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Presentazione poetica

martedì 8 maggio 2018


Oggi vorrei presentarvi una lettura alquanto interessante per due motivi: la prima ragione è il fatto stesso di essere una raccolta poetica (che amo sempre imprescindibilmente), la seconda è che questa raccolta, la quale raccoglie ben 67 poesie, risulta essere un’opera in grado di spaziare tra numerose tematiche - molto profonde ed in grado di toccare le corde giuste per emozionare - e suddividerle bene, facendo immergere il lettore in un mondo di pensieri e riflessioni metafisiche che lo portano in una dimensione nuova di riflessione e intensità.

Bando alle ciance ora e vi presento l’opera! 



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In tasca 
la paura di volare
di Lorenzo Foltran
Pagine
Prezzo
Oèdipus Edizioni
disponibile da maggio 2018
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In tasca la paura di volare è una raccolta di 67 poesie divise in tre sezioni: Donne sparse, I lampioni e nessun altro e In tasca la paura di volare. 


Donne sparse
Nella prima sezione, composta essenzialmente da liriche amorose, il senhal, elemento classico della poesia d’amore fin dai provenzali, perde il suo ruolo di richiamo all’unicità della donna e cambia, si maschera sotto altre forme. Ne derivano le immagini del teatro e dell’affabulazione (le prime poesie, Margherita e “Filo d’erba” rimandano al prato del Decameron dove i giovani fiorentini scampati alla malattia “cominciarono di novellare sopra la materia”). La figura della donna è quella dell’attrice (Dietro le quinte) che assume ruoli e caratteristiche diversi in base al personaggio da interpretare (si veda l’ammiccante ambiguità dell’indeterminato nel titolo You and me). La prima sezione è, quindi, finzione, manierismo e per tale motivo propone testi anche banali come “Quando la guardo, tutto” che utilizzano le forme più stereotipate del linguaggio della lirica d’amore. La sezione si conclude con la presa di coscienza della distanza incolmabile tra la io lirico e tu, tra chi guarda e chi è guardato. I testi poetici diventano reperti consacrati a un’istanza museale. La lirica d’amore, intesa come dialogo io-tu, binomio poeta-musa, è considerata come Storia che deve essere musealizzata.

I lampioni e nessun altro
Nella seconda sezione, al fallimento del rapporto io-tu (Peccato che non ci siamo incontrati oggi...Eravamo così vicini...) ne consegue quello della poesia tout-court (“Non c’è più posto per la poesia”). Il poeta è costretto a uscire dal museo, dal teatro, dalla biblioteca (“Senza l’amore di lontano”) in cui si rifugiava, a confrontarsi con la ripetitività e l’apparente facilità di vicende terrene che sconfinano spesso nella dimensione usuale e mondana (rappresentate, per esempio, dalle rime in -are e dal lessico quotidiano in Sabato sera) e a tornare a casa (I lampioni e nessun altro) prendendo atto che tutto ciò che ha scritto/vissuto è stato pura illusione.


In tasca la paura di volare
Alla staticità della prima sezione si oppone il dinamismo della terza sezione, segnata dal viaggio, dalla migrazione, dalla mescolanza linguistica, dal lavoro. L’io poetico in fuga dalla finzione di Donne sparse e dalla realtà evocata in I lampioni e nessun altro, si trova disorbitato tra lo slancio spaziale verso il futuro (“Immensa consapevolezza”) e la gravità temporale che lo riporta verso il passato (“Bevendo un infuso dei tuoi profumi”). 

La raccolta si conclude con le stazioni di un pellegrinaggio (Boulogne - Varenne, Brest, Le Barcarès - Saint Laurent de la Salanque, Saint-Cloud) e dalle riflessioni esistenziali che le accompagnano.



...o. Un assaggio del libro .o...


Saint-Cloud

Qualcuno che nella voce di un altro
cuoce al sole solo illusioni
di giorni senza meta
nel parco, dove ai rami
si intrecciavano le mani.
Curvo, il groviglio sciolto
e serrato sul dorso
sigilla la corteccia
tesa a un vento da conchiglia.
La voce è un’altra, la terra la stessa.
© Lorenzo Foltran

Brest

Polvere e calcinacci,
cani e padroni in un cantiere
sempre aperto.
Rovine battute dal vento,
dal tempo che fucine
salvate dal bombardamento
mantengono in vita.
Gli altri non capiscono.
Mattoni su mattoni,
siamo tanti e siamo soli.

Triste la vita di chi non sospira,
di chi non pensa all’esistenza
che trascina, trascinato dal peso
tuttavia non percepito.
Così, felice della condizione,
dietro il vetro opaco del mondo,
vive ignaro di essere solo un’ombra.
Ma chi vive, solo, all’esterno,
oltre il vetro opaco, domanda a un’ombra
il “sì” della sua condizione.
È triste la vita di chi sospira,
di chi l’esistenza rigetta,
trascina, trascinato via dal peso
del tutto pensato e sentito.
© Lorenzo Foltran


Lorenzo Foltran
Nel novembre del 2011, ho conseguito la laurea magistrale in Italianistica all’Università Roma Tre con la tesi La Musa e il Poeta: la relazione io-tu nella lirica amorosa tra origini e contemporaneità. Successivamente, mi sono diplomato in management dei beni e delle attività culturali dopo aver seguito un master di secondo livello tra l’Università Ca’ Foscari di Venezia e l’École Supérieure de Commerce de Paris. Ho lavorato per importanti istituzioni culturali come la Casa delle Letterature (Festival delle Letterature) e l’Institut français (Festival della narrativa francese) a Roma e la Fête de la Gastronomie e il Pavillon de l’Eau a Parigi, dove attualmente risiedo. In tasca la paura di volare è la mia prima raccolta poetica sono, dunque, un esordiente.

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