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venerdì 7 agosto 2020

Recensione: "Vissi con le mie visioni. Vita di Elizabeth Barrett Browning" di Carmela Giustiniani


Vissi con le mie visioni.
Vita di Elizabeth Barrett Browning
di Carmela Giustiniani
Pagine 112 - Prezzo 12,35€ - eBook 1.99€
Flower-ed edizioni
Già disponibile
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Quella di Elizabeth Barrett e Robert Browning fu una storia d’amore straordinaria. La poetessa conobbe Robert quando aveva trentanove anni e trascorse con lui gli ultimi quindici anni della sua vita. 

Fu il periodo più felice e produttivo, in cui nacquero le sue poesie più celebri e il romanzo in versi Aurora Leigh, ma si trattò di una fase limitata rispetto all’intero arco della sua esistenza. 

Quest’opera ripercorre tutta la vita, compresi gli anni che precedettero l’incontro con il futuro marito, della poetessa vittoriana: una donna della medio-alta borghesia, nata nel 1806 in Inghilterra, dall’intelligenza acuta e dal carattere non facile, relegatasi dapprima in una stanza in compagnia degli spiriti dell’immaginazione che nutrivano la sua poesia e poi finita audacemente a sostenere i moti per l’unità d’Italia a Firenze. 

Il testo è corredato di ritratti, foto di famiglia e di un frammento inedito di diario ritrovato in occasione delle ricerche per questa biografia.


Indice degli argomenti:

I. Una bambina prodigio (1806-1820)
II. Visioni per compagne (1821-1827)
III. Amare, in catene (1828-1836)
IV. Un cuore oppresso (1836-1844)
V. La dama nella torre (1845-1846)
VI. Amare, libera (1846-1861)


Considerazioni.
Da sempre amo profondamente la poesia, amo tutto quello che i detrattori odiano di questo genere: la soggettività, la libera interpretazione, la profondità a volte ermetica, tutte le figure che la caratterizzano dall’anafora alle iperboli, amo il fatto che sia da conquistare, che non sia facile, che sia colore e musica e cuore. Ma soprattuto amo il fatto che unisca corpo (lo scritto) e anima (l’indescrivibile essenza dell’uomo e dei suoi sentimenti).

Perchè vi dico questo? Perché se siete interessati ad approfondire meglio una delle poetesse inglesi più significative, interessanti e appassionante del periodo vittoriano, ne avrete occasione proprio con questa opera della Giustiniani.

Ho letto parecchio sulla Barrett Browning, soprattutto in inglese, perché da noi non è particolarmente nota o largamente apprezzata, ed invece è una donna che sia nella vita che nei suoi lavori svela un’anima per la quale provo stima e ammirazione.

Proprio in questo libro, il quale svela la vita di questa poetessa dalla nascita sino alla morte, emerge come EBB sia divenuta tale, come in fin dei conti le sue scelte e le sue inclinazioni non avessero che come scopo ultimo quello di condurla alla poesia e all’arte dello scrivere, come atto di ribellione e come realizzazione personale.

Partiamo dal fatto che Elizabeth abbia sin dall’infanzia letto moltissimo, grazie anche alla vita benestante che il padre le assicurava (anche in modo opinabile visto che implicava schiavitù e lavoro nelle colonie, ma questa è un’altra storia), tanto che a soli nove anni leggeva già Walter Scott, ma anche Maria Edgeworth e l’immancabile Jane Austen. Non solo, sempre in quegli anni incominciò anche a scrivere delle poesie dedicandole ai familiari, in particolare alla madre, molto spesso sola. 

Sebbene Elizabeth vivesse in un certo agio, non fu però benedetta da una salute di ferro, fin troppo presto si ammalò, insieme alle sorelle, di una malattia che non la lasciò mai veramente libera da dolori, da mal di testa insopportabili e dolori importanti alla schiena che le annebbiavano persino la vista. Per evitare di venire sovrastata dal dolore faceva uso di oppio, che però non la portò mai ad una dipendenza totale o all’abuso.

Il fatto di essere di salute cagionevole non le permise di fare molte cose (come l’andare in giro per in mondo a cercare la sua personale fortuna) ma le aprì il mondo della poesia. Scrivere per lei divenne tutto. Non essendo forte di costituzione ed essendo una donna non aveva molte possibilità di riuscita, ma era una donna moralmente molto forte, che se motivata nell’animo era pronta a combattere draghi, destinata a combattere le sue battaglie, ad affrontare sfide importanti avendo tutte le probabilità contro, e a vincerle tutte.

