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giovedì 8 novembre 2018

Recensione: "Sorelle Bunner" di Edith Wharton





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Sorelle 
Bunner
di Edith Warthon
pagine 138
prezzo 14.42€ (solo su Lulu.it e Amazon.it)
eBook 7.99€
flower-ed
giaà disponibile
voto:
★★★★★
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Nei sobborghi della città di New York, le sorelle Bunner gestiscono un piccolo negozio di sartoria e fiori finti realizzati a mano. 

Senza altri familiari e con una cerchia di conoscenti molto ristretta, trascorrono le giornate lavorando dietro il bancone e uscendo solo per qualche piccola commissione. Le esistenze umili e ordinarie di Ann Eliza ed Evelina cambiano quando la sorella maggiore regala alla minore un orologio per il suo compleanno. Metafora perfetta del tempo che passa, l’orologio mostra gli anni già trascorsi insieme e, ora dopo ora, quelli futuri in cui si ripongono tutte le più luminose aspettative. 

Attraverso la sua narrazione, Edith Wharton illustra in modo critico e disincantato la condizione femminile del suo tempo, meditando sulla reale utilità del sacrificio di sé e soffermandosi su quella mentalità diffusa fra le donne che considera il matrimonio strumento indispensabile di felicità.








Considerazioni.
Ho scoperto da poco una nuova casa editrice - la Flower-ed - che decisamente conquistato e soddisfatto i miei gusti letterari. Non solo pubblica un genere che amo moltissimo, ovvero la letteratura ottocentesca, e ha tradotto e pubblicato degli autori e delle autrici che seguo da moltissimo tempo e che mi fa sempre piacere tornare a leggere, ma ha anche delle copertine che sono stupende, ben curate, scelte a dovere e  tutte da collezionare!

Una delle ultime uscite di questa casa editrice è quella che vi presento oggi, ovvero "Sorelle Bunner" di Edith Wharton, autrice brillante, capace e dalle notevoli abilità narrative.
In questo romanzo la Wharton ci porta a New York, dove tra le strade trafficate del centro, le carrozze che traballano e i passati che corrono per raggiungere frettolosamente le loro destinazioni troviamo anche un negozio con un'insegna che recita "Sorelle Bunner". Il negozio in questione, che si occupa di confezionare sartoria varia e fiori di stoffa realizzati rigorosamente a mano, ha delle vetrine pulitissime, ben curate ed è diretto da due sorelle: Ann Eliza e Evelina.

Il romanzo inizia proprio con Ann Eliza, la quale sta impacchettando il regalo per la sorella, visto che è il suo compleanno, e lo fa con tutto l'amore del mondo e la felicità nel cuore, in quanto sa che quel regalo potrà donare alla sorella tanto amata quanto desidera da tempo.
La storia si dipana poi immergendo il lettore in un'atmosfera d'altri tempi, con un scorrere del tempo molto diverso dal nostro (ormai stressato e stressante) facendoci comprendere come un regalo tanto ordinario oggi (si tratta di un orologio) in un contesto molto diverso, come quello di un tempo, potesse essere importate.

Più che per la trama in se stessa, questo romanzo risulta piacevole, a tratti commovente e toccante tanto per le protagoniste femminili, che sono davvero straordinarie e intense, quanto per la scrittura brillante, vivace e intensa, che riesce ad essere emotivamente coinvolgete a più livelli. Ho apprezzato oltre ogni dire la descrizione intima e sensibile del rapporto tra sorelle, le quali sono legate da un affetto genuino e spontaneo che travalica ogni dolore e complessità dovuta alle asperità della vita e della gestione della loro attività.

Di questo romanzo rimane l'incanto puro e genuino dovuto all'atmosfera di un altro tempo, del fascino del ricamo, dell'affetto familiare, dell'intimo e profondo affetto che lega due sorelle, che sono anche e soprattutto amiche. Non rimarrete delusi da questa storia nemmeno per un attimo, anzi, vorrete leggerlo ancora ed ancora, scovando dettagli, ritrovando qualcosa che vive e alberga anche nel profondo di voi stessi e poi non rimarrete assolutamente delusi del finale ... inaspettato!


Buona lettura!






