Sfondo


--------------------------------------------Prossimamente sul Bostonian Library nuove recensioni ...
--------------------------------------------------


venerdì 28 novembre 2014

Recensione: "La sindrome di Hugh Grant" di Daniele Cobianchi



---oOo---
La sindrome 
di Hugh Grant
di Daniele Cobianchi
pagine 180
prezzo € 15,00
Mondadori
già disponibile
ebook/cartaceo
voto: 
mi avvalgo della 
facoltà di non votare
--o--





Thomas Rimini ha studiato alla Bocconi e lavora nel marketing dei sughi pronti. È bello e brillante, ma... ha quarant'anni: non l'età di mezzo, ma l'età dove sei mezzo. Mezzo adulto e mezzo ragazzo, mezzo sognatore e mezzo disilluso, mezzo innamorato e mezzo in attesa di chissà chi. 
Così, quando la vita gli chiede da che parte intende stare, Thomas non risponde e si rifugia in un eterno presente, sperando con tutto se stesso che sia il modo migliore per cogliere l'onda giusta. Lascia Marcella, che era pronta a sposarlo, si butta nel lavoro, prende una casa in centro, affina tecniche di seduzione da chef e ritrova i vecchi amici: tutti suoi coetanei, ognuno impegnato ad affrontare i propri fallimenti come può. Chi diventa professionista dell'happy hour, chi sogna l'amore e gira sempre con un anello in tasca, chi si ammazza di running fino a diventare pelle e ossa. 
Non è che Thomas scappi dalle responsabilità: anzi, le brama. È dal compromesso che fugge, dal modello sociale che impone tempi e modi preconfezionati alla sua generazione, cresciuta nel benessere ma spesso incapace di capire cosa vuole. Accade però che la strada scelta da Thomas, quella che sembrava la più facile, improvvisamente s'impenna, e il tracciato inizia ad aggrovigliarsi irrimediabilmente. Solo salendo in moto e puntando verso l'oceano, forse, i pensieri saranno coperti dal rumore del viaggio e sarà più facile ascoltare i battiti del cuore. Con ironia venata di amarezza, ma anche con profonda empatia verso i suoi personaggi, Daniele Cobianchi dà vita a un mondo affollato di volti che ci sembra di conoscere benissimo. Soprattutto, ci racconta con assoluta autenticità l'universo dei "quarantenni disperati", tra separati, depressi e insoddisfatti cronici: una fotografia fatta con Instagram colorata e accattivante, ma aggiustata con un filtro e in realtà un po' sbiadita. 
Ne emerge, a sorpresa, un Hugh Grant uscito dallo schermo, pronto a dire la sua verità. Un uomo in realtà fragile che ha solo la necessità di non tradire se stesso, per guardarsi allo specchio e, anche con la barba lunga e la fedina sentimentale non proprio immacolata, sorridere.


Considerazioni.
Ci sta lo sfuggire dalle responsabilità alla soglia dei quarant'anni, ci sta allontanare la ragazza che è giusta per te perchè non ti senti pronto a sposarti, a mettere su famiglia (meglio così, piuttosto che trovarti in casa un uomo pieno di dubbi che ti molla con figli a carico per rincorrere la sua giovinezza perduta) e ci sta anche costruire un romanzo su un uomo, Thomas, che non sente proprio lo spirito di sacrificio che una coppia richieste, che un matrimonio impone insieme al rispetto dell'altro e la monogamia. Passi anche associare la vita da quindicenne spensierato (anche se di anni nei un quarantina) alla Sindrome di Hugh Grant, che incarna una sorta di Peter Pan moderno, che non riesce proprio a mettere a posto la testa e concigliarsi con le responsabiltà.

