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venerdì 24 ottobre 2014

Doppia recensione tra panneggi di lilla e blu.

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Il genio
 e il golem  
di Helene Wecker
Pagine 592
Euro 18,00
Neri Pozza 
già disponibile
voto:
 
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È un giorno del 1899 quando Otto Rotfield si inoltra nel folto del bosco di Konin, un paesino a sud di Danzica, e varca la soglia della catapecchia di Yehudah Schaalman. Rabbino dall’oscura fama – a Konin si sussurra che sia stato posseduto da un dybbuq, uno spirito maligno che gli avrebbe conferito poteri soprannaturali –, Schaalman è solito ricevere nel cuore della notte la visita di ragazze di campagna alla ricerca di filtri d’amore o di donne sterili che, grazie alle sue arti cabalistiche, restano incinte poco tempo dopo.  
Figlio di un fabbricante di mobili, trentenne così inetto e arrogante che in meno di cinque anni ha mandato in rovina l’azienda di famiglia, Rotfield non è a caccia di incantesimi o magiche pozioni. Vuole da Schaalman molto di più: un golem che passi per umano, un golem- femmina che gli faccia da moglie docile e ubbidiente e lo accompagni verso la nuova terra promessa: l’America.
Disposto, in cambio di denaro, a offrire ogni sorta di servigi, Schaalman si cimenta nel compito e crea dall’argilla una splendida golem, pronta a seguire e proteggere il suo padrone e, insieme, a scatenare la sua potente forza distruttiva.
cover originale
Rotfield si imbarca con la sua creatura sul Baltika, il piroscafo addetto alla rotta Danzica- New York, ma, subito dopo averle dato vita con la formula trascrittagli dal rabbino, per un malore a lungo trascurato muore. Sola, la golem sbarca a New York e si aggira, stordita e totalmente alla deriva, per le strade rumorose della metropoli della fine del XIX secolo. 
Non lontano da lei, nella zona di Lower Manhattan chiamata Little Syria, Butros Arbeely, uno stagnino cattolico maronita, è alacremente al lavoro nella sua officina in cui fabbrica o rappezza tazze e piatti, pentole e padelle, ditali e candelabri. 
È alle prese con un vecchio fiasco di rame malconcio appartenuto da tempo immemorabile a una famiglia siriana, quando viene attraversato da una scossa potentissima e spinto via lontano dal suo tavolo di lavoro. Il tempo di riprendersi e riaprire gli occhi che scorge davanti a sé un uomo nudo, dai tratti del volto di una perfezione inquietante, i capelli scurissimi e un bracciale di metallo al polso destro: un genio, da lui accidentalmente liberato, uno di quei genii potenti e intelligenti, la cui forma reale, inconsistente come un soffio d’aria e invisibile all’occhio umano, può radunare i venti del deserto e cavalcarli, e assumere le sembianze di qualsiasi essere vivente… 
Romanzo che, attraverso lo sguardo di due affascinanti figure della mitologia araba ed ebraica, illumina la New York di inizio Novecento, città di immigrati e di grandi trasformazioni sociali, di culture che si mescolano e grandi solitudini, di millenarie conoscenze e avveniristiche innovazioni, Il genio è il golem è uno dei romanzi più attesi dell’ultima stagione letteraria americana.

 

Considerazioni.
Libro corposissimo lettori, ma non trovere un romanzo così magnfico per diverso tempo, quindi vi dico subito di prepararvi la giusta quantità di cappuccino, coperte calde, un buon cuscino, posate l'orologio sul comodino per il week end e comprate questo romanzo bellissimo,  fatto apposta per animi che tendono alla lettura di qualcosa di pefetto, affine ai mix di culture e incline a conquistare l'anima lentamente e irreparabilmente.

Opera prima della Wecker - e subito candidata al famosissimo e prestigiosissimo Premio Locus, nonchè al World Fantasy Awards - il romanzo raccoglie in modo sottile, ma profondamente intelligente, tutto quanto è nelle radici sociali, storiche, nonchè negli ambienti che circondano la sua fautrice di questa storia (come il fatto che sia di origini ebraiche, contrapposte a quelle di suo marito, arabe) dando vita ad una storia ricca di intrecci che passano dalla realtà, alla finzione, alla mitologia.