Edith Warthon
E' nata a New York nel 1862. Ha vinto il Premio Pulitzer con il romanzo L’età dell’innocenza (1920), tradotto in tutto il mondo e ancora oggetto di studio nelle scuole americane 



mercoledì 9 luglio 2014

Recensione: "La casa della Gioia" di Edith Wharton


La casa della gioia 



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La casa
della gioia

di Edith Warthon
Prezzo 12,90
Pagine 420
Neri Pozza
voto:
IMPERDIBILE!!!
--o--










Nella New York dei primi anni del secolo scorso, Lily Bart vive tra i sontuosi ricevimenti dell’alta società, i viaggi all’estero e i soggiorni nelle residenze degli amici. Le sue uniche doti sono la bellezza e l’intelligenza, che usa per muoversi in un ambiente ipocrita di cui vuole ostinatamente far parte e nel quale spera di trovare marito. 
cover originale
Un sentimento forte e contrastato la lega a Lawrence Selden, giovane avvocato che vive del suo lavoro: Lily sa bene che non rinuncerebbe mai agli agi tra cui è cresciuta e che è stata educata a desiderare, tuttavia non riesce a staccarsi da lui. 
Inorridita dalla prospettiva della povertà, tenta di conquistare il rampollo di una celebre dinastia, ospite come lei di amici comuni, ed è allora che la parabola disegnata dalla sua vita tocca il culmine per poi iniziare un’inesorabile discesa. Incapace di vivere della rendita mensile che le passa la zia, la giovane donna si indebita al tavolo da gioco e chiede in prestito una consistente somma di denaro. La sua bellezza diventa arma di ricatto per gli uomini e motivo di cieca gelosia per le donne. 
Nel momento più tragico della sua vita, tuttavia, Lily acquista di colpo lo spessore di una figura eroica: la rettitudine e l’integrità morale, un tempo apparentemente insospettabili, le impediscono di vendersi al miglior offerente. 
Con una scrittura moderna e implacabile nell’indagare l’anima e la psiche dei suoi personaggi, Edith Wharton costruisce un romanzo dall’architettura narrativa perfetta, ritraendo impietosamente l’alta società newyorchese dei primi del Novecento, in un contesto di splendori e miserie umane attuale anche a distanza di un secolo, e dando vita a una delle figure femminili più luminose della letteratura.
 

Considerazioni.
A volte la vita è crudele ed imprime lezioni che si vorrebbe imparare magari con calma, e preferibilmente non nel peggiore dei modi: sulla propria pelle (o a costo di quest'ultima).

Purtroppo la storia di Lily Bart non è una storia benevola e positiva di formazione che conduca alla gioia (pardossalmente al titolo), ma è la storia di una giovane ragazza che impara a proprie spese le conseguenze delle proprie idee, della propria morale e della cocciutaggine circa le proprie inclinazioni.

Lily nasce nell'agio dell'aristocrazia inglese, allevata da un padre che scialacqua il suo patrimonio per accontentare una moglie che vive nel lusso sfrenato - e non vede altro che se stessa, la ricchezza e gli agi - e una madre che le ha dato tutto, tranne l'indispensabile. L'affetto, per cui la protagonista farebbe qualsiasi cosa. Lily è cresciuta infatti nella consapevolezza della propria bellezza e della propria posizione sociale, alla quale mai rinuncerebbe. Sintomo della propria caparbietà, nel non voler rinunciare al proprio status sociale (come le è stato insegnato). Esempio ne è il fatto che pur avendo trovato l'uomo che ama e che la ricambia, il giovane avvocato Lawrence Selden, il quale è giovane, intelligente, colto e affascinante, ma che è anche "inferiore" a lei per rango e averi. Pur amando Selden, Lily sa che il loro amore è irrealizzabile, per via della posizione di lui, e Selden, dal canto suo - capendo la cosa e rifiutandosi di ragionare in quei termini - l'allontana per questa sua concezione ipocrita e snobbista raffreddando man mano i suoi rapporti con lei.

