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Recensione: "Il suono sacro di Arjiam" di Daniela Lojarro

mercoledì 28 ottobre 2015



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Il suono 
sacro di 
Arjiam
di Daniela Lojarro
Pagine 400 circa
Prezzo €0.99
già disponibile
editrice GDS 
voto:
  4/5
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«Esisterebbe la luce senza il sole? 
O il calore senza il fuoco? 
Il Suono Sacro ha creato il Mondo e noi facciamo parte del Suo canto.»

Nel regno di Arjiam, Fahryon, neofita dell'Ordine sapienziale dell'Uroburo, e Uszrany, cavaliere dell'Ordine militare del Grifo, si trovano coinvolti nello scontro tra gli adepti dell'
Armonia
e della Malia, due forme di magia che si contendono il dominio sulla vibrazione del Suono Sacro. 
Le difficoltà con cui saranno messi a confronto durante la lotta per il possesso di un magico cristallo e del trono del regno, permetteranno ai due giovani di crescere e di diventare consapevoli del loro ruolo e delle loro responsabilità in questa guerra per il potere sul mondo e sugli uomini.

Considerazioni.
Mia conterranea d'origine, la Lojarro, che ha un passato artistico - musicale lodevole e notevole alle spalle ha scritto un romanzo che vorrei consigliarvi anche solamente per avvicinarvi alla bellezza musicale che riesce a mettere insieme in modo incredibile attraverso l'accostamento (assolutamente non casuale) delle parole.

E' un romanzo in cui la Lojarro scrive di quanto meglio conosce: il senso musicale, il suono, l'onda sonora che si dipana dalla sua origine sino a un interlocutore che riceve il suo risultato interagendo quasi con essa.

Il romanzo in questione è un fantasy classico, ma con quell'elemento di originalità che permette di distinguerlo da molti altri e custodirlo per un pò nel cuore e nella mente, grazie anche e soprattutto alla scrittura musicalissima della sua autrice, che non riesce a contene il fiume fluido e significativo delle parole che non solo acquistano musicalità, ma anche colore e bellezza tramite la storia narrata e i sentimenti vissuti dai vari personaggi.

"Il suono sacro di Arjiam", mediante un lirismo puro e fluente ed un amplissivo vocabolario a disposizione, ci narra di una vicenda abbastanza complicata da narrarvi per filo e per segno, ma che, sostanzialmente, hanno inizio da alcuni eventi drammatici presso una locanda.
Non prendetevela a male se non riusciste a memorizzare i nomi un pò difficilotti e la loro quantità, con un pò esercizio li apprenderete in poco tempo e la la costanza vi ripagherà parlandovi di Fahryon, nuova adepta dell'ordine dell'Uroburo, intenta ad aiutare una giovane donna a partorine una bambina presso una locanda.
Sarebbe un parto qualsiasi se le circostanze non divenissero drammatiche e la donna non avesse un segreto inconfessabile di cui liberarsi, proprio con Fahryon.
Questa storia si intreccerà poi con quella di altri protagonista, uno dei quali è Tyrnaham, che arruola (non vi sto a spiegare del dove e del come, ma ve lascio piacevolmente scoprire) Fahryon in quella che è divenuta la lotta del bene contro il male (incarnato da Mazdraan) che verte intorno al possesso del Cristallo del Tempo, il quale permette di controllare il Suono Sacro (alla base di tutto lo scibile). 

Lo so, lo so forse vi ho raccontato la storia troppo per "sommi capi" ma sappiate che è davvero molto difficile - essendo la trama molto complessa - non entrare nel dettaglio senza raccontarvi tutto ... però fidatevi e sappiate che "Il suono sacro di Arjiam" è una lettura davvero molto, ma molto soddisfacente.

Questo non solo perchè la Lojarro è un'ottima affabulatrice ed incantatrice di suoni e parole, ma anche perchè la storia che racconta è un inno all'intelligenza dei sensi, i suoi personaggi sono colori e sentimenti che rappresenteano l'umanità nelle sue varie ed eventuali declinazioni.

Certo talvolta la scrittura risulta fin troppo aulica e fine a se stessa, i dialoghi si dipanano e smaterializzano dal contesto per entrare forse un pò troppo nel metafisico inoltrato, qualche volta poi l'autrice viene sovrastata dalla trama troppo complessa, ma devo dire che complessivamente è una lettura che davvero concede una bella ssensazione di soddisfazione.

Aspetto con ansia il secondo volume.




Daniela Lojarro Nata a Torino in una famiglia di tradizioni musicali, ha avviato parallelamente agli studi classici quelli di musica (pianoforte e canto con il M° E. Cassardo e il M° M. Braggio) diventando poi allieva di Carlo Bergonzi. Appena ventiduenne ha partecipato a diversi concorsi internazionali, fra i quali il concorso di Busseto per voci verdiane „A. Ziliani“ (premio speciale della giuria all’artista più promettente) e il „Giuseppe Verdi“ di Parma (I° premio). Proprio il concorso di Busseto le ha offerto l’occasione del debutto nel ruolo di Gilda in Rigoletto. Inseguito, ha cominciato a esibirsi sui maggiori palcoscenici italiani e stranieri, come il San Carlo di Napoli, il Regio di Parma, il Verdi di Trieste, l’Ente Lirico di Bari, il Covent Garden di Londra, l’Opernhaus di Zurigo, l’Opéra di Montecarlo, il Regio di Torino, lo State Theatre Pretoria, il Palm Beach Opera, l’Opéra Royal de Wallonie (Liegi) e l’Opera Ireland (Dublino) come pure al Rossini Opera Festival di Pesaro e al Festival di Martina Franca.
Nel 2009 ha completato la formazione in Audio-Psico-Fonologia, secondo il metodo di Alfred Tomatis, una terapia di rieducazione della voce e dell'ascolto.
Nel maggio del 2009 ha presentato alla Fiera Internazionale del Libro di Torino il suo romanzo d'esordio «Il Suono Sacro di Arjiam», Edigiò collana Le Giraffe.

Recensione: "Su e giù per le scale" di Mary Dickens

martedì 27 ottobre 2015

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Su e
giù
per le scale
di Monica Dickens
pagine 260 circa
prezzo 16.50€
Elliot editore 
già disponibile
voto:
 4/5
 --o--








Pronipote di Charles Dickens, cacciata da un’esclusiva scuola femminile e decisamente insofferente verso i balli delle debuttanti, Monica Dickens decise che era arrivato il momento di entrare nella vita vera.
cover originale
Rispolverò un corso di cucina francese e si fece assumere come cuoca, salutando la propria celebre e borghese famiglia.
In questo divertente e arguto memoir, l’autrice racconta il dietro le quinte delle case benestanti in cui si trovò a lavorare, le ardue conquiste, gli abusi e le battaglie, con il tipico humour anglosassone.
Tra soufflé afflosciati, arrosti caduti e scottature continue la giovane cuoca scopre la passione e la curiosità per un lavoro concreto e onesto.
Il suo occhio per i dettagli, lo spirito giovane e perspicace, oltre a un innato senso per il comico e l’assurdo, rendono questo libro una lettura deliziosa come un romanzo, che non mancherà di appassionare i cultori di serie televisive come Downton Abbey e Upstairs Downstairs.