Ma quello che Cobianchi ha creato (almeno dal mio punto di vista) è una macchietta sciocca, una caricatura dell'uomo comune in crisi che cerca una via d'uscita in tutto tranne che in se stesso, che risulta essere niente più che un beota, superficiale, moderno (che qui equivale a infantile) che usa un linguaggio giovanile che non gli appartiene, che festeggia dove e quando possibile pur di dimenticare i suoi errori, i suoi rimpianti (soprattutto per l'ex fidanzata) per i colpi di testa, che non rimpiange, a cui non riesce a rinunciare piuttosto che diventare un uomo diverso, a cui aspira forse, ma che è troppo faticoso da divenire.

Thomas, infatti, molla la fidanzata Marcella (che è anche l'unica con cui ha avuto una storia più seria rispetto alle precedenti) perchè non si sente pronta, poi si getta a capofitto nel lavoro, tra le braccia di donne senza nome, senza volto, per dimenticare le sue sciocchezze, gli errori per cui si sente in colpa, ma che probabilmente commetterebbe una seconda volta. E proprio quando sembra aver toccato il fondo intraprende un viaggio, quello che lo condurrà a capire qualcosa ed a indicargli ciò che gli manca e di cui sente l'esigenza.
E proprio durante questo viaggio, con un tasso alcolico molto alto e uno riflessivo inesistente, ecco che Thomas incontra Huge Grant al bar, il quale gli da una pacca sulla spalla e la benedizione per gli eccessi che gli si prospettano all'orizzonte.

Pensavo fosse un romanzo un tantino differente. Avevo voglia di leggere un romanzo contemporaneo, fresco ...  scritto da un uomo, che mi illuminasse sulle sue crisi pseudo esistenziali, mi immergesse un pò nei suoi problemi dandomi modo di leggere uno spaccato maschile a cui non sono avvezza a vedere o analizzare.
E metto le mani avanti: non immaginavo, nè mi aspettavo, un romanzo troppo riflessivo, profondo o altro, ma almeno lo pensavo meno sciocco, meno infarcito di luoghi comuni, meno ebbro di autocommiserazione e finto struggimento ...

Ci sta che Cobianchi abbia voluto rappresentare l'incertezza di un quarantenne che vede il mondo sgretolarsi davanti ai suoi occhi, che non sa bene come prendere le decisioni personali che lo riguardano, ma tutti abbiamo quel problema, nessuno viene al mondo con un manuale, ma assumersi i rischi delle proprie decisioni ad un certo punto è imperativo, anche in una commedia come questa. 

Ma quanto avviene una sorta di svolta, il romanzo termina ... Bho!
Thomas è apparso ai miei occhi come un uomo che va avanti nel mondo per inerzia, fastisiosamente superficiale, che vuole costruire qualcosa di importante solamente per se stesso, e sarebbe anche interessante seguire il personaggio, ma il modo in cui la sua vita è proposta e il romanzo narrato non mi hanno proprio preso ...

Non è stata, infatti, tanto la storia che mi ha deluso e allontanato dal romanzo, ma il modo che non mi ha preso, che non mi è piaciuto, che ha alzato le mie barriere mentali del rifiuto e mi ha indotto a pensieri come "per favore finisci presto...". Questo è ovviamente un mio pensiero, in quanto non mi trovo mai in sintonia sia con l'incertezza patologica di personaggi - ed in particolare come persone come Thomas - sia con una narrazione pseudo gioviale e giovanile che non empatizza con il lettore se non per comunicargli amarezza, insoddisfazione, ecc...
E anche se è una lettura che serve - al limite - a rilevare situazioni, nella realtà, come quella di Thomas, è a mio gusto una storia che è iniziata come insoddisfacente e amara ed finita nell'amarezza più totale sia per la trama, che per i personaggi, divertimento ed l'avventura. E' un romanzo che non mi ha mostrato nulla, non mi ha dato nè portato a nulla. Non c'è sforzo di stile, di trama, di concetto, di emozione, di empatia. Non mi è arrivato niente... Amarezza di un urlo nel vuoto che ha spezzato il silenzio per poco meno di quattro secondi e che non mi ricordo di aver udito.

