Recensione: "Un Piccolo Sogno" di Susan Elizabeth Phillips

giovedì 19 settembre 2013






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Un Piccolo Sogno
di Susan Elizabeth Phillips 
Pagine 464
Prezzo € 12,00
Leggereditore
già disponibile
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La serie Chicago Stars è composta da:

1. It Had to Be You - Il gioco della seduzione
2. Heaven Texas - Heaven Texas Un posto nel cuore
3. Nobody’s Baby But Mine - E se fosse lui quello giusto?
4. Dream a Little Dream - Un piccolo sogno
5. This Heart of Mine - inedito
6. Match Me If You Can - inedito
7. Natural Born Charmer - inedito

Rachel Stone è appena arrivata a Salvation, una città che non ama e da cui è ricambiata con altrettanta cordiale ostilità. 
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covero originale
Ha la macchina in panne, il portafoglio vuoto e suo figlio di cinque anni che dorme sul sedile tra gli scatoloni del trasloco. 
Ma Rachel è una giovane vedova molto determinata, pronta a fare qualsiasi cosa pur di lasciarsi alle spalle un passato scandaloso. 
Qualsiasi cosa, tranne innamorarsi di nuovo. 
Eppure quando la sua vitalità invade i confini dello schivo Gabe Bonner, un uomo ostaggio dei suoi ricordi, la passione tra i due si accende contro ogni previsione, attirando le critiche dei soliti benpensanti. 
Benvenuti a Salvation, in Carolina del Nord, dove un uomo che ha smarrito la propria tenerezza incontra una donna con niente da perdere. 
Un luogo in cui i sogni potrebbero anche avverarsi.
 

Considerazioni.
Ok, non vi parlerò molto della trama, sappiatelo, perchè non farei che ripetere quanto brevemente esposto appena sopra, e non riuscirei comunque a farvi pervernire i sentimenti di cui è introsi e magistralmente descritti dalla Phillips, per cui vorrei soffermarmi piuttosto su quello che mi è piaciuto del romanzo, che mi è piaciuto parecchio.

Non riesco davvero a capire come - a paragone - la Phillips stia sempre dietro alla Roberts quando si parla di romance.Perchè? Certo, molto spesso a me la Robert piace molto, la adoro quando si abbandona alle descrizioni in terza persona e alle ricreazioni di atmosfere tranquille, serene e familiari, ma questi suoi pregi sono un'arma a doppio taglio, perchè a volte la detesto appassionatamente quando la sua scrittura è satura di descrizioni che giungono all'autocompiacimento, specialmente in romanzi dalla trama debole e troppo spesso, almeno negli ultimi,  di buonismo stucchevole pronto a rincarare la dose.

 

Qual'è il punto? Non certo denigrare un'autrice, per elevarne un'altra, ve l'assicuro. Non è il caso. Il punto è che secondo me la Phillips è molto più capace e molto più brava nella trasmissione dei sentimenti, rispetto alla Roberts. Fateci caso. Certo la Roberts non si è guadagnata il titolo di "Regina del romance" per nulla, e per molti romanzi ritengo sia molto brava, ma a mio gusto con la Roberts è come comprare una torta meravigliosa, bellissima, straordinaria, piena di decorazioni e colori e artifici complicatissimi che ti lasciano a bocca aperta, ma non ti colpisce particolarmente per il gusto e le sensazioni che ti lascia al palato, che non sono poi così memorabili, alla fine, se non per qualche eccesione; mentre con la Phillips (tornando al paragone gastronomico - dociario) compriamo sicuramente un dolce meno complicato e arzigogolato, meno d'impatto, ma il gusto e le sensazioni che hanno lasciato alle mie papille gustative sono qulacosa che sicuramente segnerò nell'album dei ricordi.

Lo so, lo so, mi sono protratta forse un pochino troppo,  me ne dispiace, ma è anche vero che oltre oceano questo pargone perdura per più di un decennio, per cui l'ho trovato logico e giusto, per darvi una panoramica del mio pensioro in materia ...

