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Recensione: "Hitler, Socrate, Amore e Gelato" di Kim Chiari

sabato 29 marzo 2014

 

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Hitler, Socrate, 
Amore e Gelato
di Kim Chiari
Pagine 120
Prezzo 2.99€
Nativi Digitali Edizioni
già disponibile
voto:
  3/5
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L’amore arriva quando meno te l’aspetti. 
A volte a cavallo di un pollo gigante. 
Ma occhio agli escrementi!

Yannick, a una festa di paese, rimane folgorato dalla bellezza di una barista. Ispirato, scrive su un taccuino di un ritorno in vita di Hitler che, cavalcando un pollo volante, sorvola la zona. Magicamente la scena si avvera.

Non sarà l’unica assurdità a capitare, e a breve Yannick si troverà suo malgrado a cercare di riportare in vita Socrate, ottenendo un risultato bizzaro, dovrà ascoltare i deliri di Gengis Khan da sbronzo ed assistere all’apparizione di un’enorme montagna di gelato, fino a una serie di deliranti eventi. Perchè accade tutto questo? Ma per merito, o colpa, dell’amore, ovviamente. Aurora, la barista, è la donna dei miracoli che ispira i pensieri deliranti di Yannick, ma anche la bramosia di Hitler, che nel frattempo ha già imparato come muoversi nel mondo moderno.

C’è follia e delirio in “Hitler, Socrate, Amore e Gelato”, ma c’è anche la sensibilità nel descrivere la vita di un ventenne come tanti, tra il lavoro in Croce Verde, la compagnia di amici e una ex che lo tormenta. Così, tra un’assurdità e un’altra, vediamo svilupparsi un colpo di fulmine, fino a conseguenze tali da risultare ingestibili ed insegnandoci che “non c’è nessun Dio in ascolto, ma i miracoli accadono lo stesso: per farli avvenire, dobbiamo essere l’uno il miracolo dell’altro."

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Considerazioni.
Strano, particolare, visionario a tratti, imperscrutabile per alcuni aspetti, impossibile prevedere, sin dall'inizio, una visione globale e un andamento preciso su dove l'autore vuole andare a parere (pregio o difetto a seconda dei gusti, of course), ma sicuramente ironico, simpatico e irriverente per la trattazione degli argomenti imposti nella trama.

Chiari ha scritto un romanzo su concetti, pensieri, considerazioni, unendoli in un sorta di romanzo visionario che risulta essere più un block notes per buttare giù di getto un flusso di pensieri su quanto gira nella mente del suo autore, vortica nella sua irriverente e simpatica visione di eventi, persone, situazioni, e chi più ne ha più ne metta.



Non ci credete? L'unica cosa che posso fare allora è proporvi, a questo punto questo estratto gratuito che può rendervi l'idea

