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I post più recenti del bostonian library

sabato 17 febbraio 2024

Recensione: "Il quadrato dei sette" di Laura Shepherd-Robinson

Il quadrato dei sette
di Laura Shepherd-Robinson
Pagine 576 - Prezzo 20€ - eBook 9.99€
Neri Pozza
già disponibile
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lunedì 22 gennaio 2024

Recensione: "Demon Copperhead" di Barbara Kingsolver.


Demon Copperhead
Barbara Kingsolver
Pagine 656 - Prezzo 22€ - eBook € 9.99
Neri Pozza Editore
già disponibile
..o..

mercoledì 2 maggio 2018

Monthly Preview. Le letture di Maggio del Bostonian Library




Carissimi lettori eccomi oggi, dopo un breve ma necessario periodo di riposo che anelavo da tempo, ad informarvi sulle mie prossime letture di Maggio. E' una decisione nuova, quella di presentarvi i libri che recensirò, ma ho deciso di farlo perché mi sembrava una cosa carina presentarvi i romanzi che sicuramente recensirò nelle prossime settimane. Ci saranno sicuramente altre recensioni, ma sono legate all'aleatorietà del periodo e agli impegni a cui mi trovo vincolata o per lavoro o per altre ragioni, per cui non sicura al 100% di garantirvele ... queste invece sono sicure!

Per questo maggio sono riuscita ad acquistare delle promettenti letture! Non solo infatti la Neri Pozza (dalle quale da qualche tempo non ero rapita da un titolo) ha pubblicato ben due titoli interessante e dalla copertina meravigliosa, ma anche la Astoria ha attirato la mia attenzione (questa volta non solo per via della Beaton e le sue straordinarie serie) con due titoli che fanno fare un salto nel passato ed infine ho comprato un titolo della Einaudi che non potevo non comprare, dato vivo praticamente per leggere ...

Ma vediamo nel particolare le trame di questi romanzi (ricordo, a chi se lo fosse perso, che ho già fatto un post di due di questi romanzi, per presentarne l'uscita, potete leggerlo QUI) 😉!



...o. I prossimi romanzi che recensirò .o...



Il tavolo del Faraone
Di Georgette Heyer
Pagine 271
Prezzo 17€
Astoria Edizioni

La bella Deborah Grantham è una giovane donna intelligente e di buon carattere che, per una serie di rovesci finanziari famigliari, aiuta la svampita zia a gestire una casa da gioco, tenendo in particolare il tavolo del faraone, gioco di carte all’epoca molto in voga. Il suo temperamento focoso e passionale la spinge a comportamenti impulsivi e, quando si rende conto della pessima reputazione che, per un equivoco, l’aristocratico Max Ravenscar – uomo facoltoso, arrogante e altrettanto intelligente – si è fatto di lei, decide di sfidarlo senza esclusione di colpi, adottando atteggiamenti sempre più sfrontati e lasciandolo crogiolare nel suo fraintendimento. 
Due protagonisti degni della migliore Heyer si affrontano in questo libro mettendo in gioco tutta la loro umanità fatta di grandi pregi e indubbi difetti, fino alla tanto attesa e sospirata capitolazione finale. Altrettanto ben descritti sono i personaggi che accompagnano i protagonisti, dal cinico libertino consumato dai troppi vizi ai giovani e ingenui rampolli, uomini e donne, che affrontano la società e le sue ferree regole con passo incerto, reso un po’ più sicuro solo dalla spavalderia della giovane età.



Il Club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey
di Mary Ann Shaffer and Annie Barrows
Pagine 304
Prezzo 17€

Astoria Edizioni
È il 1946 e Juliet Ashton, giovane giornalista londinese di successo, è in cerca di un libro da scrivere. All’improvviso riceve una lettera da Dawsey Adams – che per caso ha comprato un volume che una volta le era appartenuto – e, animati dal comune amore per la lettura, cominciano a scriversi. Quando Dawsey le rivela di essere membro del Club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey, in Juliet si scatena la curiosità di saperne di più e inizia un’intensa corrispondenza con gli altri membri del circolo. Mentre le lettere volano avanti e indietro attraverso la Manica con storie della vita a Guernsey sotto l’occupazione tedesca, Juliet scopre che il club è straordinario e bizzarro come il nome che porta. 
Una commedia brillante (anche se nel corso della narrazione emergono tradimenti, bassezze, vigliaccherie) che parla di amore per i libri, di editori, scrittori e lettori, e poi di coraggio di fronte al male, di lealtà e amicizia, e di come i libri ti possano salvare la vita. Pubblicato in 37 Paesi, a lungo in vetta alla bestseller list del “New York Times”, presto un film.
Un libro raro, che farete fatica a dimenticare.




A casa di Jane Austen
di Lucy Worsley
Pagine 480
Prezzo 19€
Neri Pozza
Il mondo dei romanzi di Jane Austen è domestico, ordinato, intimo. I suoi personaggi abitano in villini deliziosi, residenze di campagna principesche ed eleganti palazzi cittadini. Si è tentati perciò di credere che anche la vita della grande scrittrice si sia svolta in ambienti analoghi. Nulla di più lontano dalla realtà. L’esistenza di Jane, in apparenza tanto tranquilla, fu segnata da porte chiuse, strade che non le fu consentito imboccare, scelte che non poté compiere. La piccola somma guadagnata a fatica grazie ai suoi libri non bastava a consentirle di avere una casa tutta sua, e la morte del padre la costrinse a peregrinare tra abitazioni in affitto o presso parenti che le riservavano il destino proprio delle zie nubili: badare ai bambini.
Leggendo i suoi romanzi, così pieni di case amate, perdute, sognate, si comprende bene come il desiderio struggente di una casa vera, di un luogo protetto dove mettere al sicuro i propri manoscritti e scrivere senza il peso delle faccende domestiche, non l’abbia mai abbandonata.
Dalla modesta canonica di Steventon, circondata da castagni e abeti e da «uno di quei giardini vecchio stile nei quali convivono verdure e fiori», in cui Jane nacque e crebbe, fino al cottage di campagna di Chawton, nell’Hampshire, dove trascorse gli ultimi anni della sua breve vita, Lucy Worsley, con una scrittura affascinante e spiritosa, perfettamente in tono con i romanzi della Austen, ci conduce nella quotidianità della scrittrice più amata, mostrando le sue giornate buone e quelle storte, i piaceri privati e le incombenze, quelle «piccole cose dalle quali dipende la felicità quotidiana della vita domestica», e che lei elevò ad arte.