Il Genio e il Golem è infatti un mix di tradizioni e mitologia mediorientali che si muovono nel primo Novencento in America e che tratteggiano bene quest'ultima, rendendola vivida, tangibile, afferabile nella sua espansione e bellezza. Se pensate però ad un romanzo possibilmente vero, sareste in errore, in quanto il tono della sua narrazione è più simile ad una fiaba, un racconto verosimile pescanto nelle leggende, nei racconti dei tempo antichi, pieni di fascino e credenza e quella superstizione che da essi nasce per forza di cose.
Troverete la lotto tra bene e male, tra angeli e demoni, tra creature folcloristiche ebraiche, come vi ho accennato prima, ma anche quella prettamente e tipicamente arabo-islamicche, che interagiranno per scopi che attengono alle tematiche che l'autrice vuole e necessita di trattare per giungere al suo scopo ultimo.

Questo romanzo è inafferabile da porgervi, in quanto potrete comprendere la sua essenza solo affondando la vostra mente nelle pagine, il vostro interesse nei suoi personaggi e la vostra curiosità nella trama. Ma posso dirvi, con certezza pura e cristallina, che è un romanzo ricco di interessanti spunti, di rapimento, di bellezza, di intelligenti metafore, di idilliache iperboli, di racconti mitologici che incuriosiscono e spingono all'approfondimento. 

E' un romanzo intriso di tematiche importanti, che sono unite dal filo conduttore principale: l'amore tra la donna fatta d'argilla (o golem) e l'uomo di fuoco (ovvero un genio).
Questo amore, questo scritto in generale, diviene scopo e momento di consapevolezza, nelle mani dell'autrice, per narrare di un paese, l'America, ed i problemi ad essa relativi, come l'integrazione, le relazioni interculturali, le dinamiche sociali e attento a parlare di ciò, anche in relazione al Sogno Americano.

Partendo da due immigrati particolari (come un golem, proveniente dalla tradizione ebraica e un genio, di origine araba), infatti, la Wecker parla di immigrazione, di multuculturalità, di difficoltà nell'approdare in un nuovo paese, alle regole legate all'ammissione in America, alla quasi ghettizzazione di questi immigrati in aree delle città (qui in particolare siamo a New York) fino alla creazioni di veri e propri quartieri appartenenti alle diverse aree di provenienza straniera.

Inoltre ho trovato bellissimo vedere come due creature così diverse, in un paese che non è quello d'appartenenza, li accomuni così tanto nell'incomprensione degli umani (americani), di cui non comprendono la natura umana, anche se come loro dotati di libero arbitrio (che è poi ciò che li distingue e li rende unici) e ben definita personalità.

E sebbene siano tematiche molto interessanti e assolutamente giuste di cui parlare, sarebbe ingiusto non dire che l'autrice lo fa in un'ottica così diversa dal solito, imbastendo una storia così poetica, elegante, forse a tratti  un tantino complessa, ma magnetica, che non posso non consigliarvi una storia così impregnata di fascino e mistica rievocazione mitologica.

Sebbene non sia un romanzo privo di pecche (ogni tanto la storia sembra un pochino macchinosa, soprattutto quando i due protagonisti si incontrano casualmente; ovvero nel finale concitato e frettoloso) ma è un romanzo profondamente coinvolgente, pieno di buoni, buonissimi spunti sia di riflessione che di approfondimento delle culture trattate, della mitologia di riferimento e dei temi davvero ben trattati.