 

Daniele Cobianchi (Parma, 1970), laureato in Filosofia del diritto all'università di Bologna, vive e lavora a Milano, dove si occupa di comunicazione. Ha pubblicato i romanzi Dormivo con i guanti di pelle (Mondadori, 2013), Il segreto del mio insuccesso (Mursia, 2006) e, in rivista, il racconto Gli occhi di mio padre (La luna di Traverso, Mup, 2007).

giovedì 27 novembre 2014

Ali di polvere e sogni d'avorio... oggi cosa passa per la mia mente!

---o- Il posto in cui vorrei essere proprio ora -o----
..
Perchè d'inverno è magia. Per quanto sia bella d'estate, Parigi, d'inverno, è un'illusione concreta da vivere. Un sogno calato in terra. Provare per credere.
 ..
 
 --
---o- La poesia che non mi tolgo dalla testa -o---
 --
Perchè Thomas è un uomo che viveva d'impeti e passioni ed era tutto un amare o un'odiare, ma quando amava scriva cose eccelse davvero.
Cerca la carne sulle ossa

"Cerca la carne sulle ossa fra non molto
Spolpate e bevi alle due munte rupi
Il dolce midollo e la feccia,
Prima che le mammelle delle dame
Siano vizze e le membra brandelli.
Non profanare, figlio, i sudari, ma quando
Vedrai le dame fredda pietra, appendi
Una rosa d’ariete sugli stracci.

"Ribèllati alle leggi della luna
E al parlamento del cielo,
Al governo del mare perverso,
A tirannia del giorno e della notte,
A dittatura di sole.
Ribèllati all’osso e alla carne,
A parola di sangue, ad astuzia di pelle,
E al verme che nessuno può ammazzare.

"La sete è spenta, la fame placata,
E lungo il cuore ho uno spacco;
La faccia è smunta allo specchio,
Le labbra smorte dai baci
Ed è smagrito il mio petto.
Una ragazza allegra mi prese per uomo,
La stesi giù e le narrai il peccato,
Le misi accanto una rosa d’ariete.

"Il verme che nessuno può ammazzare
E l’uomo che nessuna corda impicca
Si ribellano al sogno di mio padre
Che da un ostello di rossi porci
Ulula il sozzo demonio alle spalle.
Non posso come un pazzo assassinare
Stagione e sole, grazia e ragazza,
Né il mio dolce risveglio soffocare."

La nera notte amministri la luna,
Il cielo detti pure le sue leggi,
Il mare parli con voce regale:
Non nemici ma un unico compagno
Sono il buio e la luce.
"Guerra al ragno e allo scricciolo!
Guerra al destino umano!
E distruzione al sole!"
Prima che morte ti prenda, ah sconfessalo!  

Dylan Thomas 
..
---o- Lo spot natalizio di cui mi sono innamorata -o---
..
Adoro questo spot, è dolcissimo, tenero, confortevole quanto un cioccolatino. Inoltre, secondo me, coglie benissimol'immaginazione tipica dell'infanzia e il bisogno di sogno e d'amore di cui si è capace da bambini, anche se poi si perde, purtroppo, a volte.


--
---o- La canzone che non riesco a dimenticare-o---
..
Era lo scorso anno quanto viaggiavo sulle autostrade immense degli Stati Uniti e ascoltavo questa meraviglia (anche se il cantante è irlandese, mi sembra). E' arrivata, anche se con un certo ritardo, anche in Italia e ne sono davvero felice, sarebbe stato un peccato non ascoltare il testo di questa illusoria idolatrazione di un amore, anche se perso, lasciato e perduto. Ascoltatela almeno una volta, è poesia e incanto.

  
 ..
 ---o- Il romanzo che crea dipendenza-o---
 ..
L'ho finito ieri sera, e anche se non so bene, al momento, quanto ne farò recensione, sappiate che ne vale veramente la pena. Bellissimo!
..
 
 ..
 ---o- L'opera sul comodino, che guarda e aspetta-o---

..

Mi sono lasciata tentare dalla versione della Virago, ed ecco che questa attesa prenatalizia mi ha condotto tra le braccia della Thirkell. La realizzazione di un desiderio. Al momento è li che mi osserva sul comodino sperando di essere letta. Spero presto!