Il peso dell'Inchiostro
di Rachel Kadish
Pagine 704
Prezzo 18€
Neri Pozza
Londra, novembre 2000. Helen Watt, una studiosa di storia ebraica sull’orlo di un pensionamento obbligato, viene convocata per visionare alcuni documenti ritrovati in una casa del tardo XVII secolo. Consulenze come questa non sono insolite, nella sua professione: talvolta capita di scoprire vecchie carte in una soffitta oppure sul fondo di un baule di famiglia e, se non si intende informare la Soprintendenza, ci si rivolge alla facoltà di Storia dell’Università. Il giorno prima, però, un uomo ha telefonato chiedendo specificamente di lei. Giunta sul posto, Helen non riesce a trattenere l’emozione: all’interno di un ripostiglio segreto, nel vano rettangolare nascosto da un pannello, la aspettano due palchetti colmi di documenti: lettere in ebraico e portoghese risalenti a più di tre secoli prima, fascicoli sciolti, volumi rilegati in cuoio dai dorsi sbiaditi. Una testimonianza inedita e preziosa della rifondazione della comunità ebraica dopo quasi quattro secoli di espulsione dal suolo inglese.
Avvalendosi dell’aiuto di Aaron Levy, uno studente americano alle prese con una tesi sulle possibili connessioni fra l’opera di Shakespeare e gli ebrei rifugiatisi nella Londra elisabettiana per sfuggire alle persecuzioni, Helen scopre che le lettere appartengono al rabbino HaCoen Mendes, uno dei primi insegnanti della rifondata comunità ebraica londinese, accecato dall’Inquisizione in gioventù.
Vergate per lui da uno scriba, le lettere recano in basso, nell’angolo a destra, la lettera ebraica aleph, iniziale del nome del misterioso copista, su cui si concentrano le ricerche dei due studiosi. Ricerche che li condurranno dinnanzi a una sconcertante rivelazione: a tradurre sulla carta i pensieri del rabbino non era, come hanno creduto sino a quel momento, un suo studente, ma una donna. Poco alla volta, dalle pergamene finemente vergate, emerge il ritratto di Ester Velasquez, una giovane ebrea che, nella Londra del XVII secolo, combatte per le uniche due cose capaci di dare un senso alla sua esistenza: la libertà e la sete di conoscenza.
Ricco di dettagli storici e impeccabilmente scritto Il peso dell’inchiostro «introduce i lettori al mondo anglo-ebraico del XVII secolo. La narrazione dal ritmo incalzante e i personaggi ben tratteggiati resteranno a lungo nel loro cuore» (Library Journal).


Una vita da Libraio
di Shaun Bythell
Pagine 384
Prezzo 19€
Einaudi
Si può avere una vita avventurosa anche seduti su uno sgabello.
Un paesino di provincia sulla costa scozzese e una deliziosa libreria dell'usato. Centomila volumi spalmati su oltre un chilometro e mezzo di scaffali, in un susseguirsi di stanze e stanze zeppe di erudizione, sogni e avventure. Un paradiso per gli amanti dei libri? Be', piú o meno…
Dal cliente che entra per complimentarsi dell'esposizione in vetrina, senza accorgersi che le pentole servono a raccogliere la perdita d'acqua dal tetto, alla vecchietta che chiama periodicamente chiedendo i titoli piú assurdi, alle mille, tenere vicende di quanti decidono di disfarsi dei libri di una vita. The Book Shop, la libreria che Shaun Bythell contro ogni buonsenso ha deciso di prendere in gestione, è diventata un crocevia di storie e il cuore di Wigtown, villaggio scozzese di poche anime. Con puntuta ironia, Shaun racconta i battibecchi quotidiani con la sua unica impiegata perennemente in tuta da sci, e le battaglie, tutte perse, contro Amazon. La sua è l'esistenza dolce e amara di un libraio che non intende mollare. Con l'anticipo dell'edizione italiana, Shaun sta finalmente ricostruendo il tetto della sua libreria.


Voi ne stat leggendo qualcuno? In attesa delle recensioni, e dandovi appuntamente al post di domani vi auguro una bellissima giornata (anche se per quanto mi riguarda alquanto piovosa ...) e tante belle letture! A domani 😉



giovedì 21 dicembre 2017

Recensione: "L'assassinio di Florence Nightingale Shore. I delitti Mitford" di Jessica Fellows




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 L'assassinio 
di Florence 
Nightingale Shore 
I delitti Mitford
 di Jessica Fellows
pagine 432
prezzo 18€
ebook 9.99€
Neri Pozza
già disponibile
voto:
★★★★★
Bellissimo!!!
..o..


Il 12 gennaio 1920 l’infermiera Florence Nightingale Shore arriva a Victoria Station nel primo pomeriggio, in taxi, un lusso che ritiene di meritare a un passo dalla pensione e dopo una vita di sacrifici. Il mezzo di trasporto si intona, infatti, alla sua pelliccia nuova, regalo che si è concessa per il compleanno e che ha indossato per la prima volta solo il giorno precedente. Dopo aver acquistato un biglietto di terza classe per Warrior Square, Florence Nightingale Shore si accomoda nell’ultimo vagone, dove attende che il treno si metta in movimento. Poco prima della partenza nel suo scompartimento entra un uomo con un completo di tweed marrone chiaro e un cappello. È l’ultima volta che qualcuno la vedrà viva. 
Il giorno stesso, sulla medesima tratta, la diciottenne Louisa Cannon salta giù da un treno in corsa per sfuggire all’opprimente e pericoloso zio, che vorrebbe sanare i propri debiti «offrendo» la nipote a uomini di dubbia reputazione. A soccorrerla è un agente della polizia ferroviaria, Guy Sullivan, un ragazzo alto e allampanato, gli incisivi distanti e gli occhiali spessi e tondi che gli scivolano sempre sul naso. Affascinato dalla determinazione della giovane, Guy si offre di aiutarla a raggiungere Asthall Manor, nella campagna dell’Oxfordshire, dove la ragazza deve sostenere un colloquio di lavoro come cameriera addetta alla nursery presso la prestigiosa famiglia Mitford. 
Louisa riesce a farsi assumere, divenendo istitutrice, chaperon e confidente delle sei sorelle Mitford, specialmente della sedicenne Nancy, una donna intelligente e curiosa con un talento particolare per le storie, talento che le permetterà poi di essere una delle più sofisticate e brillanti scrittrici britanniche del Novecento. 
Sarà proprio la curiosità di Nancy a spingerla a indagare, con l’aiuto di Guy, sul caso che sta facendo discutere tutta Londra: quello dell'infermiera assalita brutalmente sulla linea ferroviaria di Brighton. 
Basato sul vero omicidio, rimasto irrisolto, di Florence Nightingale Shore, questo è il primo romanzo di una serie di avvincenti gialli ambientati nell’Inghilterra degli anni Venti e Trenta, con protagoniste le sei «leggendarie» sorelle Mitford.