 

Considerazioni.
Davvero molto, ma molto carino questo romanzo della Dickens, che non ha certo il genio del suo avo più noto cui porta il congome, ma riesce, narrando di vicende che la riguardano personalmente, avendole vissute sulla sua pelle, a interessare e trascorrere delle ore piacevoli.

Monica, nata in quel di Londra nei primi anni del Novecento, è una donna delusa dal suo tempo e dispiaciuta da tutto quanto la circondava al punto da abbandonare tutto e immergersi nelle fatiche del mondo proletario dell'epoca.  

Questo romanzo è di fatto l'esperieza lavorativa e sociale dell'abbandono dei suoi provilegi e della sua condizione sociale.

Monica, che lavorativamente si spinse, quale cameriera, fino al di là dell'Oceano tra il Massachusetts e del Maryland, in queste pagine narra delle motivazioni e dei presupposti con cui una signorina agiata, intelligente, con una grande voglia di libertà e nessuna capacità pratica (non sapeva nè cucina, nè stirare, ricamare, ecc...) decida di lasciare tutto e sporcarsi le mani con mestieri decisamente molto più umili rispetto alle sue origini, senza venir scambiata per pazza o per illusa.

Si perchè la prima cosa che verrebbe da pensare è proprio che Monica sia diventata matta ... ma come giudicarla visto la sua voglia di independenza? E vista la voglia di scardinare gli orpelli sociali che la incatenavano ad una vita che non l'apparteneva? E che importa se per questo ha dovuto passare in mezzo ad un mucchio di pasticci, di complicate manovre culinarie e peripezie da tuttofare.

"Occhio non vede  cuore no duole" dice sempre Monica per rincuorarsi dalle giornare storte, dalle insoddisfazioni di ogni giorni, dalla paga troppo bassa e da una vita che forse non riesce, per quanto si sforzi, a ottenere quello che anela ma non è in grado di definire...

La Dickens è davvero brava nello scrivere con scioltezza la propria storia e le proprie fatiche riuscendo a non far sembrare il suo racconto un drammone con risvolti deprimenti, ma invece narrando una storia semplice, diretta, onesta e anche molto ironica sia sulla società in cui ha vissuto che sulle situazioni e le persone con cui man mano viene a contatto.
Il romanzo ebbe un seguito "One Pair of Feet", in cui la Dickens descrisse il suo lavoro da infermiera, e devo dire che ne sono davvero molto incuriosita visto quanto proposto in questa storia, che anche se a volte risulta ridondante negli eventi e nello stile, in realtà è una bella commedia che riesce a catturare volenti o nolenti e far ridere e pensare sul fortissimo personaggio di Monica, che aveva tutto e ha rifiutato tutto per vivere la vita ai suoi minimi termini. Davvero una persona da conoscere


Monica Dickens Nata a Londra nel 1915 nella celebre e facoltosa famiglia Dickens, pronipote del grande scrittore, delusa dal mondo in cui era cresciuta, decise di lasciare i privilegi della sua condizione per lavorare come domestica. Sulla base della sua esperienza diretta scrisse nel 1939 Su e giù per le scale, a cui seguì One Pair of Feet, dove raccontò il suo lavoro in ospedale, e l’autobiografia An Open Book. Trasferitasi negli Stati Uniti, visse tra Washington e il Massachusetts, sposò un ufficiale della Marina, continuò a scrivere e si dedicò a numerose cause umanitarie. Morì a Reading nel 1992.

Recensione: "La casa di Parigi" di Elizabeth Bowen

lunedì 26 ottobre 2015



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La casa 
di Parigi 
di Elizabeth Bowen
pagine 288
prezzo 16€
Sonzogno
già disponibile
voto: 
 4/5
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Siamo a Parigi, in inverno, la Grande guerra è finita da poco, aleggia sulla città un’atmosfera cupa e vischiosa. Alla Gare du Nord scende Henrietta, undici anni, con in mano la sua scimmietta di pezza.
Viene a prenderla la signorina Fisher, un’amica di famiglia che la ospiterà per una intera giornata in un elegante appartamento, in attesa di farla ripartire per il Sud della Francia. In quella casa borghese, dal confortevole odore di pulito, Henrietta si imbatte in una gradita sorpresa: c’è un suo coetaneo, il fragile Leopold, avviato verso un futuro incerto.
cove originale
Tra i due bambini, estremamente sensibili e inquieti, dopo l’iniziale diffidenza, si accende la curiosità: di ciascuno nei confronti dell’altro, e di entrambi verso il misterioso mondo degli adulti.
I due fanciulli, grazie agli indizi disseminati attorno a loro, rivivono, tra immaginazione e realtà, le tormentate storie d’amore dei grandi, in particolare quella scandalosa tra la madre di Leopold e il suo padre naturale.
Acclamato come un classico al momento della pubblicazione (1935), La casa di Parigi, oltre a mettere in scena una rovente passione sentimentale, è un acuto studio psicologico e un esercizio di finezza letteraria sulla prima irruzione del dolore, sulla scoperta del sesso e sulla perdita dell’innocenza.    




 

Considerazioni.
Da sempre le mie inclinazioni letterarie mi conducono al passato e agli scrittori che vissero nei secoli andati. Vuoi che legga una tonnellata di romanzi moderni, contermporanei, originali e sorprendenti ... ma poi torno sempre indietro e lì, molto spesso, lascio il mio cuore.

E' successo anche questa volta.

Elizabeth Bowen ha saputo, come con il bellissimo e toccante "La morte nel cuore"

- che mi procurò non poco turbamento - ricreare con fascino un'epoca e una storia davvero toccante e intensa.

"La casa di Parigi", che per alcuni costituisce il capolavoro di questa scrittrice irlandese, è una storia che si può idealmente spaccare in tre parti: presente - passato - presente.
La storia racconta [nel presente, tenetelo a mente] delle vicende di Herietta, una ragazzina di 12 anni - proveniente da Londra e appena arrivata alla Gare du Nord di Parigi - la quale trova ad attenderla una donna - una conoscente di sua nonna - che non ha mai visto e che la ospiterà per il suo breve soggiorno parigino.

La donna, che di nome fa Naomi Fisher, si occuperà di Herietta - prima che questa riprenda il suo viaggio verso la nonna ed il sud della Francia, sua destinazione finale - insieme a Mrs Fisher, nella loro fredda e cupa casa di Parigi.