..
  ---o- Il colpo di testa -o---
Libro illustrato che rivela sia i retroscena della serie tv Call the Midwife - L'amore e la vita (Rete4), sia la storia delle levatrici inglesi dalla Seconda Guerra Mondiale in poi. E' una ricostruzione dettagliata degli strumenti che usavano, i luoghi in cui lavoravano, le fatiche a cui dovevano far fronte e un affresco storico impareggiabile. Prettamente costituito da immagini è un bellissimo libro per conoscere meglio il mestiere di levatrice e riassaporare la serie! L'ho visto e poi l'ho dovuto avere ... La pecca? Disponibile solo in lingua inglese!



 alcune altre immagini:




 

E voi? 
Cosa vi passa per la mente e sottomano?

mercoledì 26 novembre 2014

Recensione: "I Cacciatori Di Libri" di Raphaël Jerusalmy

 
---oOo---
I Cacciatori 
di Libri
di Raphaël Jerusalmy
Pagine 270  circa
Prezzo € 16,50
E-Book € 9,99
  Edizioni E/O
già disponibile
voto:
 
--o--


Ambientato alla fine del Medioevo, all'epoca dell'invenzione della stampa, il romanzo racconta di una misteriosa cospirazione nata per contrastare l'oscurantismo della Chiesa e difendere la cultura e la libertà di pensiero dalla censura dell'Inquisizione.
cover originale
La singolare alleanza coinvolge nientemeno che il trono di Francia, i Medici di Firenze e un gruppo di monaci e di rabbini che operano a Gerusalemme in totale clandestinità, per conservare, ricopiare e diffondere le preziose opere del passato. Il personaggio principale del libro è il poeta François Villon, autore di celebri ballate e in un certo senso fondatore della lingua francese moderna.
Figura straordinaria e contraddittoria, letterato e insieme malfattore, all'età di trentun anni venne imprigionato per i suoi crimini e condannato all'impiccagione. Sappiamo che alla fine Luigi XI gli concesse la grazia, ma a quel punto di lui si perdono completamente le tracce. Jerusalmy si diverte a immaginare questa seconda parte della sua vita e gli affida il ruolo d'intermediario tra il sovrano e i membri della confraternita.
Villon è uno spirito libero e non si lascia manipolare né si piega agli interessi dei potenti. Affiancato dal burbero Colin e dalla bella e silenziosa Aisha, François persegue uno scopo tutto personale (a salvaguardia di ciò che lui definisce la "Parola") e conclude la missione in Terra santa in maniera imprevedibile.



Considerazioni.
Metà del Quindicesimo Secolo, un certo Francois Villon (famoso poeta/ladro/ecc... francofono è un personaggio realmente esistito), poco prima della sua esecuzione, viene (misteriosamente) graziato - da Re Luigi XI in persona - per poi sparire nelle nebbie del tempo e del momento.

Cosa è successo dopo? Nulla di certo, ed ecco dunque che Jerusalmy imbastisce una sorta di intrigante, misterioso piano/complotto che vede al centro della storia questo personaggio misterioso, dalla fine incerta e i libri.

Il fruscio della carta, lo spessore del volumi, i contenuti che lo amimano, il subbuglio che arrecano alle menti una volta sfogliati e letti costituiscono qualcosa di importantissimo, nel romanzo di Jerusalmy. 
Il potere che emerge dai libri, ci dice questo autore attento alle idee da veicolare e dalle precise pennellate storiche, è grandissimo ed è inteso come quello del pensiero, quello della libertà, dell'indipendenza dalle altre persone, dai dogmi, dalle credenze, ecc... 

E i potenti dell'epoca hanno un profondo terrore per la carta stampata, per quello che comporta avere un popolo istruito, cosciente, consapevole e proprio per questo combattono ufficialmente per la distruzione dei libri, per le idee sovversive e pericolose che ne derivano, ma ufficiosamente li tengono e li custodiscono come tesori, a cui attingere per conservare e acquisire sempre più prestigio, denaro e confermare la propria posizione di rilievo.