Da quel momento in poi Lily commetterà tutta una serie di errori imperdonabili - socialmente e moralmente - che la porteranno ad essere una reietta, addirittura allontanata e ripudiata dalla zia che si occupava di lei, che la disereda. Ma non solo, Lily viena anche allontanata dalle amiche (chi per soldi, chi per scandali) ed in ultimo allontanata anche dai datori di lavoro presso i quali deve lavorare per pagare i suoi debiti di gioco (cosa immorale e scandalosa per una giovane nubile di quel tempo).
La sua fine non sarà nè priva di dolore, nè dignitosa, ma troverà il riscatto che tanto cercava, anche se non l'amore, unica cosa che avrebbe potuto salvarla, ma che nessuno si è preso la briga di concederle nonostante tutto.
Storia al limite dello straziante quella di Lily Bart, mi rendo conto, ma è anche un metro ed uno specchio della società e di quello che quest'ultima - con le persone da cui è composta - può compiere su un'animo intatto, pulito, forse un pò altezzoso e ingenuo, ma davvero incorrotto ed incorruttibile, fondamentalmente.
Perchè è soprattutto questo Lily, una sorta di "Candido" che vede il mondo ammantato di una sorta di velo, che non le permette di macchiarla e mutilarla con la sua corruzione, la sua bruttura, ma che può ucciderla lentamente proprio perchè non si china al suo volere, alla sua perversione e limitazione. 
Sebbene Lily faccia parte del mondo del ton, quello degli agi, delle ricchezze a cui si ambisce e si vuole appartenere per non pensare alle proprie sostanze, per ripararsi all'ombra di un titolo che tutto conceda e apra le porte di tutti i mondi e gli agi terreni, Lily non vuole appartenervi, non si trova a suo agio in quel mondo, con quelle regole ed infatti rifiuta un matrimonio perfetto con un uomo ricchissimo, ma che non le piace per nulla. Però rifiuta anche l'amore di uomo che la potrebbe rendere felice, ma non ricca. 

 

Ecco l'incoerenza, ecco la dualità che alberga in Lily e che sembra incomprensibile, ma che tanto incomprensibile non è per una ragazza di 18 anni senza una guida, senza qualcuno che si interessi veramente a lei, che le faccia comprendere l'affetto e con affetto cosa è giusto e cosa è sbagliato, che la conduca alla ragionevolezza delle proprie opinioni, essendo cresciuta nell'arroganza della gioventù e di una madre egoista e stupida (chiamiamo le cose con il loro nome ...).

Lily mi ha provocato un moto di tenerezza, mi veniva un nervoso tremendo nel vederla in balia di gente che lasciava andare nella sua innoncenza e bonarietà alla deriva ... venire invischiata nel gioco d'azzardo contraendo debiti impossibili, in sporche faccende di adulterio e di scandalo, in vendette di cui non poteva nulla ... senza reagire, giocando pulito e facendosi da parte ogni volta, metterndosi nell'angolo sperando in qualcuno o in qualcosa che le mostrasse il modo che non conosceva e così ardentemente voleva. 

Mi ha fatto tenerezza vedere una ragazza un pò sciocca, ma fondamentalmente buona, giocata da donne e uomini scaltri, armati di doppi fini, sporchi fino al midollo, cattivi ma furbi, pronti a mettere in tavola inganni e trappole contro una donna facile da prendere all'animo, giovane, inesperta e incapace di ferire, senza protezione e senza l'arguzia e la furbizia della vendetta (non ne approfitta mai, anche sapendo). 
E' ingiusto e doloroso vederla affondare in una palude nera che non si aspetta che siano i buoni a sopravvivere, ma che sia un mondo di furbi ad emergere e regnare.
L'unico che la pianga realmente è l'unico uomo che ha un debito e un rimpianto nei confronti di Lily Barta: Selden. Egli infatti comprende le sue mancanze e i suoi errori, ma troppo tardi, quando la vita rotola via e non c'è più nulla da fare se non piangere rimorsi e sputare rimpianti per una donna che però lascia il segno pagando ogni debito.

Un pugno allo stomaco, ma diavolo, che storia!! 
Che maestria, quella Wharton.
Da leggere.


Edith Warthon è nata a New York nel 1862. Ha vinto il Premio Pulitzer con il romanzo L’età dell’innocenza (1920), tradotto in tutto il mondo e ancora oggetto di studio nelle scuole americane.