Considerazioni.
E mentre scorrono i giorni che ci portano verso il Natale, non posso che consigliarvi una lettura indimenticabile e davvero intrigante per i tutti i tipi di lettori.
Se cercate una lettura non solo piacevole, interessante, ma anche decisamente intrigante, composta da tanti colori diversi che formano tutti insieme un bellissimo quadro pieno di calore, di intimità familiare e di amicizia, fermate la ricerca, perché lo avete appena trovato!

E' stato piacevole entrare nei vari strati di questo romanzo, scoprire ogni storia, ogni aspetto ed ogni personaggio.  "L'assassinio di Florence Nightingale Shore. I delitti Mitford" nasce infatti come giallo - visto che la prima scena a cui assistiamo è quella di un omicidio, quello di Florence Nightingale Shore - per poi spostare il fuoco del suo obiettivo e farci assistere all'incontro/scontro tra il protagonista Guy, un poliziotto di una stazione ferroviaria di Londra e la protagonista, di nome Louisa, la quale sta scappando dallo zio - che la vuole cedere ad un uomo in cambio della cancellazione di un debito - per andare ad un colloquio di lavoro fuori Londra. E mentre le loro strade si dividono - ma sappiamo che non potranno che incontrarsi ancora - noi continuiamo a seguire Louisa, dolcissima, sola e molto povera, che lotta per portare via la madre da quel tugurio che chiama casa e cerca al contempo di trovare il riscatto che sente di meritare. Non è finita qui, però, perché una volta che abbiamo conosciuto Louisa, e proprio quando pensiamo di aver capito come la storia si possa svolgere, ci troviamo nella campagna inglese, a casa del clan Mitford. E qui la storia diventa veramente molto bella, perché conosciamo Nancy, Pamela, Diana, Unity, Jessica, Deborah e Tom, ma anche Farve e Mave e Ada e Nanny e tanti altri che vi ruberanno il cuore e vi spingeranno a leggere e rileggere questa storia.

La prima cosa che ho pensato appena conclusa la lettura di questo romanzo è stata il fatto che la Fellows abbia un talento naturale nel ricreare atmosfere calde ed avvolgenti, familiari e accomandanti senza però risultare stucchevoli o melense, costruendo storie che intrigano grazie al tocco di giallo intorno al quale tutto si muove. Ogni singolo avvenimento è molto naturale, collocato in modo tale da essere utile ai fini della trama ed ai personaggi, i quali escono dalla penna della Fellows con una caratterizzazione impressionante e bellissima, quasi poetica.
Raramente ho trovato, in un'autrice contemporanea, una scrittrice che sapesse mescolare, ma soprattutto bilanciare, così bene le varie componenti del romanzo, senza eccedere mai in una piuttosto che un'altra, seguendo il suo istinto narrativo ma governandolo con lo studio, la ricerca e il controllo su tutto senza dimenticare il sentimento e le emozioni.
Ho inoltre trovato molto bello che la Fellows abbia inserito una storia all'interno di un periodo storico affascinante, con personaggi realmente esistiti, forzando questi ultimi il giusto per renderli reali e quindi appassionarci alla vicenda e senza snaturarli nella memoria che abbiamo di essi.

Sono soddisfattissima di questo titolo, perché è stata una scoperta bellissima e vi posso assicurare che tutti coloro che hanno letto - ma anche coloro che la leggeranno - questa storia vorranno avere subito il seguito a disposizione (ma dovrete aspettare l'anno nuovo ...) per essere ancora parte del mondo di Louise e di Nancy, ed essere coinvolti nelle loro indagini ed avventure.

Assolutamente promosso!


Jessica Fellowes
Nipote dell’acclamato autore britannico Julian Fellowes, è scrittrice e giornalista, conosciuta per essere l’autrice di cinque libri sui retroscena della celebre serie TV Downton Abbey, molti dei quali sono apparsi nella lista dei bestseller del New York Times e Sunday Times. Ex vice direttrice di Country Life e giornalista del Sunday Mail, ha scritto per diverse testate tra cui il Daily Telegraph, il Guardian, il Sunday Times e The Lady. L’assassinio di Florence Nightingale Shore. I delitti Mitford è il primo di una serie di gialli ambientati negli anni Venti.
lunedì 6 febbraio 2017

Recensione: "Un Gentiluomo a Mosca" di Amor Towles



"Il conte non aveva un temperamento vendicativo; non aveva l'immaginazione per epopee; e di certo non aveva l'ego di sognare imperi restaurati. 

No. Lui era per il dominio della sua situazione e che sarebbe stato un diverso tipo del tutto diverso di prigioniero: un anglicano lavato a secco. Come Robinson Crusoe incagliato sull'isola di disperazione, il conte avrebbe mantenuto la sua determinazione impegnandosi per gli affari dagli aspetti pratici.
Dopo aver dispensato con i sogni di scoperta rapida, i Crusoe di tutto il mondo cercano riparo e una fonte di acqua dolce; insegnano loro a fare fuoco con la selce; studiano la topografia della loro isola, il suo clima, la sua flora e fauna, per tutto il tempo mantenendo i loro occhi addestrati per le vele all'orizzonte e le impronte sulla sabbia ".
- "Un Gentiluomo a Mosca" di Amor Towles  



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Un
gentiluomo
a Mosca
di Amor Towles
 

Pagine 560
Prezzo 18,50€
Neri Pozza
già disponibile
voto:
★★★★☆ 
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Mosca, 21 giugno 1922.
Il conte Aleksandr Il’icˇ Rostov, decorato con l’Ordine di Sant’Andrea, membro del Jockey Club, Maestro di caccia, viene scortato attraverso i cancelli del Cremlino che danno sulla Piazza Rossa fino alla suite 317 del Grand Hotel Metropol. Chiamato al Cremlino per un tête à tête, il Conte è apparso dinanzi al «Comitato d’Emergenza del Commissariato del Popolo», il tribunale bolscevico che l’ha condannato, senza remore e senz’appello, a trascorrere il resto dei suoi giorni agli arresti domiciliari per essersi «irrevocabilmente arreso alle corruzioni della propria classe sociale». La condanna non ammette errori: se mai dovesse mettere un piede fuori dal Metropol, il Conte sarà fucilato. 
I baffi incerati distesi come le ali di un gabbiano e il portamento fiero nel suo metro e novanta di altezza, Rostov è un gentiluomo colto e arguto, un anfitrione nato, niente affatto intenzionato a lasciarsi scoraggiare dinanzi a un simile rovescio della fortuna. Non essendo di temperamento vendicativo come Edmond Dantés rinchiuso nel Castello d’If, ma avendo riconosciuto che un uomo deve saper governare le proprie circostanze, altrimenti sarebbero le circostanze a governare lui, il Conte decide di affrontare la prigionia mantenendo la propria determinazione nella praticità delle cose, al pari di un novello Robinson Crusoe.
La pena da scontare non è poi così gravosa, essendo il Metropol un Grand Hotel tra i più sfarzosi di Russia. Inaugurato nel 1905, le sue suite art déco e i suoi rinomati ristoranti sono stati un punto di riunione di tutte le persone ricche di stile, influenti ed erudite.
Ma per un uomo come Rostov, abituato a viaggiare in lungo e in largo per il mondo e a condurre un’intensa vita sociale, quella detenzione, seppure in un lussuoso albergo, si rivela al pari di una gabbia per un leone.

