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lunedì 8 aprile 2013


I Melrose 






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I Melrose
Edward St Aubyn
Pagine 456
Euro 18,00
Neri Pozza
da aprile
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Il ciclo narrativo contenuto in queste pagine, composto da quattro romanzi (il quinto conclusivo, At Last apparirà in seguito), ha destato enorme scalpore nei paesi in cui è apparso. 
Edward St Aubyn, rampollo di un’antica e nobile famiglia che «viveva in Cornovaglia fin dai tempi della conquista normanna» (Guardian), è stato accostato dalla critica britannica e statunitense a Evelyn Waugh e Oscar Wilde per la sua sferzante descrizione dell’upper class inglese o a Martin Amis e alla corrente letteraria da lui inaugurata per il nichilismo che spira nelle sue pagine. 
The Patrick Melrose Novels
cover originale
Tuttavia, come ha notato la «New York Book Review», nei Melrose è all’opera una contemporaneità non riscontrabile nelle opere degli scrittori cui St Aubyn è generalmente accostato, «un’aristocratica atmosfera di caustico orrore» mai percepita prima. Scevro, come ogni membro di una famiglia che può fregiarsi del titolo di baronetto sin dal 1671, dall’infatuazione per le forme di vita dell’aristocrazia inglese che caratterizza, invece, la prosa di Wilde e Waugh, St Aubyn ritrae il personaggio di Patrick Melrose, impegnato tenacemente a porre fine alla sua esistenza abusando di alcol e droga, e l’irresistibile galleria di titolati snob, ubriaconi, dementi, tiranni e tossicomani che lo circondano, come nuovi demoni della contemporaneità, in una maniera che è a un tempo così disperatamente moderna e così armoniosamente classica da spingere una scrittrice come Alice Sebold a dichiarare che I Melrose «sono un capolavoro del XXI secolo, e St. Aubyn è uno dei più grandi prosatori di lingua inglese». 
Nel primo romanzo, Non importa, David Melrose, padre sadico e autoritario, uccide i sogni e le fantasie del piccolo Patrick, mentre la madre, persa in una nebbia di alcol e rimpianti, non si avvede di nulla. 
In Cattive notizie, ventiduenne e tossicodipendente, Patrick si reca a New York per raccogliere le ceneri del padre, e vaga per le strade della metropoli a caccia di eroina e in fuga dai ricordi. 
Nel terzo, Speranza, libero dalla dipendenza, durante un estenuante party in una residenza della campagna inglese, Patrick si ritrova combattuto tra il disgusto per il mondo e il desiderio di lasciarsi alle spalle la crudeltà sregolata dell'adolescenza e aprirsi alla vita e al perdono. 
Nel quarto, Latte materno, Patrick è alle prese con le promesse infrante e gli inaspettati slanci filantropici della madre. 
Quattro romanzi, sorretti da uno stile infallibile e da una rara penetrazione psicologica. Quattro capitoli di un ciclo narrativo e di un unico formidabile, blasfemo romanzo di formazione che ha lasciato un segno profondo nella letteratura contemporanea.

Come comincia


Alle sette e mezzo del mattino, con la biancheria stirata la sera prima, Yvette scendeva per il vialetto, diretta verso casa. I sandali battevano leggeri mentre arricciava gli alluci perché non le si sfilassero, e la cinghia rotta la costringeva a barcollare sul selciato pieno di solchi. Al di sopra del muro e all'ombra dei cipressi che costeggiavano il viale, vide il dottore che trafficava in giardino.
In vestaglia azzurra e con gli occhiali da sole inforcati, anche se era ancora troppo presto perché il sole di settembre si fosse affacciato da dietro la montagna di calcare, il dottore dirigeva un getto forte d'acqua dal tubo di gomma che stringeva nella sinistra verso la colonna di formiche che avanzava operosa sul ghiaietto ai suoi piedi. Seguiva una tecnica ormai consolidata: lasciava che le sopravvissute si abbarbicassero ai sassolini bagnati e recuperassero per un attimo la loro dignità, prima di sommergerle sotto un nuovo torrente d'acqua. Con la mano libera si tolse il sigaro dalla bocca, lasciando che il fumo coprisse i riccioli castani e grigi che gli ricadevano sulle ossa sporgenti della fronte. Quindi, passando il pollice sopra il tubo, concentrò il getto d'acqua su una sola formica, deciso a ucciderla a ogni costo.
Yvette doveva solo passare oltre un fico per poter scivolare dentro casa senza che il dottor Melrose si accorgesse del suo arrivo. Il dottore, però, aveva l'abitudine di rivolgersi a lei senza alzare gli occhi da terra, proprio quando era nascosta dall'albero. Il giorno prima le aveva parlato quanto bastava perché non sentisse più le braccia, lasciandola andare prima che facesse cadere in terra la biancheria. I suoi calcoli erano sempre esatti al minuto. Aveva esordito chiedendole un'opinione sul mistral, mostrando un rispetto quasi eccessivo per la sua familiarità con la natia Provenza. Quando era stato tanto gentile da mostrare un interesse per il lavoro di suo figlio ai cantieri navali, il dolore era già arrivato alle spalle di Yvette, e cominciava a spostarsi verso il collo, con una serie di punture di spillo. Si era mostrata decisa a resistergli, anche quando le aveva chiesto del mal di schiena di suo marito, paventando che potesse impedirgli di guidare il trattore durante la mietitura. Oggi, però, non le si rivolse con il "Bonjour, chère Yvette" che inaugurava quelle premurose conversazioni di prima mattina, e Yvette si piegò sotto i rami bassi del fico, pronta a entrare in casa.