 

La Phillips, dicevo, prima di perdermi in altre iperboli infinite, ha davvero una bravura innata - paragonabile, per me, alla Kleypas - nella descrizione del sentimento, della ricerca delle emozioni, e della loro complicata e difficile modalità di trascrizione sulla carta. Bravura che si nota a maggior ragione per la stesura di questo romanzo che sebbene sia scorrevole e semplice, come sempr e con molta ironia, contiene anche molte tematiche importanti.
Forse quelle che emergono maggiormente, al di là dell'esteriorità che la Phillips ci vuole dare ad intendere, di superficialità e leggerezza in cui i protagonisti di muovono e vivono, sono la passata dipendenza (dalle droghe) del protagonista, che nel jet set è piuttosto frequente, e soprattutto la tematica della perdita, del vuoto a cui conducono gli errori (non certo piccoli)  a cui a volte per stupidità ed affanno ci si incappa ed anche alla ricostruzione, di se stessi, da zero. Non è sempre facile, quest'ultima, a volte è priva di spensieratezza e d'incanto, ma tuttavia possibile e alquanto desiderata e questo cambia la prospettiva di una vita.



 
Scelta particolarmente azzacata quella poi di affiancare ad un personaggio tanto complesso uno come Rachel, l'opposto - rispetto alla reazione al dolore - ma anche complementare che gli farà comprendere come un nuovo modo di vedere le cose sia possibile e, come dicevo precedentemente, augurabile.
Susan Elizabeth Phillips è brava a descrivere con pathos una storia che parte in sordina per poi esplodere in un climax ascendente di sentimenti che s'inerpicano nel lettore, con smania quasi, anche perchè intersecato alla storia tra due altre personaggi molto diversi che ne aumentano la voglia di una capitolazione positiva.

Brava anche perchè l'amore scontato del finale non pregiudica il viaggio difficile e complicato che attraversa i personaggi in una sorta di redenzione per se stessi che non sia punizione per gli altri, ma crescita ed evoluzione costruttiva, realistica e poco scontata.

Io consiglio questo romanzo. Lo consiglio tra gli imperdibili, se amate il romance che non banalizza ma eleva lo stesso genere a qualcosa di veramente sentito.


Susan Elizabeth Phillips è una delle maestre della narrativa femminile internazionale. I suoi venti romanzi si sono posizionati ai vertici delle classifiche Usa, e hanno raggiunto i primi posti anche in Germania e Regno Unito. Il suo successo è legato alla capacità di cogliere con estrema delicatezza e con un tocco di ironia le sfumature dell?animo femminile, dando vita a scene di grande sensualità e intensità. Leggereditore ha già pubblicato Il gioco della seduzione, conquistando critica e pubblico.

2 commenti:

Nina Pennacchi ha detto...


Belle considerazioni, Endimione. Io della Roberts ho letto pochissimo, non mi ha mai "preso" e ho rinunciato, anche se forse dovrei riprovare con qualche altro titolo. Invece adoro SEP. Questo "Dream a little dream" non è il mio preferito, lo confesso, anzi è quello che mi è piaciuto meno per una cosina nel finale. Ma sono d'accordo con te: è una grande scrittrice, capace di farti entrare in empatia con personaggi niente affatto perfetti e con trame ai limiti dell'incredibile. Penso a Molly Somerville di "This heart of mine" (uno tra i miei preferiti) che è un totale disastro come personaggio... eppure non puoi fare a meno di volerle bene e ridere (e piangere) con lei.
Insomma... W SEP e le torte "di sostanza" ;)

Endimione Birches ha detto...

Grazie mille per la visita Nina!!!
Ti è piaciuto il paragone con i dolci eh ;) ?
Non vedo l'ora di poter leggere "This Heart of Mine", prossimo in linea di pubblicazione ... speriamo non troppo in là nel tempo !!
w la SEP, sempre!!!!!
besos Nina e buona giornata!!!