Sebbene sia risaputo che non è da gentiluomini avere un’occupazione, Rostov inizia a rendersi conto di quanto sia gravoso trascorrere la vita leggendo, cenando e riflettendo. Fino al giorno in cui si imbatte nella ragazzina che ama il giallo, una piccola ospite dell’albergo intrepida e curiosa. Nina Kulikova, al pari del Conte, vive al Metropol in cattività, eppure la bambina ha trovato il modo di far espandere le pareti dell’hotel verso l’esterno, scovando passaggi nascosti e stanze segrete.
Sarà Nina a farsi carico dell’educazione del Conte. Un’educazione che lo porterà a comprendere quanto vasto sia il mondo e affascinanti i personaggi che lo popolano, sia pure tra le quattro mura di un albergo. 
Ricco di umorismo, con un cast di personaggi scintillante – rivoluzionari intransigenti, stelle del cinema, intellettuali disillusi – e una scrittura impeccabile, Un gentiluomo a Moscaripercorre magistralmente un secolo di storia della Russia moderna, consegnandoci un protagonista che ha il raro pregio di rendersi indimenticabile.



Considerazioni.
Towles è uno di quei romanzieri che una volta scoperti non puoi fare a meno di seguire, ovunque egli possa condurti. Se nel primo romanzo che ho letto di questo autore "La buona società" mi aveva narrato di New York negli inizi del Novecento, in questa sua nuova fatica "Un gentiluomo a Mosca" ci porta invece a Mosca, sempre nei primi anni del Novecento (probabilmente il periodo storico prediletto da questo autore) precisamente nel 1922 e ci parla di un uomo particolare, ovvero del Conte Alexander Ilyich Rostov.

Quest'ultimo è un all'apparenza un uomo per bene, vestito elegantemente e dai modi pacati, un uomo che una volta conosciuto sarebbe stato l'anfitrione perfetto, un oratore da imitare, un animale da palcoscenico per intrattenere la folla, ma  che è ora un uomo agli arresti domiciliari presso il Grand Hotel Metropol di Mosca. Stanza 317. Appartenente una volta alla grande èlite terriere di Nizhy Novgorod, il Conte è adesso relegato in un camera d'albergo ed attendere che il resto dei suoi giorni gli sfugga tre le dita. 
Anche se abbattersi sarebbe la prima cosa che verrebbe in mente ad un uomo della sua levatura e posizione, anche se la condanna che gli ha inflitto il «Comitato d’Emergenza del Commissariato del Popolo» per essersi «irrevocabilmente arreso alle corruzioni della propria classe sociale» e se lo vedesse varcare l'albergo lo vedrebbe fucilato,  Alexander Ilyich Rostov non si abbatte. Da uomo intelligente, arguto e colto qual è decide di prendere in mano le redini del suo destino e non permettere alla circostanze di renderlo un uomo peggiore di lui, di non permettere al destino di soverchiare la sua essenza e reagisce.
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E mentre fuori dal Metropol imperversa la politica di Stalin, che ha preso il controllo del paese, che nel frattempo vede assottigliarsi i rapporti con gli altri paesi Occidentali Alexander Ilyich Rostov decide di vedere i lati positivi che la sua prigionia gli concede e da della sua esistenza limitata la chiave di accesso per diventare "l'uomo più fortunato della Russia", come da sua stessa definizione. D'altronde vive in un Grand Hotel, conosce persone molto diverse da lui e altrettanto interessanti, che renderanno piacevole la sua permanenza e l'arricchiranno moltissimo di pensieri ed esperienze. Conoscerà infatti Sofia, la madre di una certa Nina; Emile, il capo chef del ristorante Boyarsky (io ristorante più buono di tutta la Russia); Andrey, maître del ristorante; Marina, la sarta che diventerà per lui quasi una figura materna e Vasily il portiere, senza dimentica Anna, Osip, Mishka, ecc... Il gruppo diventa come una famiglia nel corso degli arresti domiciliari del conte, e con i lussuosi condizioni della lobby, bar e ristorante, diventa evidente che il conteggio è l'uomo più fortunato in tutta la Russia.

Ma sebbene la sua vita si arricchisca di incontri e di inaspettati momenti di gioia (dati dagli incontri e dalla lettura, dalla musica e dal cibo, che adora in egual misura) nonché serenità del quotidiano, quello che del romanzo, alla fine, ti porti dentro come lettore è sicuramente l'impronta di uomo capace di reagire bene a circostanze infauste con la sola forza della sua mente, l'unico grande, vero potere che possiede davvero e che è in grado di liberarlo dalla sua gabbia fisica.

Il personaggio di Rostov è davvero ben costruito e la sua personalità cambia in modo esponenziale e sostanziale. Il Conte infatti era un uomo fiero, con importanti beni materiali a sua disposizione e il fatto di essere qualcuno, poi la sua situazione si ribalta e deve gestire se stesso nello spazio in una camera d'albergo, senza terre, possedimenti e senza essere più nessuno rispetto alla società, con il problema/fortuna di aver incontrato la persona che più lo cambierà, più di quanto abbia fatto prima: Nina.

Nina è una bambina di nove anni, precoce e pronta all'avventura, che riesce a piombare nella vita del Conte con una facilità imbarazzante per trascinarlo in tutto quanto la coinvolge, per tutto l'albergo. Ed il mondo, per Rostov, cambia nuovamente aspetto e prospettiva. Il loro rapporto è bellissimo, sincero, costruttivo perché Nina non vede più il Conte come l'aristocratico pre rivoluzione bolscevica, condannato dal partito per essere tale (e quindi una minaccia) ma come l'uomo che delle debolezze, che patisce certi argomenti, che non riesce ad affrontare certe situazioni, certe tematiche e che si dimostra fragile nei confronti del suo passato.  
Attraverso Nina, il Conte, vedrà il mondo con occhi nuovi, come meno orpelli, con maggiore semplicità di intenti ed aspettative, prendendo quello che viene con una serenità maggiore e proprio per questo con maggiore consapevolezza.