In questo contesto di sotterfugi, misteri, intrigi e lotte di potere, Villon si troverà coinvolto ben presto in un vero e proprio thriller d'altri tempi, in cui dovrà intraprendere un viaggio lungo, faticoso e irto di pericoli per raggiungere la Terra Santa e per incontrare una misteriosissima confraternita denominata "I cacciatori di libri", che per giungere ai suoi scopi intraprende dubbi rapporti con personaggi importanti come i Medici o trattare addirittura con il Vaticano con Papa Pio II alle redini.
Quello che Villon e il suo strambo compagno di avventure, Colin, scopriranno e compiranno e cosa che vi lascio scoprire durante la lettura, ma sappiate sin da subito che è un romanzo da tenere in considerazione. A partire dallo stile di Jerusalmy, che rievoca il tempo in cui è narrato e proponendo il racconto mediante un'espressione forbita, palesemente cosciente delle sue capacità stilistiche e all'altezza della storia complessa, è cosa da leggere e che procura una certa ammirazione e crescente interesse per le suadenti ambientazione medio orientali, quanto per quelle francesi, per la ricostruzione delle ambientazioni, molto diverse, che vengono attraversate dai due protagonisti e infine per la caratterizzazione dei personaggi, che sono interessanti e per cui l'autore si prodiga moltissimo per rendere credibili, misteriosi.

E il mistero è la vera parola chiave che aleggia per tutto il romanzo e oltre. Jerusalmy è profondamente consapevole del fatto che il mistero ghermisce il lettore spingendolo ad inseguire la storia e per questo è avaro di indizi, che snocciola con parsimonia, che ci offre, ma senza concedere completamente e lasciando un'aurea di insoddisfazione, di sapiente incompletezza che rende giusto il non sapere, giustificato e giustificabile scelta, data la bella storia che lascia alle spalle, per cui ben venga.

E' un romanzo fuori dal tempo che può essere letto in ogni momento, apprezzato da lettori di ogni età, che gradiscono i complotti, soprattutto se collocati indietro nel tempo, con tanta bravura da parte dell'autore nel renderli appassionanti e degni di nota anche per lo stile che lo caratterizzano.




Raphaël Jerusalmy, ex agente dei servizi segreti israeliani, in seguito impegnato in azioni umanitarie, ora commercia in libri antichi a Tel Aviv. Il suo primo romanzo, Salvare Mozart (Prix Roblès 2013), è uscito per le edizioni e/o nel 2013.

martedì 25 novembre 2014

Recensione: "Le mie due vite" di Jo Walton


 
---oOo---
Le mie 
due vite
 di Jo Walton
pagine 300 circa
prezzo 18€
Gargoyle
già disponibile
voto:
--o--
Da ottobre 2014 in libreria
Patricia ha dei ricordi molto confusi del suo passato. 
Le immagini dell’adolescenza sono nitide e intatte, ma dopo cosa è successo? 
Ha sposato Mark ed è stata moglie e madre come le sue coetanee, oppure ha scelto di amare liberamente la sua compagna Bee sfidando tutti i pregiudizi? 
cover originale
Davvero le sue scelte hanno influenzato il destino del mondo al punto di farlo diventare contemporaneamen­te un posto meraviglioso in cui vivere e il palcoscenico di atti terribili? Patricia non lo sa. 
Non sa come sia possibile ricordare di essere stata sia Trish sia Pat. 
Le sfugge qualcosa, è “molto confusa” come annotano i medici sulla sua cartella clinica. 
E tuttavia deve tentare di rimettere insieme i frammenti per capire chi è stata in realtà… 
Due incredibili versioni della storia del XX secolo diverse dalla nostra, due possibilità di vita vissute dalla medesima donna, in cui, come nell’effetto farfalla, le conquiste personali hanno il potere di cambiare i destini di molti altri allo stesso modo in cui il battito d’ali di una farfalla può provocare un uragano dall’altra parte del mondo.