Sarà l'inizio di una semi prigionia per la piccola Herietta, la quale deve abitare con Mrs Fisher, una donna malata, fredda, arcigna, accentrattice e soggiogatrice e della figlia Naomi, la quale è una donna che vive praticamente nell'ombra della madre, in balia dei suoi sbalzi d'umore e incapace di interfacciarsi (e tenere compagnia) con una bambina di 12 anni tutta sola in una città sconosciuta.

Herietta, nonostante l'atmosfera cupissima e in pericoloso equilibrio, un giorno, proprio in casa Fisher, conosce però (grazie al cielo) un certo Leopold, un ragazzino molto introverso e timido che sta aspettando di incontrare la sconosciuta madre biologica che lo ha abbandonato in fasce.

Proprio Leopold costituisce la linea narrativa passata [vi ricordate che vi avevo detto di tenere a mente quella presente con Herrietta, vero?].
La Bowen ci porta, all'incirca a metà del romanzo, indietro di 10 anni, alla nascita di Leopold e ci narra le sue origini, legate a casa Fisher.
Scopriamo così che la mamma di Leopold, una certa Karen Michaelis, era infatti un'amica della givane Fisher, una donna bella, elengante, ricca, fascinosa ragazza che, come Naomi, all'epoca era in procinto di sposarsi.
Karen era l'esatto opposto di Naomi: dove quest'ultima era cupa, introversa e poco propensa adattaccare bottone Karen era solare, divertente, spumeggiante e gaia. Ed entrambe erano riuscite a trovare la loro metà: Naomi con Max e Karen con Ray.
Ma  qunado credi di avere tutto in pugno... ecco che la vita ti insegna a non giocare con il fuoco e anche per Karen e Naomi le cose cambieranno drasticamente...

Gira il tavolo fatto di specchi che è la vita ed ecco che torniamo al presente, con Herietta e Leopold che devono dire addio alla casa di passaggio di Parigi, verso un incertissimo futuro ...

E' un romanzo che parla di tante cose "La casa di Parigi". Parla di rapporti tra madri e figlie/i, di regole che valgono tanto per gli adulti che per i bambini, che gioca tra il passato e il futuro e che colpisce per come lucidamente e freddamente gli errori dei grandi cadano inevitabilmente sui piccoli.
E' una sorta di circolo quello che ci rappresenta la Bowen, che parte dalla famiglia, si allarga nei legami che si aprono, che si biforcano e intrecciano grazie ad essa e si spinge alle amicizie improbabili e anche se affettuose, sostanzialmente conflittuali e momentanee. 

E' un circolo  temporale quello che mostra questa superba autrice, che parte da un punto vicino, si allontana, và lontano per ritornare al presente. Ma è anche una traccia che parte dall'innocenza e l'ignoranza (in senso buono) che arriva sino alla presa di coscienza che implica la crescita e una triste perdita dell'innocenza. Spacca il cuore leggere di questi due minuti bambini, in un periodo che li trattava da adulti, e della loro insicurezza, del loro dolore negato e del conforto che cercano l'uno nell'altro senza però negarsi una battura pungente e a volte crudele.
Ma arreca ancor più dolore vedere come evolge, logora e annega l'amore tra madri e figlie, come schiavizza l'animo e incattivisce le persone che diventano altro da quello che in realtà sono.

E' un bel romanzo questo, è una bella storia, di quelle che sono agrodolci ma che ti lasciano inevitabilmente il segno. Ti racconta una storia, ma ti aiuta anche a capire le sfumature dell'animo umano, e di questo avevo nuovamente tanto bisogno.


 

Elizabeth Bowen (1899-1973), nata a Dublino, è una delle più grandi autrici irlandesi. Trascorse gran parte della sua vita a Londra, dove entrò a far parte del circolo Bloomsbury divenendo amica di Virginia Woolf. Autrice di numerosi romanzi di successo, La casa di Parigi è considerato il suo capolavoro. Per la prima volta in Italia, Sonzogno lo pubblica in versione integrale.

Due presentazioni e due recensioni

sabato 24 ottobre 2015


 


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Destini
 Ingannati
di Cristina Vichi
Pagine 210 
Prezzo € 8,00
Prezzo ebook € 0,99 
Selfpublishing
 dal 15 novembre 2015
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Oscar e Ariel hanno nove anni, sono gemelli, ma non lo sanno.
Il loro destino era quello di stare insieme, ma qualcuno ha tramato nell’ombra affinché questo non avvenisse.
Oscar è di famiglia nobile, Ariel di famiglia povera, entrambi vivono con uno dei loro genitori, che sono all’oscuro di tutto.
I loro genitori sono Edoardo e Miriam. Dieci anni prima il loro amore sembrava invincibile, in grado di sfidare l’intera nobiltà, eppure lui, all’improvviso, l’ha abbandonata per sposare una donna del suo stesso rango.
Chi ha cospirato contro di loro ha molto da nascondere ed è disposto a tutto pur di tenere celati i propri segreti.
Ma per quanto tempo il destino può essere ingannato?
Le azioni di chi vuole impedire a tutti i costi che la verità venga svelata saranno proprio le cause che porteranno ad essa: ecco la vendetta del destino.
I sentimenti e le emozioni affolleranno i cuori, i legami ritrovati saranno inscindibili, ma scoperte inquietanti e pericolose metteranno nuovamente tutto a rischio.
Come reagiranno Miriam ed Edoardo incontrandosi nuovamente dopo dieci anni?
Come potrà, Miriam, resistere al fascino di Jacopo, uomo misterioso arrivato sul suo cammino con il preciso compito di impedirle di conoscere la verità?
Ma soprattutto, quanto dovranno pagare care le colpe dei loro genitori?


Cristina Vichi nasce a Rimini nel 1985 e si diploma al liceo Psicopedagogico. Come tante persone fantasiose ha sempre amato molto inventare storie, ma l’idea di concretizzare un romanzo si affaccia inaspettatamente quando ha tre figli, che sono per lei grande fonte di ispirazione. La sua prima opera, “Celeste”, romanzo a sfondo fiabesco, è stata auto pubblicata su Amazon il 28/03/2015.
Dopo questa prima e importante esperienza segue “Destini Ingannati”, auto pubblicato su Amazon il 15/11/2015. Con il suo terzo romanzo si lascia affascinare da un genere diverso, l’Urban Fantasy, attraverso il quale la fantasia ha margini molto più ampi in cui spaziare. “Tander (Dentro noi, l’energia dei Fulmini)”, sarà la sua prossima uscita.