Questo romanzo, che tra le altre cose non è scritto bene, ma benissimo, coinvolge per la prosa di Towles, conquista per il personaggio di Alexander Ilyich Rostov, affascina per i dettagli, per i pensieri del Conte, per come vede le cose dalla sua privilegiata (o meno) prospettiva. Era questo un romanzo decisamente più complesso di "La buona società", molto più complicato da gestire non solo per la mole personaggio principale e delle meccaniche del Grand Hotel, ma anche per la ricostruzione storica che intanto scorre sullo sfondo, al di fuori del Metropol, di cui si doveva (per lo scrittore) e si deve (per noi lettori) necessariamente tenere conto. 

"Un Gentiluomo a Mosca" è un libro che si compone di tanti elementi, tutti ben sistemati per collimare tra loro: dal dramma alla commedia, dalla riflessione all'eufuismo, dal politico all'edonistico, tutto in questo romanzo trasuda stile e magnetismo verso caratteri forti, personaggi molto ben delineati e quel qualcosa in più che si va cercando di romanzo in romanzo e che rende il libro in questione indimenticabile anche solo per l'arte narrativa dell'autore, che in questo caso a dir poco incanta.

Io vi consiglio caldamente la lettura di questo romanzo, per prima cosa perché è un romanzo davvero molto, ma molto piacevole, che vi rimarrà nel cuore per più di un momento vissuto dai suoi protagonisti, in secondo luogo perché è scritto magnificamente, con una prosa brillante, deliziosa, piena di spirito, che coinvolge, interessa, intrattiene con garbo e stile (da vendere).


   
Amor Towles 
E' nato a Boston nel 1964. Si è laureato a Yale e ha conseguito un dottorato in letteratura inglese a Stanford. È un grande appassionato di storia dell’arte, soprattutto della pittura di inizio Novecento, e di musica jazz. Vive a Manhattan con la moglie e i due figli. La buona società è il suo primo romanzo.
lunedì 16 gennaio 2017

Gennaio propone ...




Per questo lunedì vorrei proporvi tre uscite interessanti: due straniere, edite dalla Neri Pozza proprio in questi giorni, ed una edita dalla Lettere Animate che invece si caratterizza per l'essere molto sensuale e provocante, pubblicata qualche settimana fa.

Vorrei consigliarvi con particolare entusiasmo "Un gentiluomo a Mosca" perchè conosco l'autore, di cui avevo letto "La buona società" e mi era piaciuto moltissimo sia per lo stile narrativo del suo autore, che per la trama, la quale mi aveva trascinata in una New York da sogno ...  




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Un
gentiluomo
a Mosca

di Amor Towles

Pagine 560
Prezzo 18,50€
Neri Pozza
già disponibile

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Mosca, 21 giugno 1922.
Il conte Aleksandr Il’icˇ Rostov, decorato con l’Ordine di Sant’Andrea, membro del Jockey Club, Maestro di caccia, viene scortato attraverso i cancelli del Cremlino che danno sulla Piazza Rossa fino alla suite 317 del Grand Hotel Metropol. Chiamato al Cremlino per un tête à tête, il Conte è apparso dinanzi al «Comitato d’Emergenza del Commissariato del Popolo», il tribunale bolscevico che l’ha condannato, senza remore e senz’appello, a trascorrere il resto dei suoi giorni agli arresti domiciliari per essersi «irrevocabilmente arreso alle corruzioni della propria classe sociale». La condanna non ammette errori: se mai dovesse mettere un piede fuori dal Metropol, il Conte sarà fucilato.
I baffi incerati distesi come le ali di un gabbiano e il portamento fiero nel suo metro e novanta di altezza, Rostov è un gentiluomo colto e arguto, un anfitrione nato, niente affatto intenzionato a lasciarsi scoraggiare dinanzi a un simile rovescio della fortuna. Non essendo di temperamento vendicativo come Edmond Dantés rinchiuso nel Castello d’If, ma avendo riconosciuto che un uomo deve saper governare le proprie circostanze, altrimenti sarebbero le circostanze a governare lui, il Conte decide di affrontare la prigionia mantenendo la propria determinazione nella praticità delle cose, al pari di un novello Robinson Crusoe.
La pena da scontare non è poi così gravosa, essendo il Metropol un Grand Hotel tra i più sfarzosi di Russia. Inaugurato nel 1905, le sue suite art déco e i suoi rinomati ristoranti sono stati un punto di riunione di tutte le persone ricche di stile, influenti ed erudite.
Ma per un uomo come Rostov, abituato a viaggiare in lungo e in largo per il mondo e a condurre un’intensa vita sociale, quella detenzione, seppure in un lussuoso albergo, si rivela al pari di una gabbia per un leone.
Sebbene sia risaputo che non è da gentiluomini avere un’occupazione, Rostov inizia a rendersi conto di quanto sia gravoso trascorrere la vita leggendo, cenando e riflettendo. Fino al giorno in cui si imbatte nella ragazzina che ama il giallo, una piccola ospite dell’albergo intrepida e curiosa. Nina Kulikova, al pari del Conte, vive al Metropol in cattività, eppure la bambina ha trovato il modo di far espandere le pareti dell’hotel verso l’esterno, scovando passaggi nascosti e stanze segrete.
Sarà Nina a farsi carico dell’educazione del Conte. Un’educazione che lo porterà a comprendere quanto vasto sia il mondo e affascinanti i personaggi che lo popolano, sia pure tra le quattro mura di un albergo.
Ricco di umorismo, con un cast di personaggi scintillante – rivoluzionari intransigenti, stelle del cinema, intellettuali disillusi – e una scrittura impeccabile, Un gentiluomo a Mosca ripercorre magistralmente un secolo di storia della Russia moderna, consegnandoci un protagonista che ha il raro pregio di rendersi indimenticabile.

Amor Towles 
E' nato a Boston nel 1964. Si è laureato a Yale e ha conseguito un dottorato in letteratura inglese a Stanford. È un grande appassionato di storia dell’arte, soprattutto della pittura di inizio Novecento, e di musica jazz. Vive a Manhattan con la moglie e i due figli. La buona società è il suo primo romanzo.