 

Helene Wecker si è laureata in letteratura inglese al Carleton College in Minnesota. Ha vissuto a lungo a New York, dove ha conseguito un Master in Fiction alla Columbia University. Vive ora a San Francisco con marito e figlia. Il genio e il golem è il suo primo romanzo.
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La sarta di
Mary Lincoln

di Jennifer Chiaverini
pagine 400
prezzo 18€
Neri Pozza
già disponibile
voto:

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1860. Novembre. Mancano poche ore al risultato delle elezioni per il sedicesimo presidente degli Stati Uniti d'America e a Washington la tensione è altissima. Le strade brulicano di uomini che fanno la spola fra taverne e alberghi in cerca di notizie o si assiepano davanti alle porte dell’ufficio del telegrafo.
cover originale
Le sale dei circoli che costellano il quartiere della Casa Bianca sono già piene di passanti accorsi numerosi per approfittare del whisky offerto gratuitamente. Soltanto una donna di colore, Elizabeth Keckley, si affretta a tornare alla sua pensione di mattoni rossi stringendo al petto il suo cesto da cucito. È una sarta specializzata in eleganti abiti femminili alla moda. A Saint Louis, dopo anni di sacrifici e risparmi, è riuscita a comprare la libertà per sé e per il figlio George, studente in una lontana università dell’Ohio. Si è trasferita a Washington, la capitale federale dell’Unione, animata da un solo intento: continuare a garantire al figlio quell’istruzione che a lei è stata preclusa. Nonostante il clima teso a causa delle dispute legate all’abolizione della schiavitù e ai propositi secessionisti del Sud, Lizzie lavora alacremente.
Non importa se per orlare le tende di un hotel malandato riceva soltanto due dollari e mezzo o se, per ultimare il vestito della moglie del senatore Davis, rientri così tardi da avere a malapena il tempo per un pasto e un bagno. Bravissima a confezionare i corpetti complicati e aderenti per i quali le dame del tempo impazziscono, Lizzie vede la sua fama accrescersi e farsi largo a poco a poco tra i circoli più in vista della città. Finché un giorno non si trova al cospetto di una donna sulla quarantina dai capelli scuri, con una bella carnagione e limpidi occhi azzurri che denotano acume e intelligenza: Mrs Mary Lincoln, la moglie del presidente appena eletto, la first lady nota per le sue bizze e i suoi improvvisi accessi d’ira. Lizzie le sistema magnificamente un abito rosa di moiré antico che Mary sfoggia con successo al primo grande ricevimento in onore dell’insediamento del marito.
cover edizione economica
Da quel momento diviene non soltanto la sarta personale di Mrs Lincoln, colei che si occupa di vestirla e acconciarla per balli, cene e ricevimenti, ma anche la ex schiava cui l’inquieta, volubile Mary confida le sue angustie e i suoi rancori, il suo disappunto di first lady oggetto di malevolenze, invidie e gelosie. Un sodalizio che da parte della fedele Lizzie non verrà mai meno, neanche quando Mary Lincoln, sola e abbandonata da tutti, dopo aver perso il figlio Willie, a causa di una malattia, e poi il marito, vittima di un attentato, rivolgerà il suo risentimento contro di lei, scambiando un estremo gesto d’amore per un insulto alla sua dignità di ex first lady dell’Unione.
Con uno stile avvincente e una trama arricchita da splendide descrizioni che restituiscono tutto il fascino dell'epoca, La sarta di Mary Lincoln, New York Times bestseller, «porta alla luce, con stile, grazia e rispetto, gli scatti dimenticati di un’America passata» (Book Reviews), raccontandoci la storia vera di Elizabeth Keckley: ex schiava, sarta della Casa Bianca e autrice di un libro di memorie che scandalizzò l'intera nazione.

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Considerazioni.
C'era una volta, tanto tempo fa, una donna di nome Elizabeth Keckley, di professione sarta, che nel 1861, a Washington, a seguito della sua fama, venne accolta presso la residenza presidenziale al seguito della moglie del Presidente degli Stati Uniti, Mary Lincoln.

Sebbene quest'ultima non godesse di buonissima fama, a quel tempo, per via di alcuni ingenti sperperi di denaro (chi diceva per vestiti, chi per la ristrutturazione della White House) nonchè per la mutevolezza del suo umore (leggendario) che la vedeva essere talvolta piuttosto violenta, al contrario, Elizabeth Keckley era una donna mite, pacata, salda e paziente che divenne piano a piano la confidente più vicina e più cara a Mary, scossa sempre più dai propri nervi poco saldi.