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Quei
 giorni
mai esistiti
di Andrea Canto
Pagine 544
Prezzo 17.99€
ebook 3,74€
Autopubblicato
già dsiponibile
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New York, anno 2000. La storia prende avvio da una causa legale avviata negli Stati Uniti basata su fatti realmente accaduti. 
Jason Davis, protagonista del romanzo, avvocato di successo e socio fondatore dello Studio, è un uomo complesso con un passato da dimenticare. 
Jason impersonifica il sogno americano, ha uno Studio legale importante, una famiglia apparentemente perfetta.
Ma il suo oscuro passato torna di colpo nella sua vita a scompigliare il presente e rimettere pericolosamente in gioco ricordi mai sopiti.
In un crescendo di avvenimenti imprevedibili si assiste a un evento drammatico che d’un tratto farà precipitare i personaggi nel timore che possano essere rivelati inconfessabili segreti.



Andrea Canto , quarantenne, consulente finanziario, ha esordito nel 2009 con il romanzo Con tutto il cuore edito da Baldini Castoldi Dalai. Andrea è stato redattore di una rubrica finanziaria pubblicata giornalmente e letta da ottomila persone. Scrivere è la sua passione e un modo per creare realtà parallele rispetto a quella in cui vive. Quei giorni mai esistiti è il suo secondo romanzo.
Dice di se: "Sono nato a Milano nel 1971. Dopo i gloriosi anni dell’adolescenza divisa tra l’Istituto Gongaza e i miei amici storici, con vacanze e nottate fino all’alba, mi sono laureato in Economia e Commercio e ho frequentato un master in finanza. Per più di dieci anni il mio lavoro è stato quello di sviluppare aziende appena nate, a costruire da zero qualcosa. Ho lavorato nello sviluppo aziendale, nel marketing e in finanza. Oggi sono un consulente finanziario e ho esordito nel 2009 con il romanzo “Con Tutto il Cuore” edito da Baldini Castoldi Dalai. Sono stato redattore di una rubrica finanziaria pubblicata ogni giorno e letta da ottomila persone. Scrivere è la mia passione e un modo per creare realtà parallele rispetto a quella in cui vivo. “Quei Giorni Mai Esistiti” è il mio secondo romanzo pubblicato. Le mie passioni sono varie. Mi piace scrivere,  leggere, viaggiare, giocare a golf, sciare, uscire con gli amici, il cinema, fare trading di borsa e le immersioni. Quest’ultima passione mi ha permesso di scoprire un  mondo subacqueo  che si trova a solo qualche centimetro sotto la superficie del mare."

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Inganno e
Sortilegio
di Alexandra J. Forrest
Prezzo € 3,99
Autopubblicato
già dsiponibile
voto:
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Roma e dintorni, sul finire del XIX secolo. 

Elisa, bella e ricca ereditiera, non ne vuole sapere di sposarsi. 

La famiglia, sull’orlo di una crisi di nervi, decide di mandarla a Roma da una zia con la speranza che inculchi alla ribelle un po’ di buonsenso e le faccia trovare un marito. 

L’impresa si rivela tuttavia difficile, perché Elisa ne combina di tutti i colori pur di affermare il proprio diritto a rimanere libera, incluso travestirsi da uomo e farsi passare per un’altra persona, folleggiare nel bel mondo romano e frequentare di nascosto bische clandestine, tabarin e quartieri malfamati.
Tuttavia il suo cuore palpita per Stefano, affascinante gentiluomo dall’oscuro passato, e la sua indomabile determinazione comincia a vacillare. Fra i due è una sfida continua, un’alternarsi di fughe e tregue, di momenti di passione e improvvise impennate di ribellione, mentre un misterioso assassino perpetra agghiaccianti delitti e gli anarchici tramano un attentato. 

Stefano deve dirimere il nodo del proprio passato per riuscire a salvare Elisa da un nemico disposto a tutto e finalmente conquistarne l’amore.

Considerazioni.
Romanzo che vi consiglio senza ombra di dubbio se avete voglia di leggere una storia d'amore in costume, molto romantica, e con quella vena di ribellione che ogni tanto viene richiesta a una protagonista.

Ma andiamo per ordine, per questo nuovo romanzo la Forrest ha scelto di raccontare una storia, pur sempre romantica, ma un pò diversa dalle ultime che avevo visto uscire dalla sua penna.

Se infatti solitamente preferisce il Medioevo, l'avventura, la storia come protagonisti delle sue avventura, per "Inganno e sortilegio" diciamo che la storia romantica è un pò più preponderate e anche decisamente piacevole da seguire e leggere.

Ho apprezzato moltissimo la protagonista di questa vicenda, tanto da eleggere questa storia a una delle mie preferite della Forrest, perchè Elisa è una giovane donna che sebbene non abbia del tutto presente quello che vuole dalla vita, in quanto non conosce bene ancora come giri il mondo, anche se l'ha intuito, sa con precisione e decisione quello che non è adatto a lei e che proprio non vuole. Ad esempio? Un matrimonio imposto, una vita ordinata, mortalmente noiosa e scandita oziosamente e minuziosamente, ecc...

Elisa ama la libertà, gli spazi aperti e la leggerezza che la sua età impone e le fa anelare. Elisa vuole potersi ribellare a tutte le catene che le impongono e lo fa, ribellandosi in continuazione a quanto le viene imposto.

E se la mandano a Roma, ad un certo punto, per essere educata e prendere finalmente marito, lei farà tutto il contrario abbracciando però, con le sue azioni scellerate, il suo grande amore, Stefano, che è proprio la sua metà perfetta, idoneo a tenerle testa in tutto quanto è decisa a buttarsi.

Decisamente consigliato a tutti coloro che vorrebbero leggere una storia romantica sopra le righe e proprio frizzantina al punto giusto.


Alexandra J. Forrest è lo pseudonimo con cui Angela Pesce Fassio firma i suoi romance storici. Nata ad Asti, dove risiede tuttora, è un’autrice versatile, come dimostra la sua ormai lunga carriera e la varietà della sua produzione letteraria.
L’autrice coltiva altre passioni, oltre alla scrittura, fra cui ascoltare musica, dipingere, leggere e, quando le sue molteplici attività lo consentono, ama andare a cavallo e praticare yoga. Discipline che le permettono di coniugare ed equilibrare il mondo dell’immaginario col mondo materiale.
I suoi libri hanno riscosso successo e consensi dal pubblico e dalla critica in Italia e all’estero.

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Un cuore 
a metà
di Silvia Maira
pagine 430 circa
prezzo 3.49
Lettere Animate Editore
già disponibile
voto:
 
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Aida Leone è una trentenne siciliana, agente immobiliare con una famiglia normale e un’amica di vecchia data, Mila, il cui legame è più forte di un vincolo di sangue. 
All’improvviso, in un freddo giorno di dicembre, la sua vita tranquilla viene sconvolta dall’incontro con Ruggero Serravalle, facoltoso e affascinante imprenditore romano, trent’anni più grande di lei.  
Tra i due scoppia una passione forte e travolgente, che sembra superare ogni ostacolo, sociale e generazionale. 
Ruggero si troverà ad affrontare la famiglia di Aida: le perplessità di papà Pietro, che ha la sua stessa età e di mamma Lucia, che avevano immaginato al fianco della loro figlia un uomo più giovane. Aida, dal canto suo, si scontrerà con l’anziana madre di Ruggero, una donna di ottanta anni dal carattere forte e volitivo, che ha un forte ascendente sul figlio e che vive nel ricordo della moglie di Ruggero, deceduta qualche anno prima, a cui la donna era molto affezionata. 
Può un amore e un’attrazione così forte superare tutte le difficoltà? 

