il vero ... - che è una nave mancata, fatta tutta di legno, con Enrico in cucina e un uomo con i baffi che serve ai tavoli. Forse proprio perché gli spiriti affini si trovano sempre, Libero, di natura estremamente curioso, non resiste e decide di telefonare alla Locanda e prenotare un tavolo (anche perché alla locanda c'è solamente un tavolo) per due persone ... per dieci anni dopo. Avvezzi alle stranezze, i gestori della Locanda accettano la prenotazione.

Ma chi sarà l'altra persona? Come vi dicevo all'inizio, questo romanzo è intriso di profonda fiducia, come il suo protagonista, Libero, che non smette di sperare e credere di incontrare la persona giusta per lui ... con le labbra rosse come il Nebbiolo e sappia accettare il modo strano in cui vive. Per cui mai, nemmeno per un momento, Libero smette di sperare e pensare che non possa trovare quella persona, proprio in tempo per il suo appuntamento a due presso la Locanda.

Ma noi, cari lettori, sappiamo chi sarà la sua metà della mela ... una certa Viola, la quale vive in modo completamente diverso da Libero. Viola, infatti, vive a Bisogno, nella casa del Petalo insieme alla mamma Margherita, e pur amando quello che la madre le insegna (ovvero come ascoltare la voce dei fiori e come accordarli) non vede l'ora di andarsene da quel paesino che sente troppo stretto e pacato per completarla veramente e completamente. Viola è infelice e incompleta, ma non reagisce con positività e speranza, come Libero, ma anzi si incupisce ancora di lascia che il suo più interno e nascosto, muoia un po' alla volta. Viola non ha il coraggio di scappare, di anadarsene, di ricominciare la propria vita ... come potrebbe lasciare la madre? Come si sentirebbe? E proprio il mancato coraggio è parte di quel senso di colpa che alberga nel suo cuore e la rende infelice...

Viola e Libero non lo sanno, ma si stanno cercando e tra l'esistere lontani e il pasto che li aspetta presso la Locanda dovranno superare numerosi ostacoli che il destino frappone loro alla felicità e alla serenità ... ma come dice sempre Libero ... le cose belle capitano a coloro che sanno aspettare!

Non posso trattenermi dal dirvi subito che la cosa che sicuramente mi è piaciuta di più sta nel personaggio di Libero, con il quale mi sono subito sentita a mio agio, con le sue idee un po' strane, con la sua voglia di credere fermamente, anche avendo contro tutte le probabilità del mondo, nelle cose che vorrebbe vedere realizzate, il fatto poi che si lasci trascinare (senza sapere in che direzione queste lo possano condurre) in un attimo da una sensazione. Direte, come minimo, un azzardo. Ed infatti lo è, ma Libero non difetta di pazienza, coraggio e fiducia, caratteristiche che invece mancano (almeno in parte) all'altro lato del cielo del libro, ovvero Viola, la quale non ha più voglia e modo di combattere, ha come perso ogni energia in merito alla forza di andare avanti, fosse anche solo di scappare dalla situazione in cui si trova.

Ho trovato certamente interessante anche Viola, ma non quanto Libero, che vive di una magia tutta sua, da cui si spera di venire prima o poi (anche se meglio prima) venir contagiati. La storia, inutile negarlo, è davvero poesia, e la scrittura e lo stile di Barbaglia incantano tanto quanto il suo strambo protagonista. Vorrei davvero tanto leggere altro ancora di questo scrittore dall'immaginazione vivida e il senso (fantasticamente non troppo pratico) di usare le parole come se fossero sentimenti e farli arrivare dritti dritti al lettore. E poi come non innamorarsi della Locanda:

È tutta in legno, la Locanda, alterna le pareti scure alle finestre piene di luce da  cui entra sempre un po’ di vento. È fatta di poche stanze e una sola certezza: se sai arrivarci, facendo tutto quel sentiero buio che ci vuol poco a perdersi, quello è il posto più bello del mondo.” .  - da "La locanda dell'ultima solitudine" di  Alessandro Barbaglia 

Leggere "Locanda dell'Ultima Solitudine" equivale ad una fuga dal tempo, dalle strutture pratiche (lavoro, casa, problemi, doveri, ecc...) e incasellate in cui normalmente viviamo e prendere il treno per il viaggio che ci conduce al magico, al possibile, il gentile, l'amorevole e il romantico, proprio ora che ci siamo quasi ... a San Valentino!!


The Sweet Simple Life:


Alessandro Barbaglia 
Poeta e libraio-scrittore, autore di raccolte di racconti e appassionato di giochi di parole, ha trentacinque anni e vive a Novara.  "La locanda dell'ultima solitudine"  è il suo primo romanzo.

2 commenti:

Ludo ha detto...

Questo sembra davvero particolare... Mi ha riportato alla mente Il favoloso mondo di Amelie perché inserisce il "favoloso" nella vita reale.

Endimione Birches ha detto...

Verissimo!!! Forse è per quello che mi è piaciuto tanto!!!!
Xoxo
Endi