Recensione: "I figli della Libertà" di Jack Whyte

lunedì 15 ottobre 2012

Take a look...
23 agosto 2012 ---> 707esimo anniversario della morte di William Wallace

«Noi possediamo le terre in cui viviamo. 
E finché Dio stesso non ci caccerà, avremo il nostro orgoglio, 
la nostra integrità di uomini e la nostra libertà. 
Per tutto questo vale la pena combattere.»


I figli della libertà 





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I figli della libertà
di Jack Whyte
Pagine 504
Prezzo € 19,50
Piemme
da ottobre 
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 La Storia.
Scozia, 1285. Il giovane William Wallace è in fuga dalle terre di Carrick con il cugino James dopo il barbaro massacro della sua famiglia a opera di alcuni inglesi. È pomeriggio inoltrato, l’ora in cui il sole allunga le ombre sui pendii delle colline, quando il valoroso arciere Ewan Scrymgeour, un tempo al servizio di Edoardo d’Inghilterra, lo salva dalle insidie della foresta e ne diventa tutore e maestro.
Ritratto di William Wallace
Il segreto desiderio di William è però quello di vendicare il torto subito: abbandona gli studi e si dedica interamente alla disciplina del tiro con l’arco, sotto la preziosa guida di Ewan. Carattere ostinato, straordinario valore e un temperamento di rara e incondizionata forza lasciano intravedere il glorioso destino che lo attende.Ingiustamente ricercato come fuorilegge, William raduna nel cuore della foresta di Selkirk, nel sud della Scozia, le prime vittime della crescente prepotenza inglese, che, nel nome di un fittizio accordo tra corone e false promesse scambiate tra sovrani, mira a occupare e sottomettere, tra presagi e venti di guerra, l’intera nazione. Da quelle terre selvagge del sud inesplorato muoverà il destino di Wallace, orgoglioso e ribelle, costretto a diventare eroe, simbolo e guida di un popolo verso la libertà.

Le Considerazioni.
Il libro di cui vi parlo oggi  è un libro prettamente storico, che si propone di romanzare la storia di William Wallace - dai pochi frammeti che conosciamo indicativamente della sua storia -  prima della famosa battaglia di Stirling Bridge che portò il suddetto patriota a guidare gli scozzesi nella ribellione contro l'occupazione della Scozia da parte degli inglesi, sancendo di fatto l'inizio delle Guerre di indipendenza scozzese e che ne fece  - da quel momento - l'eroe nazionale (scozzese,of course) destinato all'imperitura leggenda.

Mel Gibson nel film "Braveheart"
Probabilmente noi dobbiamo la conoscenza di questo eroe soprattutto (non solo per carità) al famosissimo e struggente film di Mel Gibson, il quale ci ha narrato la sua vita in una visione  soggettiva, nonchè filo-scozzese e per alcuni versi non del tutto storicamente perfetta, ma sicuramente potente della sua "leggenda" per come oggi la percepiamo.
Come tutte le leggende, soprattutto se legate ad un luogo ed un tempo lontani, tendono a serbare contorni sfumati, narrazioni incomplete, una realtà offuscata da quello che le azioni, gli ideali e parole pronunciate hanno significato realmente. Se queste azioni e queste parole sono contro l'oppressione e la violenza sopportate e temute per molto tempo (e sono molto diffuse) allora divengono ancora più importanti, più decisive, più immortali.

Jack Whyte, nel narrare questa storia non ha voluto narrarci della parte su cui Mel Gibson si è maggiormente soffermato con il suo film e cioè dall'assassinio della moglie di Wallace ed lotta contro l'oppressione in inglese - con la conseguente ribellione degli scozzesi - fino alla morte di Wallace. Whyte qui ci narra dell'infanzia, della crescita e della maturazione di questo personaggio: dalle sua infanzia - dagli 11 anni circa - fino alla morte della moglie, che fu molto probabilmente la miccia che ne fece un ribelle feroce e risoluto nella sua vendetta.

Stirling - Monumento a WW
Conosciamo quindi un Wallace bambino orfano, spaventato e confuso e lo accompagniamo nella sua crescita grazie agli occhi di suo cugino James o Jamie, che divenne prete, che lo accompagna - a intervalli temporali, in quanto a volte erano distanti - per tutta la vita e che ci permette di conoscerlo nella sua unamità, ma anche nella sua radicata volontà di ribellarsi agli inglesi che gli trucidarono la famiglia; massacro e relative violenze subite dai soldati della corona, che a differenza del cugino, non riuscì mai a perdonare o dimenticare, ma che anzì infiammarono la sua voglia di vendetta.
Jack White in questo libro decide di narrarci due cose: la storia di questo periodo storico scozzese e la vita di un eroe che ancora oggi è fortemente sentito e amato dagli scozzesi. Dopo la lettura di questo romanzo posso onestamente dirvi che l'autore è riuscito a confezionare compelssivamente un buon romanzo, narrando però in modo più convincente l'aspetto storico che quello umano di Wallace.