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La
 famiglia 
Benade
di Marlene van Niekerk

Pagine 624
Prezzo 22€
Neri Pozza
già disponibile
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Sudafrica, 1994. 
Al 127 di Marta Street, nel sobborgo di Triomf, alla periferia di Johannesburg – un quartiere operaio popolato esclusivamente da bianchi indigenti – abita la famiglia Benade. 
Pop, il pater familias, bretelle ciondoloni sulle ginocchia, capelli bianchi arruffati e dritti sulla testa, a quasi ottant’anni non si alza ormai più dalla poltrona davanti al televisore. Anche Mol, sua moglie, non scherza. Se ne sta seduta con le gambe larghe sotto la vestaglietta che non toglie mai, facendo dondolare su e giù il dente finto e fumando una sigaretta dietro l’altra. Entrambi cercano di tenersi alla larga da Lambert, il figlio quarantenne, epilettico e affetto da disturbi della personalità che lo rendono pericoloso per se stesso e gli altri. E poi c’è Treppie, il fratello di Mol, che si è assunto il ruolo di provocatorio filosofo della famiglia e quando la mette giù dura dice cose davvero meschine e cattive.  
Trent’anni prima, all’epoca della sua costruzione, Triomf era pieno di gente nuova, erano tutti giovani e pieni di belle speranze. I Benade se lo ricordano ancora il giorno in cui il Community Development annunciò la costruzione di abitazioni per i «bianchi bisognosi» proprio lì, dove una volta c’era Sophiatown. Il terreno era stato spianato dai bulldozer e i “cafri” se n’erano andati. Triomf, sarebbe diventato un quartiere pieno di «belle casette per bianchi». Il quartiere dove i Benade sarebbero diventati ricchi. 
Non lo sono diventati. La casa in cui vivono, con due cani che non la piantano di abbaiare e fanno i loro bisogni ovunque, è fatiscente. L’inverno ha reso l’erba del giardino simile a paglia. Le lastre di lamiera sul tetto si sono allentate. Il legno si sta scrostando, in certi punti è proprio marcio e pende a brandelli dal tetto. Solo la cassetta della posta viene tenuta come un gioiello, perché di questi tempi bisogna avere una cassetta della posta decente a Triomf. Siamo infatti alla vigilia delle prime elezioni democratiche del Paese, elezioni da cui Mandela uscirà vincitore, e i Benade, come gli altri abitanti di Triomf, sono stufi delle promesse della politica. Così come sono stufi dei picchiatori razzisti del National Party, dei testimoni di Geova e della città che incombe su di loro come un gigante vendicativo. L’unico modo che hanno per sopravvivere è ripetersi l’un l’altro che non hanno altro che la famiglia, per quanto sgangherata sia, e un tetto sopra la testa. 
Con una prosa impeccabile, Marlene van Niekerk è riuscita a forzare il varco del pregiudizio e del tabù dipingendo un memorabile affresco del Sudafrica e degli effetti dell’apartheid sugli afrikaner, la popolazione di boeri bianchi che colonizzò il paese al seguito della Compagnia Olandese delle Indie Orientali. La famiglia Benade è stato acclamato come uno dei migliori romanzi mai scritti in afrikaans, un’indagine tragicomica sullo sforzo umano di dare un senso alla vita, anche nella più misera e abietta delle circostanze.
«Crudele paradosso: 
da un lato un Paese che finalmente si affaccia alla democrazia, 
e dall’altro il naufragio morale
 di una famiglia descritto con terribile violenza. 
Ma anche con empatia straziante, 
con una compassione che trasforma 
l’allegoria politica in parabola evangelica».
L’Express

«Una pietra miliare per la letteratura del Sudafrica».
Daily Telegraph

«Scritto in maniera splendida».
The Economist

«Un grande romanzo. 
Uno spaccato devastante di un 
sottoproletariato chiuso 
in un circolo vizioso di povertà e disperazione».
The Observer
Marlene van Niekerk 
E' nata nel 1954 in una fattoria di Caledon, nella Provincia del Capo Occidentale, in Sudafrica. Dopo gli studi in psicologia, lingue e letteratura, ha ottenuto una cattedra prima all'università di Witwatersrand e poi di Stellenbosch, dove insegna Letteratura afrikaans e olandese.

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Mi 
appartieni
di Nicole De Luca 

Pagine 575
Prezzo 18,70
Lettere Animate 
già disponibile
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Anita è una donna come tante: conduce una vita normale, è solare, spensierata e piena di sogni. Il suo futuro è già programmato. Ha un lavoro, un fidanzato, un'amica sincera e un gruppo di amici. Non le manca niente.
Luca, invece, è un uomo particolare: testardo, presuntuoso, intrigante e tormentato, che diventerà presto perdizione, desiderio e piacere.
La storia si svolge prevalentemente a Roma ed è qui che qualcosa spezzerà la quotidianità di Anita: l'incontro con Luca la catapulterà in un mondo diverso, al quale non è abituata e che la trascinerà in un vorticoso turbinio di eventi. Insieme ai nostri protagonisti, verremo immersi in una realtà di passioni ed erotiche sensualità dove l'intesa mentale supera ogni ostacolo. Indecisioni, dubbi, ripensamenti e una scelta da prendere in breve tempo.
Quale strada sceglierà Anita? Il giusto e l'ovvio o proverà ad intraprendere un nuovo percorso? L'amore, la passione, la perversione e l'intrigo faranno parte di questo romanzo scritto a tinte forti che non lascerà nulla all'immaginazione.  
“Mi appartieni” è l’essenza di una vera rivoluzione: forte, crudo e talmente coinvolgente da lasciarti senza fiato, fino all’ultima riga, quella che decreterà non una fine, ma un nuovo intrigante inizio. Verrete catapultati in un mondo senza decenza, sostituita dalla voglia di soddisfare indicibili desideri. Se non avrete paura di denudare la vostra anima, mettendo da parte ogni tipo di imbarazzo per lasciarvi trasportare nei meandri più oscuri della passione, venite a scoprire l’intrigante e travagliata avventura di Anita e Luca.  
Amore, sesso, perversione, BDSM, si intrecciano in questo romanzo ricco di emozioni forti ma anche di sentimenti, desideri e situazioni che sono alla mercé di ognuno di noi.  
Non ci sono ricconi che “comprano” schiave o cose del genere... ci sono le emozioni e le vicissitudini di persone comuni che scoprono insieme che il sesso non è poi quell'orrido tabù.