Considerazioni.
Il romanzo che ha scritto Silvia Maira tratta di un amore che deve, per sbocciare e completarsi, superare delle difficoltà e delle barriere che si frappongono tra lei e, se non la perfetta condizione di felicità, almeno l'anelata serenità sentimentale.

Aida, infatti, ha 30 anni, una bella famiglia solida alle spalle, dei fratelli con cui bene o male si trova sempre, delle amicizie importanti e durature, un lavoro con cui si identifica ma ... le manca l'amore.
Ha avuto degli ex, l'ultimo dei quali l'ha appena mollata per rincorrere un sogno, un progetto, in cui lei non rientrava.

Un giorno incontra però Ruggero, un uomo decisamente molto più grande di lei (ha una sessantina d'anni) il quale ha una vita ben collaudata, una carriera solida e brillante e conserva ancora un certo fascino con le donne. Ruggero, dopo aver perso la moglie, vive la sua vita tutto sommato soddisfacente accanto alla figlia e alla nipote, che adora.

Tra Aida e Ruggero è amore e passione sin dal primo momento che si vedono ed entrambi si abbandono ad essa con trasporto e piacere cercando anche il conforto che sentono loro mancare.

Sebbene Aida creda fermamente nel suo amore per Ruggero, quest'ultimo prova affetto per lei, ma (almeno apparentemente) non al punto di difenderla da tutto e da tutti, lasciandola quindi all'abbandono e un pò a se stessa nei momenti più critici della loro relazione. Proprio in questo momento di stallo, Aida conosce un uomo della sua età di nome Johnny.

Johnny è bello, interessate e innamorato di Aida, la quale, con lui, si divertente e tutto le sembra semplice e spontaneo, ma lo vede più come un amico, un confidente prezioso che un amante che possa sostituire Ruggero.

Aida dovrà scegliere l'uomo e il tipo di amore che intende vivere ... ma chissà quale sarà...

Devo dire che "Un cuore a metà" è stato un romanzo che ho apprezzato moltissimo per le tematiche che solleva, non sempre ancora accettate o così appianate dalla società, come un'importante differenza di età tra uomo e donna in un rapporto sentimentale, ovvero lo stile semplice e diretto della sua scrittrice, la quale riesce a intavolare una serie di relazioni senza banalizzarle troppo o renderle troppo ridondanti o melense nell'evoluzione o nel sentimento.

Non male anche la scelta di trattare o sentimenti, che non sono resi in modo superficiale o scontato, ma come se fossero l'unico sentimento possibile per i protagonisti, ed in quanto tali unici, sentiti e profondi.
Personalmente, ho percepito il "triangolo" che si è formato come un "passaggio" di sentimenti non vicendevolmente troppo corrisposti (Ruggero non ama come dovrebbe Aida, Aida che non ama come dovrebbe Johnny) e per buona parte del romanzo, quando le cose ancora non si sistemano, devo dire che non ho apprezzato moltissimo alcune stituazioni sentimentali che mi sono sembrate un pò forzate e che facevano apparire i personaggi indecisi e un pò desolanti, ma poi le cose si assestano in un senso piuttosto che in un altro e il senso di disagio mi è passato, anche se non per tutti i protagonisti della storia.

Ok, come avrete capito, non sono una lettrice che ama leggere di triangoli a meno che non abbiano seriamente qualcosa da dire o siano raccontati in modo particolarmente orginale, e in questo la Maira mi ha decisamente aiutato nella lettura, ma ho poco apprezzato davvero - per ragioni caratteriali - il personaggio di Ruggero, che ho mal sopportato per tutto il tempo, anche se non posso negare che nell'ultima riga del romanzo ha saputo in qualche modo riscattarsi ...

E' un romanzo che consiglio alle persone che non si accontentano di una calma e serena storia romantica, ma ne preferiscono una  con difficoltà e pregiudizi da superare.


Silvia Maira vive in Sicilia, è appassionata di letture romance e di autori quali Sveva Casati Modignani, di Nicholas Sparks, di Danielle Steel, Rosamunde Pilcher. “Un cuore a metà” è il suo romanzo d’esordio.

Autunno e Astoria

giovedì 22 ottobre 2015

Una volta stavo guardando fuori dalla finestra della cucina verso il tramonto, e vidi una vecchia che guardava dentro. All’improvviso la luce cambiò e capii che la vecchia ero io. Vedi, succede tutto fuori, dentro uno non cambia.”
 
 


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Le buone 
maniere
di Molly Keane 
pagine 300 circa
prezzo 18€
Astoria
dal 29 ottobre
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I St Charles, famiglia angloirlandese decaduta, vivono tra lusso e disagi, rifiutandosi di venire a patti con la realtà che scorre fuori dai cancelli di Temple Alice, la loro grande dimora.
Aroon, la figlia brutta, troppo alta e troppo grassa, sembra a sua volta non avere i mezzi per capire chi le sta intorno, e nella sua infinita ricerca d’amore cade miseramente in tutti i possibili equivoci.
cover originale
I ricordi del passato di Aroon ci offrono squarci in un mondo strano ed ermetico.
I ragazzi vengono picchiati se scoperti a leggere poesia, i droghieri vengono chiamati “furfanti” perché mandano il conto, ai cani viene dato da mangiare pollo, affettuosamente disossato, mentre la servitù mangia amido di patate per tenere lontana la fame.
Il modo giusto per comportarsi in questi frangenti è utilizzare un silenzio selettivo: Papà ha delle relazioni con le domestiche sotto gli occhi di Mammina ma non si dice niente; una governante adorata si suicida ma non si dice niente; un figlio muore in un incidente ma non si dice niente.
Queste sono le buone maniere, così è come ci si deve comportare.




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“Cominciai a scrivere perché a 17 anni il medico disse che c’era la possibilità che avessi la tubercolosi e dovevo stare a letto. Non c’era proprio niente da fare, nessuno mi prestava attenzione e quindi mi misi a scrivere.”