Storia interessante, vero? Personalmente l'ho trovaro una buona lettura. Ho infatti potuto approfondire meglio la figura sia all'ombra di Lincoln, la moglie, che di una figura che non conoscevo per nulla: Elizabeth Keckley. E devo dirvi che anche se in modo differente ho apprezzato entrambe e soprattutto ho apprezzato il loro rapporto stretto, quasi di dipendenza, in particolar modo da parte di Mary, sicuramente la più fragile delle due.

"La sarta di Mary Lincoln" ha infatti come proposito quello di descrivere il legame tra Mary ed Elizabeth, incentrando il racconto degli anni che vanno da quando si incontrarono a quando le loro vite si divisero (con qualche accenno a quanto ne è stato poi delle loro esistenze). Ed in questo devo dire che la Chiaverini non delude, narrando della vita quotidiana, della persona che era Mary, del rapporto con i figli, con il marito, con la politica abolizionista di Lincoln. 

 
 Non solo, la scrittrice si sofferma nel racconto delle vicende politiche che segnarono quell'epoca, con la descrizione delle votazioni, i nomi e le vite degli uomini coinvolti nella svolta che portò all'abolizione della schiavitù. Interessante anche gli accenni alla Guerra di Secessione (con l'opposizione tra l'esercito dell'Unione e i Conderatti d'America), che affliggeva e segnava un paese nato nel sangue.

Anche questo romanzo, a mio parere, non è perfetto, in quanto a forza di calcare la mano sui dettagli storici e politici, risulta fortemente rallentato sia nella narrazione del perno centrale della storia (costitutito dal rapporto tra Elizabeth e Mary) la quale risulta un pò sacrificata fino ad un certo punto, che proprio della narrazione, che procede lentamente.

Questa scelta fa si che questo sia meno un romanzo, quanto più un affresco (anche se stupendo) storico di un'epoca ricca di eventi, scelte importanti e personaggi che non solo segnarono un'epoca, ma resero immortali i principi di una nazione che ancora oggi dsi trova a seguirli e da cui trae ispirazione.

Detto ciò non si può non apprezzare il lavoro della Chiaverini nella ricostruzione storica, oserei dire che rasenta la perfezione, ma anche nella ricostruzione della storia di Elizabeth, la quale si base sull'autobriografia della Keckley, che un tempo fu quasi denigrata e ad oggi è considerata invece un documento storico particolarmente significativo del passato.

Io mi sento di consigliarlo a tutti coloro che vorrebbero avere una visione privilegiata di quanto è stato presso la Casa Bianca durante la presidenza di Lincoln e/o che vorrebbero saperne di più circa il processo di approvazione della legge abolizionista della schiavitù. E' davvero un'opera molto interessante sotto questi due punti di vista.

 

Jennifer Chiaverini insegna scrittura alla Pennsylvania State University e all’Edgewood College. È autrice di numerosi bestseller e della fortunata serie Elm Creek Quilts. Attualmente vive a Madison, in Wisconsin, con il marito e due figli.

giovedì 23 ottobre 2014

Recensione: "La seconda estate" di Cristina Cassar Scalia

 
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La seconda 
estate 
 di Cristina Cassar Scalia
pagine 480
prezzo 16.90€
Sperling & Kupfer
già disponibile 
voto:
 
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Roma, 1982. 