Nicole De Luca
Nasce a Roma nell'ottobre del 1976, dove vive tutt'ora. Casalinga, moglie e madre a tempo pieno. Ha lavorato come commessa nel settore informatico per svariati anni per poi occuparsi pienamente della famiglia. I suoi hobbies sono: la lettura, il cinema e i videogames.  Nel 2012 iniziò, un po' per passione e un po' per caso, a dilettarsi nella scrittura di brevi racconti erotici.   “Mi appartieni” è il suo primo romanzo, nato con l'intento di essere un piccolo racconto per poi sfociare in una complessa e travagliata storia d'amore dai risvolti sessuali accentuati ed espliciti.
sabato 14 maggio 2016

Recensione "Aspettando Bojangles" di Olivier Bordeaut










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 Aspettando
 Bojangles
di Olivier Bordeaut
pagine 140 circa
prezzo 15€
ebook 9.99€
Neri Pozza 
già disponibile
voto:
★★★★☆
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Immaginate di essere un bambino e di avere un padre che non chiama mai vostra madre con lo stesso nome. Immaginate poi che a vostra madre quest’abitudine non dispiaccia affatto, poiché tutte le mattine, in cucina, tiene lo sguardo fisso e allegro su vostro padre, col naso dentro la tazza di latte oppure col mento tra le mani, in attesa del verdetto; e poi, felice, si volta verso lo specchio salutando la nuova Renée, o la nuova Joséphine, o la nuova Marylou...
Se immaginate tutto questo, potete mettere piede nel fantastico universo familiare descritto dal bambino in queste pagine. Un universo in cui a reggere le sorti di tutto e tutti è Renée, Joséphine, Marylou… la madre. 
Di lei, suo marito dice che dà del tu alle stelle, ma in realtà dà del voi a tutti, a suo marito, al bambino e alla damigella di Numidia che vive nel loro appartamento, un grosso uccello strambo ed elegante che passeggia oscillando il lungo collo nero, le piume bianche e gli occhi di un rosso violento. 
Renée, Joséphine, Marylou, o anche, ogni 15 febbraio, Georgette, ama ballare con suo marito sempre e ovunque, di giorno e di notte, da soli e in compagnia degli amici, al suono soprattutto di Mister Bojangles di Nina Simone, una canzone gaia e triste allo stesso tempo. 
Per il resto del tempo si entusiasma e si estasia per ogni cosa, trovando incredibilmente divertente l’andare avanti del mondo. E non tratta il suo piccolo né da adulto né da bambino, ma come un personaggio da romanzo. Un romanzo che lei ama molto e nel quale s’immerge in ogni momento. 
Di una sola cosa non vuole sentire parlare: delle tristezze e degli inganni della vita; perciò ripete come un mantra ai suoi: «Quando la realtà è banale e triste, inventatemi una bella storia, voi che sapete mentire così bene».
La realtà, però, è a volte molto banale e triste, così scioccamente triste che occorre più di una prodigiosa arte del mentire per continuare a gioire del mondo.

 birdie print:

Considerazioni.
E' un mondo particolare, quasi surreale, incredibile e  pieno di sfaccettature quello che ci propone Bordeaut in questo suo romanzo di esordio.

Tutto comincia in una grande casa, piuttosto sopra le righe, arredata secondo quanto le personalità dei protagonisti impongono loro (ergo pittorescamente) e con un bambino, ovvero il protagonista, che in camera non ha un letto, ma ben tre (uno diverso dall'altro), che vede alternarsi nella sua vita "ospiti" - reali o surreali - che vanno e che vengono in continuazione, che deve vedere una madre che ogni giorno si sveglia e si fa chiamare in modo diverso (Renée, Marylou, Joséphine, e, ogni 15 febbraio, Georgette) e un padre che non lavora pur di starle accanto e assecondare questa sua follia.

Ed è proprio il rapporto - strano, ma dolcissimo - tra i due genitori del piccolo protagonista (grazie al quale percepiamo quanto vortica attorno alla folle famiglia che osserviamo) quello che più rimane impresso per particolarità, follia, amore e sacrificio.

Penserete che il bimbo protagonista sia un bambino lasciato a se stesso, con una madre divisa tra due realtà e un padre che si preoccopa di salvaguardarla in ogni modo. E sebbe in parte il bambino si senta parte di quella solitudine che accompagna la sua infanzia è altrettanto vero che si sente comunque amato, moltissimo e profondamente.

Più il romanzo procede verso l'amarezza che ci aspettiamo sgorgare dalle parole del suo autore, che con la prima parte della storia stempera introducendo le particolarità e l'umorismo dei protagonisti, vediamo questa famiglia disfunzionale arrabattarsi a vivere, con le complicazioni quotidiane, tra le piccole e grandi imprese che la vita impone loro, con il pregio di essere uniti, forti e compatti di fronte alle fatiche e i problemi in cui inciampana ogni giorno.

E tra i vari momenti memorabili del libro (che conclude brevemente) ci sono momenti particolarmente toccanti, di quelli che ti ricordi sempre, che ogni tanto ti saltano vividi nella mente per come possano significare qualcosa come l'affetto spontaneo e incondizionato. Ecco che momenti come questi in "Aspettando Bojangles" sono rappresentati ad esempio da Nina Simone che con il suo Mr. Bojangles irrompe in scena, con le sue note dolci e suadenti, creando momenti di intramontabile bellezza tra i due sposi adoranti, che ballano a qualsiasi ora della notte abbracciandosi e concedendosi dolci e piacevoli momenti.

Ecco di cosa vive questo piccolo protagonista: di sogno, di follia, di attesa che qualcosa accada, di amore che riceve e amore che dona, per esempio al suo animaletto domestico, un pazzo pennuto.
Ed è tutto così profondamente empatico, triste, emozionante, toccante, fuggevole, coloratissimo e piacevole che non si può, almeno a parole, racchiudere tutto a una definizione stringente, a un'impressione, a un voto, a un giudizio singolo.

Vorrei consigliare questo romanzo a chi vuole provare un'avventura concedendosi il lusso di leggere un romanzo senza sapere a cosa sta andando incontro, lasciandosi prendere dalla storia man mano che visi propone.

"Aspettando Bojangles" è un romanzo che con tonalità colorate, umoristiche, dolci, particolari (e a tratti surreali), racconta un storia struggente e molto romantica, ma non solo, trova anche modo di narrare l'amore in una famiglia che funziona in modo molto diverso da quello che conosciamo, vista anche dal punto di vista di un bambino che si sta creando una visione altrettando falsata e peculiare di quanto sta vivendo (quale famigli, d'altronde chiamerebbe un pennuto Damigella Superflua?). Provate a leggerlo, ve ne innamorerete!


birds:


Olivier Bourdeaut è nato nel 1980 in una casa affacciata sull’Oceano atlantico, rigorosamente priva di televisore. Ha potuto così leggere e fantasticare molto. Prima di scrivere Aspettando Bojangles è stato un disastroso agente immobiliare, factotum in una casa editrice di libri scolastici, raccoglitore di fior di sale di Guérande a Croisic.