Molly Keane (1904-1996) nacque in una famiglia protestante irlandese, appartenente al ceto della nobiltà rurale, sempre più immiserito dalla creazione nel 1921 dello Stato Libero d’Irlanda. Ignorata dai genitori e contornata da un ambiente in cui leggere era considerato sconveniente, era a sua volta incolta, se non per una forte ammirazione per Shakespeare e Jane Austen. “Cominciai a scrivere perché a 17 anni il medico disse che c’era la possibilità che avessi la tubercolosi e dovevo stare a letto. Non c’era proprio niente da fare, nessuno mi prestava attenzione e quindi mi misi a scrivere.” Non volendo che i suoi amici sapessero che scriveva, utilizzò tra il 1928 e il 1961 uno pseudonimo: M.J. Farrell. Nel 1961 morì all’improvviso l’amatissimo marito e per vent’anni fu il silenzio. Poi nel 1981 pubblicò con il proprio nome Le buone maniere, finalista al Booker Prize, cui seguirono altri due romanzi. I temi di Molly Keane sono ampli, universali, quasi shakespeariani: eredità, sopravvivenza, amore famigliare, lotte intergenerazionali, funerali, tradimenti, matrimoni, adulteri, assassini. E meglio di chiunque altro scrive sulla relazione madre-figlia. 

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Ho deciso di scrivere questo libro per aiutare tutte noi a capire meglio questo periodo della vita e a trarne il massimo, e poi, fatto questo, per svelarne gli aspetti meno gradevoli perché la conoscenza è potere.”


 
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Nel fiore
degli anni
Più vecchie, più sagge,
più felici
di India Knight
pagine 272
prezzo 12.50€
Astoria
dal 29 ottobre
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Essere leggeri con intelligenza è un’arte, ed è l’arte praticata da India Knight in questo libro spumeggiante per donne spiritose, umane e sagge che “intorno ai cinquanta” si sentono nel pieno del cammino della loro vita, sapendo tuttavia che la strada è e sarà comunque accidentata.
I figli adolescenti spesso sono difficili, i figli piccoli deliziosi ma faticosi, i genitori invecchiano e sono comunque da accudire, il nostro corpo non risponde più come solo pochi anni prima e noi ce ne accorgiamo improvvisamente, non possiamo più permetterci tutti i tipi di abbigliamento e le più strane acconciature rock…
E India, che chiameremo solo col nome perché dopo aver letto questo libro diventerà la nostra migliore amica, ci suggerisce, con una verve e uno spirito fuori dal comune e con opinioni nette come lame affilate, come affrontare gioie e dolori della maturità per vivere appieno ogni nostro momento.



 bollo
India Knight, editorialista del “Sunday Times” e scrittrice britannica, è molto conosciuta e amata grazie ai suoi libri, divenuti dei best seller, che ironizzano con sagacia sulla condizione femminile.

India Knight Nata nel 1965 a Bruxelles da madre indiana e padre belga, si trasferì nel 1975 a Londra, dove vive tuttora con i suoi tre figli avuti da due diversi mariti. Tutti i suoi libri sono stati pubblicati in Gran Bretagna dalla casa editrice Penguin e sono tradotti in 28 lingue. In Italia Feltrinelli ha pubblicato La mia vita su un piatto (2001) e Single senza pace (2003), tutt’oggi a catalogo nella collana “Universale economica”.

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Non riesco a togliermi dalla testa l’idea che la compagnia dei nostri autori preferiti ci renda più frequentabili a noi stessi, più capaci di salvaguardare la nostra libertà di essere, di tenere a bada il nostro desiderio di avere e di consolarci della nostra solitudine.


 



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Una lezione
d'ignoranza
di Daniel Pennac
pagine 48
prezzo 6€
Astoria
dal 29 ottobre
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Il signor Malausène per questa volta non è stato chiamato all’ufficio reclami, bensì alla prestigiosa Università di Bologna in occasione del conferimento della laurea ad honorem in pedagogia nel marzo 2013 al suo geniale, pungente e ironico creatore: Daniel Pennac.
E chi meglio di uno scrittore come lui, che ha sempre vissuto per e con i libri, la lettura e l’insegnamento, nonostante il suo curriculum scolastico che lo bolla come pessimo allievo, ha potuto meritarsi questo prestigioso riconoscimento?
Affabulatore intelligente e mai scontato, che parla alle menti e anche ai cuori, Pennac segnala una volta di più in questa lectio magistralis l’importanza dei passeur, di coloro che con generosità e passione regalano il piacere della lettura e l’amore per la conoscenza. 




bollo 
Romanziere eclettico, autore di testi teatrali e monologhi, di svariati libri per ragazzi, saggi, nonchésceneggiatore di fumetti. 

 Daniel Pennac, già professore di francese in un liceo di Parigi, è romanziere eclettico, autore di testi teatrali e monologhi, di svariati libri per ragazzi, saggi, nonché sceneggiatore di fumetti. Nel 1985 comincia la fortunata saga che ruota intorno a Benjamin Malaussène e alla sua multietnica famiglia, ambientata nel popolare quartiere parigino di Belleville, interamente pubblicata da Feltrinelli. Ha scritto anche avvincenti saggi, a cominciare da Come un romanzo per finire con Diario di scuola. Il suo ultimo libro è Storia di un corpo (2012). Ha vinto il Premio Internazionale Grinzane Cavour (2002), il Premio Renaudot (2007), il Premio Chiara alla carriera (2015) ed è stato insignito della Legion d’onore per le Arti e la Letteratura (2005). 

Recensione: "La farfalla dalle ali di cristallo" di Demetrio Verbaro

mercoledì 21 ottobre 2015

 
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La farfalla
con le ali 
di cristallo
di Demetrio Verbaro
pagine 135 circa
prezzo 0.99€
Lettere animate Editore
già dsiponibile
voto:
3/5
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Il 3 marzo del 1520, il sacerdote azteco Ghetumal consegna al conquistadores spagnolo Hernan Cortes un libro sacro.
Ghetumal l’aveva trovato qualche anno prima sotto la statua della dea della pioggia. Nessuno sa chi l’ha scritto, né quando.
Nel libro c’è sia una profezia sul futuro: il 18 agosto del 2044 qualcosa sconvolgerà il mondo, e sia una mappa da decifrare per cambiare il corso degli eventi. 
Los Angeles 2043. L’esploratore Matthew Lekos e lo studioso di storia Walden Green entrano in possesso del libro. Derisi dalla comunità scientifica per la loro ingenuità, sono gli unici a credere nella profezia e riescono a decifrare la mappa, cercando in tutti i modi di aiutare l’umanità. 
La profezia sarà vera? 
Cosa succederà il 18 agosto del 2044? 
In un susseguirsi di colpi di scena, tra svolte imprevedibili e pagine piene di suspence, il lettore arriverà all’incredibile finale. 
Il romanzo è un thriller intimistico ambientato in un futuro prossimo, con uno stile diretto e ricco di pathos.
Considerazioni.
Nel 2043, in una Los Angeles lontana lontana, grazie al lavoro costante e silenzione di un professore di storia, viene spolverata un'antica profezia che ha radici nel lontano 1520.

Quest'ultima, nata nella culla della civiltà precolombiana, dice che al raggiungimento dell'anno 2044 potrebbe accadere qualcosa di spaventoso. Potrebbe essere l'inizio della fine per gli esseri umani.
Ma le profezie sono un pò come i veleni, sono sempre in compagnia delle soluzioni e anche questa non fa eccezione. Esiste infatti una mappa che può scongiurare il triste e catastrofico evento.