È un freddo pomeriggio di marzo, ma la pioggia non ferma Lea, intenzionata a non lasciare vuoti i due posti riservati in platea. Un invito a teatro è quello che ci vuole per sentire meno la mancanza di suo figlio, ripartito per Londra, dove sta ultimando gli studi. Ma quel volto che scorge tra la folla, poche file più avanti, la lascia senza fiato. 
Possibile che sia davvero lui? Vent'anni prima, Lea aveva trascorso un¿indimenticabile estate a Capri. L'atmosfera sofisticata ed eccentrica dell'isola l'aveva da subito conquistata, consolandola dell'ennesima assenza del marito. Il giorno in cui Giulio, uomo di successo, affascinante e premuroso, era comparso nella sua vita il cuore di Lea non aveva potuto opporsi. Nella cornice di un'antica villa ormai in rovina e custode di pericolosi segreti, tra i due era nata una passione travolgente e proibita. A nulla era servito tentare di resistere, e le conseguenze erano state drammatiche.
Adesso che Lea ha lasciato il marito sembrerebbero non esserci più ostacoli al loro amore, che risboccia come se il tempo si fosse dimenticato di scorrere. Quell'estate però non è solo scolpita nei loro cuori, perché sottili trame legano al presente ciò che accadde allora. 

Lea e Giulio non lo sanno, ma la loro felicità dovrà ancora attendere, minacciata da una verità a lungo tenuta nascosta.
 


Per leggere l'intervista esclusiva all'autrice cliccare QUI:



Considerazioni.
Ogni tanto provo il bisogno di leggere qualcosa che provenga dalla nostra bellissima penisola italica che sia un commisto al giallo (come Camilleri, che adoro), un bel racconto gotico (che amo leggere con la De Winter in particolare ed i suoi Black Friars) o un romanzo dai toni romantici, come accade proprio per questo romanzo della Scalia.

Devo confessarvi che ho dovuto impiegare un attimo per entrare in sintonia con questo romanzo, ma è un romanzo che nel suo complesso ho apprezzato e che ho trovato davvero ben narrato. 
Sebbene infatti, sin da subito, appare chiaro lo stile pulito, semplice e scorrevolissimo della Scalia, che utilizza uno stile elegante, evocativo, invitante e leggero, le ambientazioni un pò altere e una protagonista un pò sostenuta e dotata di quella alterigia che vale a tenerla un pò a distanza (ovviamente almeno a mio parere) hanno concorso a rendere un pò difficile l'abituarmi a Lea e alla sua vita tanto nel passato quanto nel presente.


Tuttavia il romanzo ha incominciato a piacermi veramente ed a trasmettermi quel coinvolgimento che cercavo verso la metà della storia, quando la trama intrecciata precedentemente si scopre e si snoda nei suoi punti più interessanti.

La storia di Lea e Giulio è interessante, ricca di tematiche che fanno pensare e riflettere sul senso della coppia, sui sentimenti che nascono, crescono e a volte si spezzano per sempre o si evolvono nel tempo, anche ritornando, più forti, anche se mutati. E' un romanzo che posso definire intenso e profondamente toccante una volta che ci si introduce nell'animo dei protagonisti, tralasciando anche un pò il contorno che ruota intorno ai due protagonisti, a volte un pò carico e soffocato di ricchezza che si declina quasi troppo spesso e marcatamente, come vi dicevo, in fastidiosa alterigia (almeno per me, voglio rimarcare).

Due le cose che vi vorrei sottolineare: ottima la scelta di ambientare la storia negli anni 60  e poi negli anni 80 che ha reso il contesto interessante da approfondire; la seconda è la crescita imposta, da avvenimenti, storie, amori, segreti e quant'altro ai due protagonisti e a Lea in particolare, la quale ha, sotto un certo punto di vista, una crescita importante lungo tutto il percorso in cui snoda il romanzo.

Complessivamente è una storia piacevole, che ho apprezzato sia come stile e che per le tematiche che ha sollevato, imponendomi alcuni pensieri importanti che ho apprezzato moltissimo fare, e  dimostrandosi una storia matura, importante, emotivamente coinvolgente. 
Certo, personalmente non mi sono trovata completamente in sintonia con Lea, dalla quale sia come persona (soggettivamente parlando) che come lettrice (più oggettivamente discorrendo) mi sono sentita distante, come se fosse emerso un muro di ghiaccio reso persistente dai suoi atteggiamenti, dalla sua impostazione mentale, da alcune sue considerazioni che non hanno che confermato questa distanza persistente tra me e lei che vi era modo di appianare in modo da rendere la storia una parte naturale da accettare e in cui essere coinvolta.