Dicono del romanzo:


Finalista al Booker Prize, vincitore del Prix Fémina.

«Umorismo, pathos, giudizi fulminanti, dolore, gioia e tutta la gamma di sentimenti che li separa... I romanzi di Patrick Melrose sono un capolavoro del XXI secolo, e St. Aubyn è uno dei più grandi prosatori di lingua inglese».
Alice Sebold

«Non c'è niente, nella narrativa di questi anni, che possa reggere il confronto con la cruda, ironica ricchezza del mondo di St Aubyn e con la densità filosofica delle sue pagine».
Zadie Smith

«Ho adorato i romanzi della serie dei Melrose di St Aubyn. Leggeteli tutti, seduta stante».
David Nicholls

«Edward St. Aubyn è uno scrittore di immenso talento».
Patrick McGrath
Edward St. Aubyn, nato nel 1960, è autore, oltre che dei quattro romanzi di IMelrose, di At Last, ultimo capitolo della saga di Patrick Melrose, e di altri due libri: On the Edge e A Clue to an Exit.

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Il mago della luce






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Il mago 
della luce
di Mathias Gatza
Pagine 304
Euro 18,00
Neri Pozza
da fine aprile
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Dresda, 2002. Le acque dell’Elba hanno appena invaso la città e, dalla grata di un impianto di depurazione, un anonimo storico dell’arte ripesca un prezioso libretto del XVII secolo stampato con rari caratteri a piombo che descrive la vita e le opere di un misterioso artista barocco di nature morte: Silvius Schwarz, un pittore sassone di cui esistono solo due opere, dall’attribuzione tra l’altro incerta. 
Il biografo, il compositore Leopold, narra di aver fatto ricorso alla stampa perché incapace di scrivere a mano quanto desiderava comunicare ai posteri, l’ossessione che permeò l’intera esistenza del suo amico artista: riprodurre la realtà nel modo più fedele possibile, catturando l’essenza delle cose. 
Da quel momento in poi Silvius Schwarz, il naturamortista stranamente assente in tutte le altre fonti d’epoca, il pittore scomparso come una chimera dalle pagine della storia, diventa per lo storico dell’arte una spina nel fianco, un’autentica rovina. 
Der Augentäuscher
cover originale
Con in tasca l’anticipo ottenuto da un incauto editore per un romanzo storico d’intrattenimento, il nostro si rifugia in un paesino nei pressi di Dresda, dove affitta una casa colonica in pessime condizioni, e dove si tuffa ancor più profondamente negli archivi, spulciando i documenti fino a farsi venire la barba lunga. 
Negli anni seguenti, si imbatte in modo avventuroso in altri cinque libretti di Leopold e, quando incontra l’attraente collega Sandra Kopp, ricorre addirittura al furto per mettere le mani su un romanzo epistolare che contiene le lettere di Schwarz e della bellissima cugina, Sophie von Schlosser, matematica e musicista di talento. Lettere in cui il pittore racconta all’amata cugina dei suoi sforzi e dei progressi alla ricerca di fermare un singolo attimo del reale senza l'intervento di colori e pennelli, in una perfezione altrimenti irraggiungibile. 
Un pezzo dopo l’altro, il romanzo ricostruisce da diversi punti di vista la storia del misterioso artista svelando il suo incredibile segreto, l’apparecchio che gli consentiva di essere un mago della luce e di catturare l’intima essenza delle cose: un occhio artificiale che, nella seconda metà del XVII secolo, anticipa di secoli l’invenzione della fotografia. Il mago della luce è un magnifico romanzo storico che, sotto la forma di un avvincente giallo filosofico, narra di una triplice ossessione: quella dell’anonimo studioso per Silvius Schwarz, del pittore per l’immagine perfetta e di Sophie von Schlosser per l’uomo che ama.