Considerazioni.
Questo romanzo parla di una donna, Patricia (o Pat o Trish) un'insegnante dedita al suo lavoro  e alle sue aspirazioni - che seguiamo dall'infanzia fino all'età adulta - e che ad un certo punto subisce uno sdoppiamente della sua esistenza: la sua vita vera e/o quella che invece avrebbe potuto conoscere? Quella che ha vissuto e/o quella che avrebbe potuto vivere se avesse avuto il coraggio e consapevolezza delle sue scelte? O semplicemente l'esposizione della possibilità di un'altra vita? Difficile dirlo, a voi l'ardua sentenza al termine della lettura (SPOILER, evidenziare con il cursore per leggerlo. Anche perchè la risposta rimane sostanzialmente  e volutamente aperta, oscurata, da parte dell'autrice; se la cosa non vi convincesse rasserenatevi in quanto l' impresa è resa credibilissima dal fatto che sul finire della vita Particia ha grossi problemi di memoria e non riesce più a comprendere cosa sia reale da ciò che non lo è, quello che è realmente accaduto in passato oppure no.)

Da una parte abbiamo la vita di Patricia (quale Pat) che rinuncia, per la società, la famiglia, i doveri che si richiedono alle donne dell'epoca (stiamo parlando di un romanzo che prende avvio dopo la seconda guerra mondiale e termina nel 2015) ad avere una carriera da insegnante per mettere su famiglia con Mark (un essere che odierete da subito) e che condurrà una vita strettamente legata ai precetti cristiani (molti figli, poca scelta, cieca obbedienza al marito, rispetto dei dogmi cattolico - cristiani, la Chiesa come punto di riferimento principale per la conduzione di una vita morigerata e illuminata, ecc...).
Dall'altra abbiamo invece la Patricia che vive come Trish, e che sceglie di realizzarsi professionalmente, che viaggia, amplia i propri orizzonti, che abbandona i precetti strettamente cristiani e si abbandona all'amore saffico per Bee, la quale diventerà la sua compagna della vita e con lei formerà la sua famiglia (grazie ad un amico che si prodiga ad aiutarle a concepire).

In entrambe le esistenze Patricia avrà numerose e complesse problematiche, nulla le sarà risparmiato in quanto a dolore e privazione, ma mentre in un'esistenza la frustrazione ed il patimento avranno la meglio, nella seconda, la fatica e i problemi saranno accettati e superati con un altro spirito, motivata da tutte altre soddisfazioni sia in campo sentimentale che professionale.

E' un romanzo a cui occorre approciarsi con una certa buona volontà e pazienza, non perchè sia confusionario (alle redini abbiamo una solida e lucida performante: la Walton), ma in quanto lo sdoppiamento (che si può seguire meglio grazie ai capitoli alternati) è subitaneo e dato semplicemente di fatto. Non ci viene dato modo di sapere come esso avvenga, per quale motivo o evento: questi accade e basta.
Detto ciò, la Walton ha impostato il romanzo più come pamphlet di denuncia all'esistenza e la conduzione della vita delle donne nell'immediato dopo guerra, che vero e proprio romanzo cnarrante la vita di Patricia e le emozioni che si ricavano dal suo racconto, dalla sua vita. 

Sin dall'inizio ci viene fatto compendere come Patricia debba condurre la sua esistenza, nonostante abbia capacità e possibilità, in quanto esiste una mentalità e una scietà che sono estremamente impositive sul singolo, soprattutto le donne, che come si piegano al volere di queste ultime e nel farlo si consegnano totalmente alle mani degli uomini, i quali agiscono come ritengono più opportuno (almeno nella maggior parte dei casi). Le donne dovevano essere unicamente madri, legate al focolaio domestico a doppio filo e semplicemente badare a quanto le circondava, senza volere di più per se stesse, quello era considerato egoismo.