Detto ciò, questa considerazione è qualcosa di assolutamente soggettiva, che varia, solitamente a pelle, da lettore a lettore, per cui è qualcosa che dovete considerare preso con le giuste misure.



Cristina Cassar Scalia è nata nel 1977 ed è vissuta a Noto. Medico chirurgo specialista in Oftalmologia, attualmente vive e lavora a Catania. Da sempre innamorata di Capri, ha scelto di ambientarvi il suo primo romanzo. 

Debutta "Bittersweet" nuova collana di Sonzogno


«Una collana, Bittersweet, che non ho cercato ma che mi è venuta incontro mentre ero alla ricerca di una lettura “facile” e intelligente, rovistando nella vecchia biblioteca di famiglia, negli scaffali della nonna e della mamma. Una collana di libri che ci parla del passato recente, della nostra storia di persone, con lo charme di una scrittura apparentemente semplice. Letture scelte per il puro piacere di leggere»
 Irene Bignardi
Descrive così la nuova collana della Sonzogno la sua curatrice, Irene Bignardi. "Bittersweet", ovvero agrodolce, si propone di proporre titoli dalla narrazione fluida, facile, ma che lasciano un solco per tematiche ad alto contenuto umano, prevalentemente di inizio novecento, con le sue rivoluzioni sociali, politiche e di costume.

La collana debutterà in libreria proprio domani mercoledì 15 ottobre, proporrà titoli particolarmente interessanti come i primi titoli,  La garçonne di Victor Margueritte e La Matriarca di G.B. Stern.

Bittersweet propone storie ad alto contenuto di fattore umano. Storie all’apparenza, e spesso, leggere, che in realtà, sotto la facilità della narrazione e la grazia della scrittura, ci lasciano con il ricordo di un pensiero, di una problematica, di un’epoca: l’inizio del Novecento, le rivoluzioni sociali, i cambiamenti irreversibili del costume.



Il romanzo scandalo del 1922
 un grande bestseller del XX secolo


 


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La garçonne 
di Victor Margueritte
Pagine 272
Prezzo 16.00 €
Sonzogno
dal 15 ottobre
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Se le donne hanno cominciato a portare il taglio “à la garçonne” è grazie a questo romanzo, uno dei più grandi successi editoriali degli Anni ruggenti. 
cover originale
Quando uscì, nel 1922, questo romanzo suscitò un tale scandalo che il suo autore, Victor Margueritte (1866-1942), noto scrittore insignito della Legion d’onore, fu pregato di restituire l’onorificenza. 
La garçonne - il cui titolo definiva una categoria umana, le giovani spregiudicate, che passerà alla storia del costume - racconta con franchezza di linguaggio la storia di Monique, ragazza della buona società parigina che, alla vigilia del matrimonio, scopre che il futuro marito ha un’amante. 
Umiliata, si vendica e decide di prendere in mano il suo destino e i suoi amori. Curiosa di tutto, Monique cercherà occasioni libertine per emanciparsi, proverà esperienze diverse, sia con donne sia con uomini, che considera “strumenti di piacere”.  
La garçonne vendette solo in Francia 750.000 copie, somma esorbitante per l’epoca, e ispirò ben quattro film, uno dei quali vide il debutto di Édith Piaf.



 Victor Margueritte (1866-1942), autore francese nato in Algeria, era figlio di un eroe della guerra del 1870, frequentò la scuola militare, divenne luogotenente dei Dragoni. Lasciò l'esercito e iniziò a pubblicare romanzi, saggi, drammi teatrali, spesso a quattro mani con il fratello Paul, occupandosi soprattutto di temi sociali, in particolare della condizione femminile. La garçonne vendette solo in Francia 750.000 copie, cifra esorbitante per l'epoca, e ispirò ben quattro film, uno dei quali vide il debutto di Édith Piaf.