a) della verve di Chiari e la sua scrittura
b) del romanzo in generale

Mi sistemo al bancone. Non c’è nulla di diverso dal solito: perché la SS mi ha indicato il locale? Pochi istanti dopo capisco: una figura che riconosco torna dal bagno, andandosi a sedere sulla sedia accanto alla mia. Gengis Khan. Completamente sbronzo.
“Ah, sei tu.” mi squadra con occhiate alcooliche.
“Sì, proprio io. Ma cosa ci fai qui?”
“Bevo.”
“E Hitler?”
“Hitler… uomo simpatico. Ma abbiamo interessi diversi. Lui vuole tornare a comandare, distruggere, comandare.”
Silenzio. Arriva la coca. Riprende.
“Io non ne posso più. Sono stufo di andare sempre oltre, cercare di più.”
Mi squadra una seconda volta.
“Lo vuoi sapere il mio errore?”
Un ‘no’ non sarebbe accettato come risposta.
“Qual è stato?”
“L’ossessione. Mai ossessionarsi. Ero bravo, lo riconosco: sono partito da uno sputo di terra e ho creato uno dei più grandi imperi di sempre. Sempre combattere, conquistare, distruggere. Ma non finiva mai, non finiva mai.”
Altro silenzio.”Sai perché lo facevo?” non mi da neanche il tempo di rispondere “Per vederne la fine. Ma non finiva mai, non finiva mai. Ogni giorno vedevo sempre più terra, la rendevo mia ed avanzavo. Speravo sempre di trovare la fine dietro l’angolo, sentivo di essere vicino. E così continuavo ad avanzare, giorno e notte. Quando mi prendeva lo sconforto, bruciavo tutto: un condottiero non può piangere, perderebbe credibilità. Radere al suolo civiltà era il mio modo di piangere. Girandomi avrei visto alle spalle quello che sentivo dentro di me: vuoto. Vuoto incolmabile e terra sterile. E nel frattempo avanzavo, avanzavo, avanzavo. Sempre in cerca di quella fine, che non arriva mai. Una volta, arrivato a Liaoning, sulla costa della Cina orientale, credetti d’avercela fatta. Dopo vent’anni passati a conquistare e distruggere ogni cosa pensavo di meritarmelo. Mentre combattiamo, scorgo il mare in lontananza. Ma non un mare normale: un mare bianco, accecante. Un mare diverso da tutti quelli che avevo visto prima. ‘È quella la fine ‘, penso ‘È quella ‘. In preda all’agitazione, conduco l’esercito come mai prima: in poche ore di battaglia ci sbarazziamo dei cinesi. Non appena l’ultimo cadavere tocca il suolo, lancio il mio cavallo. Corro come un forsennato, continuo ad incitarlo. Attraverso villaggi di gente terrorizzata da me, il Grande Terrore. Cavalco col mare negli occhi: le lacrime mi scendono salate. È un segno: è acqua di mare che mi scivola dagli occhi. Sempre più veloce. ‘Finalmente’ penso. ‘Finalmente’ urlo.
Sono in spiaggia.
Scendo da cavallo.
Ce l’ho fatta.
Posso smetterla.
Basta guerre, basta eserciti.
Ho visto la fine.
La fine è mia. L’ho conquistata.
Urlo.
Mi butto in mare, mi bagno, urlo, piango.
Ce l’ho fatta.
Ma…vedo una barca in lontananza. No, non è possibile. Un mare del genere non può tradirmi. Non può essere uguale a tutti gli altri. Questo è magico, bianco, gelido: dev’essere per forza la fine. E invece no. Vengo informato: dopo c’è il Giappone. E oltre il Giappone altre terre. Non finisce mai. Non finisce mai.”
Gengis si ferma. Il suo racconto m’ha fatto venire la pelle d’oca. Finito il suo drink, scambia la mia coca per un Cuba Libre e ne tracanna un sorso generoso. Lo lascio fare.
“L’ennesima illusione. Non finisce mai. Non finisce mai.” sembra che non sappia dire altro, forse per convincersi che non sta parlando solo di confini geografici.
Mi guarda dritto negli occhi. I suoi sono umidi.
“Non lasciare mai che qualcosa ti ossessioni, capito? Mai fissarti con un’idea, mai intestardirsi. Ho sprecato una vita intera così. Sapevo che non sarebbe finito ma non l’accettavo. Ah, se solo l’avessi fatto… non intestardirti. Non lasciarti ossessionare. Mai. E adesso vattene. Lasciami da solo.”
Ubbidisco, non prima d’avergli lasciato pagato un altro gin fizz. Lo berrà con calma.
Nell’uscire lo sento mentre continua a ripetere
“Non finisce mai… non finisce mai… non finisce mai…”
L’unica cosa che mi rincuora è che adesso non è più un condottiero: adesso può piangere quanto vuole.
Capito quanto intendevo? E' una storia che non posso dire non aver apprezzato per quanto propone Chiari sia per come lo  pone all'attenzione del lettore, che mai si aspetta certe cose che si evolvono nel romanzo, più per la modalità dell'esplicazione dei fatti che per la trama in se stessa, in quanto non si può mai prevederne l'evoluzione. C'è una sorta di innovatività che non può che essere apprezzabile, una ricerca di qualcosa di impercebile che richiama una parte della mente che non è solita essere sollecitata, ma che conferisce una sorta di innovazione piacevole e gradevole da leggere.
Secondo me è una lettura che non tutti potranno fare loro, in quanto se ci sia aspetta una trama lineare, dalla compresione immediata nei meccanismo e nelle modalità, ecco che potrà essere più complicato da seguire, ma è una ventata di aria fresca in un panoramo tutto sommato a volte un pò statico.

Interessante la scrittura di Chiari, che enfatizza ed empatizza a dovere dove necessario, a mio gusto, rendendo la lettura un piacevole passatempo più che una lettura classica.
Carino insomma per la scrittura e le trame che si intersecano, la trama un pò meno sorprendente, ma pur sempre apprezzabile nel suo complesso dirigersi

Kim Chiari. Il 26 Aprile del 1992 è un giorno spoglio di eventi e proprio per questo, Kim Chiari, decide di nascere in questa data; da eterna primadonna qual è, non avrebbe sopportato di dover dividere i riflettori con qualche avvenimento storico. Tuttavia il mondo intorno a lui continua a cambiare, ed i riflettori a spostarsi, così Kim è costretto a trovare espedienti sempre diversi per ricavarsi i suoi cinque minuti di gloria: ecco così che impara a giocolare, trucchi di magia, costruisce nuvole in bottiglia o gira per la città portandosi dietro un materasso. Questo però non basta, così che è costretto a dedicarsi alla scrittura di romanzi.
È così che è tutto iniziato, credete a noi. Se vi capiterà di sentirlo, dirà che i riflettori non c'entrano nulla e che tutto quel che ha fatto, l'ha fatto perché trova dannatamente divertente fare sorridere gli altri. Ma siamo seri: esiste forse qualcuno che si comporterebbe così solo per un semplice sorriso? Ama alla follia Edoardo Bennato e Peter Parker.


2 commenti:

Amaranth ha detto...

Aspettavo qualche opinione su questo romanzo. Dopo aver letto la tua recensione, credo di aver capito che non è il libro che fa per me, ma sembra appartenere a un genere molto particolare...

Endimione Birches ha detto...

Si e' una lettura molto diversa da quelle che faccio di solito, ma penso che ogni tanto serae anche per capire la propensione personale verso altri generi :)
Grazie per essere passata!!!