La vita la provò in tutti modi possibili: prima di dodici figli (non necessariamente uno svantaggio ma non esattamente un vantaggio) salute cagionevole, donna in un mondo di uomini prevaricatori, poetessa, l’impossibilità scritta sulla carta di avere un marito e dei figli; ma lei fece di ogni ostacolo un punto di forza e senza forzare le cose le ottenne comunque tutte.

Essendo una primogenita di dodici figli, con una madre che doveva badare molto spesso a tutti e a tutto da sola, divenne la spalla fondamentale per la genitrice, che da lei non ebbe che amore e supporto, e riusciva anche a inventare ogni sorta di divertimento per i fratelli (dai pic nic ai giochi in giardino e nelle caverne) nonché a coltivare cultura e passioni per poter conquistare l’adorazione e l’affetto del padre, di cui anelava l’ammirazione e l’approvazione.

Lottò con una malattia cronica molto spesso debilitante con determinazione, impegno e anche medicine opinabili, ma mai diventandone dipendente (e con l’oppio non si scherza).

Ebbe nella sua vita uomini più o meno importanti, dai fratelli al mentore sino all’uomo che più di tutti si dimostrerà in grado di apprezzarla, sostenerla ed amarla: Robert Browning. Con quest’ultimo ebbe un amore di quelli che si sognano o si leggono sui libri, arrivato in età adulta (lei aveva bene trentanove anni, e lui ne aveva sei in meno di lei, cosa che all’epoca era cosa a dir poco insperabile o impossibile o socialmente opinabile) e con una profondità, un rispetto, una reciprocità ammirabile, anche visto il fatto che lei non stava spesso bene (per questo l’Italia fu la loro casa “lontano da casa”) e i figli non erano scontati (anche se uno, alla fine, benedetto e amatissimo arrivò), dimostrò che la vita è fatica, lotta e sudore, ma anche sorpresa e meraviglia.

Ma soprattutto la Barrett Browning si battè moltissimo per due cose (non fece maglia fino a quando non incontrò Robert, intendiamoci) : l’indipendenza e la condizione femminile. Le stava molto stretta la vita femminile imposta dalla società e dell’epoca, che vedeva la donna come mero angelo del focolare, e voleva poter scegliere chi e cosa diventare, poter avere la libertà e i diritti degli uomini sia socialmente che nel personale. La sua opera “Aurora Leigh” ne fu un esempio.

La Giustiniani è stata brava a descrivere la vita di questa importante poetessa, a seguirla passo passo negli anni dell’infanzia sino a quelli della maturità, la sua biografia risulta completa, appassionante, essa viene snocciolata con bravura, tatto e sapiente ricerca. Personalmente leggerei della Barrett Browning tutto il giorno per una settimana, ed ho già letto tanto, ma questo libro me l’ha fatta apprezzare e osservare da un punto di vista più umano, facendone assaporare anche di più la figura personale più che quella professionale, cercando tanto della sua poesia anche nella sua vita personale e sentimentale.

Vi coniglio questa storia se siete appassionati di biografie di autori interessanti, che sono diventati fondamentali per delle buone ragioni, se amate la poesie, se cercate ispirazione e riflessione o anche una scusa qualsiasi per conoscere qualcosa di straordinario.


Carmela Giustiniani
E’ laureata in Relazioni Internazionali a indirizzo asiatico. Membro della Elizabeth von Arnim Society, dal 2015 gestisce un blog a tema letterario, Libri nella brughiera, focalizzato soprattutto sui classici della letteratura e sulla riscoperta e la promozione di grandi scrittrici del passato. Ha pubblicato le biografie Chiamatemi Elizabeth. Vita e opere di Elizabeth von Arnim (flower-ed 2017), La mia anima è un giardino. Vita di Frances Hodgson Burnett (flower-ed 2017) e Vissi con le mie visioni. Vita di Elizabeth Barrett Browning (flower-ed 2018).

2 commenti :

  1. Mi chiedo se la storia di Elizabeth Barrett Browning rientra tra le figure di ispirazione per Possessione della Byatt?

    E ora, andando un poco fuori tema, e parlando di poesia. Confesso di leggerne poca, pochissima. Quando mi ci metto, di solito, mi piace, ma penso avrei beneficiato di un trattamento migliore del genere a scuola. Per esempio, quindi, se leggo le poesie di Pavese o quelle del periodo tardo di Leopardi, riesco ad apprezzarle. Al contrario, le poesie di stampo classico di Leopardi per me sono di lettura assai ardua.

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  2. Sai che non so ... mi devo informare! Penso che si dovrebbe in generale anche a scuola spaziare un po’ di più anche con la poesia... esistono tante tipologie e tanti autori moderni molto interessanti!

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