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La Matriarca 
di G.B. Stern 
Pagine 320
Prezzo 16.00 €
Sonzogno 
dal 15 ottobre
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Paragonato ai Buddenbrook di Thomas Mann, ma tanto più scanzonato e allegro, La Matriarca di G.B. Stern narra l’ascesa e il declino della famiglia Rakonitz, ebrei cosmopoliti che hanno girovagato per l’Europa prima di stabilirsi a Londra. 
cover originale
La loro numerosissima tribù ruota attorno ad Anastasia, la Matriarca.
È lei che comanda tra le mura di casa e sovrintende al destino di fratelli, figli, cugini, nipoti, per non parlare delle sventurate nuore. 
Per un secolo intero, dalle campagne napoleoniche alla prima guerra mondiale, è tutto un susseguirsi di matrimoni e bar mitzvà, amori e disincanti, guadagni e fallimenti. 
Pagina dopo pagina, nel tono tipico dell’umorismo ebraico, capace di sorridere anche in mezzo alle tragedie, si procede al ritmo incalzante della vita.


Negli anni Venti e Trenta G.B. Stern aveva il suo bel posto nell’élite letteraria londinese, era amica di tutti quelli che contavano. Aveva ottenuto un successo precoce, a soli ventun anni. Vennero in seguito dozzine di romanzi, testi per il teatro, brevi racconti, e fu perfino ingaggiata come sceneggiatrice a Hollywood. A quarant’anni dalla sua morte, di quella brillante produzione non si trovava in commercio più niente. Finché La Matriarca, il suo romanzo più famoso, è rispuntato nel 2013 sugli scaffali della più antica libreria di Londra, la Daunt Books, che lo ha ripubblicato con il proprio marchio, offrendogli una seconda vita. In Italia viene proposto per la prima volta da Sonzogno.

mercoledì 22 ottobre 2014

Recensione: "Dieci cose da seguire per non farselo sfuggire" di Sarah MacLean.

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Dieci cose 
da Seguire per 
non farselo sfuggire
di Sarah MacLean
Prezzo cartaceo  € 12,00
Ebook € 4,99 
Leggereditore  
già disponibile
voto:
 
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La serie "Love by Numbers" è composta da:
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1. Nine Rules to Break When Romancing a Rake 
 2. Ten Ways to Be Adored When Landing a Lord
- Dieci cose da seguire per non farselo sfuggire
3. Eleven Scandals to Start to Win a Duke’s Heart
- ancora inedito
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Da quando è stato nominato lo scapolo più affascinante di Londra da una popolarissima rivista, Nicholas St. John non ha avuto pace. 
http://2.bp.blogspot.com/-xnWYWU-ho34/VBa5Sd8xr9I/AAAAAAAAMb4/H3h5YYFpVTk/s1600/2dgjinc.jpg
cove originale
Perseguitato senza tregua da ogni zitella in cerca di marito, non vede l’ora di fuggiredalle trappole della mondanità. 
Ma finisce tra le braccia di una delle donne più determinate e deliziose che abbia mai incontrato...

Di famiglia nobile,
Lady Isabel Townsend ha troppi segreti e poco denaro.
 
È abituata a cavarsela da sola, ma dopo la morte del padre si ritrova disorientata e bisognosa di aiuto, con un fratello minore da proteggere e cui badare. 
Lord Nicholas, così peccaminosamente bello e pronto da sposare, si presenta come la sua unica salvezza. 
Ma neanche il migliore dei piani può prevedere le conseguenze che potrebbe avere il più ingestibile degli imprevisti: l’amore!
 
Considerazioni.
Sarà, ma a me, lo stile di Sarah MacLean, piace moltissimo. Ok, non siamo a livello di una Kleypas, a cui basta toccare carta per farmi sognare apertamente e perdermi incredibilmente bene, ma devo dire che ci siamo vicini.

Questa volta assistiamo alla narrazione della vicenda che riguarda il fratello gemello del protagonista maschile (nonchè marchese di Ralston) del primo romanzo, Nicholas St. John. Quest'ultimo, avventuriero e viaggiatore incallito, sempre assistito dal suo fedele accompagnatore di origine turche, Roccia, si trova a dover accettare un incarico affidatogli da un suo vecchio amico (cercare la sorella fuggita) per fuggire perchè assediato dalle pretendenti a causa di un articolo sul giornale "Perle e Pellicce" che lo  incorona come lo scapolo d'oro della stagione.