venerdì 22 aprile 2016

Recensione: "Cabaret Biarritz" di José C. Vales











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Cabaret 
Biarritz
di José C. Vales 
Pagine 360
Prezzo: 18,00€
Ebook: 9,99€
Neri Pozza Editore
voto:
 ★★★★☆
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Nella Parigi del 1938, Philippe Fourac è il direttore e proprietario de La Fortune, una casa editrice dai toni popolari che si rivolge principalmente a un pubblico di signore benestanti. 
Nemico degli autori avanguardistici e dei tomi arcigni «che puzzano di letteratura», Fourac è alla ricerca costante di fatti e argomenti i cui aspetti «più truculenti, sanguinari e morbosi» possano essere trasformati, da una buona penna, in un romanzo di successo. 
Quando conosce Georges Miet, un giovane scrittore zoppo, quasi cieco e con più pulci dei ratti di Saint-Germain, il direttore capisce immediatamente che quel ragazzo malconcio è disposto a fare qualunque cosa pur di guadagnarsi da vivere con la scrittura. E così nasce il progetto «Cabaret Biarritz». 
Fourac incarica Miet di scrivere un romanzo «serio ma appetibile» sui drammatici fatti che una decina d’anni prima, precisamente nell’estate del 1925, scossero l’elegante località turistica di Biarritz, nel sud della Francia. Gli articoli di cronaca dell’epoca pubblicati su La Petite Gironde parlavano del corpo di una donna rinvenuto con una caviglia incastrata in un anello d’ormeggio del porto. Un caso rubricato dalla polizia tra i soliti tragici incidenti di «una notte di bagordi in Côte Basque». 
Arrivato a Biarritz, Miet intervista gli amici e i conoscenti della vittima, dopodiché passa al setaccio le maliziose ballerine del cabaret Les Sirènes, i ricchi vacanzieri di stanza al Casinò Bellevue, e una schiera pressoché infinita di governanti, gioiellieri, lanciatori di coltelli, artisti omosessuali e becchini. Più le dichiarazioni aumentano, tuttavia, più il mistero si infittisce. 
Quando scopre che i cadaveri di altre due persone erano già stati rinvenuti in circostanze molto simili alla prima vittima, la polizia inizia a pedinarlo e il suo editore gli intima di tornare a Parigi. Solo, impaurito e senza il becco di unquattrino, Miet è convinto che tre delle persone che ha intervistato – il giornalista locale conosciuto come «Vilko», il fotografo Marcel Galet e l’aristocratica e seducente Beatrix Ross – sappiano molto più di quello che gli hanno raccontato. Il problema è inventarsi un modo per convincerli a parlare. 

 

Considerazioni.
Fresco.
Particolare.
Originale.
Interessante.
Piacevolissimo.

Quando ho incominciato a sfogliare "Cabaret Biarritz" non pensavo che dietro questa copertina affascinante e ammaliante ci fosse un romanzo così particolare e intrigante.

Vales ci introduce a "Cabaret Biarritz" spiegandoci che in quel del 1938 circa, un certo George Miet - testualmente descritto dall'autore come un "giovane scrittore zoppo, quasi cieco e con più pulci dei ratti di Saint-Germain" - viene ingaggiato dal Sig. Fourac - un editore parigino il cui scopo è di rendere i fatti "più truculenti, sanguinari e morbosi grande" grandi romanzi per il grande pubblico - per scrivere un romanzo su quanto accaduto a Biarritz nell'estate del 1925.

In quel periodo, nella località francese di cui sopra, successero effettivamente alcuni fatti piuttosto inquietanti. Come testimoniano i giornali del tempo, come la Petite Gironde, il corpo di una donna fu rinvenuto con una caviglia incastrata in un anello d’ormeggio del porto.

Estremamente bisognoso di soldi, Miet accetta l'incarico di Fourac e parte per la costa meridionale francese per scoprire di più sul caso e fare qualche intervista "per far saltar fuori qualcosa di buono" da scrivere. Non si aspetta però che tra un'intervista agli amici, un'altra conoscenti della vittima, qualche visita alle ballerine del cabaret Les Sirènes, qualche domandina buttata la ai ricchi vacanzieri di stanza al Casinò Bellevue, senza tralasciaregovernanti, lanciatori di coltelli, gioiellieri, artisti, gionalisti strani, ecc... il mistero della donna uccisa si svelasse essere così intricatoe fitto di misteri - nonchè collegato ad altri "fatali" annegamenti e un suicidio -  che stanno incominciando a saltar fuori ... 

Ho trovato il romanzo di Vales - che si presenta come un collage di punti di vista delle vicende su vui Miet pone domande - davvero ben costruito, presentato e congegnato.
Sebbene alcuni potranno infatti trovarlo un pò strano nell'esposizione e in qualche punto frammentario, io trovo che proprio questi punti siano i veri punti di forza di "Cabaret Biarritz", che altrimenti risulterebbe soffocante come l'estante in cui si trova immerso Miet per le sue idagini ...

La variazione dello stile nel racconto (con l'inserimento di punti di vista diversi, interviste, monologhi, note a piè di pagina che integrano il racconto, con il cambio di registro a secondo dell'estrazione sociale dei personaggi, ecc...), il mistero che rigenera se stesso nella scoperta di nuovi elementi, personaggi sopra le righe, tipicamente francesi nel loro modo di agire, nel parlare, nel mondo in cui si muovono, sono davvero perfetti per l'universo creato da Vales, che muove tutto in una sorta di bolla surreale, in cui l'intrigo, il mistero e l'ignoto ci ricordano di tenere i piedi ben piantati per terra e cercare di trovare il capo per risolvere il caso in cui il protagonisti sembra impantanarsi sempre di più.

Ho apprezzato moltissimo il fatto che all'autore sia venuto in mente di depistare il lettore con indizi erronei, con interviste in cui certi elementi sembrano davvero credibili, convincenti ma in ultimo assolutamente ingannevoli! Geniale (anche perchè me ne sono accorta troppo tardi).
Mi è piaciuto moltissimo perchè è dato tanto spazio anche al lettore, che deve partecipare alle indagini cercando di compredere quando un testimone è valido o meno, quando ha di fronte qualcosa di utile da prendere in considerazione oppure no, e così via.

In una Biarrittz dei tempi d'oro, dove tutto luccicava di possibilità, bellezza e denaro, assistiamo a fatti realmente accaduti, raccontato in un modo particolarissimo, con protagonisti decisamente sorprendenti e con un finale assolutamente spiazzante!
Sono stata avvinta dalla trama e catturata dallo stile, che mi ha proprio sorpreso nell'incedere e nell'evoluzione.
Ovviamente consigliatissimo!!!!!!




José C. Vales (Zamora, 1965) si è laureato in Lettere all’Università di Salamanca e poi specializzato a Madrid in Filosofia ed Estetica della Letteratura romantica. Lavora come editor, redattore e traduttore per diverse case editrici spagnole. Nel 2015 Cabaret Biarritz ha vinto il Premio Nadal, uno dei più importanti riconoscimenti letterari di Spagna.