Statua di WW
Il romanzo infatti è un romanzo che si legge benissimo, la fluidità narrativa e la ricostruzione storica degli avvenimenti fatta da Whyte sono come sempre ammirabili e molto precisi (coerenti e ben allineati a quelli reali anche quelli che si sono andati persi e non sono quindi documentati) ed anche nei dialoghi ritroviamo un linguaggio che ci riporta a tempi e luoghi lontani che è stato un piacere leggere; menzione particolare va fatta proprio alla descrizione dei luoghi e delle foreste scozzesi che sono cari a Whyte, ma che come noi ha potuto conoscere solo in parte rispetto ad allora, ovviamente, ed è quasi commovente come ne parla, con una certa malinconia descivendoli evocativamente e realisticamente (come se dal Canada, dove vive, la ricordi con nostalgia e affetto).

Secondo me, ciò in cui Whyte riesce un pò meno è nella parte della descrizione di Wallace come uomo, il ritratto privato scisso dal mito che è stato e per cui invece lo conosciamo. Ovviamente il proposito di Whyte era veramente un'impresa difficilissima. Come si fa a descrivere l'uomo scisso dal mito? Come si fa a coglierne l'essenza? Come si fa quando l'uomo è introverso e arrabbiato e fremente per la battaglia, pronto alla lotta? Whyte ci prova comunque e lo fa affidandosi alle metafore, ai dettagli, ai dialoghi con le persone più vicini, con la decrizione delle espressione e dei gesti e delle azioni.

spada originale di WW

Ad esempio? Ho apprezzato moltissimo come Whyte abbia introdotto il personaggio di Ewan Scrymgeour, che assista la figura del giovane Wallace nel tentare di veicolare la sua voglia di agire, di muoversi, di lottare, insegnandogli ad usare l'arco, quasi come un pagliativo, che poi William abbandonerà - quando incomincerà ad affrontare, da adulto, gli inglesi in piccole rappresaglie - per il ferro della spada.

In questo romanzo è interessante notare come vengono gettate le basi a che William diventi quel guerriero potente e valoroso, quell'osannato oratore ed infiammato guerriero, quell'uomo privato di tutto ancora una volta e proprio per questo ancora più arabbiato e sconfitto da un destino brutale, in tempi terribili.  


"Dite ai vostri che non siamo venuti qui per 
guadagnare la pace mercanteggiando, 
ma per combattere e per vendicare e liberare il nostro Paese; 
dite loro di venirci pure addosso, quando a loro parrà 
più opportuno, che troveranno pane per i loro denti"
  (William Wallace agli emissari del comandante inglese John de Warenne, Stirling Bridge, 11 settembre 1297)
Le mie scene preferite sono proprio quando questo lato di William emerge, quando lo vediamo confrotnarsi con gli altri per le piccolle battaglie contro gli inglesi, ma in cui lo vediamo frenato per via della famiglia che ha, che ha costruito e per cui vive e lotta, lo vediamo legatissimo ad essa ed è proprio per questo,  sapendo delle nubi all'orizzonte che ancora lo attendono, lo vediamo in un'ottica struggente e complessa. 
Quindi magari Whyte ha delle pecche, certo, ma saltuariamente ci fa intravvedere squarci, anche se brevi e radi, di assoluto fulgore dell'umanità e la grandezza contenute in Wallace, tali da in qualche modo giudicarlo con meno rigore per la scelta narrativa intrapresa.

Londra - stele commemorativa di WW
Devo dire che questa prova di Whyte nel suo complesso - anche se contiene alcuni momenti e situazioni che di protaggono lentamente - è un libro che ho apprezzato e che mi ha permesso di entrare a far parte di quella Scozia che amo sempre leggere con descrizioni e di ricostruire una parte della vita di William Wallace che molto spesso non si conosce - quella più umana e personale - e che invece si dovrebbe per comprendere le ragioni della sua lotta contro gli inglesi, per il suo odio per loro, altrimenti quasi incomprensibile
E' una storia ed un romanzo in cui vi consiglio di immergervi perchè è strata davvero una bella  lettura. MA .... Nulla mi toglie dalla testa che Whyte sarebbe stato perfetto e magistrale nel narrare la sua leggenda, le sue battaglie, ditemi quello che volete, ed è proprio per questo che alla fine dell'ultima pagina un pò mi sono sentita tradita, ma essendo una trilogia sono sicura che lo ritroveremo con un The Bruce (lui era il Braveheart!) all'inizio del mito anche lui.


Consigliato? Agli amanti della storia - non solo scozzese - e che amano avventurarsi in quei momenti storici che solitamente vengono tralasciati e di cui invece si cuole sapere di più. E poi andiamo è Jack Whyte, bisogna dire altro?


2 commenti:

annaritaverzola ha detto...

Recensione esuriente. L'ho comprato e spero di leggerlo presto, anche se l'uscita di Murakami fa passare tutto in secondo piano! ;-)

Endimione Birches ha detto...

confermo ... Murakami esce con il terzo volume, speriamo in bene ... ;)