Nicholas non sa che quell'incarico non solo lo porterà nello sperduto Nord dell'Inghilerra, ma anche a trovare l'amore nella figura di Lady Isabel Townsend, la quale nasconde non pochi segreti e che gli darà non poco filo da torcere.
Arrivati nello Yorkshire Nicholas e Roccia troveranno donne in pericolo, guai da sistemare e due donne, in particolare, da prendere di petto.

La MacLean, come già per il primo romanzo, utilizza un linguaggio semplice, dei personaggi estremamente brillanti nel loro piccolo, creando situazioni divertentissime, dialoghi piacevoli, pungenti e davvero belli da leggere per veder nascere il confronto diretto tra i due protagonisti princiapali che è quello che "spinge" la storia ad essere letta e divorata in un giorno se avete tempo o al più tardi, due.

Certo, sebbene siano utilizzati i ben noti meccanismi dei classici romanzi romantici che almeno una volta nella vita abbiamo potuto leggere, con fraintendimenti, frasi e segreti non detti e tensione dovuta all'attrazione la MacLean riesce a rendere la storia fresca, interessante e soprattuto molto, ma molto appassionante anche a chi ha macinato già moltissimi romance.

Cosa che mi preme sottolineare è come la MacLean pur non cambiando totalmente registro sappia ben declinare le trame e le storie che presenta, ed infati mentre nel primo romanzo, da un lato, la storia verteva si  su un'incontro amoroso e la sua evoluzione, dall'altro ci mostrava anche la persona di Callie, la sua protagonista, che era una donna che non riusciva del tutto ad apprezzare la propria persona, almeno fisicamente e quindi vi è stato tutto uno sforzo di comprensione e accettazione da parte di Callie di se stessa; qui, invece, in "Dieci cose da seguire per non farselo sfuggire" la MacLean ha deciso invece di permettere a Isabel di affrontare ed accettare il proprio passato ed il rapporto altamente destabilizzato e destabilizzante con un padre malato per il gioco d'azzardo e un forte egoismo deformante tutti coloro che gli orbitavano attorno.
 
Ho apprezzato questo filone narrativo, anche perchè ha permesso non solo di "staccare" totalmente dal primo romanzo, non rimanendo quasi nulla, se non Nicholas, del romanzo precedente, e poi anche perchè ha affrontatto leggerissimamente temi come la ricerca della propria persona e della propria famiglia, facendone un romanzo toccante in certi momenti.

La cosa che mi ha colpito maggiormente, dunque, non è stata tanto l'ambietazione, seppur molto carina e in un certo senso confortevole, e neppura la storia in se stessa, che verso la fine sfuma un pò troppo frettolosamente verso al fine (anche se ovviamente è arrivata graditissima), ma qui, sono stati i personaggi a fare breccia e farsi posto nel  mia gradevolezza. Si perchè sia Nicholas che Isabel sono personaggi che sono ben caratterizzati, spogliati man mano di quello che conoscevamo essere il loro carattere e fatti emergere per quello che vogliono e quello che insieme possono divenire. 
Entrambi, alla fine del romanzo, lasciano una propria impronta senza sparire nell'anonimato, perchè regalano una bella storia, forse improbabile, in alcuni tratti un pò forzata, ma nel complesso decisamente spassosa e fascinosa.




Sarah MacLean è cresciuta nel Rhode Island, letteralmente ossessionata dai romance storici e convinta di essere nata nell’epoca sbagliata. Il suo amore per la storia l’ha portata prima a laurearsi a Harvard e poi a prendere finalmente in mano una penna e scrivere il suo primo romanzo. Vive a New York con il marito, i loro cani e un’impressionante collezione di romanzi rosa. Nove regole da ignorare per farlo innamorare è il primo volume della serie Love Num

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