Dicono del romanzo:


«Illusione e realtà, verità e menzogna, finzione e smascheramento: questi gli elementi con cui gioca Mathias Gatza».
Kristina Maidt-Zinke,
Süddeutsche Zeitung

«La risposta tedesca e barocca al
Nome della rosa di Umberto Eco».
Andrea Heußinger,
NDR Kultur

«Romanzo storico, excursus filosofico e teorico-artistico, giallo dai toni cupi e arguta satira scientifica».
Frank Pommer,
Die Rheinpfalz

«Gatza si immerge in un’epoca lontana e vi scopre una realtà incredibilmente contemporanea.
Il mago della luce è un’opera composta da elementi diversi: romanzo epistolare, giallo, farsa scientifica. Una lettura piacevolissima».
Felicitias von Lovenberg,
Frankfurter Allgemeine Zeitung

Mathias Gatza è nato nel 1963 a Berlino. Nel 1990 ha fondato la casa editrice Mathias Gatza, con cui ha pubblicato soprattutto autori contemporanei di lingua tedesca. Ha poi proseguito questa attività con il marchio Gatza bei Eichborn e in seguito ha lavorato come editor presso Berlin Verlag e Suhrkamp. Il suo primo libro, Der Schatten der Tiere (2008), è stato elogiato dalla «Frankfurter Allgemeine Zeitung» come miglior romanzo d’esordio della stagione.

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Pluripremiato nei maggiori concorsi letterari internazionali.
Questo suono è una leggenda è stato un bestseller internazionale che ha consacrato Esi Edugyan come una delle voci più originali e di talento della narrativa mondiale.
Vincitore del Scotiabank Giller Prize, 
dell’Ethel Wilson Fiction Prize e 
dell’Anisfield-Wolf Book Award. 
Finalista del Man Booker Prize, 
dell’Orange Prize for Fiction, 
del Walter Scott Prize for Historical Fiction.  
Selezionato come uno dei migliori romanzi del 2011 
dalla New York Times Book Review.

Questo suono è una leggenda






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Questo suono 
è una leggenda
di Esi Edugyan
Pagine 304
Euro 17,00
Neri Pozza
da fine aprile
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Nel 1940 Hieronymus Falk, detto Hiero, è un bel ragazzo di colore e un genio della musica.
Dei componenti gli Hot-Time Swingers, una band di jazz già nota nei locali più famosi di Berlino e d’Europa, è il talento puro, il trombettista capace di prodigiose improvvisazioni mentre, come Robert Johnson, dà sfrontatamente le spalle al pubblico. Nella band vi sono buoni musicisti, come Chip Jones, ed onesti esecutori, come Sidney Griffiths, afroamericani approdati nel vecchio continente a cercare fortuna e a lasciarsi alle spalle il razzismo degli Stati Uniti del Sud. Ma soltanto Hiero è l’innovatore, il Louis Armstrong tedesco, il genio ammirato sui palcoscenici di mezza Europa.
 
Half Blood Blues
cover originale
Nel 1940 gli Hot-Time Swingers e Hiero sono a Parigi, città nella quale sono appena entrate trionfalmente le truppe di Hitler. Registrano un disco, producono un suono strabiliante mai sentito prima e aspettano con ansia che Hiero riceva un visto per l’America, poiché per i reparti della Gestapo, acquartierati sugli Champs-Élysées, quel ragazzo che suona divinamente la tromba è, più di Chip e di Sidney, un’onta intollerabile, una «vergogna nera». Hiero, infatti, appartiene a un gruppo raro e ristretto: i «bastardi della Renania», i figli nati da donne tedesche e dai neri provenienti dalle colonie africane francesi. 
L’attesa si rivela, tuttavia, vana. In un amabile caffè parigino la Gestapo arresta il ragazzo, lo accusa di corrompere la razza ariana, di essere un apolide e un comunista, lo trattiene a Saint-Denis per due settimane e poi lo spedisce nel campo di Mauthausen. 
Trascorrono gli anni e degli Hot-Time Swingers resta la leggenda delle strabilianti registrazioni parigine, leggenda che costituisce la fortuna dei componenti della band sopravvissuti, Chip e Sidney innanzitutto. 
Di Hiero, del ragazzo che suonava come un Louis Armstrong tedesco, restano solo voci disparate e tristi. C’è chi dice che sia morto nell’agosto del ’48 a causa di un’embolia polmonare, chi che se n’è andato a causa di una pleurite, chi, invece, con un’immaginazione più romantica, parla di un arresto cardiaco dovuto alla denutrizione sofferta nel campo. 
Dalle rovine del passato emerge, tuttavia, a volte la verità. Verità che, nel caso di Hieronymus Falk, prende il crudele aspetto di uno sconvolgente, insospettabile tradimento. 


 Dicono del romanzo:


«Una storia emozionante, fatta di verità e tradimenti».
Times

«Questo suono è una leggenda brilla per introspezione e accuratezza della ricostruzione storica… riesce a rievocare, in modo straordinario, lo spirito del tempo: lo scintillio del jazz, la provocazione che incarnano i suoi protagonisti, lo slang dell’epoca».
Independent

Esi Edugyan si è laureata in scrittura creativa alla University of Victoria e alla John Hopkins University. I suoi lavori sono apparsi in diverse antologie tra cui la Best New American Voices 2003. Questo suono è una leggenda è il suo secondo romanzo.

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