Ma la Walton ci mostra anche l'altro lato, quello sessantottino, quello della ribellione sociale, morale ed egoistica: quella che ci mostra Pat e che per l'appunto vede il trionfo di una relazione tra due donne e con la costiruzione di una famiglia fuori da ogni canone all'epoca concebile e imitabile.

Tanta storia, tanta politica, tanta l'elencazione degli avvenimenti sociali che avvengono sullo sfondo della storia di Patricia, tanto che si evince sin da subito che l'intento della Walton sono le tematiche che intende a portare alla luce e non tanto la storia di Pat, di per se stessa, che importa, su cui si deve focalizzare il lettore.
E se da un lato ho apprezzato moltissimo l'affresco sociale condotto abilmente e arditaemnte, nonchè le tematiche annesse e connesse al periodo, dall'altro lato mi è spiaciuto vedere messa un pò all'angolo la storia di Patricia. Infatti, in questo romanzo, per questa scelta preferenziale di temtiche e argomentazioni sociali, la storia principale di Patricia è estremamente asettica, priva di appassionante traino emotivo. Certo interessante, motivo atto a far riflettere, momento di fissazione e maturazione da un punto di vista storico. E va bene. Ma tutto è troppo sentimentalmente distante per essere realmente coinvolti nella vicenda che appare semplicemente triste per Trish e disagevole per Pat.

Peccato, perchè così facendo la Walton ha un pò "ucciso" (sottolineo a mio parere) Pat stessa, schiacciata dal più grande e potente sottotesto; un pò come se l'aurice, volendo narrate della sottomissione forzosa femminile mediante l'imamgine di un un piede che schiaccia una donna, si fosse soffermata troppo sulla raffigurazione del piede che schiaccia piuttosto che sulle ferite della vittima gettata a terra e calpestata. Conclusione? Mi sarebbe piaciuto più coinvolgente, più partecipativo, più graffiante nell'animo. Alla fine ha vinto un pò la pesantezza, invece, il trascinamento verbale, storico di una storia che, narrativamente parlando, poteva essere resa indimenticabile ed appassionante sotto tanti aspetti. 
Io comunque mi sento di consigliare questo romanzo, questa storia a chi ha voglia di indagare bene gli aspetti sociali di un passato non troppo lontano e vuole comprendere meglio la lotta femminile per divenire, e assurgere ad essere, libere non solo nella scelta di un compagno di vita, di formare una famigia, ma anche di una vita professionale indipendente e soddisfacente.


Jo Walton (Aberdare, Galles 1964) è poetessa e scrittrice. Nel 2002, ha vinto il John W. Campbell Award come Miglior Scrittore Esordiente. Tra i suoi romanzi, oltre a Le mie due vite, Un altro mondo (Nebula e Hugo Awards 2011, British Fantasy Award 2012), primo titolo pubblicato in Italia per i tipi di Gargoyle (2013), The King’s Peace (2000),The King’s Name (2001) e Tooth and Claw (World Fantasy Award 2004). Vive a Montreal (Quebec) con il marito e il figlio. www.jowaltonbooks.com

Banner del sito:

---o- Disclaimer -o----

I testi, le immagini, la grafica ed i materiali audiovisivi presenti sul sito
sono utilizzabili liberamente a fini culturali e e mai di lucro, ma solo se citata chiaramente la fonte di provenienza, gli autori del testo (qualora indicati), le date di redazione ed aggiornamento e l'url relativa. Questo blog non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. (in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità). I contenuti e le immagini (di cui non si intende violare il copyright) sono stati utilizzati senza scopo di lucro ai soli fini divulgativi e tutto il materiale pubblicato è copyright delle case editrici e degli autori che ne detengono i diritti. Gli autori non sono responsabili per quanto pubblicato dai lettori nei commenti. Tutttavia, qualora i rispettivi Autori si sentano lesi nei propri diritti, sono pregati di contattarmi a questa email bostonianlibrary@gmail.com e si provvederà a cancellare i commenti ed il materiale ritenuto offensivo o lesivo dell’immagine o dell’onorabilità di terzi.