Walden Green, lo storico relatore in questione, espone questi fatti l'anno prima della presunta catastrofe e al termine della sua conferenza, una donna gli si avvicina strappandogli un appuntamento per l'indomani, a Malibù.
Walden, incuriosito dall'incontro con l'esuberante signorina Karen Lekos, si fa trovare in quel di Malibù, dove incontra anche il padre della Lekos, Matthew (inventore, scopritore, genio probabilmente sottovalutato, ecc...), il quale sta cercando un valido aiuto per venire a capo del mistero contenuto in un antico volume, che si dice preso da Cortes a un sacerdote azteco proprio nel 1520,  trovato in una delle sue esplorazioni e che - guarda caso - pare contenere proprio la profezia. 

Derisi dalla comunità scientifica, storica, ecc... ai due non rimane che provare che occore fare qualcosa per scongiurare la profezia del 18 agosto del 2044, che è assolutamente vera e minaccia l'umanità...

Verbaro, l'autore di questo romanzo, ha costruito una storia davvero molto piacevole che si lascia assaporare in poco tempo e gradevolmente tra assaggi di storia e profezie apocalittiche che non lasciano presagire nulla di buono... almeno nei presupposti, e poi torce la coda e ti sorprende.

Verbaro, con linguaggio semplice ma diretto, delinea personaggi con un bel carattere, li immerge in un'ambientazione molto particolare che li pone in bilico tra secoli molto diversi, li fa muovere tra mondi lontani e spaziare tra generi anche molto diversi tra loro. Confusionario? No, affatto.  Il risultato è un'avventura coinvolgente che riesce a mantenere la suspance, a rinnovarsi con un bel tempismo e trovare un ritmo incalzante.

"La farfalla dalla ali di cristallo" è una storia inaspettata e sorprendente, questo perchè  Verbaro calibra bene le varie interessanti linee narrative, riesce a far risaltare la psicologia dei personaggi e al contempo trattare tematiche importanti come i rapporti umani, l'amore, i rapporti tra passato e futuro, la ricerca della propria identità e l'importanza delle relazioni che si instaurano con le altre persone, senza trascurare tematiche attualissime e decisive per l'umanità come l'ambiente, sempre più minacciato e bistrattato.


Demetrio Verbaro nasce a Reggio Calabria il 14/12/1981. Sin da bambino s’innamora della lettura. L’altra sua grande passione è il calcio. E’ sposato e ha due figli. Ha pubblicato con “ Lettere Animate Editore” tre romanzo: il thriller “ il carico della formica ” il romanzo d’amore “ l’attimo eterno ” e il romanzo di fantascienza: “ la farfalla con le ali di cristallo ”.

Recensione: "Berlin. I fuochi di Tegel" di Fabio Geda e Marco Magnone

martedì 20 ottobre 2015

 
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Berlin.
I fuochi di Tegel
di Fabio Geda 
e Marco Magnone 
pagine 200 circa
prezzo 14€
Mondadori
già disponibile
voto:
3/5
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Aprile 1978.
In una gelida notte berlinese, qualcuno strappa il piccolo Theo dai suoi sogni e lo porta via dall'isola dove vive con Christa e le ragazze dell'Havel.
Il loro gruppo è nato come tanti altri dopo che un misterioso virus ha ucciso gli adulti di Berlino Ovest.
E non è facile sopravvivere senza energia elettrica né riscaldamento, col cibo sempre più scarso e la consapevolezza che, alla fine dell'adolescenza, il virus colpirà ognuno di loro.
Per salvare Theo ora Christa ha bisogno dell'aiuto di Jakob e dei suoi compagni di Gropiusstadt: insieme dovranno attraversare una Berlino fantasma fino all'aeroporto di Tegel, covo del più violento gruppo della città.
Là, i fuochi che salgono nella notte confondono le luci con le ombre, il bene con il male, la vita con la morte. E quando sorgerà l'alba del nuovo giorno, nemmeno Jakob e Christa saranno più gli stessi.
   


Considerazioni.
Deve ancora uscire [ringrazio la Mondadori che mi ha fornito la copia in anteprima insieme ad un kit molto carino composto da borraccia, zainetto, coperta termica, mappa e libro!] ma già posso dirvi che questo romanzo potrebbe piacere a molti di voi lettori!

Per prima cosa ha una trama suggestiva e un'ambientazione atipica che muta dai soli fantasy/distopici/ecc....
"Berlin. I fuochi di Tegel", come indicato dal titolo, è infatti ambietato nella capitale tedesca ed è una serie apocalittica che prevede, da quanto ho capito, diversi volumi (si parla di oltre 8) e che introduce i personaggi e la storia proprio in questo primo volume, non molto corposo, che si legge in pochissimo tempo.

Con un linguaggio semplice e fluente Geda e Magnone ci parlano di un mondo, probabilmente parallelo al nostro (visto che la data è 1978 ed è giunta l'apocalissi), che ha visto la popolazione ridursi drasticamente a causa di un virus letale che ha risparmiato solamente i più giovani, almeno al momento, che sono anche gli unici che lo governano.

E' una sorta di lunga e dolorosa attesa quella che si compie in questa Berlino decadente e abbandonata, da parte dei giovani in questione, i quali senza punti di riferimento (dato dagli adulti) vivono organizzati in gruppi (denominati come Havel,  Gropius, ecc...) cercando di non soccombere gli uni agli altri prima che il virus prenda in  ultimo anche loro.

In questo contesto opprimente, pericoloso e oscuro, sopravvivere è duro, occorre rubare cibo, lottare per un posto tranquillo per dormire, eventualmente alloggiare anche per un breve periodo nello stesso posto e tra i vari gruppi c'è una sorta di pacifico patto di non disturbarsi vicendevolmente. Ma esistono anche i cd. giovani dell'areoporto di Tegel, e per loro vare un discorso a parte.
Per i giovani di Tegel non esistono regole, non è una questione di sopravvivenza, ma è un godersi la vita per quanto rimane loro, fregandosi delle regole, delle persone, delle fazioni in gruppi che si sono create e cavalcando la loro filosofia seminano terrore con la loro savalderia, il loro atteggiamenteo violento e il menefreghismo con cui trattano tutto e tutti.

Ma i gruppi e i giovani di Tegel saranno costretti a confrontarsi nel momento in cui un piccolo di uno dei gruppi verrà rapito e occorrerà scontrarsi con il gruppo dei Tegel.

"Berlin. I fuochi di Tegel" è un mix tra "Il Signo delle Mosche", "Peter Pan" e la "Berlino prima della caduta del muro" con una particolare ambientazione berlinese che rende tutto molto più europeo (incominciavo a credere che gli avvenimenti apocalittici fossero esclusiva americana...) e devo dire che anche se non mi fa impazzire proprio come genere, quello apocalittico, i due autori sono stati in grado di farmi leggere con un cento interesse tutte le 200 pagine sperando di approdare presto anche al secondo.

Bravi gli autori a creare le astmosfere ma anche le sfaccettature dei vari personaggi: Christa, Nora, Jakob, Theo, Bernd, Britta, Sven, ecc... che sono tanti, ma in cui tutti trovano un proprio spazio.

Mi è piaciuto molto l'intento di Geda e Magnone di scrivere una storia che avesse l'intento di proporre ad un pubblico giovane degli interrogativi importanti una volta scardinati tutti i loro appigli, i riferimenti e aver distrutto ogni orpello sociale.
E' bello leggere del coraggio, della forza e della speraza che nasce dai cuori di questi "bimbi sperduti" che non sanno come muoversi in acque pericolose e scure.

Tanti sono i romanzi degli ultimi anni che "Berlin" richiama nel suo incede, da "Hunger Games" nella lotta alla sopravvivenza, a "Divergent" nella divisione in fazioni, senza contare i romanzi che ho già citato prima (questo per dire che non è un soggetto propriamente originale), ma devo dire che in un certo qual modo riesce a trovare una semi identià, ancora non del tutto formata (occorre leggere di più) che è apprezzabile e molto interessante da leggere, seguire e su cui riflettere.

Onestamente sono molto curiosa si vedere come Geda e Magnone affonteranno il seguito di questa storia, dove condurranno i personaggi e cosa ne faranno della trama.


Fabio Geda si è occupato per anni di disagio minorile, esperienza che ha spesso riversato nei suoi libri. Nel mare ci sono i coccodrilli, il suo terzo romanzo, ha venduto quattrocentomila copie, è stato tradotto in ventotto paesi, è letto nelle scuole un po' ovunque e ne sono stati tratti diversi spettacoli teatrali. Ha sempre desiderato scrivere una saga per ragazzi. Ora l'ha fatto.

Marco Magnone è nato nel 1981 ad Asti, dov'è vissuto fino a quando si è trasferito a Torino per l'università. Berlino l'ha scoperta grazie all'Erasmus ed è stato amore a prima vista. Tornato in Italia ha iniziato a lavorare nell'editoria e a scrivere occupandosi soprattutto di narrazioni urbane. Un pezzo del suo cuore però è rimasto sotto la torre di Alexanderplatz. 

Recensione: "DeathDate" di Lance Rubin

lunedì 19 ottobre 2015

 

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DeathDate
di Lance Rubin
Pagine 400 circa
Prezzo €12,61 
Prezzo ebook €7,99 
DeAgostini
già disponibile
voto:
 3/5
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La serie "Denton Little" è composta da:

1. Denton Little's Deathdate - Datedate
2. Denton Little'd Bithdate - ancora inedito

Vi siete mai chiesti come sarebbe un mondo in cui tutti conoscono la data precisa della propria morte?
Un mondo in cui nessuno ha più niente da vincere o da perdere?
Questo è il mondo di Denton Little, diciassette anni e un’unica certezza.
Morirà la notte del ballo scolastico.
La sua vita è sempre stata piuttosto normale, ma – ora che mancano solo due giorni alla fine – Denton sente di non avere più tempo da sprecare.
In meno di quarantotto ore vuole collezionare più esperienze possibili, come la prima sbronza o la prima volta.
Ma le cose si complicano quando Denton incontra uno strano tizio che dice di avere un messaggio da parte della madre, morta ormai da molti anni.
All’improvviso le ultime ore di Denton si trasformano in una corsa contro il tempo, una disperata ricerca della verità, e forse di una via di uscita.



Considerazioni.
Il romanzo che vi presento oggi, in concomitanza con un lunedì peggiore degli altri (mi manca il fumo che esce dalla testa), è un romanzo particolare, che catapulta il lettore in una realtà dstopica (quindi parallela al nostro mondo, ma decisamente futuristica) scientificamente più avanzata che permette agli individui che compogono la società di venire a conoscenza della data esatta della loro morte.

A prescindere da quanto possiate pensare (in bene ed in male) della conoscenza della data della propria morte, ecco che il protagonista della storia, un ragazzo di nome Denton Little scopre di morire a 17 anni. E la data della sua morte rivela che gli mancano solo due giorni alla sua dipartita... proprio il giorno del ballo di fine anno!

Troppo presto direte voi, ma Denton, dopo averci riflettuto non poco, decide di sfuttare intensamente gli ultimi due giorni della sua esistenza concedendosi tutte le esperienze che ancora gli mancano: dalla prima sbronza alla prima volta, dalle prime "cosette illegali" a dire ogni cosa che gli passa per la mente e che non si è mai concesso di manifestare.

Intento a cogliere ogni attimo di quel che gli rimane dei giorni, Denton fa una scoperta che gli apre nuovi scenari, non del tutto positivi. Un ragazzo infatti lo viene a cercare per dargli informazioni circa la madre ... peccato che quest'ultima sia morta!

In due giorni scarsi, tra cui quello del suo funerale, ecco che Denton cerca informazioni sulla parte della famiglia mancante che non ha mai conosciuto lottando contro il tempo e le probabilità...

"DeathDate" è un romanzo che si legge velocemente, che non presenta particolari strutture di trama o artifici linguistici. E' inoltre una storia agrodolce con spiccati elementi ironici che permettono di smorzare i tono un drammatici dati dalla trama e che è composto tanto lati positvi, quanto negativi.

Mentre i primi si possono sicuramente individuare nel protagonista, Denton, il quale è un giovane come tanti, fondamentalmente buono, che si prodiga per gli altri, che non ha una vita complicata e cerca piuttosto di destreggiarsi con i problemi della vita quotidiana; nell'elemento "data della morte" che implica un certo tipo di trama - e soprattutto comporta certe riflessioni - e nell'ironia utilizzata da Rubin nel raccontare la storia.

I lati negativi sono invece più sottili, ma più marcati e riguardano tanto i personaggi che circondano Denton e in particolar modo la scelta di narrare la storia in modo piuttosto asettico, senza indurre e dimostrare sentimenti o particolare coinvolgimento in quanto si sta narrando.

Un peccato, in questo senso, perchè sebbene Rubin si cali bene nei panni di Denton, apparendo credibile e veritiero in quanto fa e dici, sembra insesibile ai sentimenti che avrebbe dovuto chiamare ed evocare nel lettore.

Complessivamente è un romanzo che si legge con piacere e divertimento anche se in parte non mantiene le aspettative.

Rubin Lance si è laureato alla Brown University e ha lavorato come attore e sceneggiatore di molti spettacoli di successo. Ora si dedica alla scrittura a tempo pieno. Deathdate è il suo romanzo d'esordio, primo titolo di una serie distopica.